Documento di Università sulla società interconnessa e ipercomplessa. Il Pdf esplora le opportunità e i rischi della rivoluzione digitale, discutendo concetti di comunicazione e complessità, con teorie di McLuhan, Arendt e Fromm, per la materia di Psicologia.
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Dentro la società interconnessa Piero Dominici INTRODUZIONE La società interconnessa è una società ipercomplessa
Rivoluzione digitale -> ha determinato un cambio di paradigma (condizioni strutturali per l'interdipendenza e l'efficienza dei sistemi e delle organizzazioni e intensificando i flussi immateriali tra gli attori sociali); non è garantito che le reti generino relazioni comunicative (rapporti simmetrici di reale condivisione). La Rete crea un nuovo ecosistema della comunicazione ma, pur ridefinendo lo spazio del sapere, non può garantire, in sé e per sé, orizzontalità o relazioni più simmetriche. La differenza è nelle persone e negli utilizzi che si fanno della tecnologia. Si parla di tecnologia della connessione e non della comunicazione -> questa distinzione ha portato a dilemmi della condizione umana: la civiltà ipertecnologica non riesce a ricomporre le fratture e distanze socio-culturali che si sono create (controllo vs. cooperazione; sorveglianza vs. privacy ecc ... )
Interrogativi del libro:
a. adeguato modello teorico-interpretativo b. ripensamento dei canoni dell'etica tradizionale per una nuova civiltà della Rete
Necessario è analizzare criticamente il mutamento in atto ed evidenziare le criticità della società interconnessa/iperconnessa senza ricadere nella dicotomia tra apocalittici ed integrati (polarizzazione del dibattito) -> Fare attenzione al fascino delle soluzioni semplici a problemi complessi. In un contesto dove la struttura del nuovo ecosistema comunicativo entra in conflitto con la gerarchia e le logiche tradizionali di controllo/sorveglianza bisogna leggere i media della connessione come:
La comunicazione (processo sociale di condivisione della conoscenza) si conferma sempre più come il vero tessuto connettivo che tiene insieme i sistemi sociali, anche se tale percorso evolutivo presenta esiti tutt'altro che scontati, e non solo a causa del digital divide, del cultural divide e delle nuove asimmetrie sociali e informative; da più parti si ipotizza la fine del legame sociale, in un contesto già segnato da derive individualistiche e antisociali. Comunicare è struttura antropologica costitutiva, anche se mezzi e modi del comunicare sono e saranno storicamente i più diversificati. Basti richiamarsi al fatto che le modalità tecniche del comunicare investono impetuosamente le stesse coordinate spaziali e temporali del nostro stare al mondo. E ciò non può avvenire senza mutazioni, senza problemi. Comunicazione: rilevanza strategica in tutte le sfere della prassi individuale e collettiva -> urgenza di un modello teorico interpretativo in grado di spiegare la complessità del mutamento in corso.
-> Le categorie del rischio e del conflitto nei sistemi sociali e nelle organizzazioni complesse, sono sempre più riconducibili ad un cattiva/inefficace gestione delle conoscenze o all'impossibilità di avere accesso a queste e di farne un uso consapevole e razionale. La modernità si è presentata come un'esperienza sempre più frammentaria che ha minato le certezze degli attori sociali. Anche e soprattutto perché la realtà, perdendo il suo ordine e la sua apparente unitarietà, continua a mostrarsi molto più complessa delle leggi che tentano di definirla e interpretarla. Pensiero moderno: non esistono più conoscenze indiscutibili, culture predominanti, valori assoluti o verità incontrovertibili. La conoscenza, prodotta da un complesso processo di acquisizione intersoggettiva, è l'esito di un percorso che si sviluppa, non per deduzione logica o semplice accumulazione lineare di informazioni, quanto per tentativi ed errori in grado di far avanzare il pensiero e La ricerca. La società interconnessa fonda la sua ricchezza sulla smaterializzazione degli scambi, ma rende più evidenti le disuguaglianze di carattere conoscitivo e culturale definendo nuove asimmetrie sociali. I sistemi di orientamento conoscitivo e valoriale si mostrano inadeguati rispetto ad una realtà sociale costantemente in evoluzione -> costituita da sistemi complessi segnati da:
CAPITOLO 1 COMUNICAZIONE È COMPLESSITÀ
Nel nostro caso -> comunicazione è interazione sociale caratterizzata da un sistema di relazioni nel quale azione e retroazione (feedback), presentano un carattere probabilistico, con relativa difficoltà nell'individuare regolarità e fare previsioni ( # corrispondenza output-input) QUINDI, essendo un processo complesso, analizzare scientificamente la comunicazione è complicato e richiede un approccio multidisciplinare e interdisciplinare. L'analisi della comunicazione è una sfida alla complessità ambivalente:
