Didattica del Nuoto: principi e stili per l'apprendimento dei bambini

Documento di Formazione professionale sulla didattica del nuoto, con un focus sull'approccio educativo verso i bambini. Il Pdf descrive i ruoli dell'istruttore e le fasi di apprendimento dei vari stili, inclusi stile libero, dorso e rana, per la materia Educazione fisica.

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15 pagine

NUOTO
INTRODUZIONE:
La programmazione serve ma deve essere una programmazione non vincolante e ripetitiva,
su misura dei bambini, adattabile per ogni situazione in cui si cimenta l’allievo. L'infanzia è un
periodo di tempo fondamentale al punto da condizionare l’intero ciclo di vita dove i bambini
pensano liberamente e volano con la fantasia, per tali ragioni bisogna accompagnare il
bambino in questa fase con il giusto metodo e con la giusta azione educativa.
IL BAMBINO COMPETENTE E PROTAGONISTA DEI SUOI PERCORSI EDUCATIVI:
Il nostro metodo di insegnare dal momento che operiamo per il bene dei nostri allievi deve
essere un SISTEMA EDUCATIVO moralmente e culturalmente al pari delle loro aspettative.
L’istruttore non deve insegnare solo il gesto tecnico, ma deve educare alla conoscenza di se
stessi e degli altri. Egli non può abbandonare il fanciullo, anzi deve accoglierlo, stimolarlo e
incoraggiarlo. L’istruttore deve seguire un modello che contiene i seguenti obiettivi:
1) Sapere: possedere le conoscenze tecniche e didattiche legate al proprio ruolo.
2) Saper fare: possedere le capacità pratiche necessarie per riprodurre le tecniche e le
esercitazioni.
3) Saper far fare: possedere le capacità comunicative per far sentire aproprio agio i fanciulli.
4) Saper essere: una persona in grado di osservare, ascoltare e comprendere le esigenze e
studiare le soluzioni.
L’ACCOGLIENZA DURA TUTTO L’ANNO:
L’ingresso in piscina determina una vera e propria separazione dalla famiglia. Questo
distacco deve essere vissuto serenamente, così bisogna studiare le modalità più opportune
per sostenere i fanciulli. Si deve creare un rapporto tra il fanciullo e l’ambiente, e l’istruttore
deve mettersi nei panni di esso. Bisogna ascoltare il bambino, appoggiarlo nelle sue
avventure acquatiche e farlo sentire partecipe assecondandolo. Il bambino che inizia il
percorso in una scuola nuoto manifesta disagi di adattamento perché la realtà di una scuola
nuoto presenta situazioni sconosciute per il piccolo, ad esempio:
Le sue corsie appaiono brulicanti di persone in continuo movimento.
I bordi vasca risuonano del frastuono creato dalle urla dei bambini.
Gli schizzi che colpiscono buona parte dei presenti
Rumore di fondo in cui si sente il bambino interessato alla ricerca della mamma
Viene descritta questa realtà per far capire il quadro completo della realtà che percepisce un
bambino la prima volta che vede un posto del genere. Diversi pedagogisti ci ricordano che se
una persona è troppo angosciata o incerta nell’apprendere i significati di un ambiente nuovo
da la prima risposta che ha in mente, quindi il bambino non avente energia sufficiente per
affrontare le nuove proposte dagli istruttori, si rifugia come risposta in un atteggiamento di
rifiuto ad ogni forma di partecipazione. Il rifiuto può essere:
1) Attivo: il bambino ingigantisce le sue paure e difficoltà al punto di fissare nella sua mente
solo il bisogno di sopravvivere. Per difendere la sua sopravvivenza risponde aggredendo a
parole chi cerca di rassicurarlo.
2) Passivo: il bambino è bloccato, si chiude ad ogni partecipazione in quando risponde in
continuazione “non sono capace”. Le cause dei rifiuti possono essere:
Vere fobie, allievi privi di interesse, apatici che hanno difficoltà a comprendere
qualsiasi cosa gli venga detta, forme di opposizione ovvero non mostrano
collaborazione, forme di inibizione dovute al timore e alla paura di sprofondare.
A questo punto spetta all’insegnante capire il messaggio nascosto contenuto nelle parole del
bambino e rispondere nella maniera più adeguata possibile. Non solo la presenza
dell’istruttore deve essere formale ma sostanziale. Quindi far capire ai piccoli che la figura
dell’istruttore può diventare rassicurante. L’osservazione può essere:
Occasionale: osservare casualmente un fanciullo appena immerso nel gruppo assegnatoci,
di cui non conosciamo le potenzialità e siamo curiosi di verificare.
Sistematica: è un'osservazione attenta e strutturata di fenomeni, comportamenti o eventi,
con l’intento di raccogliere dati in modo preciso e ripetibile.
L’osservazione è un modo per conoscere e valutare i soggetti e rispondere efficacemente ai
loro bisogni.
IL GIOCO DEL FAR FINTA:
Il gioco del far finta è considerato l’attività di gioco per eccellenza. Il gioco del far finta è una
forma di gioco in cui i bambini utilizzano la fantasia per creare situazioni immaginarie, ruoli e
scenari, o rappresentando eventi non reali. Questo tipo di gioco è fondamentale per lo

