La Diagnosi Psicoanalitica di McWilliams: Processi Difensivi Primari e Secondari

Slide di Università sulla Diagnosi Psicoanalitica (McWilliams) - Capp. 5-6. Il Pdf esplora i processi difensivi primari e secondari, come acting out e dissociazione, nel campo della Psicologia, offrendo una comprensione approfondita dei meccanismi di difesa.

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30 pagine

LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) Capp. 5-6
LA DIAGNOSI
PSICOANALITICA
Capitolo 5: «Processi difensivi primari»
Capitolo 6: «Processi difensivi
secondari»
«La capacità di individuare le difese
immature è essenziale per raggiungere
sul piano clinico e terapeutico il paziente
lamentoso che rifiuta l’aiuto,
il borderline che si taglia le vene, il
paranoide o il passivo-aggressivo che
collezionano ingiustizie, il narcisista che
idealizza e svaluta,
l’antisociale refrattario a ogni
migliorament
(Lingiardi & Madeddu, 2002).
LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) Capp. 5-6
PROCESSI DIFENSIVI

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Anteprima

LA DIAGNOSI PSICOANALITICA

Introduzione ai Processi Difensivi

LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

LA DIAGNOSI
PSICOANALITICA

  • Capitolo 5: «Processi difensivi primari»
  • Capitolo 6: «Processi difensivi
    secondari»

Nancy MeWilliams

LA
DIAGNOSI
PSICOANALITICA
Seconda edizione ricedata e ampliata

---
VINCENZO CARETTI
ADRIANO SCHIMMENTI

Interamente rivista e ampliata dall'autrice, integra-
ta con una serie di studi nel campo della psicouta-
lisi contemporanea, delle neuroscienze cognitivo-
affettive e della teoria dell'attaccamento, questa
seconda edizione si pone sempre più come una
lettura indispensabile per la formazione clinica e
per lo sviluppo delle capacità diagnostiche.

Casa Editrice AstrolabioLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

PROCESSI DIFENSIVI

«La capacità di individuare le difese
immature è essenziale per raggiungere
sul piano clinico e terapeutico il paziente
lamentoso che rifiuta l'aiuto,
il borderline che si taglia le vene, il
paranoide o il passivo-aggressivo che
collezionano ingiustizie, il narcisista che
idealizza e svaluta,
l'antisociale refrattario a ogni
miglioramento»
(Lingiardi & Madeddu, 2002).

Vittorio Lingiardi
Fabio Madeddu

I meccanismi
di difesa
Teoria, valutazione, clinica

Nuova edizione
Raffaello Cortina EditoreLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

PROCESSI DIFENSIVI

  • Dobbiamo sicuramente a Freud alla fine del 1800 la nascita del concetto di meccanismo di difesa che si
    diffonderà dalla psicoanalisi alla psichiatria
    alla psicologia cognitiva.
  • Ad oggi la possibilità di valutare anche quantitativamente l'assetto difeinsivo dell'individuo ha favorito lo
    sviluppo di ricerche
    Volte a indagare la relazione tra difese e quadri diagnostici.
  • In seguito a Freud, il concetto di meccanismi di difesa è stato oggetto di numerose modifiche e integrazioni:
    Con il termine meccanismo di difesa ci riferiamo a un'operazione mentale che avviene per lo più in modo
    inconsapevole, la cui funzione è proteggere l'individuo dal provare eccessiva ansia. Secondo la teoria psicoanalitica
    classica, tale ansia si manifesterebbe nel caso in cui l'individuo diventasse conscio di pensieri, impulsi o desideri
    inaccettabili. In una moderna concezione delle difese, una funzione ulteriore è la protezione del Sé, dell'autostima e
    dell'integrazione del Sé (Cramer, 1998).LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

I meccanismi di difesa

Tappe storiche nello studio dei meccanismi di difesa

Tabella 1.1 Alcune tappe storiche nello studio teorico e sperimentale dei mecca-
nismi di difesa.

P. Janet e altri autori
prefreudiani

Studi pionieristici su stati dissociativi e dinamiche psicologiche a
carattere difensivo: Johann Friedrich Herbart (1816), Gustav
Theodor Fechner (1860), Jean-Martin Charcot (1881), Pierre Ja-
net (1889).

