Comunicazione Interpersonale: definizione, complessità e teorie in Psicologia

Documento di Università sulla comunicazione interpersonale. Il Pdf, un approfondimento di Psicologia, esplora la definizione, le radici evolutive della complessità e le diverse teorie interpretative, con un focus sulle regole e dinamiche della conversazione.

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CAPITOLO 6 - LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE
CHE COS'È LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE?
La comunicazione interpersonale consente alle persone di entrare in contatto, conoscersi e
instaurare relazioni più o meno profonde. Si tratta di una comunicazione uno a uno, in cui
gli individui sono coinvolti nella costruzione di rapporti sociali.
Oggi, sebbene si dia molta importanza ai mass media, è fondamentale ricordare che alla
radice della vita sociale umana c'è la comunicazione interpersonale.
Definire questo fenomeno in modo articolato è complesso, poiché implica molteplici aspetti
della nostra interazione quotidiana.
RADICI EVOLUTIVE DELLA COMPLESSITÀ
Si potrebbe pensare di applicare alla comunicazione interpersonale la stessa definizione
usata per la comunicazione animale: un passaggio di informazioni in vista di scopi
evolutivi o intenzionali. Tuttavia, la comunicazione umana è troppo sviluppata per rientrare
in questa definizione.
La comunicazione dei primati è ricca perché deve far funzionare società
individualizzate e flessibili, basate sulla cultura.
Le società umane sono ancora più individualizzate, flessibili e popolose, rendendo la
comunicazione più complessa.
L'avvento del linguaggio ha reso la comunicazione umana più flessibile e meno
rigida rispetto ai segnali animali.
Questa flessibilità comporta vantaggi, ma anche problemi:
1. Imprevedibilità: la comunicazione non è più legata a un contesto specifico,
rendendo difficile il monitoraggio.
2. Necessità di regole sociali: la comunicazione avviene in contesti sociali definiti (es.
conversazioni informali, conferenze, lezioni).
3. Incertezza: mentre segnali rigidi (es. richiami degli uccelli) ottengono risposte
immediate, la comunicazione umana è più soggetta a fraintendimenti e insuccessi.
VERSO UNA DEFINIZIONE
La strategia migliore per definire la comunicazione interpersonale è accettarne la
complessità, rinunciando a una definizione univoca.
Nei vari studi sulla comunicazione interpersonale sono emersi diversi approcci, ognuno dei
quali coglie alcuni aspetti fondamentali del fenomeno.
1. Scambio di Informazioni
Negli anni '50, la teoria dell'informazione di Claude Shannon fornì un modello analitico
della comunicazione interpersonale come scambio di informazioni. Con qualche
adattamento, questo modello è stato applicato alla comunicazione umana, diventando per
anni un riferimento teorico fondamentale.
Tuttavia, questa visione presenta dei limiti:
La comunicazione interpersonale non è un semplice passaggio di informazioni da
emittente a ricevente, ma un flusso continuo e bidirezionale.
Anche nelle comunicazioni formali (lezioni, conferenze), il ricevente fornisce
feedback.
La comunicazione interpersonale fa parte di una rete sociale più ampia, che
collega conversazioni passate, presenti e future.
Considerare la comunicazione solo come uno scambio di informazioni è un'idea
astratta, poiché non tiene conto della vita sociale in cui è immersa.
2. Interazione Sociale
Oltre allo scambio di informazioni, la comunicazione interpersonale è un'interazione
sociale: un processo dinamico in cui le persone compiono azioni concatenate,
influenzandosi reciprocamente.
Secondo questa prospettiva:
La comunicazione interpersonale è un processo con uno stato iniziale, sviluppi
intermedi e uno stato finale.
Non si analizzano solo i messaggi, ma l'intero evento comunicativo.
Contributi teorici alla visione interattiva della comunicazione:
1. Pragmatica linguistica
La teoria degli atti linguistici ha evidenziato che comunicare significa
compiere azioni sociali.
2. Scuola di Palo Alto
Il gruppo di ricerca del Mental Research Institute, noto come scuola di Palo
Alto, ha sviluppato una teoria generale dell'interazione nella
comunicazione interpersonale, basata su cinque assiomi fondamentali.
Uno dei principali contributi di questa scuola è aver evidenziato la trama
interattiva della comunicazione.
Il secondo assioma afferma che la comunicazione non si riduce alla
trasmissione di informazioni, ma ha sempre un aspetto relazionale.
Il terzo assioma introduce la dimensione mentale della comunicazione,
cogliendone un aspetto essenziale.
3. Erving Goffman
Goffman ha distinto tra il contenuto di un'interazione e la sua
rappresentazione, un concetto simile a quello espresso nel secondo
assioma della scuola di Palo Alto.

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CHE COS'È LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE?

La comunicazione interpersonale consente alle persone di entrare in contatto, conoscersi e instaurare relazioni più o meno profonde. Si tratta di una comunicazione uno a uno, in cui gli individui sono coinvolti nella costruzione di rapporti sociali. Oggi, sebbene si dia molta importanza ai mass media, è fondamentale ricordare che alla radice della vita sociale umana c'è la comunicazione interpersonale. Definire questo fenomeno in modo articolato è complesso, poiché implica molteplici aspetti della nostra interazione quotidiana.

RADICI EVOLUTIVE DELLA COMPLESSITÀ

Si potrebbe pensare di applicare alla comunicazione interpersonale la stessa definizione usata per la comunicazione animale: un passaggio di informazioni in vista di scopi evolutivi o intenzionali. Tuttavia, la comunicazione umana è troppo sviluppata per rientrare in questa definizione.

  • La comunicazione dei primati è ricca perché deve far funzionare società individualizzate e flessibili, basate sulla cultura.
  • Le società umane sono ancora più individualizzate, flessibili e popolose, rendendo la comunicazione più complessa.
  • L'avvento del linguaggio ha reso la comunicazione umana più flessibile e meno rigida rispetto ai segnali animali.

Questa flessibilità comporta vantaggi, ma anche problemi:

  1. Imprevedibilità: la comunicazione non è più legata a un contesto specifico, rendendo difficile il monitoraggio.
  2. Necessità di regole sociali: la comunicazione avviene in contesti sociali definiti (es. conversazioni informali, conferenze, lezioni).
  3. Incertezza: mentre segnali rigidi (es. richiami degli uccelli) ottengono risposte immediate, la comunicazione umana è più soggetta a fraintendimenti e insuccessi.

VERSO UNA DEFINIZIONE

La strategia migliore per definire la comunicazione interpersonale è accettarne la complessità, rinunciando a una definizione univoca. Nei vari studi sulla comunicazione interpersonale sono emersi diversi approcci, ognuno dei quali coglie alcuni aspetti fondamentali del fenomeno.

Scambio di Informazioni

Negli anni '50, la teoria dell'informazione di Claude Shannon fornì un modello analitico della comunicazione interpersonale come scambio di informazioni. Con qualche adattamento, questo modello è stato applicato alla comunicazione umana, diventando per anni un riferimento teorico fondamentale. Tuttavia, questa visione presenta dei limiti:

  • La comunicazione interpersonale non è un semplice passaggio di informazioni da emittente a ricevente, ma un flusso continuo e bidirezionale.
  • Anche nelle comunicazioni formali (lezioni, conferenze), il ricevente fornisce feedback.
  • La comunicazione interpersonale fa parte di una rete sociale più ampia, che collega conversazioni passate, presenti e future.
  • Considerare la comunicazione solo come uno scambio di informazioni è un'idea astratta, poiché non tiene conto della vita sociale in cui è immersa.

Interazione Sociale

Oltre allo scambio di informazioni, la comunicazione interpersonale è un'interazione sociale: un processo dinamico in cui le persone compiono azioni concatenate, influenzandosi reciprocamente. Secondo questa prospettiva:

  • La comunicazione interpersonale è un processo con uno stato iniziale, sviluppi intermedi e uno stato finale.
  • Non si analizzano solo i messaggi, ma l'intero evento comunicativo.

Contributi teorici alla visione interattiva della comunicazione:

  1. Pragmatica linguistica o La teoria degli atti linguistici ha evidenziato che comunicare significa compiere azioni sociali.
  2. Scuola di Palo Alto o Il gruppo di ricerca del Mental Research Institute, noto come scuola di Palo Alto, ha sviluppato una teoria generale dell'interazione nella comunicazione interpersonale, basata su cinque assiomi fondamentali. o Uno dei principali contributi di questa scuola è aver evidenziato la trama interattiva della comunicazione. o Il secondo assioma afferma che la comunicazione non si riduce alla trasmissione di informazioni, ma ha sempre un aspetto relazionale. ○ Il terzo assioma introduce la dimensione mentale della comunicazione, cogliendone un aspetto essenziale.
  3. Erving Goffman ○ Goffman ha distinto tra il contenuto di un'interazione e la sua rappresentazione, un concetto simile a quello espresso nel secondo assioma della scuola di Palo Alto.

Il modello SPEAKING

Il linguista e antropologo Dell Hymes ha sviluppato un modello per analizzare gli episodi di comunicazione della vita quotidiana, individuando gli elementi caratteristici degli eventi comunicativi. Ha classificato questi elementi in otto categorie, il cui acronimo forma la parola SPEAKING:

  1. Setting (situazione): il contesto in cui si svolge l'evento comunicativo.
  2. Participants (partecipanti): chi parla, chi ascolta e il loro ruolo.
  3. Ends (fini): gli obiettivi della comunicazione e i risultati ottenuti.
  4. Act sequence (sequenze di azione): le fasi in cui si articola l'interazione.
  5. Key (chiave): il tono e il modo della comunicazione.
  6. Instrumentalities (strumentazione): i canali e le forme del linguaggio usati.
  7. Norms (norme): le regole sociali che disciplinano l'interazione.
  8. Genre (generi): il tipo di evento comunicativo (es. conversazione, conferenza, telefonata, ecc.).

Nella comunicazione, i ruoli di ascoltatore e destinatario non sempre coincidono, e spesso ci sono ascoltatori che non sono destinatari diretti. Inoltre, gli scopi della comunicazione possono essere sia volontari che involontari, influenzati dalle routine comunicative.

Attività istituzionalizzata

Hymes supera un limite della pragmatica della scuola di Palo Alto, che considerava la comunicazione come un atto isolato dal contesto socio-culturale. Egli evidenzia che comunicare significa svolgere un'attività sociale istituzionalizzata, con finalità e regole stabilite. Esempi di attività comunicative istituzionalizzate:

  • Chiacchierata amichevole
  • Telefonata
  • Riunione

Le attività comunicative variano da cultura a cultura, e quando interagiamo con persone di altre culture ci rendiamo conto che la comunicazione è un impegno in attività sociali definite. Anche se ogni attività ha il proprio copione, esiste una struttura di base comune a tutte le interazioni comunicative.

Dialogo e negoziazione comunicativa

Ogni persona porta con sé un mondo mentale fatto di ricordi, esperienze e intenzioni. Il dialogo si costruisce attraverso un processo di negoziazione, che permette di raggiungere un'intesa comunicativa.

Le aree principali della negoziazione sono:

  1. Funzionamento della comunicazione: accordarsi su come scambiarsi i messaggi.
  2. Struttura della relazione: definire i ruoli reciproci.
  3. Conoscenza della realtà: accordarsi su come interpretare la realtà.

La negoziazione può essere tacita o esplicita. Se è esplicita e lunga, spesso significa che ci sono difficoltà di sintonia tra i partecipanti.

Costruzione del senso nella comunicazione

Il costruttivismo sociale sottolinea che la comunicazione non si limita a trasmettere informazioni, ma contribuisce attivamente a costruire la realtà sociale. Elaboriamo conoscenze attraverso il dialogo e il confronto con gli altri, più che nella riflessione solitaria. Principio della riflessività: gli eventi comunicativi sono condizionati dalla società e dalla cultura, ma allo stesso tempo contribuiscono a creare quella società e quella cultura. La comunicazione è anche un mezzo di influenza reciproca. La retorica, spesso vista in modo negativo, può invece essere produttiva, perché discutere e argomentare aiuta a costruire conoscenze condivise.

La conversazione

Tecnicamente, la conversazione è qualsiasi comunicazione basata sull'interazione tra più persone. Esistono conversazioni informali, caratterizzate da rapporti paritetici, e conversazioni formali, che avvengono in contesti istituzionali con regole e vincoli più rigidi.

Regole della conversazione

Le conversazioni seguono regole implicite, spesso inconsapevoli. Una conversazione si articola generalmente in tre fasi:

  1. Apertura: saluti e avvio dell'interazione.
  2. Parte centrale: sviluppo degli argomenti, con continuità tematica.
  3. Chiusura: fase delicata che deve avvenire senza interrompere bruscamente l'interazione.

Avvicendamento dei turni

Il turno di parola è regolato da un sistema locale che si basa su segnali verbali e non verbali. Il punto di rilevanza transizionale (PRT) segna il momento in cui il turno può passare da un interlocutore all'altro.

  • Chi vuole conservare il turno accelera il ritmo, evita pause e distoglie lo sguardo.
  • Chi richiede il turno può intervenire con segnali verbali o gestuali.

Le conversazioni seguono un sistema fluido che consente di gestire il flusso comunicativo senza interruzioni brusche, garantendo un'interazione efficace.

SEQUENZE COMPLEMENTARI

Una conversazione può essere scomposta in unità formate da atti linguistici compiuti da interlocutori diversi e collegati tra loro. Il primo atto della sequenza ammette in risposta diversi atti, ma solitamente esiste un atto complementare preferenziale, che meglio completa la sequenza. Se l'interlocutore esegue l'atto preferenziale, la conversazione scorre naturalmente; in caso contrario, il flusso viene alterato, con possibili conseguenze relazionali negative. Gli atti non preferenziali sono considerati disconferme, poiché negano le aspettative dell'altro e possono compromettere l'intesa. Per mitigare tali effetti, questi atti sono spesso accompagnati da segnali verbali e non verbali.

SEQUENZE-INSERTO, PRE-SEQUENZE E POST-SEQUENZE

Le sequenze complementari sono gestite sia localmente (come i turni di parola) sia su un medio raggio, con più sequenze interconnesse. Le sequenze possono essere fondamentali o secondarie, seguendo schemi ordinati.

  • Sequenze-inserto: intercalano la sequenza principale prima della sua conclusione.
  • Pre-sequenze: preparano la sequenza successiva (es. prefazione a una storia, pre-domande, pre-inviti). Servono a sondare l'interlocutore per evitare atti non preferenziali e proteggere la relazione.
  • Post-sequenze: scambi riparatori che mirano a risanare un rapporto compromesso, solitamente attraverso chiarimenti.

CONTROLLO DI EFFICACIA

Durante la conversazione, gli interlocutori verificano che le informazioni siano trasmesse in modo efficace, evitando fraintendimenti e cercando di ridurre la distanza tra l'intenzione comunicativa del parlante e la comprensione dell'ascoltatore.

MASSIME DI COOPERAZIONE

Il filosofo Grice ha formulato il principio di cooperazione, secondo cui i partecipanti a una conversazione forniscono contributi funzionali agli scopi condivisi. Tale principio si articola in quattro massime:

  1. Quantità: Fornire informazioni necessarie, né più né meno.
  2. Sincerità: Non dire ciò che è falso o di cui non si è certi.
  3. Pertinenza: Attenersi al tema della conversazione.
  4. Perspicuità: Esprimersi in modo chiaro e comprensibile. Queste massime vengono seguite implicitamente, rendendo la comunicazione più efficiente. Le ricerche empiriche confermano che le persone si aspettano che gli interlocutori rispettino tali principi.

ADATTAMENTO RECIPROCO

Durante la conversazione, gli interlocutori tendono ad adattarsi reciprocamente, sia nel linguaggio sia nei segnali non verbali. L'adattamento facilita la comunicazione, specie tra culture diverse, migliorando il clima relazionale. Generalmente, chi si trova in una posizione sociale inferiore si adatta di più. Tuttavia, si può anche scegliere di divergere per sottolineare una differenza identitaria.

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