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Anteprima

Introduzione alla Programmazione nel Nuoto

La programmazione serve ma deve essere una programmazione non vincolante e ripetitiva, su misura dei bambini, adattabile per ogni situazione in cui si cimenta l'allievo. L'infanzia è un periodo di tempo fondamentale al punto da condizionare l'intero ciclo di vita dove i bambini pensano liberamente e volano con la fantasia, per tali ragioni bisogna accompagnare il bambino in questa fase con il giusto metodo e con la giusta azione educativa.

Il Bambino Competente e Protagonista

Il nostro metodo di insegnare dal momento che operiamo per il bene dei nostri allievi deve essere un SISTEMA EDUCATIVO moralmente e culturalmente al pari delle loro aspettative. L'istruttore non deve insegnare solo il gesto tecnico, ma deve educare alla conoscenza di se stessi e degli altri. Egli non può abbandonare il fanciullo, anzi deve accoglierlo, stimolarlo e incoraggiarlo. L'istruttore deve seguire un modello che contiene i seguenti obiettivi:

  1. Sapere: possedere le conoscenze tecniche e didattiche legate al proprio ruolo.
  2. Saper fare: possedere le capacità pratiche necessarie per riprodurre le tecniche e le esercitazioni.
  3. Saper far fare: possedere le capacità comunicative per far sentire aproprio agio i fanciulli.
  4. Saper essere: una persona in grado di osservare, ascoltare e comprendere le esigenze e studiare le soluzioni.

L'Accoglienza nel Nuoto

L'ingresso in piscina determina una vera e propria separazione dalla famiglia. Questo distacco deve essere vissuto serenamente, così bisogna studiare le modalità più opportune per sostenere i fanciulli. Si deve creare un rapporto tra il fanciullo e l'ambiente, e l'istruttore deve mettersi nei panni di esso. Bisogna ascoltare il bambino, appoggiarlo nelle sue avventure acquatiche e farlo sentire partecipe assecondandolo. Il bambino che inizia il percorso in una scuola nuoto manifesta disagi di adattamento perché la realtà di una scuola nuoto presenta situazioni sconosciute per il piccolo, ad esempio:

  • Le sue corsie appaiono brulicanti di persone in continuo movimento.
  • I bordi vasca risuonano del frastuono creato dalle urla dei bambini.
  • Gli schizzi che colpiscono buona parte dei presenti
  • Rumore di fondo in cui si sente il bambino interessato alla ricerca della mamma

Viene descritta questa realtà per far capire il quadro completo della realtà che percepisce un bambino la prima volta che vede un posto del genere. Diversi pedagogisti ci ricordano che se una persona è troppo angosciata o incerta nell'apprendere i significati di un ambiente nuovo da la prima risposta che ha in mente, quindi il bambino non avente energia sufficiente per affrontare le nuove proposte dagli istruttori, si rifugia come risposta in un atteggiamento di rifiuto ad ogni forma di partecipazione. Il rifiuto può essere:

