LA DIAGNOSI PSICOANALITICA
Nancy MeWilliams
LA DIAGNOSI PSICOANALITICA
Seconda edizione riveduta e ampliata
VINCENZO CARETTI
ADRIANO SCHIMMENTI
Interamente rivista e ampliata dall'autrice, integra-
ta con una serie di studi nel campo della psicotua-
lisi contemporanea, delle neuroscienze cognitivo-
affettive e della teoria dell'attaccamento, questa
seconda edizione si pone sempre più come una
lettura indispensabile per la formazione clinica e
per lo sviluppo delle capacità diagnostiche.
Casa Editrice AstrolabioLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
I LIVELLI EVOLUTIVI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLA PERSONALITÀ
Storicamente, nella prospettiva psicoanalitica: funzionamento mentale
concepito secondo un continuum:
Disturbo
Salute mentale
- Personalità individuale descrivibile in base al livello evolutivo raggiunto
(grado di patologia - psicotico, borderline, nevrotico, 'normale') e alle
particolari caratteristiche dello stile difensivo (tipo di carattere:
paranoide, depressivo, schizoide, etc.)
- Fondamentale dunque chiedersi quali sfide evolutive non sono state
superate?
Tutt'oggi: 3 fasi evolutive essenziali:
- Dalla nascita ad 1 anno e mezzo - 2 anni (fase orale per Freud)
- Da 1 anno e mezzo - 2 anni fino ai 3 anni (fase anale)
- Dai 3-4 ai 6 anni (periodo edipico)LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
I LIVELLI EVOLUTIVI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLA PERSONALITÀ
- Per molti autori: compiti evolutivi specifici di ogni fase (per alcuni,
relativamente alle pulsioni, per altri alle difese, per altri ancora allo
sviluppo dell'lo, oppure alle immagini di sé o degli altri)
- Alcuni aspetti di questa concettualizzazione sono stati messi in discussione
(v. Lyons-Ruth, 1991; Stern, 1985: nella prima infanzia, bambini ben più
competenti; Corbett, 2000; Fairfield, 2001: modelli dello «sviluppo
normativo»)
Nonostante ciò, fondamentale il riscontro clinico: l'essere umano
attraversa percorsi di crescita simili.LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
Breve excursus storico - la diagnosi della patologia del carattere
Prima dell'avvento della psichiatria descrittiva (XIX secolo): distinzione tra sano e malato
basata esclusivamente su quanto la persona andasse d'accordo con ciò che costituisce la
realtà.
- Emil Kraepelin (1856-1926): padre della classificazione diagnostica contemporanea;
tentativo di identificare sindromi generali dalle caratteristiche comuni e possibili ipotesi
eziologiche (esogene vs endogene)
- Freud: formulazioni teoriche più speculative, ma uso delle categorie kraepeliane ... MA già
verso la fine: iniziale distinzione tra una condizione ossessiva in una persona per altri aspetti
non ossessivi e un'ossessione che faceva parte di un carattere ossessivo compulsivo (ciò che
analisti successivi hanno distinto in persona ossessiva delirante - persona la cui ossessione è
parte di una personalità borderline - persona ossessiva con una personalità nevrotico
normale).
- Fino alla metà del XX secolo, unica distinzione: nevrosi vs psicosi
- Per Freud: terapia con i nevrotici mirata all'indebolimento delle difese, per accedere all'Es
e rendere disponibili energie per attività più costruttive; terapia per gli psicotici basata sul
rafforzamento delle difese e la risoluzione delle preoccupazioni primitive, incoraggiamento
esame di realtà, respingere l'Es traboccante.LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
Breve excursus storico - la diagnosi della patologia del carattere
- Gradualmente: prime differenziazioni nella categoria della nevrosi (Reich, 1933:
nevrosi sintomatica - nevrosi del carattere)
- Se il paziente soffre di una nevrosi sintomatica (ciò che oggi nel DSM sta nell'Asse
I), si può ritenere che qualcosa nella sua vita attuale abbia attivato un conflitto
inconscio e che il paziente stia ora utilizzando meccanismi disadattivi per
fronteggiarlo;
- Se il paziente soffre di una nevrosi del carattere, lavoro terapeutico più
complesso e lungo
- Inoltre: non si può dare per scontata, nei casi di nevrosi del carattere, una buona
alleanza di lavoro (Greenson, 1967): dimensione collaborativa tra terapeuta e
paziente, che permane nonostante eventuali emozioni negative (Molte ricerche
hanno mostrato che una buona alleanza correla con un buon esito della terapia).
