La città neoliberale di Gilles Pinson, Appunti Università degli Studi di Milano

Documento dall'Università degli Studi di Milano su "La città neoliberale" di Gilles Pinson. Il Pdf, un approfondimento di Geografia a livello universitario, esamina le trasformazioni dell'urbanistica e delle politiche abitative sotto l'influenza neoliberale, con un'introduzione e sezioni tematiche dettagliate.

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"La città neoliberale" - Gilles Pinson
Geografia urbana (Università degli Studi di Milano)
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LA CITTÀ NEOLIBERALE
Introduzione
Es. Barnet: uno dei 32 boroughs (suddivisioni politiche e amministrative della Greater London Authority,
responsabili dell’istruzione, dei servizi sociali, della raccolta dei rifiuti e della manutenzione stradale)
della Grande Londra. Dal 2010, il consiglio del borough di Barnet ha subappaltato la maggior parte delle
competenze dei governi locali britannici a società private: licenze edilizie, servizi funerari, gestione delle
strade, riabilitazione dei quartieri, sanità e l’assistenza ai disabili. La maggior parte dei contratti sono stati
assegnati alla società Capita, fondata nel 1984, prosperata grazie a privatizzazione e subappalto dei
servizi pubblici. Nel 2013, il consiglio comunale di Barnet ha firmato due contratti con Capita per 650
milioni di euro su dieci anni. Da allora, sono i dipendenti della Capita con sede a Coventry a gestire il
centralino telefonico del comune, mentre quelli di Belfast si occupano degli stipendi dei dipendenti
municipali. L'esternalizzazione ha portato alla perdita di un terzo della forza lavoro del comune, e c'è chi
teme che il controllo di Capita sulla città sia permanente. L'esternalizzazione è stata dettagliata in
contratti complessi: necessario un alto livello di competenza per decifrarli, competenza che non hanno
né i consiglieri né i funzionari comunali. Inoltre, ottenendo i contratti municipali, Capita ha preso anche
il controllo di dati che il governo locale potrà difficilmente recuperare.
In America Centrale un altro caso limite: in Honduras, uno dei paesi più poveri e meno sicuri della
regione, nel 2012, Porfirio Lobo, grande proprietario terriero e presidente del paese dal 2010 al 2014,
aveva intenzione di costruire una "charter city", con regime di extraterritorialità e leggi proprie, un
sistema fiscale specifico e sistemi giudiziari e di polizia indipendenti. L'obiettivo del progetto era di
attirare gli investitori stranieri alla ricerca di un paradiso fiscale, di una legislazione in materia di diritto
del lavoro e di diritto ambientale, di un luogo sicuro e propizio agli affari in un paese noto per la sua
violenza, ma anche di creare posti di lavoro per la popolazione locale. Il presidente Lobo prese spunto da
Paul Romer, professore di economia: teorie sui numerosi vantaggi delle "charter cities" come Hong Kong,
Singapore o Dubai; grazie alle loro istituzioni robuste e a leggi favorevoli agli affari, queste città hanno
avviato processi di sviluppo rapido in Stati corrotti. A Romer venne offerto l'incarico di presidente della
commissione per questo progetto. Tuttavia, sensibile al fatto che Lobo era stato eletto dopo un colpo di
stato che aveva rovesciato il suo predecessore, ma anche alle forti reazioni dei sindacati e delle comunità
indigene, al fatto che l'agenzia governativa responsabile del progetto aveva firmato accordi con le società
immobiliari senza informare la commissione, Romer rifiutò. Un mese dopo, la Corte Suprema dichiarò
incostituzionale lo statuto della charter city e il progetto venne abbandonato.
Barnet e la città franca mai nata dell'Honduras incarnano entrambe la città ideale del neoliberismo, in
cui la privatizzazione dei servizi pubblici dovrebbe garantire una qualità migliore a un costo minimo; una
città in cui lo scopo delle politiche pubbliche non è assicurare i servizi di base per la popolazione o di
socializzare le spese (alloggi, trasporti, istruzione, sanità, ecc.), ma creare un clima favorevole agli affari;
una città in cui la ricchezza è generata dal fatto che i meccanismi commerciali sono liberati dagli oneri
amministrativi e fiscali e i favori ai più ricchi avvantaggiano i meno abbienti grazie al fenomeno del trickle-
down, del gocciolamento dall'alto verso il basso.
Il neoliberismo, teorizzato da Michel Foucault negli anni ‘80 come fenomeno politico e intellettuale con
un grande destino, è diventato un elemento centrale del dibattito nelle scienze sociali e negli studi urbani
a partire dalla metà degli anni 2000. La definizione di neoliberismo è essa stessa oggetto di dibattito, ma
è definibile come l'insieme delle proposte intellettuali e degli orientamenti politici che ambiscono a
estendere i meccanismi di mercato e l'etica della concorrenza e una gamma sempre più ampia di attività
sociali, facendo affidamento sa un forte intervento statale. Infatti, il neoliberismo non promuove il ritiro,
né la scomparsa dello Stato, che diventa un agente la cui vocazione principale è facilitare l'esistenza degli
attori del mercato.
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Anteprima

