La linguistica: un corso introduttivo di G. Berruti, Università G. D'Annunzio

Documento dall'Università degli Studi Gabriele D'annunzio - Chieti e Pescara sulla linguistica, un corso introduttivo di G. Berruti. Il Pdf esplora il linguaggio verbale umano, i segni, i codici e i rapporti di significato tra lessemi, con un focus sull'analisi del significato e la semantica frasale, utile per gli studenti universitari di Lingue.

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La linguistica- Un corso introduttivo- G. Berruti
Linguistica generale i (Università degli Studi Gabriele d'Annunzio - Chieti e Pescara)
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MANUALE DI LINGUISTICA GENERALE .-
Capitolo I: Il linguaggio verbale.-
Linguistica,lingue,linguaggio,comunicazione.-
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può
dividere in due sottocampi principali: la linguistica generale che si occupa di che cosa sono, come
sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle
lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingue e
cultura.
Oggetto della linguistica sono le cosiddette lingue storico-naturali, cioè le lingue nate
spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato:
l’italiano, il francese, il romeno, lo svedese, il russo, il cinese, il tongano, il latino, il sanscrito, lo
swahili, il tigrino, il piemontese…
Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale
umano. Il linguaggio verbale umano è uno degli strumenti e dei modi di comunicazione a
disposizione fin dall'homo sapiens. Si noti che non c'è alcune differenza tra lingue e dialetti, tutti i
sistemi linguistici esistenti ed esistiti, ed usati da qualche gruppo sociale, sono manifestazione
specifica del linguaggio verbale umano.
Per inquadrare il linguaggio umano fra i vari tipi e modi di comunicazione può essere utile partire
dalla nozione di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro che serve per comunicare
questo qualcos’altro.
Si può avere una concezione molto larga oppure molto stretta di che cosa vuol dire
“comunicazione/comunicare”. Secondo una concezione molto larga, tutto può comunicare
qualcos'altro. In senso lato, dunque, comunicazione equivale a “passaggio di informazione”. E' più
utile intendere comunicazione in senso più ristretto. Tale definizione di comunicazione implica
l’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al
fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti si
ha un semplice passaggio di informazione.
Segni, codice: La singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggo di
informazione è un “segno”. Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi
tipi di segni:
INDICI: motivati naturalmente/non intenzionali basati sul rapporto causa-effetto; Nuvole
scure = sta per piovere
SEGNALI: motivati naturalmente/usati intenzionalmente; Sbadiglio volontario = “sono
annoiato”
ICONE: motivati analogicamente/intenzionali basati sulla similarità di forma o struttura,
riproducono proprietà dell’oggetto designato; Cartine geografiche, mappe…
SIMBOLI: motivati culturalmente/intenzionali; Colore nero/bianco = lutto
SEGNI: non motivati/intenzionali; Messaggi linguistici,Suono al telefono di una linea
occupata
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La linguistica: un corso introduttivo

studocu La linguistica- Un corso introduttivo- G. Berruti Linguistica generale i (Università degli Studi Gabriele d'Annunzio - Chieti e Pescara) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Angela Moony (angeladesantis2002@gmail.com)MANUALE DI LINGUISTICA GENERALE .- Capitolo I: Il linguaggio verbale .-

Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali: la linguistica generale che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingue e cultura. Oggetto della linguistica sono le cosiddette lingue storico-naturali, cioè le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato: l'italiano, il francese, il romeno, lo svedese, il russo, il cinese, il tongano, il latino, il sanscrito, lo swahili, il tigrino, il piemontese ... Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. Il linguaggio verbale umano è uno degli strumenti e dei modi di comunicazione a disposizione fin dall'homo sapiens. Si noti che non c'è alcune differenza tra lingue e dialetti, tutti i sistemi linguistici esistenti ed esistiti, ed usati da qualche gruppo sociale, sono manifestazione specifica del linguaggio verbale umano. Per inquadrare il linguaggio umano fra i vari tipi e modi di comunicazione può essere utile partire dalla nozione di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos'altro che serve per comunicare questo qualcos'altro. Si può avere una concezione molto larga oppure molto stretta di che cosa vuol dire "comunicazione/comunicare". Secondo una concezione molto larga, tutto può comunicare qualcos'altro. In senso lato, dunque, comunicazione equivale a "passaggio di informazione". E' più utile intendere comunicazione in senso più ristretto. Tale definizione di comunicazione implica l'intenzionelità: si ha comunicazione quando c'è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell'informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione.

Segni e codice

Segni, codice: La singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggo di informazione è un "segno". Il segno è l'unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni:

  • INDICI: motivati naturalmente/non intenzionali basati sul rapporto causa-effetto; Nuvole scure = sta per piovere
  • SEGNALI: motivati naturalmente/usati intenzionalmente; Sbadiglio volontario = "sono annoiato"
  • ICONE: motivati analogicamente/intenzionali basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell'oggetto designato; Cartine geografiche, mappe ...
  • SIMBOLI: motivati culturalmente/intenzionali; Colore nero/bianco = lutto
  • SEGNI: non motivati/intenzionali; Messaggi linguistici,Suono al telefono di una linea occupata

This document is available free of charge on studocu Scaricato da Angela Moony (angeladesantis2002@gmail.com)Mentre gli indici, in quanto fatti di natura, sono per definizione di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo, i simboli e i segni sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale. Nella comunicazione in senso stretto, c'è dunque un emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per un ricevente. Che cos'è che mette il ricevente in grado di interpretare il segno? Il fatto che esso si riconduce ad un codice. Per codice si intende l'insieme di corrispondenze fissatesi per convenzione, fra qualcosa e qualcos'altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici; i segni linguistici costituiscono il codice lingua.

Le proprietà della lingua

Le proprietà della lingua: Possiamo ora chiederci quali sono le proprietà rilevanti del codice linguistico:

Biplanarità

Biplanarità: una prima proprietà di tutti i segni linguistici è la biplanarità, il fatto che ci siano in un segno due piani, compresenti ossia il significante e il significato. Il significante, chiamato anche espressione, è la parte fisicamente percepibile del segno (es. la parola "gatto" pronunciata o scritta); il significato, chiamato anche contenuto,è la parte non materialmente percepibile (es: il concetto di gatto). In altre parole, il significante è ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato, un certo stato concettuale o mentale: quest'ultimo è il contenuto. Tutti i segni sono indissolubilmente costituiti dal piano del significante unito al piano del significato.

Arbitrarietà dei segni

Arbitrarietà: Un'altra proprietà importante dei segni in senso stretto è l'arbitrarietà. Non c'è alcun legame naturalmente motivato, connesso alla natura o all'essenza delle cose, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico tra il significante e il significato di un segno. Il significante "gatto" non ha nulla a che vedere con l'animale gatto. I rapporti che ci sono tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e quindi sono arbitrari. Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili: le cose cioè dovrebbero chiamarsi più o meno allo stesso modo in tutte le lingue. "Gatto" è gatto in italiano, "Kissa" in fillandese ... allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero esignare cose e concetti simili: anche questo falso. "Bello" vuol dire "bello" in italiano, ma in inglese "bell" vuol dire "campana". Al principio dell'arbitrarietà dei segni linguistici esistono eccezioni come le onomatopee o certe parole indicanti versi di animali (tintinnio, sussurrare .. ) che imitano nel loro significante il suono o il rumore che designano e presentano un aspetto più o meno iconico. Va tuttavia notato che anche le onomatopee e le voci imitative possiedono un certo grado di integrazione. "Tintinnio", per es., unisce una parte chiaramente onomatopeica, motivata,"tintin", e il suffisso nominale del tutto arbitrario "-io" .-

Doppia articolazione del linguaggio verbale

Doppia articolazione: Una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano, che nella sua forma più piena e totale sembra posseduta solo dalle lingue e quindi ha un forte potere caratterizzante in quanto specifica di queste, è quella che viene chiamate "doppia articolazione". Essa consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi:

1º livello - il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità (mattoni) che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni Scaricato da Angela Moony (angeladesantis2002@gmail.com)(prima articolazione); la parola "gatto" è scomponibile in due pezzi più piccoli gatt- , -o che recano ciascuno un proprio significato. Le unità minime di prima articolazione, che chiameremo "morfemi", sono ancora segni, i segni più piccoli.

2º livello - I morfemi, risultano ulteriormente scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo (seconda articolazione). Tali elementi che non sono più segni perché non hanno un significato, sono i fonemi, che costituiscono le unità minime di seconda articolazione. Non esistono altri codici di comunicazione naturali che possiedano una doppia articolazione piena e totale come la lingua. Essa consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato (poche decine), di fonemi, mattoni elementari privi di significato, si può costruire un numero grandissimo di morfemi. Quindi è molto importante nella strutturazione della lingua il principio della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).

Trasponibilità di mezzo

Trasponibilità di mezzo: Il significante dei segni linguistici possiede un'altra proprietà molto importante: può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo o grafico. Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi o oralmente o graficamente, il carattere orale è tuttavia prioritario rispetto a quello visivo: il canale fonico-acustico appare il canale primario. A tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo. Il parlato è prioritario antropologicamente rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre non tutte le lingua parlate hanno una forma scritta: migliaia di lingue africane e oceaniche non hanno una scrittura. Ogni individuo umano impara prima a parlare a poi a scrivere. Nella storia della nostra specie, la scrittura si è sviluppato molto tempo dopo il parlare. Le prime attestazioni in forma scritta della lingua risalgono a non più di 5 millenni prima di Cristo (scritture pittografiche), e quelle di un sistema vero e proprio, cioè la scrittura cuneiforme presso i Sumeri risale a circa il 3500 a.C. Invece le origini del linguaggio, sono certamente più antiche. È ipotizzabile che qualche forma embrionale di comunicazione orale con segni linguistici fosse già presente nell'Homo habilis e nell'Homo erectus 3 milioni di anni fa. Sembra infatti che nel processo evolutivo della specie umana già presso i nostri lontanissimi progenitori in molte centinaia di anni fa esistessero almeno i prerequisiti biologici necessari per il linguaggio verbale. Il canale fonico-acustico e l'uso parlato della lingua presentano, poi,una serie di vantaggi biologici e funzionali rispetto al canale visivo e all'uso scritto:

  • Purchè vi sia presenza di aria, possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente a relativa distanza;
  • Non ostacolano altre attività;
  • Permettono la localizzazione della fonte di remittenza del messaggio;
  • La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio;
  • L'esecuzione parlata è più rapida di quella scritta;
  • Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente ad un gruppo di destinatari diversi;
  • Il messaggio è evanescente, ha rapida dissolvenza, libera il canale e lascia il passaggio ad

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