- Per molto tempo: nevrosi (meno grave), disturbo di personalità (più grave), psicosi
(gravissimo)LA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
Breve excursus storico - la diagnosi della patologia del carattere
- Fine XIX secolo: alcuni osservatori psichiatrici notarono che ci sono dei pazienti
che sembrano abitare un territorio psicologico 'di confine' tra sanità mentale e
pazzia
- Intorno agli anni '50 del secolo scorso: limite del modello nevrosi-psicosi; pazienti
in un'area intermedia (quasi mai allucinazioni o deliri, ma nemmeno stabilità e
prevedibilità dei nevrotici)
- Si inizia a parlare di 'borderline' ('stati borderline', Knight, 1933; 'la malattia'
(T.F.Main, 1957)
- 1968, Grinker e coll .: studio sulle basi empiriche dell'esistenza di una «sindrome
borderline» inerente alla personalità, con una gamma di gravità intermedia tra
nevrosi e psicosi
- Nel 1980: Disturbo borderline di personalità (DSM-III, APA)
- Kernberg: distinzione esplicita tra disturbo borderline di personalità e
organizzazione borderline della personalitàLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
Breve excursus storico - considerazioni sulla patologia del carattere
§
Alcune considerazioni: chi si trova in una condizione psicotica: fissato a un livello
fusionale, precedente alla separazione, in cui non riesce a differenziare ciò che è
dentro di sé da ciò che è fuori; chi si trova in una condizione borderline: fissato su
conflittualità diadiche tra la fusione totale (con la paura di essere cancellati nella
propria identità) e il totale isolamento; chi si trova in una condizione nevrotica, si
trova ad interfacciarsi con il conflitto, ad esempio tra ciò che desidera e ciò che
teme.
- Profonda divergenza tra i modelli eziopatogenetici del borderline (per alcuni:
condizioni costituzionali, neurologiche; per altri: fallimenti evolutivi nella fase di
separazione individuazione, per altri anche più precoci; per la teoria
dell'attaccamento: specifici modelli di attaccamento; alcuni autori: trauma,
soprattutto precoce e vissuto nel contesto delle relazioni di attaccamento)
Sintetizzando:
- ansia degli psicotici: annichilimento
- ansia per i borderline: separazione
- ansia per i nevrotici: paura di realizzare desideri che scatenerebbero sensi di colpaLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
Aspetti specifici dello spettro psicotico - borderline - nevrotico
- Premessa: distinzione 'artificiale': ognuno di noi può ritrovare in se stesso
elementi di ognuno dei livelli di organizzazione proposti -> fondamentale
la soggettività della persona e le sue risorse
- Di ciascuna organizzazione:
- difese prevalenti
- livello di integrazione dell'identità
- adeguatezza dell'esame di realtà
- capacità di osservare la propria patologia
- natura del conflitto primario
- possibili dimensioni di transfert e controtransfert
LIVELLO NEVROTICO
- Livello tendenzialmente alto di funzionamento
- Ricorso a difese più mature o di secondo ordine (talvolta anche uso di
difese primitive, ma non grande rilevanza nel funzionamento globale e
soprattutto evidenti in momento di insolita tensione)
- Difesa principale: rimozione
- Senso integrato della propria identità: coerenza del comportamento e
esperienza interiore di continuità temporale del Sé (legame con
l'esperienza passata infantile, ma anche proiettati verso il futuro)
- Anche l'immagine degli altri è ricca e variegata
- Solido contatto con la realtà
Solitamente: sente ciò che lo ha spinto a chiedere aiuto come estraneo
(psicopatologia egodistonica)
- Possono scindere tra il Se che vive l'esperienza terapeutica e la parte
osservante (Sterba, 1934)
- Esperienza del clinico: positiva; alleanza di lavoro valida; controtransfert
non troppo intensoLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
LIVELLO NEVROTICO - Implicazioni cliniche
- Pazienti di questo livello predisposti all'analisi freudiana classica (sedute
frequenti, libere associazioni, uso del lettino, analisi del transfert e delle
resistenze, contratto a lunga scadenza)
- Tra gli scopi del trattamento: rimozione degli ostacoli inconsci alla piena
gratificazione delle aree del gioco, del lavoro e dell'amore (per Freud: la
verità è ciò che ci rende liberi - sulla scia del pensiero platonico)
- Rapida formazione dell'alleanza di lavoro
- Terapie a lungo termine e intensive
- Talvolta: utile anche la terapia psicoanalitica (frequenza inferiore a 3
volte a settimana)
> Terapie esplorative o di svelamento
Indicata anche la terapia analitica breveLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
LIVELLO NEVROTICO - Implicazioni cliniche
Alessandra Lemma,
Mary Target, Peter Fonagy
Terapia dinamica interpersonale breve
Una guida clinica
Raffaello Cortina EditoreLA DIAGNOSI PSICOANALITICA (McWilliams) - Capp. 3-4
LIVELLO PSICOTICO
- Livello di funzionamento più compromesso
- Talvolta individui con un'organizzazione del carattere che di base è
psicotica, ma senza mostrare segni evidenti della loro confusione
interiore, a meno di essere sottoposti a forte tensione
- Processi difensivi utilizzati prevalentemente primitivi: diniego, controllo
onnipotente, idealizzazione e svalutazione primitive, forme primitive di
proiezione e introiezione, scissione, dissociazione estrema, acting out e
somatizzazione
- Gravi difficoltà con l'identità (non pienamente sicuri di esistere!)
- Assenza esame di realtà
Mancanza di 'funzione riflessiva' (Fonagy e Target, 1996)
- Natura del conflitto primario: esistenziale (vita/morte;
esistenza/annullamento; sicurezza/terrore) > Laing «insicurezza
ontologica»
- Possibile controtransfert positivo nel terapeuta (protettività genitoriale,
sensibilità empatica, ma anche onnipotenza soggettiva) - «meraviglioso
nel suo attaccamento e terrificante nei suoi bisogni» (p. 86)