Documento da Maturansia su Giacomo Leopardi. Il Pdf, utile per la scuola superiore, offre una biografia completa del poeta, esplorando le tappe fondamentali della sua vita, l'evoluzione del suo pensiero filosofico e la sua produzione poetica in Letteratura.
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Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798, primo di cinque fratelli, appartiene alla nobiltà di provincia. Leopardi manifesta sin da piccolo un ingegno precoce. Già a dieci anni è in grado di scrivere composizioni in italiano, latino e anche piccole trattazioni filosofiche; impara da solo il greco e l'ebraico. Tra il 1809 e il 1816 si hanno quei sette anni di studio matto e disperatissimo dove l'autore si farà un suo pensiero a danno però del suo fisico che ne uscirà particolarmente compromesso. A questo periodo risalgono i primi componimenti: del 1813 è Storia dell'astronomia dalla sua origine fino all'anno MDCCCXI, del 1815 è Saggio sopra gli errori popolari degli antichi: opere che saranno edite soltanto dopo la sua morte. Intorno al 1816 si colloca quella che lo stesso autore definisce "conversione letteraria", ossia il passaggio dalla fase erudita e di studio a quella della composizione creativa. Dopo aver letto Foscolo, Goethe, Alfieri, Monti, prende posizione nella polemica tra Classicisti e Romantici, schierandosi sul fronte dei primi. In quel periodo affianca alle traduzioni la stesura di testi originali, come l'idillio Le rimembranze (1816), il Diario del primo amore (1817), l'Elegia I, il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica e le canzoni politiche All'Italia e Sopra il monumento di Dante (1818).
Il 1817 è un anno decisivo per Leopardi: a febbraio inizia la corrispondenza con il letterato Pietro Giordani; mentre, nell'estate, inizia a redigere lo Zibaldone, un'opera che contiene riflessioni personali, filosofiche e morali. Nel 1819 tenta una fuga da Recanati, spinto dal desiderio di sottrarsi alla noia, ma viene scoperto dal padre Monaldo; per di più, le sue condizioni fisiche peggiorano. In questo periodo anche la fede viene meno: avviene qui la "conversione filosofica", e dunque l'adesione a una concezione prettamente materialistica e avversa a ogni credo religioso. Questo sentimento filosofico dell'infelicità umana esprime in questi anni i primi capolavori: le canzoni (Ad Angelo Mai, Bruto Minore e Ultimo canto di Saffo), che riflettono sul divario fra antico e moderno.
Nel novembre del 1822 Giacomo lascia Recanati per soggiornare alcuni mesi a Roma presso lo zio materno. Il progetto, però, viene meno e la sua permanenza nella città termina nell'aprile del 1823: cinque mesi segnati dalla falsità della vita mondana e corrotta. Al ritorno a Recanati si getta nuovamente nell'elaborazione filosofica e nella scrittura: nel 1824 compone il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani e si dedica alla prosa filosofica con la composizione delle Operette morali. Nel luglio del 1825 lascia nuovamente Recanati e si dirige a Milano, dietro l'invito di Antonio Fortunato Stella, il quale lo impegna in alcuni progetti editoriali. Ne nasceranno un commento al Canzoniere di Petrarca e due antologie della letteratura italiana. Successivamente si trasferisce a Bologna dove frequenta Giordani; a Firenze dove conosce Stendhal, Manzoni e Antonio Ranieri, Copyright @ MATURANSIA da un'idea di Claudio Fioretti 1maturansia un giovane scrittore napoletano; e poi a novembre finisce per soggiornare a Pisa, dove vive il periodo più sereno della sua vita, confortato dal clima mite della città. In questo periodo si apre una nuova stagione poetica: nell'aprile del 1828 scrive // risorgimento e A Silvia, aprendo la stagione dei "grandi idilli" (chiamati anche "canti pisano-recanatesi). Questa fase poetica continua con il ritorno nella sua città natale e porta alla composizione di un altro gruppo di canti (Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio e il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia). Un gruppo di amici toscani lo invita di nuovo a Firenze, Leopardi accetta e nell'aprile del 1830 lascia Recanati dove non