S. Freud (1894, 1932)

Per primo definisce l'esistenza di operazioni inconsce a scopo di-
fensivo che indica genericamente con il termine di "rimozione"
Più tardi ne descrive alcune in maniera più dettagliata: umori-
smo, rimozione, dissociazione, negazione, isolamento affettivo,
spostamento.

A. Freud (1936)

Approfondisce lo studio dei meccanismi di difesa, li classifica e
ne individua le proprietà.

G. Engel (1962)

Sottolineano la necessità di ordinare le difese secondo una sca-
K. Menninger (et al., 1963) la gerarchica, ma non forniscono definizioni univoche e concor-
di e non supportano le loro posizioni con dati empirici.

M. Klein (1946)

Privilegia lo studio dei meccanismi di difesa primitivi, legati in
modo particolare agli stati psicotici. Sviluppa lo studio dell'iden-
tificazione proiettiva, che sarà poi al centro degli sviluppi della
psicoanalisi postkleiniana (Rosenfeld, Bion, Meltzer, Ogden).

J. Bowlby (1969/1982)

Sottolinea gli aspetti non primariamente intrapsichici, ma am-
bientali e interpersonali, del concetto di difesa. Sostanzialmente
considera le difese come strategie cognitive, fondate sull'espe-
rienza affettiva, che organizzano e programmano il comporta-
mento, diventando con il tempo automatizzate.

R. Lazarus (et al., 1974,
1984)

Integra i concetti di meccanismo di difesa e di coping.

N. Haan (1977)

Realizza una scala di valutazione dei processi difensivi che rap-
presenta il primo tentativo di standardizzazione (soprattutto
perché propone definizioni precise) e di verifica empirica.

G. Vaillant (1971, 1994)

Padre della moderna classificazione dei meccanismi di difesa. l
suo modello gerarchico rappresenta una delle più importanti
costruzioni teorico-empiriche per la valutazione delle difese. Ne
fa una validazione clinica e affronta i problemi di inter-rater re-
Gability.

T. Karasu, A. Skodol (1980) Lavorano per l'inserimento di un vi Asse di valutazione dei mec-
J.C. Perry (1993a)
canismi di difesa nel DSM-IV.

S. Fraiberg (1982)

Studia i comportamenti difensivi patologici adottati da neonati
e bambini deprivati: evitamento della madre, freezing (congela-
mento), fighting (jotta, attacco), trasformazioni affettive, rever-
sal (ribaltamento, rivolgersi contro di sé).

M. Bond (1986)

Defense Style Questionnaire (DSQ, autosomministrato), Studi
empirici di correlazione tra struttura difensiva e diagnosi de-
scrittiva (anche disturbi di personalità).

J. Sandler (1985)

L'analisi delle difese. Conversazioni con Anna Freud.

J.C. Perry
(1990a, et al., 1999)

Defense Mechanisms Rating Scales (DMRS). Studi empirici di
correlazione tra struttura difensiva e diagnosi descrittiva (anche
disturbi di personalità).

Teorie
R. Plutchik (1994)

Meccanismi di difesa e teoria psicoevoluzionistica delle emozioni.

American Psychiatric
Association (APA) (1994)

Introduzione di una scala di valutazione delle difese nel DSM-IV:
la Defensive Functioning Scale (DFS).

American Psychiatric
Association (APA) (2013)

Eliminazione della Defensive Functioning Scale dal DSM-5.

A.N. Schore (2003b, 2017) Meccanismi di difesa e regolazione del Sé.

S. Berney, Y. de Roten,
V. Beretta, U. Kramer,
J-N. Despland (2014)

Validazione di una versione della DMRS comprensiva di sei difese
di livello psicotico (P-DMRS).

M. Di Giuseppe
et al. (2014, 2020b)

Versioni Q-sort (DMRS-Q) e Self-Report (DMRS-SR-30) della DMRS.

V. Lingiardi,
N. McWilliams (2017)

Inserimento nel Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2) di
indici di valutazione dei meccanismi di difesa in base all'età del
soggetto e in relazione sia all'organizzazione di personalità (As-
si P) sia al funzionamento mentale (Assi M).

4LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

PROCESSI DIFENSIVI

Fattori che influenzano i modelli difensivi

  • Il concetto di difesa è stato infatti centrale per la diagnosi psicoanalitica del carattere.
  • Le principali categorie diagnostiche utilizzate dai terapeuti analitici per definire i tipi di personalità si riferiscono
    implicitamente all'azione persistente nell'individuo di una specifica difesa o di una costellazione di difese.
  • Un'etichetta diagnostica è dunque una sorta di abbreviazione che indica il modello difensivo abituale di una persona.
  • Gli psicoanalisti ritengono, sebbene questa idea spesso non sia espressa in forma esplicita, che noi tutti abbiamo alcune
    difese preferenziali che sono diventate parte integrante del nostro stile individuale di affrontare i problemi.
  • Questo ricorso preferenziale e automatico a una particolare difesa o serie di difese è il risultato di un'interazione complessa
    tra almeno quattro fattori:
    (1) il temperamento costituzionale;
    (2) la natura dei disagi subiti nella prima infanzia;
    (3) le difese presentate, e a volte deliberatamente insegnate, dai genitori e da altre figure significative;
    (4) le conseguenze sperimentate dell'uso di particolari difese (nel linguaggio della teoria dell'apprendimento, effetti di rinforzo).LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

PROCESSI DIFENSIVI

Assunti psicoanalitici fondamentali sulle difese

Phoebe Cramer (2008) ha effettuato una rassegna degli studi empirici che supporta sette assunti psicoanalitici
fondamentali.
Nello specifico, dal suo lavoro emerge che le difese:

  1. operano al di fuori della coscienza;
  2. si sviluppano secondo sequenze prevedibili con la maturazione del bambino;
  3. sono presenti nella personalità normale;
  4. vengono usate più spesso nei periodi di tensione;
  5. riducono l'esperienza cosciente delle emozioni negative;
  6. operano tramite il sistema nervoso autonomo;
  7. quando vengono usate eccessivamente, sono correlate con la psicopatologiaLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

DIFESE PRIMARIE

Caratteristiche delle difese primarie

Per essere definita primaria, una difesa deve mostrare due qualità associate alla fase preverbale dello sviluppo:
mancato raggiungimento del principio di realtà (si veda il secondo capitolo) e mancata percezione della separatezza
e della costanza di coloro che sono esterni al Sé.
Ad esempio, la difesa del diniego è considerata una manifestazione di un processo più primitivo rispetto alla
rimozione. Perché qualcosa venga rimosso deve essere in qualche modo conosciuto e poi consegnato all'inconscio,
mentre il diniego è un processo istantaneo e antiriflessivo. «Ciò non sta accadendo» è una modalità più "magica" di
confrontarsi con qualcosa di spiacevole rispetto a: «E successo, ma lo dimenticherò perché è troppo doloroso».
La scissione, in cui le esperienze vengono raggruppate nelle categorie del totalmente buono e del totalmente
cattivo, senza lasciare spazio all'ambiguità e all'ambivalenza, è considerata primitiva in quanto si ritiene che abbia
origine in un periodo precedente allo sviluppo della costanza dell'oggetto.
Al contrario la razionalizzazione è considerata matura in quanto, perché una persona formuli spiegazioni ragionevoli
capaci di giustificare un sentimento, occorrono capacità verbali e di pensiero più evolute e un maggior contatto con
la realtà.LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 5-6

DIFESE PRIMARIE

Il Diniego

DINIEGO
Esclusione dalla coscienza di agenti stressanti, impulsi, idee, affetti o responsabilità spiacevoli o inaccettabili,
con o senza erronea attribuzione a cause esterne.
>Una donna che rifiuta di fare il Pap-test annuale, come se ignorare la possibilità di un cancro le permetta
magicamente di evitarlo;
> coniugi che negano la pericolosità di un partner violento;
> alcolisti che insistono di non avere nessun problema col bere;
> madri che ignorano l'evidenza di molestie sessuali subite dalle figlie;
> persone anziane che non smettono di guidare l'automobile, nonostante le loro evidenti problematiche
L'esempio più evidente di psicopatologia definita dall'uso del diniego è la maniacalità. In uno stato maniacale, le
persone possono denegare in misura sorprendente le proprie limitazioni fisiche, la necessità di dormire, le
emergenze finanziarie, le debolezze personali, persino la propria mortalità."

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