Giovanni Pascoli: biografia, soluzioni formali e Myricae

Slide di Scuola superiore su Giovanni Pascoli. Il Pdf, utile per lo studio della Letteratura, analizza la vita del poeta, le sue soluzioni formali e la raccolta Myricae, offrendo una panoramica completa.

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29 pagine

GIOVANNI PASCOLI
(1855-1912)
LA VITA
Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di
Romagna (Forlì). Era il quarto di dieci fratelli. Trascorse un’infanzia
agiata fino al 10 agosto 1867 quando il padre, Ruggero,
amministratore di una tenuta dei principi Torlonia venne
ucciso con una fucilata mentre tornava a casa in calesse dal
mercato di Cesena. Il delitto rimase impunito (probabilmente ad
ucciderlo fu un rivale che voleva prendere il suo posto di
amministratore) e spinse il poeta, in seguito, ad indagare sui
colpevoli.
Dopo la morte di una sorella, di un fratello e della madre, Pascoli fu
costretto a lasciare il collegio degli Scolopi di Urbino dove
frequentava il liceo e a trasferirsi a Firenze insieme ai fratelli
(1871) dove terminò gli studi sempre presso gli Scolopi.

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Anteprima

GIOVANNI PASCOLI

LA VITA

Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna (Forlì). Era il quarto di dieci fratelli. Trascorse un'infanzia agiata fino al 10 agosto 1867 quando il padre, Ruggero, amministratore di una tenuta dei principi Torlonia venne ucciso con una fucilata mentre tornava a casa in calesse dal mercato di Cesena. Il delitto rimase impunito (probabilmente ad ucciderlo fu un rivale che voleva prendere il suo posto di amministratore) e spinse il poeta, in seguito, ad indagare sui colpevoli.

Dopo la morte di una sorella, di un fratello e della madre, Pascoli fu costretto a lasciare il collegio degli Scolopi di Urbino dove frequentava il liceo e a trasferirsi a Firenze insieme ai fratelli (1871) dove terminò gli studi sempre presso gli Scolopi.

LA VITA universitaria

Nel 1873 si iscrisse alla Facoltà di Lettere a Bologna grazie ad una borsa di studio per la quale fu esaminato anche da Carducci, ma nel 1876 perse la borsa di studio per aver partecipato ad una manifestazione contro il Ministero dell'Istruzione e fu costretto ad interrompere gli studi universitari. Dopo un periodo trascorso in carcere per aver partecipato ad una insurrezione dei socialisti riuscì a portare a termine gli studi laureandosi nel 1882 con una tesi in letteratura greca sul poeta Alceo.

LA VITA familiare

Dopo la morte del fratello maggiore Giacomo nel 1876, divenne il capofamiglia e tentò di ricostituire il "nido" familiare escludendo ogni sorta di relazione amorosa. Nel 1887 andò a vivere a Massa, in Toscana con le sorelle Ida e Maria (detta Mariù), richiamandole dal convento. Egli divenne molto geloso nei confronti delle sorelle tanto da vedere con sospetto ogni relazione. Il matrimonio di Ida, avvenuto nel 1895 contro la sua volontà, fu interpretato dal poeta come un vero e proprio tradimento.

In seguito si stabilì con Maria a Castelvecchio di Barga (Lucca) in una villa di campagna che ai suoi occhi costituiva un Eden di serenità e di pace. Maria non si separerà più da lui e dopo la sua morte curerà anche i suoi inediti.

LA VITA affettiva

A livello conscio, le esigenze affettive del poeta sono soddisfatte dal rapporto sublimato con le sorelle che rivestono un'evidente funzione materna. Per questo il matrimonio di Ida fu percepito dall'autore come una vera e propria violazione del nido che lo portò ad avere vere e proprie crisi depressive. E allo stesso tempo Pascoli fu costretto a rinunciare al matrimonio per la gelosia di Mariù. Questa complessa situazione affettiva è fondamentale per comprendere la poetica dell'autore caratterizzata da turbamenti che si celano dietro l'innocenza delle piccole cose. Entro le pareti del nido egli ritrova la protezione da un mondo esterno, quello degli adulti, pieno di insidie. A questo si unisce il ricordo ossessivo dei suoi morti , le cui presenze aleggiano sempre nel nido e inibiscono ogni rapporto con la realtà esterna. La vita amorosa ha ai suoi occhi un fascino torbido, è qualcosa di misterioso, da contemplare da lontano.

