Documento su Freud: Il disagio della civiltà. Il Pdf esplora l'opera di Freud, analizzando la sua visione della civiltà, della felicità e del ruolo della religione, approfondendo i concetti di Super-Io e senso di colpa, utile per studenti universitari di Filosofia.
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Freud pubblica la sua opera "Il disagio della civiltà" nel 1930 sia in tedesco (Das Unbehagen in der Kultur) che in inglese (Civilization and Its Discontents). Si tratta dell'opera più matura di Freud tra quelle che hanno esteso la teoria psicoanalitica alla comprensione del comportamento degli individui all'interno della collettività, con l'applicazione dei concetti psicoanalitici ai settori della sociologia e della psicologia dei gruppi. In quest'opera, l'autore si sofferma a riflettere sulle grandi costruzioni sociali, etiche e religiose della civiltà umana, continuando le teorizzazioni che aveva discusso in Totem e tabù e Psicologia delle masse e analisi dell'Io. Sebbene, come in ogni sua opera, Freud si muova a partire dal dato clinico, questo è il saggio in cui egli si allontana maggiormente dalla clinica, contribuendo più in generale alla storia della filosofia.
L'opera si apre con una riflessione sull'esistenza di un senso della vita. Egli appare molto critico verso le visioni religiose, che, a suo parere, si caratterizza per il fatto di fornire una garanzia di felicità configurandosi come un autentico delirio collettivo: "L'uomo comune non può rappresentarsi questa Provvidenza se non nella persona di un padre straordinariamente elevato. Soltanto un essere simile può comprendere i bisogni del figlio dell'uomo, essere impietosito dalle sue preghiere, placato dai segni del suo pentimento. L'insieme è così manifestamente infantile, così irrealistico, da rendere doloroso, ad una mente amica dell'umanità, pensare che la grande maggioranza dei mortali non sarà mai capace di sollevarsi al di sopra di questa concezione della vita" (Freud, 1930). Per Freud, differentemente dalle varie visioni religiose che mirano a definire unsenso della vita, non è possibile individuare un vero e proprio senso della vita dell'uomo (come nella vita degli altri animali) che non sia semplicemente la ricerca della felicità: "[gli uomini] tendono alla felicità, vogliono diventare e rimanere felici. Questo desiderio ha due facce, una meta positiva e una negativa: mira ad un lato all'assenza del dolore e del dispiacere, dall'altro all'accoglimento di sentimenti intensi di piacere" (Freud, 1930). Tuttavia, una seconda limitazione che riguarda la religione, è quella di omologare tutto il pensiero umano ad una dottrina, delineando una direzione unica per la ricerca della felicità: "La religione pregiudica questo giuoco di scelte e adattamenti, in quanto impone a tutti in modo uniforme la sua via verso il raggiungimento della felicità e la protezione dalla sofferenza. La tecnica della religione consiste nello sminuire il valore della vita e nel deformare in maniera delirante l'immagine del mondo reale, cose queste che presuppongono l'avvilimento dell'intelligenza" (Freud, 1930. Secondo Freud, lo scopo dell'esistenza umana è stabilito dal principio di piacere. Tuttavia, egli nota come ricerca della felicità sia al tempo stesso uno scopo irrealizzabile: "questo principio domina il funzionamento dell'apparato psichico fin dall'inizio; non può sussistere dubbio sulla sua efficacia, eppure il suo programma è in conflitto con il mondo intero [ ... ] è assolutamente irrealizzabile" (Freud, 1930). L'impossibilità di una felicità completa è dovuta al fatto che accanto al principio di piacere, che dipende dall'Es, esiste un principio di realtà, che è proprio dell'Io cosciente, il quale è si trova a far fronte anche alle richieste di adattamento da parte del mondo circostante. Il principio di realtà è dunque il criterio in base al quale l'Io, dovendo far fronte alle limitazioni che la società impone, opera un controllo delle pulsioni provenienti dall'Es. Freud descrivediversi modi che consento all'uomo di ottenere momenti di felicità, da quelli che descrive come più "rozzi", come nel caso dell'uso di sostanze stupefacenti, fino a quello più utile e complesso di cui è dotato il nostro apparato psichico: la sublimazione. Tale meccanismo psichico consente di cambiare la meta delle pulsioni che non possono essere soddisfatte (in genere quelle sessuali) verso una meta diversa rispetto alla quale il mondo esterno non opponga censure o divieti, come ad esempio il lavoro intellettuale o le varie forme di espressione artistica. In alcuni casi, invece, accade che l'Io non sia abbastanza forte da mediare a questo conflitto tra il principio del piacere e il principio di realtà e abbia come esito la nevrosi.
Nonostante i numerosi modi "sostitutivi" di cui gli esseri umani dispongono per soddisfare le proprie pulsioni, Freud sostiene che un appagamento della pulsione originaria sarebbe comunque molto più soddisfacente ai fini della felicità. Dunque, Freud si interroga sulle ragioni che possono aver spinto l'umanità verso la strada dell'incivilimento, nonostante questa implichi delle limitazioni importanti alla felicità individuale.
Ma cos'è per Freud la civiltà? In primo luogo, egli propone una definizione positiva del termine "civiltà" (kultur): "esso designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori animali e che servono a due scopi: a proteggere l'umanità contro la natura e a regolare le relazioni degli uomini tra loro" (Freud, 1930).
Rispetto la prima funzione considerata in questa definizione di civiltà ("proteggere l'umanità contro la natura), è possibile osservare che di fatto l'uomo sia stato in grado di ambire all'onnipotenza e all'onniscienza, riuscendo nel corso del tempo a piegare la natura alproprio volere attraverso tutte le sue importanti scoperte e invenzioni, dall'addomesticamento del fuoco alle più moderne tecnologie. A questo proposito Freud afferma: "riteniamo però che nulla contraddistingua meglio la civiltà del fatto che essa apprezza e coltiva le più alte attività psichiche, siano queste intellettuali, scientifiche o artistiche, e attribuisce alle idee una funzione di guida nella vita umana" (Freud, 1930)
Il secondo punto considerato nella definizione, riguarda il tema delle relazioni degli uomini "che riguardano l'uomo come prossimo, l'uomo come largitore d'aiuto, come oggetto sessuale di un altro essere umano, come membro di una famiglia e di uno Stato" (Freud, 1930). Secondo Freud, la prima mossa che la civiltà fece ai suoi albori per regolare le relazioni umane fu sottomettere l'arbitrio individuale alla volontà generale. Su questo punto Freud afferma "in mancanza di tale tentativo, le relazioni sociali sarebbero soggette all'arbitrio dei singoli, e cioè il più forte fisicamente deciderebbe secondo i suoi interessi e moti pulsionali [ ... ] la vita umana associata è possibile ad un solo patto: che più individui si riuniscano e che questa maggioranza sia più forte di ogni singolo" (Freud, 1930). Ciò implica una serie di rinunce alla soddisfazione dei propri moti pulsionali da parte del singolo. Molti degli sforzi dell'umanità sono stati indirizzati proprio alla definizione di un buon accordo tra pretese civili e pretese individuali, accordo che muta nel tempo e delle società e che non è mai definitivo.
Tra gli aspetti più stabili di tale accordo tra individuo e collettività, Freud individua due aspetti principali che consentito di influenzare la vita degli uomini verso la civiltà. Primo, la coercizione al lavoro legata alla necessità (Ananke) di sopravvivere (procurandosii beni essenziali per la soddisfazione dei bisogni fisiologici). Secondo, l'amore. Freud rintraccia l'origine della famiglia nel desiderio del maschio di non voler essere privato dell'oggetto sessuale e nel desiderio della donna di non voler rinunciare a quella parte di sé che è figlio (chiaramente oggi queste differenziazioni non vengono considerate più valide, la donna tiene al proprio oggetto sessuale quanto l'uomo, e l'uomo tiene al figlio quanto la donna). Oltre alla famiglia, la civiltà punta ad allargare sempre di più la comunità (ad esempio, non si ci sono soltanto singoli nuclei familiari slegati l'uno dall'altro ma anche altre strutture sociali più complesse). Come era già avvenuto in opere precedenti, Freud individua nella libido il collante che tiene insieme gli individui all'interno di una collettività. Addirittura, accade che la civiltà reprima la sessualità proprio per costringere gli individui a trovare soddisfacimenti sociali sostitutivi alle loro pulsioni, ad esempio, le amicizie possono essere viste come esempi di pulsioni libidiche inibite nella loro meta originaria.
Ne Il disagio della civiltà Freud opera una sistemazione definitiva della teoria freudiana della pulsione di morte, presente fin dai tempi di una delle sue opere più celebri (Al di là del principio del piacere, 1920). Le riflessioni di Freud sull'origine della civiltà, infatti, gli danno l'occasione per apportare delle modifiche all'apparato teorico della psicoanalisi, con una definizione migliore della teoria pulsionale. La teorizzazione originaria si limitava a considerare l'opposizione tra principio di piacere (Eros) e principio di realtà (Ananke), dove il primo riguarda tutto ciò che è a che vedere con l'amore, mentre il secondo risponde al criterio della necessità, ovvero riguarda il posporre il piacere alla necessità di soddisfare i bisogni fisiologici e le richieste del mondo esterno. Inoltre, secondo la teorizzazione originaria, ognuno dei due principi ha finalità specifiche ed ugualmente importanti: il principio di piacere è volto alla ricerca dell'oggetto con la finalità della conservazione della specie, mentre lo scopo del principio di realtà è quello dell'autoconservazione dell'individuo.
Il concetto di narcisismo è un'evoluzione di questo impianto teorico secondo il quale la libido non deve essere diretta necessariamente verso oggetti esterni, ma che anche l'Io può essere investito libidicamente. Questa considerazione teorica ha permesso di giungere alla conclusione che anche le pulsioni dell'Io possono essere considerate libidiche. Ovvero, l'introduzione del concetto di narcisismo consente di considerare la volontà dell'individuo di conservare se stesso come frutto di un investimento libidico di tipo narcisistico. Da questo punto di vista, le pulsioni
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