Metodi e Tecniche della Ricerca Visuale: Sociologia e Immagine

Documento universitario sui Metodi e Tecniche della Ricerca Visuale. Il Pdf esplora la sociologia visuale e l'evoluzione dell'immagine, analizzando le diverse ere e forme dell'immagine, il ruolo del flâneur e l'impatto delle immagini sulla percezione della realtà e la comunicazione.

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37 pagine

METODI E TECNICHE DELLA RICERCA VISUALE
27/02/24
L’immagine fotografica e il suo contenuto sono un aspetto fondamentale; possiamo
lavorare con le immagini e sulle immagini, non solo con la ricerca ma anche nei contesti
educativi, in qualsiasi fascia di età.
Ma come utilizzare le immagini?
La sociologia visuale è l’ambito di riferimento dello studio delle immagini fotografiche
applicate alla sociologia.
La sociologia e la fotografia sono due scienze che nascono nello stesso anno (1839) e
nello stesso luogo (Parigi). Da lì il loro rapporto è stato piuttosto tormentato.
Lo stesso G. Simmel, importante sociologo, enunciava che “dei cinque sensi, l’occhio è
l’unico che svolge una funzione sociologica”, sottolineando in questa frase il potenziale
euristico di qualsiasi immagine.
La sociologia visuale ha una doppia lettura e interpretazione:
Sociologia visuale come metodologia insieme di metodi e tecniche che servono
alla sociologia per fare ricerca sociologica
Sociologia visuale come disciplina autonoma al pari delle altre varie sociologie,
ha delle sue regole e metodologie specifiche.
Tre concetti fondamentali, distinti e non sovrapponibili alla sociologia visuale ma
strettamente legati al contesto della sociologia:
1. Società delle immagini
La nostra quotidianità è caratterizzata da immagini di qualsiasi tipo.
Abbiamo un mondo costituito da una civiltà visuale, fatta di immagini.
Si privilegia la vista rispetto agli altri sensi, sulla quale si ritiene di avere un maggiore
controllo.
Perché facciamo immagini?
Per comunicare
Per costruire relazioni sociali
Per costruire significati simbolici condivisi
Per comunicare la nostra presenza
Pensiamo anche per immagini.
Nella nostra società si ha avuto un fondamentale passaggio: la centralità del visivo.
Le immagini, rispetto al passato, sono elementi cruciali. È intorno ad esse che ruotano le
forme sociali organizzative della società post-moderna.
Costruiamo il patrimonio simbolico condiviso proprio attraverso le nostre e altrui immagini.
Il mondo attuale è un “mondo visto”, un fenomeno che vediamo e conosciamo attraverso
le immagini. In passato, le informazioni si tramandavano con il linguaggio scritto e verbale,
due forme completamente diverse dal linguaggio visuale.
Le parole orali e il testo scritto hanno un senso lineare e un codice forte (quello che è
scritto è) mentre le immagini sono caratterizzate da un codice debole (interpretazione
soggettiva).
L’immagine, per definizione, si dice che sia polisemica, che possa avere più di
un’interpretazione e molti significati.
Il passaggio da linguaggio con codice forte a linguaggio con codice debole ha presupposto
un altro passaggio: da certezza a incertezza; da cultura diacronica (che segue una
logica temporale) a cultura sincronica (vedo istantaneamente l’immagine e mi dà,
immediatamente, qualcosa di soggettivo subito).
Mentre il testo scritto posso capire se sia falso o se sia vero (certezza), l’immagine non
possiamo dire che sia né vera né falsa in quanto queste descrivono oggetti che potrebbero
non presentare alcun ancoraggio con la realtà (incertezza).
La società post-moderna, bombardata da immagini costantemente, rischia di farci
confondere la realtà con la finzione e l’immaginazione: stiamo sempre più confondendo i
confini del visibile e dell’invisibile, il reale dall’immaginazione.
L’uomo, in verità, ha sempre utilizzato le immagini per comunicare e per inviare dei
messaggi (pitture rupestri). Con la nascita della scrittura, la funzione dell’immagine iniziò
ad assumere un ruolo secondario diventando complementare al linguaggio verbale e
scritto.
Distinguiamo tre ere dell’immagine:
Era dell’IDOLO (era dell’invisibile)
L’immagine ha funzione di rappresentazione dell’invisibile: la divinità. Le immagini
guardavano e proteggevano l’uomo. In questa era non c’è un soggetto guardante, è
l’invisibile che aveva il compito di custodire, proteggere e guardare l’uomo.
Era dell’ARTE (era del visibile)
Con l’ingresso della prospettiva, per la prima volta c’è lo sguardo del soggetto.
Abbiamo un soggetto (il pittore) che guarda ed esprime il suo punto di vista. L’uomo
diventa il protagonista.
Era del VISIVO (era dell’invisibile)
L’era che viviamo oggi dove le immagini ci sommergono. L’immagine è frutto di una
simulazione e prodotto di un algoritmo. Le immagini possono non avere alcun
ancoraggio con la realtà.
Distinguiamo tre forme di immagini:
Immagine indice (fotografia analogica)
È indice di qualcosa che è esistito: non è realtà perché non esiste più, ma è stato
reale per quel determinato lasso di tempo. Ha in sé il proprio referente.
Necessita di un supporto: la pellicola.
Immagine icona (pittura)
Non è la cosa che vediamo, è un qualcosa che assomiglia alla realtà ma nessuno
mi dice che quell’immagine sia esistita. Potrebbe tutto essere frutto della creazione