LA VITA e opere

Nel 1891 esce la prima edizione di Myricae che verrà in seguito ampliata e nel 1892 vinse un premio per il concorso di poesia latina di Amsterdam. Dopo aver insegnato in diversi licei d'Italia, nel 1895 venne nominato professore di grammatica greca e latina presso l'Università di Bologna. Nel 1897 pubblicò i poemetti e poi passò ad insegnare all'Università di Messina, per poi essere trasferito nel 1903 a Pisa. Nel 1903 pubblicò i Canti di Castelvecchio. Nel 1905 divenne titolare della cattedra di Letteratura italiana a Bologna che fino a quel momento era stata di Carducci. Poco prima di morire per un cancro allo stomaco (6 aprile 1912) Pascoli pronunciò un importante discorso (La grande proletaria si è mossa) in cui sosteneva l'impresa coloniale italiana in Libia.

MYRICAE

LA VISIONE DEL MONDO

La formazione di Pascoli fu essenzialmente positivistica. Tale matrice è ravvisabile nell'ossessiva precisione con cui nei suoi versi egli usa la nomenclatura ornitologica e botanica e il riferimento ai temi astrali. In Pascoli però si riflette anche la crisi della scienza e l'esaurirsi del Positivismo, tipica di fine Ottocento e l'affermarsi di tendenze spiritualistiche e idealistiche. Anche in lui insorge una sfiducia nella scienza come strumento di conoscenza e di ordinamento del mondo e anche per lui si apre l'ignoto, il mistero, l'inconoscibile, verso cui l'anima si protende ansiosa per captare i messaggi che ne provengono, non traducibili in nessun sistema logicamente codificato.

LA VISIONE DEL MONDO pascoliana

Nella visione pascoliana il mondo appare frantumato, disgregato. Le sue componenti si allineano sulla pagina come si offrono alla percezione casuale, all'impressione momentanea. Non esistono le gerarchie tra gli oggetti: il piccolo si mescola al grande, un minimo particolare viene ingigantito ... Gli oggetti materiali hanno un rilievo fortissimo nella poesia pascoliana, ma non vi è un'adesione di tipo veristico all'oggettività del dato. I particolari fisici e sensibili sono filtrati attraverso la visione soggettiva del poeta e si caricano di valenze allusive e simboliche. Rimandano all'ignoto di cui sono messaggi misteriosi e affascinanti. Anche la precisione ornitologica e botanica di matrice positivistica in realtà si carica di valenze simboliche, il termine preciso diventa la formula magica per andare al cuore della realtà. Il mondo è visto attraverso una percezione visionaria e onirica, la realtà perde ogni consistenza oggettiva, le cose sfumano le une nelle altre. Si instaurano così dei legami segreti tra le cose, la cui conoscenza avviene attraverso strumenti interpretativi non razionali. Inoltre la sfera dell'io si confonde con quella della realtà oggettiva, le cose acquistano una fisionomia antropomorfizzata.

LA POETICA

Il fanciullino

Nel 1897 uscì sul Marzocco un saggio intitolato "Il fanciullino" in cui il poeta presentava la sua poetica. Il poeta coincide con il fanciullino che sopravvive al fondo di ogni uomo, un fanciullino che vede tutte le cose "come la prima volta", con ingenuo stupore e meraviglia, come dovette vederle il primo uomo all'alba della creazione. Al pari di Adamo, anche il poeta fanciullino dà il nome alle cose per la prima volta e trovandosi in presenza di un mondo nuovo usa un linguaggio che si sottragga ai meccanismi mortificanti della comunicazione abituale e sappia andare all'origine delle cose.

La concezione della poesia

Dietro la metafora del fanciullino è facile scorgere una concezione della poesia come conoscenza prerazionale e immaginosa di matrice romantica e soprattutto decadente. Grazie al suo modo alogico di vedere le cose, il fanciullino senza un procedimento di matrice scientifica, ci fa sprofondare direttamente nell'abisso della verità. L'atteggiamento irrazionale e intuitivo consente una conoscenza profonda della realtà, permette di cogliere direttamente l'essenza segreta delle cose, senza mediazioni. Il fanciullino è capace di cogliere anche la trama di rispondenze misteriose esistenti tra le presenze del reale che le unisce in una rete di simboli e che sfugge alla percezione abituale. Il poeta appare dunque come un veggente che per un arcano privilegio può spingere lo sguardo oltre le apparenze sensibili ed esplorare il mistero.

La funzione della poesia

Per Pascoli la poesia non deve avere fini estrinseci, pratici, il poeta canta solo per cantare e non deve assumere nessun ruolo di consigliatore e ammonitore, non si propone obiettivi civili, morali, pedagogici, propagandistici ... La poesia è dunque "pura", assolutamente spontanea e disinteressata e proprio per questo può ottenere effetti di "suprema utilità morale e sociale". Il sentimento poetico infatti, dando voce al fanciullino che è in noi, sopisce gli odi e gli impulsi violenti, inducendo alla bontà, all'amore e alla fratellanza. Nella poesia pura è quindi implicito un messaggio sociale, un'utopia umanitaria che invita alla fratellanza tra gli uomini. Per Pascoli la poesia è anche nelle piccole cose che hanno un loro sublime particolare, una dignità non minore di quelle auliche.

L'IDEOLOGIA POLITICA

Il socialismo giovanile

Pascoli da giovane aderì al socialismo, un socialismo umanitario e utopico che affida alla poesia la missione di diffondere l'amore e la fratellanza. Negli anni universitari subì l'influenza degli anarchici. Moltissimi intellettuali piccolo borghesi di quel tempo vi aderirono poiché si sentivano minacciati dall'avanzata della civiltà industriale moderna che toglieva prestigio alla cultura umanistica, privilegiando nuove competenze e nuovi saperi, scientifici e tecnologici. Pascoli apparteneva proprio alla piccola borghesia rurale, declassata e impoverita ed inoltre sentiva gravare su di sè il peso di un'ingiustizia immedicabile, l'uccisione del padre, gli altri lutti che colpirono la sua famiglia, la povertà ... Per questo aderì all'Internazionale socialista. La sua militanza attiva però si scontrò con la repressione poliziesca e, una volta uscito dal carcere, abbandonò definitivamente la partecipazione attiva.

La fede umanitaria

Dopo il processo Pascoli non rinnegò mai gli ideali socialisti, ma li trasformò in una fede umanitaria. Il socialismo era un appello alla bontà, all'amore, alla fraternità alla solidarietà tra gli uomini. Alla base vi era un radicale pessimismo, la convinzione che la vita umana non è che dolore e sofferenza, che sulla terra domina solo il male. Per questo gli uomini devono cessare di farsi del male tra di loro, sopire gli odi, amarsi e soccorrersi a vicenda davanti alle dure prove dell'esistenza. La sofferenza assume un valore morale, divenendo capace di purificare ed elevare. La sofferenza rende gli uomini moralmente superiori.

Principi sociali

Per Pascoli questi principi dovevano valere non solo tra gli individui, ma anche nei rapporti tra le classi. Ogni classe doveva conservare la sua distinta fisionomia, ma doveva collaborare con tutte le altre con spirito di solidarietà. Per questo era necessario evitare la bramosia di ascesa sociale che poteva generare scontri e sopraffazioni. Per Pascoli ognuno deve accontentarsi di ciò che ha. Il poco è preferibile al molto, il piccolo al grande. Per questo Pascoli mitizza il mondo dei piccoli proprietari agricoli, come un mondo sereno e saggio, baluardo che difende i valori fondamentali, la famiglia, la solidarietà, la laboriosità ... Questo mondo infatti stava ormai scomparendo, cancellato dai processi di concentrazione capitalistica.

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