La funzione psicologica del lavoro secondo Yves Clot, Università

Documento da Università su La Funzione Psicologica del Lavoro - Yves Clot. Il Pdf analizza le teorie di Clot sulla psicologia cognitiva e l'analisi psicologica del lavoro, esplorando emozioni, inibizioni e intenzioni nel contesto lavorativo, con un focus sull'incidente dell'Airbus A-320.

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LA
FUNZIONE
PSICOLOGICA
DEL
LAVORO
-
YVES
CLOT
Per prima cosa Clot distingue tra prescrizione, attività e compito
PRESCRIZIONE (ATTIVITÀ PRESCRITTA) - Ciò che l’organizzazione chiede di fare.
ATTIVITÀ INTERPRETATA - Insieme di operazioni manuali e intellettuali realmente messe in gioco ad
ogni istante dall’operatore per raggiungere i suoi obiettivi, e dunque quelli non solo prescritti, ma
anche dettati dalle necessità.
Secondo
TAYLOR
il passaggio da attività prescritta ad attività interpretata era un errore. Le attività
prescritte andavano eseguite nel modo più possibilmente vicino a quanto indicato. Lo scarto si
trattava di un errore. L’obiettivo era quello di adattare il più possibile le persone all’immagine
dell’organizzazione.
Secondo Clot invece questo passaggio non solo è inevitabile, ma proprio qui risiede la funzione
psicologica del lavoro. Nel compito di interpretazione (che Clot chiama appropriazione) l’individuo
mette in gioco la propria identità.
COMPITO - Intenzione presente nell’operatore, preservata dall’intenzioni in competizione.
CAPITOLO
1
-
UNA
PSICOLOGIA
COGNITIVA
DEL
LAVORO
(1.1) FUNZIONAMENTO E SVILUPPO COGNITIVI
Incidente dell’Airbus A-320 del 20 gennaio 1992. L’incidente è causato da un volo troppo a bassa quota
per un’errata interpretazione degli strumenti in cabina di comando.
Clot prova a dare due spiegazioni dell’incidente:
1. Spiegazione della psicologia cognitiva Approccio individualista, occorre un miglioramento
della conoscenza dei meccanismi normali e le condizioni dell’attivazione del singolo. Gli
individui, singolarmente, devono interpretare al meglio i dati a loro disposizione. Non avendolo
fatto al meglio, sono andati incontro ad un incidente.
2. Analisi psicologica del lavoro Approccio storico-culturale. Concentra l’attenzione sui due
piloti che non possono essere considerati come due individui separati, ma come un sistema
unico. Clot pone l’attenzione sul contesto che coinvolge i due piloti.
Quindi non è tanto il carattere deficitario del meccanismo di trattamento dell’informazione che ha
causato l’incidente, quanto le condizioni in cui esso si è prodotto.
I due piloti (uno giovane e uno anziano) non sono riusciti ad intendersi sullo stesso modo di
intervento.
La compagnia aerea era inizialmente incentrata sulla qualità del servizio, in seguito invece si è
concentrata sulla velocità del servizio (sono due attività prescritte completamente diverse).
L’appartenenza dei piloti a due generazioni diverse ha fatto sì che costruissero la propria identità
lavorativa a partire da due domande diverse e che quindi non trovassero un punto di incontro. I due
piloti appartenevano a due mondi contestuali diversi.
Mancava quindi un contesto sociale condiviso.
La nascita, lo sviluppo, la rimozione delle intenzioni, in una parola la loro storia, di cui l’oggetto
dell’azione è tanto origine che occasione, non costituiscono l’oggetto esterno del funzionamento
cognitivo, ma il suo sotto-testo.
Il sotto-testo è il contesto sociale condiviso. In ambito lavorativo esso derive dall’interazione tra
sotto-culture organizzative e generi professionali.
1
C’è una differenza tra pilotare e guidare l’aereo. Pilotare è il seguire le norme dei manuali di pilotaggio.
C’è poi tutto il tema del background culturale. L’interpretazione dell’attività prescritta dipende sì
dall’individuo, ma anche da un genere professionale (il background culturale)
Il lavoro è un luogo altamente relazionale. Sei in relazione non solo con persone, ma anche con una
comunità di pratiche che ti porta a interpretare il lavoro in un determinato modo.
Non si può prescindere dalla dimensione collettiva del lavoro. Clot, infatti, critica l’approccio
individualistico.
Il pericolo percepito, non è percepito individualmente. La percezione del pericolo è un processo sociale
e quindi nel contesto dell’incidente aereo, il pericolo è cocostruito dalle persone presenti, che di
conseguenza, attraverso un processo di interpretazione e negoziazione, decidono quali sono le
norme da seguire o meno.
(1.2) EMOZIONI, INIBIZIONI, INTENZIONI
Clot, citando Vygotskij, afferma che le emozioni sono ATTIVATORI E MOTORI DELL’AZIONE: esse non
sono separate dal lavoro, ma costituiscono una componente essenziale del suo funzionamento.
L’azione del lavoratore dipende dall’attivazione emotiva, cioè da un coinvolgimento che dà
significato al proprio ruolo e alimenta la vitalità del genere professionale (cioè del modo condiviso di
agire in un mestiere). Le emozioni sono quindi mediazioni fondamentali nella formazione dell’azione
mentale: emozionare significa mettere in moto, ovvero far partire un processo psichico e corporeo che
rende possibile l’azione.
Secondo Jouanneaux, il processo decisionale non è solo razionale: deriva dalla conversione
dell’emozione in eccitazione delle facoltà. L’agitazione emotiva, provocata da stimoli esterni, viene
trasformata in energia psichica motrice: è questa trasformazione che attiva le risorse dell’individuo
e lo porta all’azione. L’emozione quindi:
- è una dimensione prelogica dell’azione, ovvero precede il ragionamento logico;
- e funziona come segnale che deve essere reso utilizzabile professionalmente.
La condivisione delle emozioni tra colleghi è essenziale, ma deve essere governata: bisogna non
farsi travolgere, ma rendere l’emozione professionale, cioè svilupparla, darle forma ed arricchirla
nel lavoro. In questo modo, l’emozione non assume una funzione inibitrice (non blocca l’azione),
e il corpo si prepara ad agire.
Quando questo avviene, l’emozione lascia una traccia: il soggetto – come ad esempio un pilota
interiorizza un’immagine di sé in azione, reagendo a un avvenimento concreto, situato nello spazio
e nel tempo. Questo comporta:
- Una memoria corporea dei gesti,
- Una rappresentazione potenziale fondata sulle regole tecniche.
Tali tracce impattano e modificano il genere professionale, contribuendo alla sua evoluzione nel
tempo. Così il lavoratore costruisce approcci sempre più ricchi alla realtà. Il corpo diventa una
memoria per prevedere, un archivio pratico, utile all’azione futura. Ma perché ciò avvenga, è
necessaria un’organizzazione del lavoro che faciliti questa sedimentazione: solo in questo modo, le
emozioni diventano strumenti efficaci di azione.
Vygotskij critica le visioni mentalistiche e intellettualistiche, secondo cui la volontà controlla le
passioni come un navigatore che guida un battello in avaria. Al contrario gli affetti sono intrecciati
al corpo, le passioni sono un fenomeno fondamentale della natura umana. L’origine dell’azione non
può quindi essere compresa solo come intenzione individuale.
Per comprendere l’azione, bisogna considerare:
1. L’eterogeneità dei mondi sociali (le molteplici appartenenze e influenze),
2. I conflitti di norme,
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La funzione psicologica del lavoro

Per prima cosa Clot distingue tra prescrizione, attività e compito

PRESCRIZIONE (ATTIVITÀ PRESCRITTA) - Ciò che l'organizzazione chiede di fare. ATTIVITÀ INTERPRETATA - Insieme di operazioni manuali e intellettuali realmente messe in gioco ad ogni istante dall'operatore per raggiungere i suoi obiettivi, e dunque quelli non solo prescritti, ma anche dettati dalle necessità.

Secondo TAYLOR il passaggio da attività prescritta ad attività interpretata era un errore. Le attività prescritte andavano eseguite nel modo più possibilmente vicino a quanto indicato. Lo scarto si trattava di un errore. L'obiettivo era quello di adattare il più possibile le persone all'immagine dell'organizzazione.

Secondo Clot invece questo passaggio non solo è inevitabile, ma proprio qui risiede la funzione psicologica del lavoro. Nel compito di interpretazione (che Clot chiama appropriazione) l'individuo mette in gioco la propria identità.

COMPITO - Intenzione presente nell'operatore, preservata dall'intenzioni in competizione.

CAPITOLO 1 - UNA PSICOLOGIA COGNITIVA DEL LAVORO

FUNZIONAMENTO E SVILUPPO COGNITIVI

Incidente dell'Airbus A-320 del 20 gennaio 1992. L'incidente è causato da un volo troppo a bassa quota per un'errata interpretazione degli strumenti in cabina di comando.

Clot prova a dare due spiegazioni dell'incidente:

  1. Spiegazione della psicologia cognitiva -> Approccio individualista, occorre un miglioramento della conoscenza dei meccanismi normali e le condizioni dell'attivazione del singolo. Gli individui, singolarmente, devono interpretare al meglio i dati a loro disposizione. Non avendolo fatto al meglio, sono andati incontro ad un incidente.
  2. Analisi psicologica del lavoro -> Approccio storico-culturale. Concentra l'attenzione sui due piloti che non possono essere considerati come due individui separati, ma come un sistema unico. Clot pone l'attenzione sul contesto che coinvolge i due piloti.

Quindi non è tanto il carattere deficitario del meccanismo di trattamento dell'informazione che ha causato l'incidente, quanto le condizioni in cui esso si è prodotto.

I due piloti (uno giovane e uno anziano) non sono riusciti ad intendersi sullo stesso modo di intervento.

La compagnia aerea era inizialmente incentrata sulla qualità del servizio, in seguito invece si è concentrata sulla velocità del servizio (sono due attività prescritte completamente diverse).

L'appartenenza dei piloti a due generazioni diverse ha fatto sì che costruissero la propria identità lavorativa a partire da due domande diverse e che quindi non trovassero un punto di incontro. I due piloti appartenevano a due mondi contestuali diversi.

Mancava quindi un contesto sociale condiviso.

La nascita, lo sviluppo, la rimozione delle intenzioni, in una parola la loro storia, di cui l'oggetto dell'azione è tanto origine che occasione, non costituiscono l'oggetto esterno del funzionamento cognitivo, ma il suo sotto-testo.

Il sotto-testo è il contesto sociale condiviso. In ambito lavorativo esso derive dall'interazione tra sotto-culture organizzative e generi professionali.

C'è una differenza tra pilotare e guidare l'aereo. Pilotare è il seguire le norme dei manuali di pilotaggio. C'è poi tutto il tema del background culturale. L'interpretazione dell'attività prescritta dipende sì dall'individuo, ma anche da un genere professionale (il background culturale)

Il lavoro è un luogo altamente relazionale. Sei in relazione non solo con persone, ma anche con una comunità di pratiche che ti porta a interpretare il lavoro in un determinato modo.

Non si può prescindere dalla dimensione collettiva del lavoro. Clot, infatti, critica l'approccio individualistico.

Il pericolo percepito, non è percepito individualmente. La percezione del pericolo è un processo sociale e quindi nel contesto dell'incidente aereo, il pericolo è cocostruito dalle persone presenti, che di conseguenza, attraverso un processo di interpretazione e negoziazione, decidono quali sono le norme da seguire o meno.

EMOZIONI, INIBIZIONI, INTENZIONI

Clot, citando Vygotskij, afferma che le emozioni sono ATTIVATORI E MOTORI DELL'AZIONE: esse non sono separate dal lavoro, ma costituiscono una componente essenziale del suo funzionamento. L'azione del lavoratore dipende dall'attivazione emotiva, cioè da un coinvolgimento che dà significato al proprio ruolo e alimenta la vitalità del genere professionale (cioè del modo condiviso di agire in un mestiere). Le emozioni sono quindi mediazioni fondamentali nella formazione dell'azione mentale: "emozionare significa mettere in moto", ovvero far partire un processo psichico e corporeo che rende possibile l'azione.

Secondo Jouanneaux, il processo decisionale non è solo razionale: deriva dalla conversione dell'emozione in eccitazione delle facoltà. L'agitazione emotiva, provocata da stimoli esterni, viene trasformata in energia psichica motrice: è questa trasformazione che attiva le risorse dell'individuo e lo porta all'azione. L'emozione quindi:

  • è una dimensione prelogica dell'azione, ovvero precede il ragionamento logico;
  • e funziona come segnale che deve essere reso utilizzabile professionalmente.

La condivisione delle emozioni tra colleghi è essenziale, ma deve essere governata: bisogna non farsi travolgere, ma rendere l'emozione professionale, cioè svilupparla, darle forma ed arricchirla nel lavoro. In questo modo, l'emozione non assume una funzione inibitrice (non blocca l'azione), e il corpo si prepara ad agire.

Quando questo avviene, l'emozione lascia una traccia: il soggetto - come ad esempio un pilota - interiorizza un'immagine di se in azione, reagendo a un avvenimento concreto, situato nello spazio e nel tempo. Questo comporta:

  • Una memoria corporea dei gesti,
  • Una rappresentazione potenziale fondata sulle regole tecniche.

Tali tracce impattano e modificano il genere professionale, contribuendo alla sua evoluzione nel tempo. Così il lavoratore costruisce approcci sempre più ricchi alla realtà. Il corpo diventa una memoria per prevedere, un archivio pratico, utile all'azione futura. Ma perché ciò avvenga, è necessaria un'organizzazione del lavoro che faciliti questa sedimentazione: solo in questo modo, le emozioni diventano strumenti efficaci di azione.

Vygotskij critica le visioni mentalistiche e intellettualistiche, secondo cui la volontà controlla le passioni come un navigatore che guida un battello in avaria. Al contrario gli affetti sono intrecciati al corpo, le passioni sono un fenomeno fondamentale della natura umana. L'origine dell'azione non può quindi essere compresa solo come intenzione individuale.

Per comprendere l'azione, bisogna considerare:

  1. L'eterogeneità dei mondi sociali (le molteplici appartenenze e influenze),
  2. I conflitti di norme,
  3. La multi-appartenenza dei soggetti (ognuno appartiene a più contesti sociali contemporaneamente).

L'azione emerge da questi mondi sottostanti e dal loro intreccio con le attività e le intenzioni degli altri. L'ambiente in cui si forma l'azione è saturo di attività eterogenee: l'azione si costituisce in relazione alle proprie pre-occupazioni e all'attività degli altri. Quando si prende una decisione:

  • Si scarta un'altra possibile azione (l'azione dell'altro),
  • Come nel caso del comandante di bordo che, scegliendo una modalità di atterraggio, rifiuta quella dell'altro.

Il conflitto si risolve così: non scegliendo tutte le possibilità, ma escludendole, anche solo momentaneamente. Questo rifiuto non è una difesa passiva, ma una produzione vitale di energia per l'azione. Anche se un'azione viene rifiutata, essa non sparisce del tutto:

  • Continua ad agire come memoria potenziale,
  • Può riemergere se l'imprevisto modifica la situazione.

In questo senso, l'imprevisto riporta l'azione indietro, verso ciò che avrebbe potuto essere, e mette alla prova la sua perennita, cioè la sua capacità di durare nel tempo. L'ambiente dell'azione non è esterno, ma è il suo ambito interno: popolato di intenzioni straniere, che obbligano il soggetto a fare un lavoro di rifrazione, cioè a modificare le proprie intenzioni in risposta a quelle altrui.

L'azione non può essere compresa a partire da sé stessa:

  • La sua genesi (nascita) dipende da altre attività che avvengono nello stesso contesto,
  • Il suo funzionamento è legato a operazioni altrui.

Rifiutare altre possibili azioni è la condizione per iniziare ad agire: l'azione nasce escludendo ciò che non si vuole fare.

APPROCCIO GENERICO ALL'ATTIVITÀ

GENERE PROFESSIONALE - Storia di un gruppo e memoria interpersonale di un ambiente di lavoro. Il genere professionale determina l'azione lavorativa. Implica un modo di trattare le cose e le persone in un ambiente dato.

Le COMPETENZE non possono essere isolate dal contesto sociale del loro uso, ovvero della produzione di regole non scritte elaborate in comune in seno a un collettivo. Tutte le competenze individuali sono state formate e costantemente alimentate dalla cultura professionale collettiva. Per ogni individuo questa referenza sociale è di volta in volta il piedistallo indispensabile allo scambio e il luogo d'espressione della propria personalità.

Clot crede in un superamento della dimensione individuale del lavoro.

Concetto di CORPO INTERMEDIO - Quando due persone si conoscono e sembrano essere in intesa a lavorare insieme, in realtà è perché condividono un ambiente cognitivo ma anche un ambiente operativo comune.

Concetto di REFERENZIALE COMUNE - Corpo sociale e simbolico che si interpone tra le persone nel lavoro. È una componente del genere di attività richiesta dalla situazione.

Non è solo la cooperazione in atto, ma anche le regole di coordinamento che ordinano la cooperazione tra le persone all'inizio e, in questo concetto, si uniscono regole informali e regole formali, che gli esperti conoscono e stabiliscono delle regole non scritte e mutevoli, che possono far riferimento al savoir-faire (abilità che permette di condurre a buon fine ciò che si è cominciato e di comportarsi nel modo più adeguato nelle varie circostanze), in una situazione comunicativa che suppone l'elaborazione comune.

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