Norme sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento

Slide di Diritto sull'analisi delle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Il Pdf esplora i principi etici del rapporto medico-paziente, le modalità di redazione e revoca delle DAT, e le criticità legate alla loro applicazione, con un focus sulla legge n. 219 del 22/12/2017.

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Norme in materia di consenso informato
e
di disposizioni anticipate di trattamento
testo approvato definitivamente dal Senato il 14 dicembre 2017
Legge n. 219 del 22/12/2017
Tratta di:
1) consenso informato
2) terapia del dolore e divieto irragionevole nelle cure
3) disposizioni anticipate di tratta mento
4) pianificazione delle cure
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Rapporto professionista sanitario-paziente
Si dovrebbe basare sui principi di fondamentali della bioetica, piuttosto
che su motivi giuridici.
1. Beneficenza: il personale sanitario deve agire tutelando l’interesse del
paziente. Per poter far del bene ho però bisogno del consenso del mio
paziente.
Devo chiedermi se sto parlando di medicina dei bisogni o di medicina
dei desideri. Quando parlo di beneficenza posso trovarmi di fronte al
dilemma QUALITA’ della VITA o QUANTITA’ di VITA?
Io professionista sanitario come mi posso sentire quando propongo
qualcosa per il bene del mio paziente e questo paziente rifiuta ciò che gli
sto proponendo? Come devo reagire?
Il bene può avere valenza diversa a seconda dell'individuo, a seconda
della propria esperienza. Non posso pensare che il bene in ambito
sanitario sia oggettivo, non posso pensare che ciò che è bene per me è
sicuramente bene per tutti gli altri. Io ho una mia visione di bene che si
fonda su come mi sono formato, sulla mia educazione, sulle mie
esperienze.
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Anteprima

Norme sul Consenso Informato e Disposizioni Anticipate di Trattamento

Norme in materia di consenso informato
e
di disposizioni anticipate di trattamento
testo approvato definitivamente dal Senato il 14 dicembre 2017
Legge n. 219 del 22/12/2017
Tratta di:

  1. consenso informato
  2. terapia del dolore e divieto irragionevole nelle cure
  3. disposizioni anticipate di trattamento
  4. pianificazione delle cure

Rapporto Professionista Sanitario-Paziente

1Rapporto professionista sanitario-paziente
Si dovrebbe basare sui principi di fondamentali della bioetica, piuttosto
che su motivi giuridici.

Principio di Beneficenza

1. Beneficenza: il personale sanitario deve agire tutelando l'interesse del
paziente. Per poter far del bene ho però bisogno del consenso del mio
paziente.
Devo chiedermi se sto parlando di medicina dei bisogni o di medicina
dei desideri. Quando parlo di beneficenza posso trovarmi di fronte al
dilemma QUALITA' della VITA o QUANTITA' di VITA?
Io professionista sanitario come mi posso sentire quando propongo
qualcosa per il bene del mio paziente e questo paziente rifiuta ciò che gli
sto proponendo? Come devo reagire?
Il bene può avere valenza diversa a seconda dell'individuo, a seconda
della propria esperienza. Non posso pensare che il bene in ambito
sanitario sia oggettivo, non posso pensare che ciò che è bene per me è
sicuramente bene per tutti gli altri. Io ho una mia visione di bene che si
fonda su come mi sono formato, sulla mia educazione, sulle mie
esperienze.

Principio di Non Maleficenza

2Rapporto professionista sanitario-paziente
2. Non maleficenza (non fare del male): questo principio impone di non
arrecare volontariamente un danno o un'ingiustizia al paziente, ma
anche questo concetto di non maleficenza in ambito sanitario si è
evoluto nel tempo: al centro deve esserci sempre il paziente con i suoi
bisogni e i suoi desideri.