Introduzione alla Città Neoliberale

Es. Barnet: uno dei 32 boroughs (suddivisioni politiche e amministrative della Greater London Authority, responsabili dell'istruzione, dei servizi sociali, della raccolta dei rifiuti e della manutenzione stradale) della Grande Londra. Dal 2010, il consiglio del borough di Barnet ha subappaltato la maggior parte delle competenze dei governi locali britannici a società private: licenze edilizie, servizi funerari, gestione delle strade, riabilitazione dei quartieri, sanità e l'assistenza ai disabili. La maggior parte dei contratti sono stati assegnati alla società Capita, fondata nel 1984, prosperata grazie a privatizzazione e subappalto dei servizi pubblici. Nel 2013, il consiglio comunale di Barnet ha firmato due contratti con Capita per 650 milioni di euro su dieci anni. Da allora, sono i dipendenti della Capita con sede a Coventry a gestire il centralino telefonico del comune, mentre quelli di Belfast si occupano degli stipendi dei dipendenti municipali. L'esternalizzazione ha portato alla perdita di un terzo della forza lavoro del comune, e c'è chi teme che il controllo di Capita sulla città sia permanente. L'esternalizzazione è stata dettagliata in contratti complessi: necessario un alto livello di competenza per decifrarli, competenza che non hanno né i consiglieri ne i funzionari comunali. Inoltre, ottenendo i contratti municipali, Capita ha preso anche il controllo di dati che il governo locale potrà difficilmente recuperare.

In America Centrale un altro caso limite: in Honduras, uno dei paesi più poveri e meno sicuri della regione, nel 2012, Porfirio Lobo, grande proprietario terriero e presidente del paese dal 2010 al 2014, aveva intenzione di costruire una "charter city", con regime di extraterritorialità e leggi proprie, un sistema fiscale specifico e sistemi giudiziari e di polizia indipendenti. L'obiettivo del progetto era di attirare gli investitori stranieri alla ricerca di un paradiso fiscale, di una legislazione in materia di diritto del lavoro e di diritto ambientale, di un luogo sicuro e propizio agli affari in un paese noto per la sua violenza, ma anche di creare posti di lavoro per la popolazione locale. Il presidente Lobo prese spunto da Paul Romer, professore di economia: teorie sui numerosi vantaggi delle "charter cities" come Hong Kong, Singapore o Dubai; grazie alle loro istituzioni robuste e a leggi favorevoli agli affari, queste città hanno avviato processi di sviluppo rapido in Stati corrotti. A Romer venne offerto l'incarico di presidente della commissione per questo progetto. Tuttavia, sensibile al fatto che Lobo era stato eletto dopo un colpo di stato che aveva rovesciato il suo predecessore, ma anche alle forti reazioni dei sindacati e delle comunità indigene, al fatto che l'agenzia governativa responsabile del progetto aveva firmato accordi con le società immobiliari senza informare la commissione, Romer rifiutò. Un mese dopo, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale lo statuto della charter city e il progetto venne abbandonato.

Barnet e la città franca mai nata dell'Honduras incarnano entrambe la città ideale del neoliberismo, in cui la privatizzazione dei servizi pubblici dovrebbe garantire una qualità migliore a un costo minimo; una città in cui lo scopo delle politiche pubbliche non è assicurare i servizi di base per la popolazione o di socializzare le spese (alloggi, trasporti, istruzione, sanità, ecc.), ma creare un clima favorevole agli affari; una città in cui la ricchezza è generata dal fatto che i meccanismi commerciali sono liberati dagli oneri amministrativi e fiscali e i favori ai più ricchi avvantaggiano i meno abbienti grazie al fenomeno del trickle- down, del gocciolamento dall'alto verso il basso.

Il neoliberismo, teorizzato da Michel Foucault negli anni '80 come fenomeno politico e intellettuale con un grande destino, è diventato un elemento centrale del dibattito nelle scienze sociali e negli studi urbani a partire dalla metà degli anni 2000. La definizione di neoliberismo è essa stessa oggetto di dibattito, ma è definibile come l'insieme delle proposte intellettuali e degli orientamenti politici che ambiscono a estendere i meccanismi di mercato e l'etica della concorrenza e una gamma sempre più ampia di attività sociali, facendo affidamento sa un forte intervento statale. Infatti, il neoliberismo non promuove il ritiro, né la scomparsa dello Stato, che diventa un agente la cui vocazione principale è facilitare l'esistenza degli attori del mercato.

Neoliberismo e Politiche Urbane

In cosa consiste il neoliberismo applicato alle città e alle politiche urbane? Secondo D.Harvey, geografo marxista e teorico del neoliberismo, le politiche urbane neoliberali "considerano che è inutile ridistribuire le ricchezze nelle aree svantaggiate delle città in un'ottica di giustizia sociale e che le risorse dovrebbero essere destinate soprattutto ai poli di crescita imprenditoriali". Il neoliberismo taglia i ponti con il paradigma che ha dominato le politiche urbane fino alla fine del XIX secolo e il loro sviluppo dopo la WW2, per cui esse si focalizzavano innanzitutto sulla capacità di garantire la riproduzione del lavoro, sostenere la domanda e socializzare le spese di base. La ridefinizione neoliberale di queste politiche ne fa dei dispositivi mirati soprattutto a sostenere l'offerta, le imprese, i bisogni di capitale. Inoltre, il neoliberismo urbano favorisce i meccanismi di regolazione associati al mercato (libera concorrenza, promozione della competizione tra individui e territori) e si allontana dai meccanismi di regolazione associati all'ordine gerarchico di comando e al coordinamento da parte di enti e organi pubblici (pianificazione, partecipazione pubblica a costruzione e gestione di impianti urbani) per la distribuzione delle risorse. Questa politica di neoliberismo urbano è nata negli anni '80 nel Regno Unito di Margaret Thatcher e negli Stati Uniti di Ronald Reagan, per poi diffondersi nel mondo intero.

Distinzione tra Liberalismo, Ordoliberalismo e Neoliberismo

Molto frequente la confusione tra liberalismo, neoliberismo e ultra-liberalismo. Anche se il neoliberismo deriva intellettualiente dal liberalismo, non lo si può equiparare a quest'ultimo. Il liberalismo ha una dimensione politica che si può trovare nei lavori di John Stuart Mill; è una tradizione filosofica che considera che una buona forma di governo si basi sulla garanzia di una sfera di libertà individuale contro le intrusioni dei poteri politici o religiosi. Questo principio implica l'istituzione di limiti al potere dello Stato. Le prerogative di quest'ultimo e, in particolare, il potere esecutivo, devono essere inquadrate da una costituzione, da una separazione rigorosa dei poteri e dall'istituzione di uno Stato di diritto. La variante economica del liberalismo è la fiducia negli strumenti di coordinamento decentralizzati e in particolare del mercato come forma più efficiente di produzione e distribuzione delle risorse. Adam Smith, figura del liberalismo economico, vedeva l'emergere dei monopoli pubblici o privati come la maggiore minaccia al fiorire delle attività economiche. Le interpretazioni classiche del liberalismo politico ed economico hanno in comune l'avversione per la centralizzazione e concentrazione di poteri.

La nascita, nella prima metà del XX sec, di regimi e politiche economiche che minacciano i mercati e la concorrenza, in contesti diversi tra loro quali l'URSS di Stalin, la Germania di Hitler e l'America del New Deal, rilancia il dibattito sul liberalismo e nasce così il neoliberismo. Questa nuova corrente di pensiero fu espressa per la prima volta in una conferenza organizzata dal giornalista Walter Lippmann a Parigi nel 1938. Gli intellettuali che vi si incontrarono condividevano una considerazione: il liberalismo classico, annunciava un "quiet state" che si preoccupa soprattutto della polizia e della protezione dei diritti di proprietà, ha sottovalutato la necessità dell'intervento statale per proteggere il mercato, che è il fondamento del neoliberismo.

Differenze tra Ordoliberali e Neoliberali

La nebulosa neoliberale è in disaccordo su varie questioni; molti si chiedono se esistano dei punti in comune tra le sue diverse versioni. Gli ordoliberali tedeschi (Wilhelm Röpke, Ludwig Erhard) reputano che le istituzioni del libero mercato possano essere difese solo grazie al fatto di essere incorporate in un ordine politico superiore. Essi riconoscono il carattere potenzialmente autodistruttivo del mercato: i meccanismi di concorrenza, abbandonati a se stessi, rischiano di produrre monopoli e portare alla morte del mercato stesso. Solo reintegrando il gioco dei mercati in un'economia morale, declinata attraverso regole rigorose come quelle che vietano i trust e garantita da organi giudiziari, i mercati possono essere salvati da sé stessi.

Il filosofo austriaco Friedrich Hayek - che proveniva da ambienti ordoliberali - e l'economista Milton Friedman incarnavano una versione più radicale. Mentre gli ordoliberali volevano proteggere il mercato contro i suoi stessi eccessi e limitare la sua portata alla sfera produttiva, i neoliberali ne facevano il principio di base dell'organizzazione della società e caldeggiavano la sua estensione ad ambiti come la famiglia, la giustizia o anche l'istruzione. Questa variante del neoliberismo promuove e trasfigura l'homo economicus, che non è più l'immagine dell'individuo liberale dedito ad attività commerciali pacifiche, ma una creatura aggressiva trasformata in imprenditore di se stesso, che adotta un comportamento competitivo in ogni ambito dell'esistenza, preoccupata dalla redditività di ogni suo investimento. Laddove gli ordoliberali volevano reinserire il mercato nella politica e nella morale al fine di proteggerlo, i neoliberali di stampo americano cercano invece di porlo al di sopra della politica e della morale. Il mercato diventa un ordine sociale e morale superiore che lo Stato ha il dovere di promuovere.

L'Ascesa del Neoliberismo e le sue Politiche

Nel periodo tra le due guerre e durante il boom economico del secondo dopoguerra tali proposte restano marginali, all'ombra del keynesismo trionfante. Ma alla fine degli anni '70 le difficoltà che quest'ultimo incontra (inflazione, ritorno della disoccupazione di massa, aumento dei deficit pubblici, perdita di competitività delle imprese) rimettono il neoliberismo al centro. La conquista del terreno politico è concretizzata delle vittorie di Margaret Thatcher nel 1979 e di Ronald Reagan nel 1980. Tale conquista è però preceduta, fin dall'inizio degli anni 70, dall'emergere di una serie di politiche pubbliche d'ispirazione neoliberale che cristallizza il "Washington consensus" (John Williamson), una doxa comune all'amministrazione statunitense e alle istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale) che hanno tutte la loro sede nella capitale americana. Secondo Stephanie Mudge, il repertorio neoliberale si è articolato in cinque categorie di politiche pubbliche:

  • privatizzazione delle imprese pubbliche
  • creazione di autorità regolatorie separate dall'esecutivo
  • depoliticizzazione di alcune attività di regolazione economica (in particolare quelle delle banche centrali)
  • liberalizzazione di mercati interni e internazionali
  • monetarismo: manipolazione dell'offerta di moneta allo scopo di controllare l'inflazione e il deficit pubblico.

Gli effetti di queste politiche: globalizzazione, aumento delle disuguaglianze, perdita di controllo delle istituzioni democratiche sui processi economici.

Prima di analizzare l'impatto delle politiche pubbliche neoliberali sulle città, è necessario presentare le principali correnti delle scienze sociali che hanno cercato di stabilire la genealogia del neoliberismo e di valutarne l'influenza sulla società, la politica, l'economia e le città.

Correnti di Teoria del Neoliberismo

Si identificano quattro correnti che teorizzano il neoliberismo:

  1. Neomarxisti: David Harvey (geografia critica), secondo cui il neoliberismo è un nuovo modo di gestire il surplus di capitale. Fino ad un certo momento, si era imposto una sorta di consenso nell'ambito di ciò che è comunemente chiamato il "compromesso fordista": una parte del surplus era accaparrato dallo Stato e reinvestito sotto forma di infrastrutture, di politiche abitative, di estensione dei servizi pubblici, nonché nel Welfare State. Questo compromesso aveva il vantaggio di frenare le crisi dovute alla sovrapproduzione, garantendo degli sbocchi e il contenimento delle contraddizioni sociali inerenti al capitalismo. Esso fu messo in discussione dagli anni '60, preparando la rivincita delle classi che si sentivano lese da tre decenni di rafforzamento dello Stato sociale e dal compromesso fordista. "La neoliberalizzazione, scrive Harvey, è una questione di ripristino di un potere di classe, in particolare quello di un'élite molto privilegiata di banchieri d'affari e di dirigenti di impresa". Questi gruppi riescono a imporre un nuovo paradigma per la gestione del surplus di capitale, in base a al quale i meccanismi burocratici di attribuzione delle risorse, istituiti nel quadro del fordismo, sono scarsamente efficaci, mentre i meccanismi di mercato sono più atti a garantire una distribuzione dell'eccedenza che favorisca gli investimenti più redditizi. E quindi necessario liberare questi meccanismi dagli ostacoli (livello eccessivo di tasse e regolamentazioni). Questa deregulation avvantaggerà a breve termine gli imprenditori e gli investitori, e a medio termine, grazie al trickle- down, i gruppi sociali subordinati. Questo programma viene adottato dai pionieri del neoliberismo politico (Pinochet, Thatcher, Reagan) e si concretizza in nuove politiche: austerità fiscale, disciplina monetaria, limitazione del welfare, privatizzazione e deregolamentazione della circolazione di merci e capitali. Secondo Harvey, quest'economia politica neoliberale contribuisce alla diversificazione delle modalità dell'accumulazione capitalistica. Alla forma tradizionale di accumulo per espansione

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