Etica dell'intelligenza artificiale: riassunto completo e appunti del corso UNIBA

Documento dall'Università degli Studi di Bari Aldo Moro (UNIBA) su Etica dell'intelligenza artificiale - riassunto completo e appunti del corso. Il Pdf, utile per studenti universitari di Filosofia, esplora l'etica critica, la governance digitale e le sei questioni etiche fondamentali relative agli algoritmi.

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27 pagine

Etica dell'intelligenza artificiale -
riassunto completo e appunti del
corso
Filosofia morale
Università degli Studi di Bari Aldo Moro (UNIBA)
26 pag.
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ETICA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Floridi
INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA MORALE ETICA
Sia ciò che noi indichiamo per filosofia morale sia ciò che noi indichiamo con il concetto di etica, a queste due
parole noi dobbiamo sempre mentalmente inserire la parola critica. Etica critica, filosofia morale critica,
significa parlare del modo attraverso cui noi ci poniamo di fronte all'oggetto del pensiero. L'etica critica indica
proprio la relazione psyché-physis (soggetto-oggetto).
L'essenza del pensiero critico è quella di discernere due tipi di realtà che l'essere umano può affrontare: le cose
che popolano il mondo e gli altri esseri umani che vivono nel mondo. E perché si fa questa differenza tra cose e
persone? Perché gli altri esseri umani sono altri mondi, sono il centro di altri mondi, che entrano in dialogo con
noi. E perché distinguiamo questi due tipi di realtà? Perché nel momento in cui ci rapportiamo e ci avviciniamo
alle cose, utilizziamo quella che è la prossemica, un atto di avvicinamento; quando invece ci avviciniamo alle
persone, non è più un atto prossemico ma una prossimità. La differenza tra i 2 tipi di realtà è data dal rapporto
differente che abbiamo tra le cose e le persone.
E ciò è importante, perché in questa distinzione ci accorgiamo che il pensiero e l'etica critica hanno a che fare
con una prossimità originaria di un soggetto davanti ad un altro soggetto. È qui che si comprende il concetto
di critica: avvicinarsi ad una persona non in maniera funzionale (cioè come il sistema vorrebbe che ci
comportassimo), evitando di de-personalizzare e alienare l'altro… mettere in discussione il sistema è quindi il
primo atto critico per la liberazione.
A cosa ci abilita la prossimità? Sartre, ne l'essere e il nulla, diceva che il modo attraverso cui noi possiamo
fenomenologicamente conoscere l'altro è attraverso una fenomenologia dello sguardo. Sartre non arriverà mai a
compiere questo progetto, ma qualche anno dopo gli risponderà Levinas che è impossibile riconoscere l'altro a
partire da se stesso: è impossibile riconoscere l'alterità a partire dal medesimo. Nell'atto di costituzione
fenomenologica occorre che l'altro sia posto nel suo spazio, occorre dunque lasciare spazio all'altro. Lasciare
spazio significa che quello spazio non è più mio, quello spazio non dipende più da me, non sono più io che
lascio spazio, è il depotenziamento dell'io, dell'egoismo, e ciò significa mettere in discussione il sistema. Questo
lasciare spazio all'essere dell'altro, all'altro in quanto altro, al volto d'altri direbbe il filosofo francese Levinas,
significa mettere in questione la realtà nella sua totalità: e quando si parla di totalità si parla della somma delle
parti, e questa somma è qualcosa di stabile, di compiuto. La totalità ha a che fare con l'idea di compiutezza, di
assoluto, di qualcosa che è e non si può toccare, non si può mutare. Cosa ce ne facciamo di questo? nel
rapporto o inneschiamo una linea che tronca e che si incunea dentro il sistema, oppure il totale rimane sempre
quello.
L'alterità è qualcosa che diviene criticamente, per cui possiamo poi mettere in crisi il totale.
Se la totalità è questo monolite che sta e a noi interessa la prossimità, l'etica critica ha a che fare con la
relazione come aspetto di ogni possibile etica. La relazione di prossimità, il faccia a faccia. La relazione è
qualcosa di costitutivo, di originario, di ontologico dell'essere umano.
È qualcosa di trascendentale nel senso tecnico del termine (trascendentale per kant: giudizi sintetici a priori,
forme a priori della conoscenza. Tommaso d'Aquino aveva parlato dei 5 trascendentali). Ma quando noi
parliamo di trascendentale a cosa ci riferiamo? Una formalità attraverso cui noi conosciamo le cose. E la
formalità può essere complessa, può andare al di là… ci indica che ciò di cui stiamo dicendo qualcosa ha a che
fare con una conoscenza che riconosciamo tutti quanti (l'essere reale degli oggetti è l'aspetto trascendentale
degli oggetti). Noi conosciamo un oggetto in relazione alla sua funzionalità. Ma cosa mette insieme tutta la
conoscenza di un oggetto? Il suo essere reale, che è il modo in cui stiamo conoscendo trascendentalmente
quell'oggetto; con la formalità del reale. Questo tipo di conoscenza si verifica soprattutto quando ci rivolgiamo
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ETICA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Floridi

INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA MORALE ETICA

Sia ciò che noi indichiamo per filosofia morale sia ciò che noi indichiamo con il concetto di etica, a queste due parole noi dobbiamo sempre mentalmente inserire la parola critica. Etica critica, filosofia morale critica, significa parlare del modo attraverso cui noi ci poniamo di fronte all'oggetto del pensiero. L'etica critica indica proprio la relazione psyché-physis (soggetto-oggetto).

L'essenza del pensiero critico è quella di discernere due tipi di realtà che l'essere umano può affrontare: le cose che popolano il mondo e gli altri esseri umani che vivono nel mondo. E perché si fa questa differenza tra cose e persone? Perché gli altri esseri umani sono altri mondi, sono il centro di altri mondi, che entrano in dialogo con noi. E perché distinguiamo questi due tipi di realtà? Perché nel momento in cui ci rapportiamo e ci avviciniamo alle cose, utilizziamo quella che è la prossemica, un atto di avvicinamento; quando invece ci avviciniamo alle persone, non è più un atto prossemico ma una prossimità. La differenza tra i 2 tipi di realtà è data dal rapporto differente che abbiamo tra le cose e le persone.

E ciò è importante, perché in questa distinzione ci accorgiamo che il pensiero e l'etica critica hanno a che fare con una prossimità originaria di un soggetto davanti ad un altro soggetto. È qui che si comprende il concetto di critica: avvicinarsi ad una persona non in maniera funzionale (cioè come il sistema vorrebbe che ci comportassimo), evitando di de-personalizzare e alienare l'altro ... mettere in discussione il sistema è quindi il primo atto critico per la liberazione.

A cosa ci abilita la prossimità? Sartre, ne l'essere e il nulla, diceva che il modo attraverso cui noi possiamo fenomenologicamente conoscere l'altro è attraverso una fenomenologia dello sguardo. Sartre non arriverà mai a compiere questo progetto, ma qualche anno dopo gli risponderà Levinas che è impossibile riconoscere l'altro a partire da se stesso: è impossibile riconoscere l'alterità a partire dal medesimo. Nell'atto di costituzione fenomenologica occorre che l'altro sia posto nel suo spazio, occorre dunque lasciare spazio all'altro. Lasciare spazio significa che quello spazio non è più mio, quello spazio non dipende più da me, non sono più io che lascio spazio, è il depotenziamento dell'io, dell'egoismo, e ciò significa mettere in discussione il sistema. Questo lasciare spazio all'essere dell'altro, all'altro in quanto altro, al volto d'altri direbbe il filosofo francese Levinas, significa mettere in questione la realtà nella sua totalità: e quando si parla di totalità si parla della somma delle parti, e questa somma è qualcosa di stabile, di compiuto. La totalità ha a che fare con l'idea di compiutezza, di assoluto, di qualcosa che è lì e non si può toccare, non si può mutare. Cosa ce ne facciamo di questo? nel rapporto o inneschiamo una linea che tronca e che si incunea dentro il sistema, oppure il totale rimane sempre quello.

L'alterità è qualcosa che diviene criticamente, per cui possiamo poi mettere in crisi il totale.

Se la totalità è questo monolite che sta lì e a noi interessa la prossimità, l'etica critica ha a che fare con la relazione come aspetto di ogni possibile etica. La relazione di prossimità, il faccia a faccia. La relazione è qualcosa di costitutivo, di originario, di ontologico dell'essere umano.

