Educazione Artistica: Disegno Infantile e Teorie Interpretative

Documento da Università su Educazione Artistica. Il Pdf esplora lo sviluppo del disegno infantile e le teorie interpretative, analizzando concetti come la percezione visiva e i concetti rappresentativi nell'arte, utile per studenti universitari di Arte.

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27 pagine

EDUCAZIONE ARTISTICA
ARNHEIM_ CAPITOLO IV_ LO SVILUPPO
La produzione infantile trova analogie straordinarie con le fasi iniziali della cosiddetta arte primitiva di
tutto il mondo, anzi con gli esiti dei principianti di qualsiasi età e provenienza quando esordiscono in
un medium artistico.
Perché i bambini disegnano così?
Non si può sperare di capre la natura della rappresentazione visuale se si tenta di desumerla
direttamente dalla proiezione ottica degli oggetti fisici che costituiscono in nostro mondo.
Dipinti e sculture di ogni stile possiedono proprietà che non si possono spiegare come mere
modificazioni del materiale percettivo grezzo ricevuto tramite i sensi.
Dato per concesso che il percetti visivo, nell’uomo normale, può essere soltanto una proiezione
fedele, si suggerì che i bambini sono tecnicamente incapaci di produrre ciò che percepiscono
visivamente è vero che i bambini dimostrano un incompleto controllo motorio ma in molti casi le
linee sono tracciate con un’accuratezza bastante a indicare a cosa il disegno vuole assomigliare -
DUNQUE non è una giustificazione sufficiente
Altri hanno sostenuto che i bambini usano tracciare linee diritte, cerchi e ovali perché queste semplici
sagome sono più facili da disegnare è vero ma non ci indica quale sia il processo mentale che porta
il bambino a identificare i complessi oggetti della realtà con moduli geometrici che non si possono
interpretare come immagini proiettate semplicemente
Altri sostengono che i disegni dei bambini ci appaiono così come sono perché non sono delle copie
ma dei “simboli” di cose reali – simbolo” oggi è un termine talmente frequente che può venir
impiegato indiscriminatamente ogni qualvolta una cosa prende il posto di unaltra -DUNQUE non è
utile per una spiegazione
LA TEORIA INTELLETUALISTICA
La più antica e più diffusa, ammette che, dato che i bambini non disegnano come si suppone che
vedano, deve essere qualche altra attività mentale, e non la percezione, a determinare tale
modificazione.
È evidente che il bambino si limita a rappresentare le qualità essenziali delle cose il bambino
disegna più quello che conosce che quello che vede
Tale teoria asserisce che il disegno infantile, come altre forme d’arte allo stadio iniziale, deriva da una
fonte non visiva, ossia da concetti “astratti” (astratto = qualificazione della conoscenza non
percettiva).
Di norme il bambini si rifà, si, a dei concetti ma anche a concetti visivi: il concetto visivo di una mano
consiste in una base ritonda da cui le dita sporgono a raggera come nel sole.
La vita intellettuale del bambino dipende strettamente dalle sperienze sensoriali.
La teorizzazione psicologica ha puntato molto sul senso del tatto. Dato per concesso che la
percezione visiva è basata sulla proiezione ottica, il senso della vista è ritenuto incapace di fornire
un’immagine fedele dell’aspetto reale degli oggetti tridimensionale; tale conoscenza dunque
proveniva dal senso del tatto DUNQUE Il tatto non dipende da proiezioni trasmette dalla luce
attraverso uno spazio vuoto, bensì si rifà al contatto diretto con l’oggetto e agisce da tutti i lati.
L’ipotesi poteva sembrare corretta ma la priorità del tatto è unaltra questione. Sono sura supposizione
senza sostegno di prove.
Arnold Gesell affermò anni fa che “la prensione oculare precede quella manuale”.
T.G.R. Bower ha indicato con esperimenti che i bambini imparano a riconoscere come solidi e tangibili
gli oggetti fisici tramite l’esperienza visiva.
La teoria intellettualistica è stata applicata non soltanto al disegno infantile ma a qualsiasi tipo di arte
geometrica” altamente formalizzata, in particolar modo a quella dei popoli primitivi. Tale teoria finì
per inoltrare l’esistenza di due distinti processi artistici:
- Arte concettuale: lavoro basato su astrazioni intellettuali, tipiche dei bambini, pittori neolitici,
indiani d’America, uomini delle tribù africane
- Arte percettiva: rappresentazione di ciò che si vede con gli occhi, tipica dei cavernicoli
pelolitici, affrescatori pompeiani o artisti europei durante e dopo il Rinascimento
Ciò lasciava all’oscuro:
- Che la forma ben definita, presente in molte opere primitive, è indispensabile, ed esattamente
dello stesso tipo, in qualsiasi raffigurazione “realistica” degli di venir considerata come arte
- Losservazione percettiva contribuisce anche alla creazione delle opere più altamente
stilizzate
I bambini disegnano ciò che vedono
La distinzione artificiosa tra percezione e concezione è superata: è provato che la percezione non
parte dai particolari ma dai caratteri suscettibili di generalizzazione; i particolari solo in un secondo
tempo vengono sottoposti a un processo di astrazione da parte dell’intelletto.
-DUNQUE possiamo aspettarci che le prime rappresentazioni artistiche, basate sull’osservazione
ingenua, riguardino le qualità generali, e cioè le semplici, essenziali caratteristiche strutturali poic
i bambini disegnano ciò che vedono
In realtà i bambini vedono più di quello che disegnano e le regioni di ciò sono da ricercarsi nella natura
e nella funzione del processo rappresentativo.
Preconcetto sbagliato: le immagini mirano alla replica fedele di tutto quanto il disegnatore vede nel
modello
-INFATTI l’accettabilità dell’immagine di un oggetto dipende dal criterio del disegnatore e dallo scopo
della raffigurazione. Quando un bambino raffigura se stesso come un semplice schema di circoli, ovali
e linee rette è perché quel semplice schema risponde a tutte le esigenze del suo disegno.
-DUNQUE se la percezione consiste non di una registrazione “fotografica fedele ma della conquista
delle componenti strutturali globale, sembra evidente che tali concetti visivi non possiedono forma
esplicita. Es. se un bambino traccia un cerchio per rappresentare una testa, questo cerchio non gli
viene offerto dall’oggetto in questione; è, invece, un’autentica invenzione, alla quale il bambino arriva
soltanto dopo una laboriosa serie di tentativi.
Qualcosa di simile si verifica per il colore. Il colore degli oggetto è tutto meno che uniforme, ma il
colore che il bambino dà agli alberi nel suo dipinto è il colore che si accorda con la impressione
globale data dagli alberi cioè la scoperta di un equivalente che rappresenta i fatti salienti del
modello tramite le risorse di un medium particolare
CONCETTI RAPPRESENTATIVI
Ogni tipo di figurazione richiede l’uso di concetti rappresentativi, i quali forniscono l’equivalente,
tramite un determinato medium, dei concetti visivi che si vogliono rappresentare, e trovano una
manifestazione esterna nel prodotto della matita, del pennello, del cesello.
La formazione di “concetti rappresentativi più di ognaltra cosa, distingue l’artista dal non artista:
- Lartista ha la capacità di cogliere la natura e il significato di un’esperienza nei termini di un
determinato medium e renderla in tal modo tangibile
- Il non artista può esprimere se stesso, più o meno articolatamente, ma non la sua esperienza
Le ricerche compiute sui bambini hanno contribuito a chiarire l’importanza dei concetti
rappresentativi indicando la differenza tra riconoscere e imitare.
La differenza non è innanzitutto tra percezione e rappresentazione, ma tra percezione dell’effetto e
percezione della forma, dove quest’ultima è necessaria alla rappresentazione.