  1. Attivo: il bambino ingigantisce le sue paure e difficoltà al punto di fissare nella sua mente solo il bisogno di sopravvivere. Per difendere la sua sopravvivenza risponde aggredendo a parole chi cerca di rassicurarlo.
  2. Passivo: il bambino è bloccato, si chiude ad ogni partecipazione in quando risponde in continuazione "non sono capace". Le cause dei rifiuti possono essere:

Vere fobie, allievi privi di interesse, apatici che hanno difficoltà a comprendere qualsiasi cosa gli venga detta, forme di opposizione ovvero non mostrano collaborazione, forme di inibizione dovute al timore e alla paura di sprofondare,

A questo punto spetta all'insegnante capire il messaggio nascosto contenuto nelle parole del bambino e rispondere nella maniera più adeguata possibile. Non solo la presenza dell'istruttore deve essere formale ma sostanziale. Quindi far capire ai piccoli che la figura dell'istruttore può diventare rassicurante. L'osservazione può essere:

Occasionale: osservare casualmente un fanciullo appena immerso nel gruppo assegnatoci, di cui non conosciamo le potenzialità e siamo curiosi di verificare. Sistematica: è un'osservazione attenta e strutturata di fenomeni, comportamenti o eventi, con l'intento di raccogliere dati in modo preciso e ripetibile. L'osservazione è un modo per conoscere e valutare i soggetti e rispondere efficacemente ai loro bisogni.

Il Gioco del Far Finta

Il gioco del far finta è considerato l'attività di gioco per eccellenza. Il gioco del far finta è una forma di gioco in cui i bambini utilizzano la fantasia per creare situazioni immaginarie, ruoli e scenari, o rappresentando eventi non reali. Questo tipo di gioco è fondamentale per losviluppo cognitivo sociale ed emotivo dei bambini, ed è un modo per esplorare e comprendere il mondo che li circonda.

La Multilateralità Didattica

La multilateralità è una strategia didattica finalizzata all'acquisizione di più esperienze motorie, dedicando grande attenzione allo sviluppo delle capacità senso-percettive (autonomia del fanciullo) e coordinative (controllo del movimento). Approccio multilaterale: permette al fanciullo di sviluppare una serie di competenze e abilità motorie, prima di concentrarsi al gesto tecnico preciso. L'istruttore così deve divertire i bambini con situazioni acquatiche originali e divertenti.

Parte Pedagogica

  1. Apprendimento di cose nuove: l'istruttore deve proporre sempre nuovi giochi ed esercizi. La variazione permette di ampliare le opportunità di apprendimento.
  2. Realizzazione differenziata delle "parti difficili": proporre sempre esercitazioni diverse al fine di non annoiare e di affrontare nei migliori dei modi i meccanismi complessi ed esercizi difficili.
  3. Promuovere il successo e il raggiungimento: non come sinonimo di vittoria ma come realizzazione dei compiti assegnati. La vittoria o il risultato è un aspetto prematuro e illusorio.

TROTTOLA: sta a simboleggiare l'evolversi del bambino in acqua. All'inizio la trottola ha tanti colori, poi quando viene girata dà vita ad un unico colore, ciò corrisponde al procedere sereno del bambino che dipenderà dall'istruttore.

Game Zone

Game zone è una zona di gioco concepita come un'autentica scacchiera pedagogica il cui solo obiettivo è la centralità del bambino all'interno del progetto educativo. La trottola del gioco si trasforma in GI-ZETA, un misterioso disco volante dove il bambino è al volante della sua autonomia, cioè si conclude con l'indipendenza e l'autonomia del fanciullo, che è in grado di spaziare attraverso la coordinazione dei movimenti che lo conducono a nuotare in modo consapevole e corretto. La game zone è composta da 6 aree:

Area 1: Familiarizzazione con l'Ambiente e con l'Acqua

C'è da stabilire un rapporto positivo con ambiente e persone. E' importante un'accoglienza adeguata già dalla segreteria della piscina, che deve stemperare l'arrivo delle prime ansie. Gli addetti devono essere sorridenti e accoglienti. Il passaggio al piano vasca è complesso, molto impegnativo. Il miglior metodo è l'attesa fiduciosa, insistere e forzare il bambino peggiora solo la situazione. Può essere d'aiuto una passeggiata attorno alle corsie per esplorare e curiosare anche i numerosi ausili didattici. I bambini che sono già in acqua sono d'aiuto perché esprimono spensieratezza e divertimento rompendo l'atmosfera pesante che ha chi ha paura.Per i nuovi arrivati vengono organizzati degli spazi dove collocarsi:

  1. Il porticciolo della fantasia: dove si radunano i pescatori ovvero coloro che non vogliono scendere in acqua ma si limitano a pescare con le loro canne
  2. L'officina delle meraviglie: dove si radunano i più coraggiosi
  3. Lo spazio del riposo del guerriero: dove si riposano i fanciulli dopo le attività acquatiche

I veterani sono invece inseriti in piccoli gruppi in zone della vasca in cui gli istruttori conducono delle attività base. L'approccio è comunque differente: c'è chi pensa sia più adatta una vasca piccola per prendere con più semplicità confidenza con l'acqua e chi pensa che l'approccio diretto in acqua alte con appoggio al bordo sia un modo per confermare il "prima e meglio". Il ciclo ha termine con l'inserimento dei fanciulli nelle corsie dei nuotatori.

Area 2: Galleggiamento

Il galleggiamento è una fase fondamentale è il dominio dell'acqua. Concetto di equilibrio in acqua che mette paura. La paura del lasciarsi andare viene inizialmente superata con l'utilizzo dei braccioli. Essi permettono di muoversi liberamente in acqua e ridurre al minimo il timore. Verranno tolti quando lo vorrà il bambino. Così inizia a fare dei brevi tragitti partendo dal bordo e arrivando al maestro agitando braccia e gambe. Deve esserci sintonia tra l'istruttore e il bambino e un rapporto basato sulla fiducia che elimina timori ed incertezze. Per favorire il galleggiamento si fa ricorso agli "animali marini": posizioni che i fanciulli devono assumere:

  • Pesce palla: permette al bambino di galleggiare da fermo con gli arti inferiori portati al petto
  • Pesce "vite": galleggiamento verticale con rotazione del corpo, proprio come una vite filettata
  • Galleggiamento verticale come il portiere di Pallanuoto Tempesti, con spinta degli arti inferiori e braccia protese verso l'alto.
  • Siluro: galleggiamento prono, Morto: galleggiamento supino

OBIETTIVI: Staccarsi dal bordo senza braccioli, padroneggiare la capacità di fermarsi e ripartire, muoversi senza la paura di sprofondare

Area 3: La Respirazione

La respirazione è una conquista complessa, che deve realizzarsi con piacere ed entusiasmo. L'obiettivo è quello di respirare senza alterare la propulsione determinata dall'azione simultanea di gambe e braccia, facendo in modo che la posizione sia il più orizzontale possibile. L'espirazione, che è la fase più complicata, potrà essere insegnata attraverso dei giochi sempre per stimolare la fantasia del fanciullo.

  • Spegnere le candeline di un'ipotetica torta;
  • Riprodurre il suono di un motore (moto o motoscafo) con l'azione delle gambe, il bambino immagina di essere un motoscafo.

OBIETTIVI: più padronanza motoria, eseguire movimenti combinati con la rotazione del capo per respirare mantenendo una posizione idrodinamica. Accettazione dell'immersione di tutto il capo sia ad occhi chiusi o aperti, padronanza delle 2 fasi di respirazione.

Area 4: Scoperta della Profondità

La scoperta dell'ambiente subacqueo implica il pieno possesso delle 3 precedenti fasi. II bambino inizialmente ha paura del mondo subacqueo ma la curiosità e il desiderio di conoscere compensano Raccontando storie e organizzando giochi, l'istruttore induce i bambini ad esplorare sott'acqua raggiungendo il fondo della piscina. L'istruttore non deve partecipare o essere inducente ma assumere forme di un atteggiamento osservativo. Giochi da organizzare:

  • Raccogliere sul fondo i pesci (oggetti)
  • Scendere e salire lungo una pertica sorretta dall'istruttore
  • Sedersi sul fondo e giocare a briscola

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