È qualcosa di trascendentale nel senso tecnico del termine (trascendentale per kant: giudizi sintetici a priori, forme a priori della conoscenza. Tommaso d'Aquino aveva parlato dei 5 trascendentali). Ma quando noi parliamo di trascendentale a cosa ci riferiamo? Una formalità attraverso cui noi conosciamo le cose. E la formalità può essere complessa, può andare al di là ... ci indica che ciò di cui stiamo dicendo qualcosa ha a che fare con una conoscenza che riconosciamo tutti quanti (l'essere reale degli oggetti è l'aspetto trascendentale degli oggetti). Noi conosciamo un oggetto in relazione alla sua funzionalità. Ma cosa mette insieme tutta la conoscenza di un oggetto? Il suo essere reale, che è il modo in cui stiamo conoscendo trascendentalmente quell'oggetto; con la formalità del reale. Questo tipo di conoscenza si verifica soprattutto quando ci rivolgiamo 1

Document shared on https://www.docsity.com/it/etica-dellintelligenza-artificiale-riassunto-completo-e-appunti-del-corso/11328825/ Downloaded by: Tatianadoc2019 (campoluccit@gmail.com)all'altro, quando iniziamo la nostra azione di prossimità, il nostro faccia a faccia con l'altro: perché se non vogliamo fagocitarlo o alienarlo, questa relazione simmetrica è una relazione in cui non esiste il mio e il tuo tempo ma inizia a esistere il nostro tempo.

Noi siamo gli esseri relazionali per eccellenza, perché la nostra è una prossimità archeologica: noi siamo originati da altro e quindi la relazione, la prossimità con l'altro, è il modo attraverso cui noi viviamo la nostra esistenza nel mondo. Da questo punto di vista non c'è più il rapporto soggetto-oggetto ma il rapporto è sempre soggetto-soggetto.

L'etica critica è quella disciplina che consiste nel recuperare l'altro nella sua piena alterità, recuperare l'altro come distinto dal sistema, rispettare l'alterità dell'altro. Rispettare l'alterità dell'altro significa ospitarlo.

Questa relazione dell'altro, in quanto prossimità storica perché è determinata da alcuni fattori (lingua, società, economia, etc.), a che fare con le contingenze storiche (ad es. la politica). E questa prossimità è una relazione faccia a faccia, in cui c'è comunicazione, quindi è una relazione anteriore ad ogni altra.

All'interno di questa prossimità storica c'è anche quella archeologica, data dal fatto che ognuno di noi è nato da qualcun altro. Questa relazione originaria del faccia a faccia è la relazione che più ci portiamo dentro e che opera in noi ogni giorno. Non esiste il soggetto al singolare, ma solo al plurale: prima di dire io, diciamo tu.

"Quando ci si rivela faccia a faccia si scopre il volto" (Levinas). E molti filosofi nell'interpretazione di queste parole, ci riconducono all'esperienza dei beduini del deserto, costretti a coprirsi il volto per il vento, per la sabbia ... e quindi chi è lì ad aspettare che qualcuno arrivi, non vede un essere umano, ma il volto si svela quando l'approssimazione è arrivata ad essere vicina.

Levinas è distante da Heidegger, poiché Heidegger per lui è la totalità del mondo, è il sistema dell'essere e della gettatezza di questo essere.

In totalità e infinito vi è una sezione dedicata a volto ed etica. Lui aveva già introdotto la differenza tra l'altro e altri (l'altro fa parte di altri). Lui parlerà sempre non di io, ma di medesimo, per individuare il sé stesso. Quando io incontro l'altro, dice Lévinas, io lo vedo, lo domino. E quindi l'altro diventa cosa, e se è cosa è l'oggetto, vuol dire che io posseggo l'altro. C'è un modo in cui l'altro si dà senza essere posseduto? Sì, quando l'altro si rivela nel volto, nel momento in cui non è possibile possederlo. Questa possibilità che il volto si presenti a me senza che io sappia nulla, è il momento in cui si installa una relazione trascendente: l'altro si presenta come altri. Il volto è sempre il volto di altri, ma è un volto di cui non so il nome e di cui non conosco nulla. L'altri è l'infinitamente estraneo, si dà senza che io lo comprenda, si presenta a me in maniera incomprensibile. L'atto della visione è un atto di possedimento, mentre non lo è l'ascolto (e ciò è dovuto alla sua educazione ebraica, infatti per Levinas il primo senso con cui si conosce qualcosa è l'udito).