-> Il delinearsi di un universo incerto è da vedersi come l'indicazione di un approfondimento del nostro dialogo con l'universo ( # crisi della scienza) Lo studio e la ricerca sulla comunicazione richiedono un cambiamento di prospettiva che l'approccio alla complessità sembra in grado di garantire in quanto ci porta a sforzarci dico prendere la multidimensionalità. Analizzare la comunicazione: individuare e definire le molteplici variabili che svolgono un ruolo decisivo in un processo complesso. La categoria concettuale di ecosistema diventa centrale, ancor di più perché i media digitali e i social segnano un salto di qualità: in termini di comunicazione o di connessione? - > Preferibile è utilizzare la definizione di tecnologie della connessione per sottolineare l'importanza cruciale del fattore umano e delle relazioni sociali all'interno dei processi comunicativi. La Rete: l'ecosistema comunicativo e cognitivo che consente a nuovi attori sociali di provare a scardinare i vecchi meccanismi di definizione delle priorità delle agende di politica e dei media. Deve essere costruita sui destinatari e con i destinatari una nuova cultura della comunicazione. Grande criticità: la convinzione che la tecnologia sia la soluzione a tutti i problemi -> si rischia un'innovazione tecnologica senza cultura, che renderebbe la società della conoscenza un'opportunità per élite e gruppi dominanti. Parlare di inclusione, cittadinanza, democrazia digitale o cyberdemocrazia (Pierre Levy: pratica della democrazia attraverso l'utilizzo di strumenti digitali e tecnologie con l'obiettivo di allargare e intensificare la partecipazione democratica) senza tentare almeno di contrastare fenomeni e processi che le rendono irrealizzabili, equivale a legittimare un contesto storico-sociale sempre più segnato da disuguaglianze di carattere conoscitivo e culturale (leggi sul libro l'esempio del "merito" a pagina 20). Abbiamo bisogno di una comunicazione del fare e non del dire, configurandosi come un agente di emancipazione e cittadinanza. Considerazione di carattere metodologico: la ricchezza dei risultati delle indagini sociologiche ci permette di passare agevolmente da fatti e descrizioni a scelte e valori? La contrapposizione fra fatti e valori è improduttiva ed aporetica -> se si vogliono superare le polarizzazioni bisogna riaprire il discorso sulla metodologia. Si devono ricordare i temi intorno ai quali ruoterà il nostro discorso legato alla possibilità di un approccio alla complessità e di un'etica per l'attuale ecosistema globale della comunicazione:
Il nuovo individuo atomizzato deve confrontarsi da un lato, con una comunicazione totalizzante, arricchitasi di processi di ibridazione e ambienti iperconnessi; dall'altro con una realtà tendente alla frammentazione, aspetto che per gli integrati è positivo mentre, per gli apocalittici no. Altro aspetto importante: individuo-massa, l'individuo multimediale -> gli individui della nuova socializzazione appaiono più liberi ed autonomi nelle loro scelte e nei loro giudizi di valore. Le innovazioni stanno plasmando una nuova soggettività che porta a:
-> L'attenzione va posta sull'uso dei media digitali e dei social networks. Superamento di questo tipo di soggettività: Il protagonista, e soggetto attivo dello stesso atto comunicativo, non è solo chi trasmette il messaggio, ma anche colui che lo riceve. Quindi l'individuo fin dall'inizio sembra essere già predisposto alla comunicazione, instaurando con gli altri un rapporto interattivo, di reciproca influenza e confronto che, a seconda delle competenze possedute, risulta simmetrico o asimmetrico. DI CONSEGUENZA -> Il discorso riguardante l'etica della comunicazione nella società delle reti, sembra essere legato non tanto alla specifica natura dei media o alla loro presunta capacità di manipolare l'opinione pubblica, quanto piuttosto al concetto di libertà, che implica il problema della responsabilità (legata anche alle caratteristiche dei media di produzione ed elaborazione delle informazioni) All'interno del dibattito sull'etica, si è delineata una distinzione tra le etiche deontologiche (fanno riferimento a principi considerati fondamentali) e le etiche teologiche (finalizzate alla valutazione critica delle conseguenze dell'azione umana). Ogni qual volta ci si appresta a discutere di problemi di ordine morale, soprattutto nel settore dei media della comunicazione, emergono subito le differenze culturali. Max Weber (Il lavoro intellettuale come professione): parla di una differenza tra:
# Kant -> alla base della sua dottrina sulla morale: l'imperativo categorico (universalmente valido, non prende in considerazione l'esito più o meno favorevole dell'azione -> dovere per il dovere). Ci sono due tipi di imperativo: