La rappresentazione fonetica e fonologica degli elementi sonori di una lingua

Documento di Antonio Romano sulla rappresentazione fonetica e fonologica degli elementi sonori di una lingua. Il Pdf esplora il modello di comunicazione audio-verbale di Roman Jakobson, il raddoppiamento fonosintattico e i fenomeni sovrasegmentali, utile per lo studio universitario di Lingue.

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34 pagine

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Anteprima

La rappresentazione fonetica e fonologica degli elementi sonori di una lingua

Il modello della comunicazione audio verbale

Quando voglio sottoporre un enunciato ad un'analisi linguistica significa osservare le modalità di costruzione e la sua codifica ai vari livelli, e comprendere le condizioni che ci fanno accedere a queste informazioni. Un metodo schematico per presentare le nozioni della linguistica distinguendo i livelli e il modello della comunicazione di Roman Jakobson che permette di individuare facilmente gli elementi che servono alla trasmissione dei messaggi linguistici. La comunicazione linguistica consiste in uno scambio di informazioni tra due individui che appartengono a uno stesso universo reale o concettuale, fatto di cose o di idee che possono essere apprese o condivise o note ad entrambi.

  • I referenti sono gli elementi presenti nell'universo nel contesto in cui si svolge la comunicazione (R)
  • Il passaggio di informazioni avviene con la produzione di un messaggio linguistico che transita su un canale
  • i due soggetti coinvolti sono l'emittente, parlante o locutore, il ricevente o ascoltatore, e il destinatario dell'informazione (D)

La sorgente dell'informazione e quindi il messaggio (S) Per far avvenire la comunicazione l'informazione contenuta nel messaggio deve essere decodificata in base ad un codice condiviso da due interlocutori (C). Il modello con questi sei elementi riassume le condizioni in cui avviene la comunicazione generale ma ci sono dei casi particolari:

  • se l'individuo parla da solo a voce alta o scrive degli appunti rivolti a se stesso, S e D coincidono
  • i destinatari possono essere molteplici oppure altri soggetti possono interferire con la comunicazione
  • il referente non appartiene all'universo comune dei due interlocutori e quindi deve capire il messaggio tramite un numero di passaggi maggiori
  • Se D non hanno lo stesso codice

Il significato di un'espressione linguistica è convenzionale, stabilito dall'uso e dalla comunità parlante, ma anche influenzato dal contesto in cui viene utilizzato. Il risultato di come il parlante concettualizza il referente è la generazione di un significato (Rs) astratto e generale di una parola o di una frase, e il suo significato specifico e concreto in una particolare situazione comunicativa. Al livello della seconda articolazione avviene la produzione di sequenze di unità elementari di tipo fonologico. Questo avviene in base a regole a simboli della propria lingua in cui S decide di produrre il messaggio. Nello schema il passaggio si verifica nel processore fonologico (/F/) in cui la conversione avviene attingendo all'inventario fonologico e in base a delle regole fonologiche di C1. Ottengo così una serie di fonemi che definiscono il morfema individuato dalla prima articolazione del significante. Nell'ultima conversione operata dal modulo /F/la rappresentazione simbolica viene affidata al canale e dopo una serie di realizzazioni fonetiche ottengo il continuum sonoro.La conversione avviene secondo i principi naturali di un codice C2 (un codice fonetico). Nell'output finale si riconoscono una serie di caratteristiche segmentali (foni) e sovrasegmentali (prominenze e intonie). Il messaggio così strutturato transita sul canale e giunge al destinatario, il quale disponendo dei codici C2 e C1 (dipende dalla lingua) rigenera una rappresentazione fonologica e risale alle componenti morfologiche (le lessicali e grammaticali).

R ID S 1 ... / R& ... [ ... ] /₣/ /F/ Canale C2 C1 C Figura 1. Modello della comunicazione audio-verbale (R = referente; S = sorgente del messaggio linguistico; Rs = risultato della concettualizzazione del referente alla sorgente; /F/ = processori fonologici; [F]= processori fonetici; D = destinatario del messaggio linguistico; Rd = risultato della concettualizzazione del referente al destinatario; C = codice linguistico; C1 = codice fonologico; C2 = codice fonetico; l'area rettangolare delimitata dal tratteggio esterno indica il contesto di comunicazione; riguardo al clock, v. §III.5). Anbnio Romano - 2001-2006 messaggio

I punti di vista della fonetica e della fonologia

FONETICA: si concentra sulla sostanza fisico-acustica dei suoni. Studia come i suoni vengono prodotti (articolazione), come si propagano (onde sonore) e come vengono percepiti (udito). La fonetica analizza le caratteristiche fisiche del segnale sonoro come la frequenza, l'ampiezza e la durata delle onde sonore.

  • FONOLOGIA: si concentra sulla funzione dei suoni all'interno di un sistema linguistico. Studia come i suoni si organizzano e si combinano per formare le parole e come le differenze tra i suoni possono cambiare il significato. La fonologia si occupa dei fonemi, le unità minime di un suono capaci di distinguere significati.

Esempi di fonetica e fonologia

Ad esempio: La pronuncia della "r":

  • Fonetica: descrive come la r può essere pronunciata in italiano (vibrante, alveolare, uvulare) analizzando i movimenti della lingua e del velo palatino e le caratteristiche acustiche del suono prodotto. Comprende anche le variazioni regionali della pronuncia della r.

Fonologia: le diverse pronunce della r possono portare ad un cambiamento del significato. In italiano le r non cambiano significato di una parola (es. caro con una r vibrante alveolare o uvulare rimane sempre caro). Pertanto, in italiano queste pronunce sono considerate allofoni dello stesso fonema /r/. La differenza tra "p" e "b":

  • Fonetica: descrive la produzione della lettera p come consonante occlusiva bilabiale sorda (le labbra si chiudono e si aprono senza vibrazione delle corde vocali) e la produzione della b come una consonante occlusiva bilabiale sonora (stesso movimento delle labbra ma con vibrazione delle corde vocali diverso). Analizza la differenza acustica tra i due suoni.

Fonologia: la sostituzione della p con b cambia il significato (es. palla e balla). P e b sono fonemi distinti in italiano e le loro commutazioni produce coppie minime (differiscono solo per un suono nella stessa posizione e hanno significati diversi). La fonetica si occupa della realizzazione dei suoni del linguaggio, si distinguono 3 branche principali:

  • Fonetica Articolatoria: studia come i suoni vengono prodotti dagli organi del parlato (lingua, labbra, denti, palato, corde vocali). Descrive i movimenti e le posizioni degli articolatori per produrre ciascun suono.

Es. per produrre la consonante /s/ la punta della lingua si avvicina agli alveoli, creando un passaggio stretto per l'aria, che passando produce un suono sibilante. Le corde vocali non vibrano quindi il suono è sordo.

  • Fonetica Acustica: studia le proprietà fisiche delle onde sonore prodotse durante la fonazione e trasmesse tramite l'aria. Analizza le frequenze acustiche come la frequenza (determina altezza del suono), l'ampiezza (determina intensità o volume del suono) e lo spettro (distribuzione delle frequenze).

Es. la differenza acustica tra una vocale alta /i/ e bassa /a/ si manifesta nelle diverse frequenze. La /i/ ha una prima formante bassa e una seconda formante alta, mentre la /a/ ha sia la prima sia la seconda formante alta.

  • Fonetica Uditiva o Percettiva: studia come i suoni vengono percepiti dall'orecchio e interpretati dal cervello. Analizza le caratteristiche del suono e come vengono decodificate dal sistema uditivo.

Es. il nostro sistema uditivo è in grado di distinguere 3 suoni sonori:

  • 2 vibrazioni delle corde vocali
  • 1 senza vibrazione

Percepiamo le differenze tra /p/ e /b/ grazie a questa capacità. La Fonologia si concentra sul sistema astratto dei suoni di una lingua e sul ruolo nel distinguere i significati.

  • Fonema: la + piccola unità di un suono capace di distinguere significato di una lingua. Es. /p/, /b/, /t/, /d/ ecc. Es. /t/ e /d/ sono distinti perché cambia il significato delle parole /fato/, /fado/, e sono due coppie minime.
  • Allofono: variante di pronuncia di un fonema che non cambia il significato della parola. Sono realizzazioni concrete di un fonema, influenzate dal contesto fonetico (suoni vicini). Sono rappresentate in parentesi quadre [t]. Es. la /n/ può essere pronunciata in modo diverso a seconda della consonante che segue. Davanti ad una consonante labiale /p/ o /b/, la /n/ tende ad essere pronunciata come [m] con entrambe le labbra chiuse, come in "in + pane" che spesso si pronuncia [im'pane]. Tuttavia, la n e la m in questo contesto sono allofoni del fonema /n/ perché non cambiano il significato della radice pane.

Regole fonologiche: descrivono come i fonemi vengono realizzati come allofoni in contesti specifici o come i suoni si modificano quando vengono combinati. Es. La nasalizzazione di una vocale prima di una consonante nasale è una regola fonologica presente in molte lingue, tra cui alcune varietà di italiano. La /a/ in mano può essere leggermente nasalizzata a causa della n successiva. Tratti distintivi: sono le caratteristiche fonetiche minime che distinguono un fonema da un altro. Es. I fonemi /p/ e /b/ si distinguono per il tratto di sonorità:

  • /p/ è MENO sonoro, le corde vocali non vibrano
  • /b/ è PIU' sonoro, le corde vocali vibrano.

Altri tratti che distinguono i fonemi includono il luogo di articolazione (bilabiale, alveolare,) e il modo di articolazione (occlusivo, fricativo, nasale). La /s/ in italiano può essere pronunciata sorda come in sole oppure sonora come in rosa, naso. La S tende ad essere sonora tra due vocali, ma entrambe le pronunce non cambiano il significato della parola, infatti, [s] e [z] sono allofoni del fonema S determinati contesti, in altre lingue possono essere fonemi distinti.

Caratteristiche sovrasegmentali

Le caratteristiche sovrasegmentali riguardano l'accento. L'accento o la prominenza data a una sillaba all'interno di una parola è cruciale per l'italiano nel distinguere il significato delle parole. In italiano la posizione dell'accento altera il significato della parola o la sua forma grammaticale.

  • Posizione dell'accento: nella maggior parte delle parole italiane (70%) l'accento cade sulla penultima sillaba (parole piane o troncate --- > accento ultima sillaba meno del 10%).

Es. accento sulla penultima sillaba:

  • A-ndà-re
  • Fa-rì-na
  • O-rdi-na-re

Es. accento nella terzultima sillaba:

  • Òr-di-na-re
  • Pòr- ta-no

Es. accento della quartultima sillaba:

  • Òr-di-na-glie-lo

Es. accento nella quintultima sillaba:

  • Por- ta-ce-lo

Nell'accento posto nella quartultima o quintultima posizione le forme verbali sono limitate con clitici (pronomi atoni che si appoggiano al verbo). Es. parole tronche: accento nell'ultima sillaba:

  • Ci-ttà

Per-che

  • Virtù

Fotosintassi e raddoppiamento fotosintattico

La fotosintassi si occupa di come i suoni cambiano o interagiscono al confine tra le parole all'interno di una frase. Nell'italiano avviene il raddoppiamento fonosintattico:

  • Fenomeno in cui la consonante iniziale di una parola si raddoppia quando è preceduta da determinate parole o condizioni specifiche. Questo raddoppiamento non è presente in grafia.

Le condizioni che innescano il raddoppiamento fonosintattico o cogeminazione:

  • Parole tronche, ad esempio, città bella la b di bella si raddoppia
  • Perché vieni? La v di vieni si raddoppia

Alcune parole atone (non accentate): un numero limitato di parole non accentate può causare raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva. Esempi: preposizioni "a", "da", "su"

  • A casa, la c raddoppia
  • Da me, la m raddoppia

Su due, la d raddoppia

  • Esempi: congiunzioni "e", "O" E poi? La p raddoppia
  • Esempi: avverbi "come", "dove", "già", "più", "qua", "qui", "si", "sopra"
  • Come stai? La s di stai raddoppia
  • Dov'è Roma? La r di roma raddoppia

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