vi tornerà più. Tornato a Firenze, conosce Fanny Targioni Tozzetti, una nobildonna che accoglie letterati nel suo salotto della quale Leopardi si innamora. Per lei scrive tra il 1832 e il 1835 alcune canzoni: Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso, Aspasia, che formano il cosiddetto "ciclo di Aspasia". Il sentimento da parte della donna per Leopardi non viene ricambiato, così, dopo la delusione, Giacomo lascia Firenze. Tra il 1831 e il 1832 trascorre alcuni mesi con Ranieri a Roma. Subito dopo con lui, dopo una breve sosta fiorentina dove scrive gli ultimi due dialoghi delle Operette, nell'ottobre del 1833 si trasferiscono a Napoli, dove le condizioni di salute di Giacomo peggiorano giorno dopo giorno. Qui prendono avvio gli ultimi progetti letterari: la seconda edizione delle Operette morali e la stesura della Palinodia al marchese Gino Capponi e dei Paralipomeni alla Batracomiomachia. A rendere meno dolorose le sue sofferenze fisiche provvede anche Paolina, che si trasferisce a vivere con i due sulle pendici del Vesuvio, a Torre del Greco dove Leopardi compone Il tramonto della luna e La ginestra. Tornato a Napoli si aggrava e infine muore il 14 giugno 1837.
Il pensiero di Leopardi approda ad alcuni nuclei concettuali: la ricerca del piacere, le condizioni di felicità per l'uomo, il rapporto esseri viventi-natura, evoluzione della civiltà umana. Leopardi in una prima fase del suo pensiero affronta l'infelicità umana, la quale non dipende dalla natura, anzi la natura è considerata come "madre benigna" perché ha offerto agli uomini la capacità di immaginare. L'infelicità dell'uomo è, dunque, un dato storico, frutto di una condizione storica (pessimismo storico 1819-1824). Giova sottolineare che Leopardi vede nel Cristianesimo il fattore principale che ha causato la decadenza della modernità.
Intorno al 1822 la posizione di Leopardi cambia: la natura si trasforma da benigna in matrigna, indifferente alle sorti dell'uomo; inoltre, Leopardi inizia ad acquisire un punto di vista ispirato al meccanicismo settecentesco: la causa dell'infelicità umana è indicata nel rapporto tra il bisogno dell'uomo di raggiungere la felicità e le possibilità di soddisfacimento oggettivo. Il male appare connaturato all'ordine naturale, è un dato costitutivo, non sono più le condizioni storiche a essere indicate come causa dell'infelicità (pessimismo cosmico 1824-1830); in questo periodo nasce la "teoria del piacere" elaborata a livello filosofico nello Zibaldone: Copyright @ MATURANSIA da un'idea di Claudio Fioretti 2maturansia il piacere per Leopardi consiste o nell'attesa o in una momentanea cessazione del dolore. Anche il piacere ha una natura materiale: consiste in una sensazione di vitalità delle passioni. L'uomo aspira naturalmente al piacere per sfuggire il dolore. Questa ricerca, altro non è che il desiderio, il quale per sua natura è illimitato e dunque destinato a non essere soddisfatto.
A partire invece dal Dialogo di Plotino e di Porfirio delle Operette si assiste ad una valorizzazione del momento sociale: Leopardi unisce la volontà di affrontare con coraggio le sofferenze dell'esistenza (pessimismo eroico 1830-1837). Lo sforzo degli esseri umani deve essere rivolto a soccorrersi reciprocamente: l'autore auspica una vita associata all'insegna della solidarietà. Gli uomini, consapevoli del male comune, devono unirsi per ridurre il più possibile il dolore di tutti gli uomini; la compassione è il vero movente poetico dell'intero sistema leopardiano che unisce gli uomini nelle sofferenze.
Nella fase del "pessimismo storico" Leopardi lavora sul concetto di immaginazione: l'aspirazione al piacere può essere concretizzata proprio dalle sensazioni che solo la poesia può comunicare. In alcune parole dello Zibaldone Leopardi annota che alcune parole sono in sé "poetiche" perché destano idee indefinite e altre suggeriscono immagini vaghe. Nella sua ultima fase poetica egli accetta che si possa fare poesia riflettendo sul vero: Leopardi sperimenta un nuovo tipo di discorso poetico, rivolto al singolo individuo: la sua poesia, così, stabilisce un ponte con ciascun individuo.
Il rifiuto del Romanticismo riguarda il rapporto tra poesia e sensi. Leopardi, infatti, propone una poesia capace di servirsi dei sensi. Il classicismo leopardiano si fonda su questa condanna della modernità, la quale è segnata dal distacco dalla natura. Egli rifiuta quella poesia romantica fatta di effetti meravigliosi e scelte intellettualistiche; la poesia per lui deve, anzi, imitare la natura come facevano gli antichi. Infine, il classicismo che Leopardi accoglie è un classicismo non basato sull'imitazione di un repertorio, ma sulla consapevolezza che è ormai impossibile pensare come gli antichi.
Lettere, saggi e discorsi, scritti memorialistici, autobiografici e filosofici: la produzione in prosa di Leopardi è ampia e articolata. Lo Zibaldone accoglie le annotazioni scritte dal 1817 al 1832, rivelando i molteplici campi di interesse dell'autore e l'evoluzione del suo pensiero. L'opera non nasce come uno scritto per il pubblico, anzi unisce appunti sulle proprie letture, meditazioni filosofiche, pagine di diario intimo e prettamente autobiografico, riflessioni sulla vita, questioni linguistiche, morali e letterarie.
Copyright @ MATURANSIA da un'idea di Claudio Fioretti 3maturansia Il termine Zibaldone è un alterato di "zabaione" e indica una pietanza composta da una mescolanza di ingredienti diversi. Il carattere frammentario dell'opera sottolinea anche l'asistematicità di tutto il suo pensiero: rifiuta ogni schema fisso e ordinario, la prosa è spontanea e ricca di sospensioni. Rappresenta il campo privilegiato per indagare il pensiero dell'autore e la sua evoluzione.
La prima edizione delle Operette morali esce nel 1827 e comprende 20 prose (nell'edizione definitiva e postuma del 1854 saranno 24). Permeate da un profondo pessimismo materialistico, esse indicano al lettore la verità che la vita ha rivelato all'autore: la debolezza e l'infelicità degli uomini, la morte come cessazione della sofferenza, il meccanicismo dell'esistenza. Il diminutivo "operette" ben si lega al carattere ironico del testo; la prospettiva "morale" invece si definisce come esplorazione della natura dell'umanità e delle cose. Il linguaggio dello scritto mantiene una sintassi complessa: il poeta sperimenta soluzioni linguistiche differenti, uno stile speculativo e non retorico.
I Pensieri sono 111 prose incentrate sulla filosofia e sulla politica, pubblicate postume da Antonio Ranieri nel 1845, intorno alla quale si snoda la riflessione critica dell'ultimo Leopardi. Si tratta di aforismi di varia lunghezza (da poche righe a una pagina) dedicata soprattutto all'analisi della dimensione sociale dell'uomo, non senza consapevolezza della propria contemporaneità.
Infine, di Leopardi ci restano 931 lettere indirizzate ai familiari (soprattutto al padre, al fratello Carlo e alla sorella Paolina), ma anche a personalità intellettuali dell'epoca, come Pietro Giordani, Vincenzo Monti, Giovan Pietro Vieusseux, Bunsen, De Sinner; grazie a queste possiamo ricostruire la vita interiore dell'autore e le sue esperienze. Egli è il primo scrittore italiano che rinunci a fare delle lettere private un momento di autorappresentazione pubblica; prevale, al contrario, la finalità immediata e personale della comunicazione con il destinatario.
Culmine dell'intera attività letteraria di Leopardi, l'opera vede la prima edizione nel 1831 (23 liriche). Saliranno a 41 nel 1845, alla pubblicazione delle opere complessive dell'autore curata da Ranieri. I Canti non sono un libro a tema, ma organizzano tutto ciò che Leopardi ha ritenuto fosse valido nel suo percorso. L'opera si struttura in nuclei precisi: