Documento di Università sulla comunicazione interpersonale. Il Pdf, un approfondimento di Psicologia, esplora la definizione, le radici evolutive della complessità e le diverse teorie interpretative, con un focus sulle regole e dinamiche della conversazione.
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La comunicazione interpersonale consente alle persone di entrare in contatto, conoscersi e instaurare relazioni più o meno profonde. Si tratta di una comunicazione uno a uno, in cui gli individui sono coinvolti nella costruzione di rapporti sociali. Oggi, sebbene si dia molta importanza ai mass media, è fondamentale ricordare che alla radice della vita sociale umana c'è la comunicazione interpersonale. Definire questo fenomeno in modo articolato è complesso, poiché implica molteplici aspetti della nostra interazione quotidiana.
Si potrebbe pensare di applicare alla comunicazione interpersonale la stessa definizione usata per la comunicazione animale: un passaggio di informazioni in vista di scopi evolutivi o intenzionali. Tuttavia, la comunicazione umana è troppo sviluppata per rientrare in questa definizione.
Questa flessibilità comporta vantaggi, ma anche problemi:
La strategia migliore per definire la comunicazione interpersonale è accettarne la complessità, rinunciando a una definizione univoca. Nei vari studi sulla comunicazione interpersonale sono emersi diversi approcci, ognuno dei quali coglie alcuni aspetti fondamentali del fenomeno.
Negli anni '50, la teoria dell'informazione di Claude Shannon fornì un modello analitico della comunicazione interpersonale come scambio di informazioni. Con qualche adattamento, questo modello è stato applicato alla comunicazione umana, diventando per anni un riferimento teorico fondamentale. Tuttavia, questa visione presenta dei limiti:
Oltre allo scambio di informazioni, la comunicazione interpersonale è un'interazione sociale: un processo dinamico in cui le persone compiono azioni concatenate, influenzandosi reciprocamente. Secondo questa prospettiva:
Contributi teorici alla visione interattiva della comunicazione:
Il linguista e antropologo Dell Hymes ha sviluppato un modello per analizzare gli episodi di comunicazione della vita quotidiana, individuando gli elementi caratteristici degli eventi comunicativi. Ha classificato questi elementi in otto categorie, il cui acronimo forma la parola SPEAKING:
Nella comunicazione, i ruoli di ascoltatore e destinatario non sempre coincidono, e spesso ci sono ascoltatori che non sono destinatari diretti. Inoltre, gli scopi della comunicazione possono essere sia volontari che involontari, influenzati dalle routine comunicative.
Hymes supera un limite della pragmatica della scuola di Palo Alto, che considerava la comunicazione come un atto isolato dal contesto socio-culturale. Egli evidenzia che comunicare significa svolgere un'attività sociale istituzionalizzata, con finalità e regole stabilite. Esempi di attività comunicative istituzionalizzate:
Le attività comunicative variano da cultura a cultura, e quando interagiamo con persone di altre culture ci rendiamo conto che la comunicazione è un impegno in attività sociali definite. Anche se ogni attività ha il proprio copione, esiste una struttura di base comune a tutte le interazioni comunicative.
Ogni persona porta con sé un mondo mentale fatto di ricordi, esperienze e intenzioni. Il dialogo si costruisce attraverso un processo di negoziazione, che permette di raggiungere un'intesa comunicativa.
Le aree principali della negoziazione sono:
La negoziazione può essere tacita o esplicita. Se è esplicita e lunga, spesso significa che ci sono difficoltà di sintonia tra i partecipanti.
Il costruttivismo sociale sottolinea che la comunicazione non si limita a trasmettere informazioni, ma contribuisce attivamente a costruire la realtà sociale. Elaboriamo conoscenze attraverso il dialogo e il confronto con gli altri, più che nella riflessione solitaria. Principio della riflessività: gli eventi comunicativi sono condizionati dalla società e dalla cultura, ma allo stesso tempo contribuiscono a creare quella società e quella cultura. La comunicazione è anche un mezzo di influenza reciproca. La retorica, spesso vista in modo negativo, può invece essere produttiva, perché discutere e argomentare aiuta a costruire conoscenze condivise.
Tecnicamente, la conversazione è qualsiasi comunicazione basata sull'interazione tra più persone. Esistono conversazioni informali, caratterizzate da rapporti paritetici, e conversazioni formali, che avvengono in contesti istituzionali con regole e vincoli più rigidi.
Le conversazioni seguono regole implicite, spesso inconsapevoli. Una conversazione si articola generalmente in tre fasi:
Il turno di parola è regolato da un sistema locale che si basa su segnali verbali e non verbali. Il punto di rilevanza transizionale (PRT) segna il momento in cui il turno può passare da un interlocutore all'altro.
Le conversazioni seguono un sistema fluido che consente di gestire il flusso comunicativo senza interruzioni brusche, garantendo un'interazione efficace.
Una conversazione può essere scomposta in unità formate da atti linguistici compiuti da interlocutori diversi e collegati tra loro. Il primo atto della sequenza ammette in risposta diversi atti, ma solitamente esiste un atto complementare preferenziale, che meglio completa la sequenza. Se l'interlocutore esegue l'atto preferenziale, la conversazione scorre naturalmente; in caso contrario, il flusso viene alterato, con possibili conseguenze relazionali negative. Gli atti non preferenziali sono considerati disconferme, poiché negano le aspettative dell'altro e possono compromettere l'intesa. Per mitigare tali effetti, questi atti sono spesso accompagnati da segnali verbali e non verbali.
Le sequenze complementari sono gestite sia localmente (come i turni di parola) sia su un medio raggio, con più sequenze interconnesse. Le sequenze possono essere fondamentali o secondarie, seguendo schemi ordinati.
Durante la conversazione, gli interlocutori verificano che le informazioni siano trasmesse in modo efficace, evitando fraintendimenti e cercando di ridurre la distanza tra l'intenzione comunicativa del parlante e la comprensione dell'ascoltatore.
Il filosofo Grice ha formulato il principio di cooperazione, secondo cui i partecipanti a una conversazione forniscono contributi funzionali agli scopi condivisi. Tale principio si articola in quattro massime:
Durante la conversazione, gli interlocutori tendono ad adattarsi reciprocamente, sia nel linguaggio sia nei segnali non verbali. L'adattamento facilita la comunicazione, specie tra culture diverse, migliorando il clima relazionale. Generalmente, chi si trova in una posizione sociale inferiore si adatta di più. Tuttavia, si può anche scegliere di divergere per sottolineare una differenza identitaria.