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EDUCAZIONE ARTISTICA

ARNHEIM_ CAPITOLO IV_ LO SVILUPPO

La produzione infantile trova analogie straordinarie con le fasi iniziali della cosiddetta arte primitiva di tutto il mondo, anzi con gli esiti dei principianti di qualsiasi età e provenienza quando esordiscono in un medium artistico.

Perché i bambini disegnano così?

Non si può sperare di capre la natura della rappresentazione visuale se si tenta di desumerla direttamente dalla proiezione ottica degli oggetti fisici che costituiscono in nostro mondo.

Dipinti e sculture di ogni stile possiedono proprietà che non si possono spiegare come mere modificazioni del materiale percettivo grezzo ricevuto tramite i sensi.

Dato per concesso che il percetti visivo, nell'uomo normale, può essere soltanto una proiezione fedele, si suggerì che i bambini sono tecnicamente incapaci di produrre ciò che percepiscono visivamente > è vero che i bambini dimostrano un incompleto controllo motorio ma in molti casi le linee sono tracciate con un'accuratezza bastante a indicare a cosa il disegno vuole assomigliare - DUNQUE non è una giustificazione sufficiente

Altri hanno sostenuto che i bambini usano tracciare linee diritte, cerchi e ovali perche queste semplici sagome sono più facili da disegnare > è vero ma non ci indica quale sia il processo mentale che porta il bambino a identificare i complessi oggetti della realtà con moduli geometrici che non si possono interpretare come immagini proiettate semplicemente

Altri sostengono che i disegni dei bambini ci appaiono così come sono perché non sono delle copie ma dei "simboli" di cose reali - "simbolo" oggi è un termine talmente frequente che può venir impiegato indiscriminatamente ogni qualvolta una cosa prende il posto di un'altra -DUNQUE non è utile per una spiegazione

LA TEORIA INTELLETUALISTICA

La più antica e più diffusa, ammette che, dato che i bambini non disegnano come si suppone che vedano, deve essere qualche altra attività mentale, e non la percezione, a determinare tale modificazione.

È evidente che il bambino si limita a rappresentare le qualità essenziali delle cose > il bambino disegna più quello che conosce che quello che vede

Tale teoria asserisce che il disegno infantile, come altre forme d'arte allo stadio iniziale, deriva da una fonte non visiva, ossia da concetti "astratti" (astratto = qualificazione della conoscenza non percettiva).

Di norme il bambini si rifà, si, a dei concetti ma anche a concetti visivi: il concetto visivo di una mano consiste in una base ritonda da cui le dita sporgono a raggera come nel sole.

La vita intellettuale del bambino dipende strettamente dalle sperienze sensoriali.

La teorizzazione psicologica ha puntato molto sul senso del tatto. Dato per concesso che la percezione visiva è basata sulla proiezione ottica, il senso della vista è ritenuto incapace di fornire un'immagine fedele dell'aspetto reale degli oggetti tridimensionale; tale conoscenza dunque proveniva dal senso del tatto > DUNQUE Il tatto non dipende da proiezioni trasmette dalla luce attraverso uno spazio vuoto, bensì si rifà al contatto diretto con l'oggetto e agisce da tutti i lati.

L'ipotesi poteva sembrare corretta ma la priorità del tatto è un'altra questione. Sono sura supposizione senza sostegno di prove.

Arnold Gesell affermò anni fa che "la prensione oculare precede quella manuale".

T.G.R. Bower ha indicato con esperimenti che i bambini imparano a riconoscere come solidi e tangibili gli oggetti fisici tramite l'esperienza visiva.La teoria intellettualistica è stata applicata non soltanto al disegno infantile ma a qualsiasi tipo di arte "geometrica" altamente formalizzata, in particolar modo a quella dei popoli primitivi. Tale teoria finì per inoltrare l'esistenza di due distinti processi artistici:

  • Arte concettuale: lavoro basato su astrazioni intellettuali, tipiche dei bambini, pittori neolitici, indiani d'America, uomini delle tribù africane
  • Arte percettiva: rappresentazione di ciò che si vede con gli occhi, tipica dei cavernicoli pelolitici, affrescatori pompeiani o artisti europei durante e dopo il Rinascimento

Ciò lasciava all'oscuro:

  • Che la forma ben definita, presente in molte opere primitive, è indispensabile, ed esattamente dello stesso tipo, in qualsiasi raffigurazione "realistica" degli di venir considerata come arte
  • L'osservazione percettiva contribuisce anche alla creazione delle opere più altamente stilizzate

I bambini disegnano ciò che vedono

La distinzione artificiosa tra percezione e concezione è superata: è provato che la percezione non parte dai particolari ma dai caratteri suscettibili di generalizzazione; i particolari solo in un secondo tempo vengono sottoposti a un processo di astrazione da parte dell'intelletto.

-DUNQUE possiamo aspettarci che le prime rappresentazioni artistiche, basate sull'osservazione ingenua, riguardino le qualità generali, e cioè le semplici, essenziali caratteristiche strutturali - poiché i bambini disegnano ciò che vedono

In realtà i bambini vedono più di quello che disegnano e le regioni di ciò sono da ricercarsi nella natura e nella funzione del processo rappresentativo.

Preconcetto sbagliato: le immagini mirano alla replica fedele di tutto quanto il disegnatore vede nel modello

-INFATTI l'accettabilità dell'immagine di un oggetto dipende dal criterio del disegnatore e dallo scopo della raffigurazione. Quando un bambino raffigura se stesso come un semplice schema di circoli, ovali e linee rette è perché quel semplice schema risponde a tutte le esigenze del suo disegno.

-DUNQUE se la percezione consiste non di una registrazione "fotografica" fedele ma della conquista delle componenti strutturali globale, sembra evidente che tali concetti visivi non possiedono forma esplicita. Es. se un bambino traccia un cerchio per rappresentare una testa, questo cerchio non gli viene offerto dall'oggetto in questione; è, invece, un'autentica invenzione, alla quale il bambino arriva soltanto dopo una laboriosa serie di tentativi.

Qualcosa di simile si verifica per il colore. Il colore degli oggetto è tutto meno che uniforme, ma il colore che il bambino dà agli alberi nel suo dipinto è il colore che si accorda con la impressione globale data dagli alberi > cioè la scoperta di un equivalente che rappresenta i fatti salienti del modello tramite le risorse di un medium particolare

CONCETTI RAPPRESENTATIVI

Ogni tipo di figurazione richiede l'uso di concetti rappresentativi, i quali forniscono l'equivalente, tramite un determinato medium, dei concetti visivi che si vogliono rappresentare, e trovano una manifestazione esterna nel prodotto della matita, del pennello, del cesello.

La formazione di "concetti rappresentativi" più di ogn'altra cosa, distingue l'artista dal non artista:

  • L'artista ha la capacità di cogliere la natura e il significato di un'esperienza nei termini di un determinato medium e renderla in tal modo tangibile
  • Il non artista può esprimere se stesso, più o meno articolatamente, ma non la sua esperienza

Le ricerche compiute sui bambini hanno contribuito a chiarire l'importanza dei concetti rappresentativi indicando la differenza tra riconoscere e imitare.

La differenza non è innanzitutto tra percezione e rappresentazione, ma tra percezione dell'effetto e percezione della forma, dove quest'ultima è necessaria alla rappresentazione.

Il tipo di configurazione che il principiante riesce a padroneggiare è talvolta definito "schema". Lo "schema" nell'apprendimento artistico, è considerato una configurazione iniziale utile ma spesso vista negativamente. Nonostante le sue rigidità, lo schema rappresenta una tappa necessaria nello sviluppo espressivo, specialmente per i principianti. La sua semplicità lo rende adatto alla mente infantile e fondamentale per la formazione delle prime idee. Anche nei livelli artistici più complessi, forme schematiche permangono come struttura essenziale per esprimere messaggi.

Gustaf Britsch ha dimostrato che la forma pittorica si sviluppa secondo leggi proprie, con una progressiva differenziazione. Criticò l'interpretazione realistica dei disegni infantili, evidenziando che lo sviluppo della forma è un processo mentale autonomo, come la crescita di una pianta. La sua visione, pur unilaterale, è ritenuta ancora oggi rilevante per comprendere l'evoluzione percettiva e rappresentativa nell'arte.

DISEGNO COME MOVIMENTO

I primi scarabocchi del bambino non vanno intesi come rappresentazioni: sono una forma della gradevole attività motoria con la quale il bambino esercita gli arti, con il piacere addizionale di produrre tracce visibili attraverso i gesti vigorosi delle braccia.

La forma, la dimensione e la disposizione dei tratti è determinata tanto dalla costruzione meccanica del bracco e della mano quanto dal temperamento e dall'umore del bambino. Sono qui gli inizi del movimento espressivo, cioè le manifestazioni del momentaneo stato d'animo del disegnatore oltre che dei tratti permanenti della sua personalità.

Oltre ad essere fisionomico, il movimento è anche descrittivo. La spontaneità del gesto è governata dall'intenzione di imitare le proprietà delle azioni o degli oggetti.

L'action painting ha valorizzato il gesto creativo come elemento artistico, evidenziando come il movimento della pennellata e del corpo sia sempre stato parte essenziale del messaggio espressivo dell'artista.

Per il significato psicologico del disegno, l'ordine in cui il bambino esegue le varie parto è più importane, e non deve essere trascurato dai ricercatori.

L'esecuzione manuale di raffigurazioni si compie sempre in sequenza, mentre il prodotto finale si vede tutto in una volta.

A livello di pianificazione generale, la sequenza in cui l'artista crea un'opera è importante e qualificante: es. se devo disegnare delle gambe devo sapere dove attaccare la seconda che se non c'è ancora

IL CERCHIO PRIMORDIALE

I primi tratti rotatori nel disegno del bambino indicano un organizzarsi del comportamento motorio in accordo col principio di semplicità.

Il cerchio è il più semplice pattern visuale, la prima figura organizzata a emergere dagli scarabocchi > figura umana si sviluppa generativamente dal "cerchio primordiale" che in origine rappresenta la figura intera.

Il cerchio è la forma più semplice offerta dal medium pittorico poiché ha una simmetria centrane in tutte le direzioni.

Secondo Piaget e Inhelder, nei primi anni le configurazioni non sono geometriche ma topografiche, ossia mirano a proprietà generali e non misurabili come la rotondità, la chiusura, la drittezza, e non a specifiche figure ideali. Per lo più la somiglianza di queste forme con cerchi o palle è sufficiente a far capire l'intenzione.

Un'altra tappa fondamentale nella genesi dell'attività figurativa: l'intuizione che le forme disegnate nel foglio o plasmate con la creta possono essere al posto di altri oggetti esterni, a cui sono legate come il

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