-Da 199 a 204 nel libro

In funzione del fatto che la parola è il primo modo con cui conosciamo senza vedere, si instaura così una relazione o dialogo nella libertà dell'altro, dove rimane a me estraneo e quindi non lo posseggo. L'altro non si situa nel medesimo, perché con la parola l'altro si oppone, e questo porsi di fronte è possibile solo come messa in causa morale, è un movimento che parte dall'altro. E questo movimento traduce concretamente l'idea dell'infinito: cioè solo l'idea dell'infinito mantiene l'esteriorità dell'altro rispettoso al medesimo.

Il manifestarsi dell'altro come volto introduce anche il concetto di desiderio: il desiderio metafisico di conoscere l'altro ... questa idea dell'infinito come rivelazione del mondo dell'altro, non proviene né dal giudizio a priori kantiano (per cui l'infinito è solo dall'idea della ragione, una proiezione verso l'aldilà/trascendenza), e né dall'idea di infinito di Hegel, cioè un modello per ridurre tutto al finito, escludendo così il sé e la pluralità. 2

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Per Lévinas è importantissimo che l'altro, nel rivelarsi, implichi la possibilità di rimanere nella sua alterità, nella sua estraneità. Si tratta di ciò che noi possiamo chiamare resistenza etica: l'epifania del volto è l'inizio dell'etica, questa epifania del volto che ci sussurra di non uccidere.

L'impossibilità di uccidere non ha un significato meramente formale, perché ciò che si presenta come volto è l'infinito stesso, nella resistenza etica, che paralizza il mio potere. È il modo in cui formalizzo la mia relazione col volto d'altri, con l'idea di infinito, la mia relazione con l'etica.

Che cos'è l'etica?

Potremmo dire: l'etica come teoria generale di tutto ciò che ha a che fare con la prassi. Innanzitutto, l'etica ha un valore cosmico, cioè quando noi pensiamo alla totalità del reale pensiamo al cosmo. L'etica non è nata con la terra e nemmeno con le prime forme di vita, ma con l'essere umano. L'etica ha a che fare con la coscienza di sé, quindi se non c'è questa non c'è responsabilità, e senza di essa non si può distinguere il bene dal male, il giusto dell'ingiustizia. Quindi la morale, l'etica, ha avuto un inizio in un momento cosmico preciso, non è sempre esistita: l'homo sapiens ha cominciato ad avere capacità cognitive ed affettive, ad essere cosciente delle proprie azioni e a comprendersi, e questo gli ha dato capacità morali. In questo non si parla di antropocentrismo, ma che il fenomeno etico nasce con la coscienza di sé dell'essere umano.

Qual è la differenza tra l'essere umano e l'essere non umano? L'essere umano sa di vivere, l'essere non umano vive, forse senza sapere di vivere.

Nel momento in cui diciamo essere umano, stiamo dicendo essere etico.

L'etica è anche una pratica: tutto ciò che facciamo, gli atti quotidiani della nostra vita, ha a che fare con una pratica.

L'etica è anche teoria, riflessione filosofica, elaborazione cognitiva che fonda la prassi. Da questo punto di vista l'etica è filosofia prima. Nel momento in cui l'etica si pone come fondamento della prassi, si eleva a filosofia prima. L'etica come teoria è la parte più interessante: il modo attraverso cui noi riflettiamo sulle azioni concrete che svolgiamo tutti i giorni, attraverso quelle che noi chiamiamo mediazioni, che sono appunto le nostre pratiche quotidiane.

L'etica dunque è una teoria dell'azione umana concreta, collettiva o individuale, che è sempre presente anche quando non ce ne accorgiamo o non ci riflettiamo. Anzi, questo non avvertire della prassi è ciò che ci rende esseri abituali. L'etica è ciò che analizza, mette in ordine e sviluppa anche quel mondo quotidiano di pratiche mostrando il loro significato. L'etica è la teoria delle pratiche.

L'etica come teoria descrittiva o normativa

Qui si apre il divario tra chi pensa che l'etica sia una teoria descrittiva e chi pensa che sia una teoria normativa.

Molti filosofi hanno ritenuto l'etica essere soltanto una disciplina descrittiva, ovvero una disciplina che analizza e scopre i propri contenuti semantici operando come una sorta di filosofia del linguaggio. 3

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