Riassunto "Il senso del limite" di Maddalena Mazzocut-Mis, Università degli Studi di Milano

Documento dall'Università degli Studi di Milano su "Il senso del limite" di Maddalena Mazzocut-Mis. Il Pdf esplora concetti chiave dell'estetica come il giudizio di gusto, il sublime kantiano e l'irrappresentabile, analizzando teorie di filosofi come Kant, Lessing e Diderot in Filosofia per l'Università.

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Riassunto "il senso del limite" di
Maddalena Mazzocut-Mis
Estetica
Università degli Studi di Milano (UNIMI)
29 pag.
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IL SENSO DEL LIMITE: il dolore, l’eccesso, l’osceno
Disinteresse o interesse estetico?
I
- La sda del Settecento è conciliare la soggettività del piacere con
l’universalità del giudizio. Il gusto sembra essere un insieme di preferenze
individuali che tuttavia si coalizzano e coagulano all’interno di una comunità
che le riconosce.
Il giudizio è espresso da una collettività che viene riconosciuta come pubblico,
che decreta il successo o il valore di un’opera. Il pubblico può essere
inuenzato dal luogo, dalla cultura e perno dal clima in cui si trova a vivere.
- Il TEMPO è l’elemento discriminante per giudicare eettivamente la bellezza
di un’opera: se il giudizio su di essa non muta con il passare delle generazioni,
allora siamo di fronte a un capolavoro. Da qui il valore riconosciuto alle opere
degli antichi. (pensiero Boileau)
- Immediatezza nell’arte: il gusto è una capacità di discernimento immediato
del bello. Un “non so che” di cui si sa dare una spiegazione solo a posteriori.
Gustare signica provare un piacere sensibile di cui non si aerrano l’origine e
i singoli momenti di cui si compone.
- Il gusto mantiene un margine di ambiguità proprio perché sempre compresso
con le sensazioni. Per Baumgarten l’estetica guida le facoltà conoscitive
inferiori verso il raggiungimento della perfezione sensibile, cioè della bellezza.
Durante la fruizione estetica segnata dal piacere si stabilisce una relazione tra
il soggetto e l’oggetto, esiste uno scambio che diversi autori deniscono come
una trasmissione simpatetica e addirittura come una sorta di innamoramento.
Per Kant il piacere si innesta in una reciprocità per cui è come se il mondo (e in
questo caso l’arte) fossero stati progettati per essere conosciuti, fruiti,
attraverso il sentimento di un accordo tra le nostre facoltà conoscitive e la
molteplicità del dato.
II
- Se non può esservi genio senza gusto è anche vero che è proprio il Settecento
a rendersi conto che l’arte esce dal disinteresse e incontra l’interesse e
l’interessante. Il disinteresse non implica una mancanza di coinvolgimento, ma
è un coinvolgimento educato al controllo e all’intensicazione dello sguardo.
L’opera d’arte si rivolge a un soggetto che deve essere preparato a riceverla
disinteressatamente.
- Per Kant educare al disinteresse non signica solo puricare lo spettatore da
svianti passioni, ma andare al di là dell’esistenza reale dell’oggetto artistico
alla ricerca di un’esistenza simbolica e veritativa che l’opera, se autentica (se
è un capolavoro) dovrebbe svelare al fruitore educato.
- Per Du Bos un soggetto è disinteressato nel momento in cui, coinvolto e
partecipe dell’evento artistico avrà attuato una sorta di pulizia preventiva,
depurandosi dalle passioni personali e dall’emozioni vissute. In questo modo
nulla gli può impedire di emettere un giudizio di gusto. (es. sarebbe troppo
semplice far commuovere un reduce con una pièce sui drammi della guerra)
Du Bos fonda una teoria emozionalistica della fruizione: il sentimento è
spontaneità emozionale di fronte agli oggetti belli dell’arte. Il sentimento è
collettivo e condivisibile, nasce da un concetto esteso di gusto.
III
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IL SENSO DEL LIMITE: il dolore, l'eccesso, l'osceno

Disinteresse o interesse estetico?

I - La sfida del Settecento è conciliare la soggettività del piacere con l'universalità del giudizio. Il gusto sembra essere un insieme di preferenze individuali che tuttavia si coalizzano e coagulano all'interno di una comunità che le riconosce. Il giudizio è espresso da una collettività che viene riconosciuta come pubblico, che decreta il successo o il valore di un'opera. Il pubblico può essere influenzato dal luogo, dalla cultura e perfino dal clima in cui si trova a vivere. - Il TEMPO è l'elemento discriminante per giudicare effettivamente la bellezza di un'opera: se il giudizio su di essa non muta con il passare delle generazioni, allora siamo di fronte a un capolavoro. Da qui il valore riconosciuto alle opere degli antichi. (pensiero Boileau) - Immediatezza nell'arte: il gusto è una capacità di discernimento immediato del bello. Un "non so che" di cui si sa dare una spiegazione solo a posteriori. Gustare significa provare un piacere sensibile di cui non si afferrano l'origine e i singoli momenti di cui si compone. - Il gusto mantiene un margine di ambiguità proprio perché sempre compresso con le sensazioni. Per Baumgarten l'estetica guida le facoltà conoscitive inferiori verso il raggiungimento della perfezione sensibile, cioè della bellezza. Durante la fruizione estetica segnata dal piacere si stabilisce una relazione tra il soggetto e l'oggetto, esiste uno scambio che diversi autori definiscono come una trasmissione simpatetica e addirittura come una sorta di innamoramento. Per Kant il piacere si innesta in una reciprocità per cui è come se il mondo (e in questo caso l'arte) fossero stati progettati per essere conosciuti, fruiti, attraverso il sentimento di un accordo tra le nostre facoltà conoscitive e la molteplicità del dato.

Disinteresse e coinvolgimento nell'arte

II - Se non può esservi genio senza gusto è anche vero che è proprio il Settecento a rendersi conto che l'arte esce dal disinteresse e incontra l'interesse e l'interessante. Il disinteresse non implica una mancanza di coinvolgimento, ma è un coinvolgimento educato al controllo e all'intensificazione dello sguardo. L'opera d'arte si rivolge a un soggetto che deve essere preparato a riceverla disinteressatamente. - Per Kant educare al disinteresse non significa solo purificare lo spettatore da svianti passioni, ma andare al di là dell'esistenza reale dell'oggetto artistico alla ricerca di un'esistenza simbolica e veritativa che l'opera, se autentica (se è un capolavoro) dovrebbe svelare al fruitore educato. - Per Du Bos un soggetto è disinteressato nel momento in cui, coinvolto e partecipe dell'evento artistico avrà attuato una sorta di pulizia preventiva, depurandosi dalle passioni personali e dall'emozioni vissute. In questo modo nulla gli può impedire di emettere un giudizio di gusto. (es. sarebbe troppo semplice far commuovere un reduce con una pièce sui drammi della guerra) Du Bos fonda una teoria emozionalistica della fruizione: il sentimento è spontaneità emozionale di fronte agli oggetti belli dell'arte. Il sentimento è collettivo e condivisibile, nasce da un concetto esteso di gusto. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-il-senso-del-limite-di-maddalena-mazzocut-mis/4133394/ Downloaded by: Nicopozzi34 (pozzim2001@gmail.com)PAGE 29

Passioni e sensibilità

Per Du Bos << rincorriamo per istinto gli oggetti che possono eccitare le nostre passioni, sebbene esercitino su di noi impressioni che spesso ci costano notti inquiete e giornate infelici, ma in generale gli uomini soffrono di più per una vita senza passioni che per la sofferenza suscitata dalle passioni stesse>>. L'attività emotiva è quindi piacevole anche se provocata dalla vista di oggetti brutti o imperfetti perché ci rende coscienti di un maggior grado di realtà del nostro essere (pensiero di Lessing, Mendelsshon, indirettamente anche di Du Bos). Le passioni sono spesso correlate alla sensibilità fisica e fanno parte integralmente dell'uomo e della sua natura. Se alcuni soggetti, o alcuni popoli, non presentano i tratti di passioni particolari, come la gloria o la virtù, la colpa è da attribuire non alla natura ma ad esempio all'educazione o al governo. Le passioni settecentesche per Du Bos e Burke sono l'espressione del vivere comune, esaltare le passioni è esaltare i sentimenti, anche quelli simpatetico- amorosi. L'emozione può indurre se ben indirizzata a compiere azioni morali. Per Du Bos non solo l'uomo di gusto, ma lo spettatore qualunque, purchè abbia molto fruito e sappia applicare una giusta ed equilibrata capacità comparativa, può saper giudicare disinteressatamente e secondo un criterio generale, cioè per mezzo del sentimento.

Il piacere e l'interesse

IV Montesquieu nel suo "Saggio al gusto" differenziando i piaceri, riconosce come fonte di felicità oltre all'attività intellettuale anche quelle passioni dell'anima che le danno maggior consapevolezza di vita. Riconosce nell'uomo una macchina magistralmente costruita per provare più piacere che pena. L'attitudine della felicità dipende dalla struttura, dalla sensibilità, dall'equilibrio dei nostri organi e si avvicina a ciò che La Mettrie chiama felicità organica. L'esistenza di per sé è una fonte di felicità. La testimonianza dei sensi sommata alla meditazione filosofica può consolarci dal dolore: trovare il godimento nelle avversità significa sapere che ogni difficoltà ha anche le sue delizie e che la meraviglia apre all'incertezza, ma è una varietà che mai annoia. Il tema dell'interesse si accosta e si sovrappone a quello di bonheur e al piacere. L'interessante è quella proprietà degli oggetti estetici che stimola il bisogno e il desiderio, strappandoci dalla noia e dandoci la sensazione di una vita piena, intensificata dalle emozioni. L'artista deve stimolare il nostro interesse. Il piacere non si fonda sulla conoscenza, poiché si ama proprio ciò che non si conosce, ciò che ci incuriosisce. L'interessante può anche essere inquietante, ma è sempre stimolante. L'interesse indica il punto d'inserzione dell'uomo nel mondo, la saldatura fra la coscienza e l'esistenza. Quando manca quest'ultima siamo esposti alla noia o all'inquietudine. Il gusto è misura: è consapevolezza della propria natura corporea, dei propri limiti, è il risultato di un equilibrio difficile da ottenere tra i vari piaceri dell'anima. L'uomo di gusto è venuto in contatto con un'infinità di sensazioni che ha sollecitato la sua sensibilità e la sua immaginazione.

Il gusto come sesto senso

V Per Du Bos il gusto è quel sesto senso che giudica secondo l'impressione provata. È ciò che comunemente viene chiamato sentimento. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-il-senso-del-limite-di-maddalena-mazzocut-mis/4133394/ Downloaded by: Nicopozzi34 (pozzim2001@gmail.com)PAGE 29

Il gusto e i sensi

Per Lord Shaftsebury il gusto è una sensazione interiore, una raffinatezza, non è una facoltà, ma un senso che non ha pienamente definito il suo statuto. L'uomo di gusto è innanzitutto un individuo sano, con una sviluppata sensibilità data da un apparato sensoriale perfettamente funzionante. I sensi sono educabili, mentre la mente e l'immaginazione patiscono i limiti della loro stessa organizzazione. L'educazione dei sensi consentirebbe dunque il perfezionamento estetico e morale dell'individuo. Per Diderot il non vedente, sebbene abbia gusto per la simmetria non possiede il senso del bello. Il senso del bello risiede nell'immediatezza, ed il cieco non può giudicare a "prima vista" l'oggetto, può solo riferire il giudizio di coloro che vedono l'oggetto. Vista e udito sono sensi della distanza (c'è distacco tra ciò che vedo e la mia corporeità) a differenza del tatto, che è il senso della prossimità (l'esperienza tattile coinvolge direttamente). Diderot reclama uno spettatore disinteressato, che non deve essere coinvolto durante la fruizione estetica nelle preoccupazioni della prassi quotidiana, come invece lo è il non vedente per il quale il tatto è organo di sopravvivenza, prima che di piacere. Diderot riconosce quindi nella vista il senso del bello.

La bellezza e i sensi

VI Non tutto il Settecento preclude la possibilità del bello al non vedente. Hutcheson afferma che la bellezza può essere suscitata da qualità degli oggetti percepibili anche con gli altri sensi. La bellezza è quindi l'idea che viene suscitata nel soggetto grazie a un senso che ha il potere di riceverla. Tale idea richiede anche la specifica presenza di un senso interno, un sesto senso che sia perfetto e adeguatamente educato. Per Hutcheson questo sesto senso è una più grande capacità di ricevere idee piacevoli che risiede nel gusto e nel genio. È un "fine taste" che non si avvale di processi conoscitivi.

La regola del gusto

VII Nell'articolo conclusivo della voce GUSTO dell'Encyclopédie, d'Alambert dice che vi sono bellezze che colpiscono immediatamente senza che vi sia bisogno di conoscenze specifiche o di organi specifici. Ve ne sono altre che richiedono cultura, educazione, ovvero buon gusto. Hume cerca nella "Regola del gusto" (coevo all'articolo dell'Encyclopedie 1757) una norma attraverso cui conciliare i vari sentimenti degli uomini e che sia in grado di confermare un sentimento e condannarne un altro. Hume afferma che il giudizio estetico è implicito nel piacere che si prova per l'oggetto. Sebbene la bellezza non sia una qualità delle cose stesse ed esista solo nella mente di chi la contempla e ognuno la percepisce in modo differente, solo il critico (estremizzazione dell'uomo di buon gusto) è in grado di decretare la regola della bellezza. Si può dire che i principi del gusto siano universali (vi è una specie di senso comune che orienta il gusto) ma pochi sono qualificati ad esprimere un giudizio su qualsiasi opera o a imporre il loro sentimento come regola della bellezza. Questi uomini raffinatissimi, esperti e senza nessun difetto negli organi di senso e privi di pregiudizi e vizi di natura che possono farlo sono i critici. Batteaux "Nelle Belle arti ricondotte a un unico principio" (1746) afferma che le leggi del gusto (cioè 1. imitare la bella natura, 2. che tale bella natura sia ben imitata) sono i principi del suo giudizio. La bella natura è principio espressivo poiché è sia in rapporto con la nostra perfezione sia la più perfetta Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-il-senso-del-limite-di-maddalena-mazzocut-mis/4133394/ Downloaded by: Nicopozzi34 (pozzim2001@gmail.com)

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