Autonomia del Paziente e Processo Decisionale

3Rapporto professionista sanitario-paziente
3. Autonomia del paziente: il paziente ha il diritto di rifiutare il trattamento e di
prendere parte al processo decisionale. Devo aiutare il mio paziente ad
autodeterminarsi. Devo informarlo sui rischi e sui benefici di una procedura
sanitaria. Devo aiutarlo a scegliere fornendogli tutte le informazioni necessarie.
L'autodeterminazione pone il paziente al centro del rapporto medico paziente:
siamo passati da una medicina centrata sulla malattia ad una medicina centrata
sul paziente, ad una medicina che deve porre attenzione alla volontà del
paziente, alla sua idea di vita, alla sua volontà di avere una migliore qualità di
vita e/o una maggiore quantità di vita.
L'autodeterminazione del paziente è messa in evidenza dalla legge 219/2017
attraverso la sua possibilità di dare il consenso, di revocare il consenso, di
rifiutare un trattamento sanitario. Vi è un'attenzione sanitaria alle esigenze e alle
scelte del singolo paziente: si parla di singolo paziente perché quello che è bene
per un paziente potrebbe non esserlo per un altro, è il paziente che deve
decidere che cos'è bene per lui.
Chi è il paziente? E' colui che sopporta e colui che subisce una sofferenza il
paziente è colui che si rivolge ad un professionista sanitario per risolvere un
problema di salute ma al tempo stesso il paziente è colui che attivamente decide,
che attivamente agisce.

Il Paziente come Soggetto Attivo e Responsabile

4Rapporto professionista sanitario-paziente
Per agire, per essere soggetto attivo deve essere in grado di scegliere in
autonomia.
Le conoscenze in campo biomedico ci hanno portato in qualche modo a
modificare la storia naturale delle malattie, a modificare il modo di affrontare
una malattia, quindi ci hanno portato a modificare le prospettive di vita e di
salute dell'intera collettività e del singolo individuo.
La salute è diventata un bene individuale che in qualche modo deve essere
rispettato nei desideri, nella volontà dell'individuo. Il rispetto del desiderio, il
rispetto della volontà dell'individuo fa si che il paziente per poter prendere la
sua decisione debba essere informato sulle sue condizioni di salute, informato
su quali sono le possibili strategie diagnostiche e terapeutiche, di quale possono
essere i risvolti dell'accettare o non accettare un determinato tipo di trattamento
sanitario.
Il paziente di fronte a questa scelta diventa responsabile, diventa colui che
decide per se stesso.
Si è passati quindi da una visione paternalistica del rapporto professionista
sanitario/ paziente a una visione che pone al centro il paziente con le sue
volontà: il paziente decide ciò che è bene e ciò che è male per lui e non è detto
che il suo concetto di bene o di male corrispondano al concetto di male e di bene
per il professionista sanitario.

Autonomia del Paziente e Valori Personali

5Rapporto professionista sanitario-paziente
Il paziente è autonomo non perché è capace di intendere e di volere.
L'autonomia del paziente deve essere intesa come la sua capacità non tanto di
agire quanto la capacità di riflettere criticamente su ciò che vuole.
Dare autonomia al paziente significa dare al paziente la possibilità di decidere
se e come sottoporsi a dei trattamenti sanitari solo sulla base dei suoi valori,
delle sue convinzioni personali che spesso però possono non coincidere con i
valori e con la visione del professionista sanitario.
Come il professionista sanitario si deve atteggiare nei confronti di un paziente
che magari rifiuta qualcosa che il professionista sanitario considera
fondamentale per lui, per il suo benessere? Per essere autonomo il paziente
ovviamente deve essere informato. Il paziente quindi deve essere informato dei
rischi dei benefici, informato delle alternative che ci possono essere rispetto a
ciò che gli viene proposto.

Articolo 32 della Costituzione e Consenso Informato

6Rapporto professionista sanitario-paziente
Art. 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute come fondamentale
diritto dell'uomo e interesse della collettività garantisce cure gratuite agli
indigenti e nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario
se non per disposizione di legge che la legge in nessun modo può violare i limiti
imposti dal rispetto della persona umana.
Nella seconda parte di questo articolo viene evidenziato come nessun
trattamento sanitario possa essere intrapreso se non vi è il consenso del soggetto
a meno che non si tratti di situazioni particolari in cui quel trattamento sanitario
sia disposto dalla legge. Oggi con Legge 219/2017 questo principio, già presente
nella nostra Costituzione dal 1948, ha trovato una sua ancora nel consenso
informato, nella condivisione del piano di cure, nelle disposizioni anticipate di
trattamento e nell'impossibilità in generale da parte del sanitario di disattendere
le volontà del paziente: quelle volontà legate al piano di cura che medico e
paziente hanno stretto, quelle volontà che il soggetto prima di diventare
paziente ha disposto.
Il soggetto dunque può decidere se vuole vivere solamente una vita di tipo
biologico o se per lui è indispensabile anche una vita biografica: se io sostengo
questo, se io permetto al soggetto di decidere come vivere la sua vita, significa
che io rispetto l'inviolabilità dell'autodeterminazione di ognuno di noi.

Autodeterminazione e Dibattito sull'Aiuto al Suicidio

7Rapporto professionista sanitario-paziente
Rimanendo sempre sul tema dell'autodeterminazione, affrontiamo le
problematiche legate alla scelta di proseguire o meno la propria vita.
In Italia è ancora aperto il dibattito su questo: la Corte Costituzionale, poiché il
Parlamento non si è ancora espresso su questo, ha sottolineato con la Sentenza n.
242 del 2019, l'illegittimità dell'articolo 580 del nostro codice penale
relativamente all'aiuto al suicidio, quando l'aiuto al suicidio è effettuato nei
confronti di soggetto che sia capace di intendere di volere, che si sia
adeguatamente informato, che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale
e che sia affetto da patologie irreversibili, da patologie che ne determinano una
sofferenza intollerabile. Ecco quindi come il principio della vita viene messo in
discussione, quando il soggetto ha una patologia irreversibile, ha una patologia
che determina sofferenze intollerabili, una patologia che costringe questo
soggetto a dei trattamenti di sostegno vitale.
Il bene vita viene messo in discussione: secondo la nostra Corte Costituzionale
c'è un illegittimità dell'articolo 580 relativamente a situazioni di questo genere.
Ecco, quindi, una diversa visione devo valutare situazione per situazione devo
capire ciò che è bene e ciò che è male per il mio paziente.

Etica della Sacralità e della Qualità della Vita

8Rapporto professionista sanitario-paziente
Etica della Sacralità della vita: non posso accettare l'eutanasia e le norme morali
sono indipendenti dalla volontà dell'uomo.
Etica della qualità della vita: dobbiamo pensare che la vita non sia sempre un
bene e la morte sempre il peggiore dei mali. Nel momento in cui si riconosce che
ad un certo punto è bene smettere con la terapia, diventa chiaro che la vita
biologica non è sempre buona in sé ma è buona per i contenuti che può offrire
ovvero finché vi è anche una vita biografica. Quando non restano che contenuti
negativi, la vita diventa quindi una condizione peggiore della morte e dunque il
paziente deve poter disporre liberamente determinarla. Nell'etica della qualità
della vita le norme morali sono stabilite dall'uomo sono una realizzazione
umana di natura sociale e tendono al benessere.
Attualmente le tradizioni pervadono ancora con forza l'immaginario collettivo
pur senza aver più presa nella vita reale, mentre i nuovi stili di vita scandiscono
l'esistenza ma non hanno ancora acquisito la necessaria autorevolezza.
L'etica della sacralità della vita ha perso consistenza ma quella della qualità
della vita non riesce ancora a legittimarsi completamente e dunque la
discussione su questo è ancora aperto e ovviamente le opinioni sono nettamente
divise.

Competenza del Paziente in Ambito Sanitario

9Rapporto professionista sanitario-paziente
Per potersi autodeterminare il paziente deve essere competente.
Che cos'è la competenza in ambito sanitario? E' diversa dalla capacità giuridica,
è diversa dalla capacità di agire, è diversa dalla responsabilità.
La competenza è la capacità di decidere se autorizzare o meno un trattamento
sanitario. Generalmente questa competenza viene valutata non tanto quando il
paziente deve dare il suo consenso quanto piuttosto quando il paziente rifiuta
un trattamento sanitario. Eticamente questo non è corretto, perché la valutazione
della competenza non deve dipendere dal risultato atteso, dall'esito della
decisione, ma la valutazione della competenza deve essere fatta in modo
imparziale. Si deve cercare di capire se il paziente è veramente in grado di
comprendere ciò che gli sto proponendo e quindi se è in grado di decidere di
accettare o meno quel tipo di trattamento.
Questa valutazione può essere effettuata in modo fattuale valutando il paziente
rispetto ad alcuni standard prestabiliti (ha delle abilità? ha alcune capacità
cognitive e capacità logiche?) oppure in modo presuntivo (viene stabilita una
norma che consente ad alcuni individui di poter dare il proprio consenso e non
ad altri).
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