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METODI E TECNICHE DELLA RICERCA VISUALE

27/02/24 L'immagine fotografica e il suo contenuto sono un aspetto fondamentale; possiamo lavorare con le immagini e sulle immagini, non solo con la ricerca ma anche nei contesti educativi, in qualsiasi fascia di età. Ma come utilizzare le immagini? La sociologia visuale è l'ambito di riferimento dello studio delle immagini fotografiche applicate alla sociologia. La sociologia e la fotografia sono due scienze che nascono nello stesso anno (1839) e nello stesso luogo (Parigi). Da lì il loro rapporto è stato piuttosto tormentato. Lo stesso G. Simmel, importante sociologo, enunciava che "dei cinque sensi, l'occhio è l'unico che svolge una funzione sociologica", sottolineando in questa frase il potenziale euristico di qualsiasi immagine.

Sociologia visuale: doppia lettura e interpretazione

La sociologia visuale ha una doppia lettura e interpretazione:

  • Sociologia visuale come metodologia > insieme di metodi e tecniche che servono alla sociologia per fare ricerca sociologica
  • Sociologia visuale come disciplina autonoma > al pari delle altre varie sociologie, ha delle sue regole e metodologie specifiche.

Concetti fondamentali legati alla sociologia visuale

Tre concetti fondamentali, distinti e non sovrapponibili alla sociologia visuale ma strettamente legati al contesto della sociologia:

  1. Società delle immagini La nostra quotidianità è caratterizzata da immagini di qualsiasi tipo. Abbiamo un mondo costituito da una civiltà visuale, fatta di immagini. Si privilegia la vista rispetto agli altri sensi, sulla quale si ritiene di avere un maggiore controllo. Perché facciamo immagini?
  • Per comunicare
  • Per costruire relazioni sociali
  • Per costruire significati simbolici condivisi
  • Per comunicare la nostra presenza

Pensiamo anche per immagini. Nella nostra società si ha avuto un fondamentale passaggio: la centralità del visivo. Le immagini, rispetto al passato, sono elementi cruciali. È intorno ad esse che ruotano le forme sociali organizzative della società post-moderna. Costruiamo il patrimonio simbolico condiviso proprio attraverso le nostre e altrui immagini. Il mondo attuale è un "mondo visto", un fenomeno che vediamo e conosciamo attraverso le immagini. In passato, le informazioni si tramandavano con il linguaggio scritto e verbale,due forme completamente diverse dal linguaggio visuale. Le parole orali e il testo scritto hanno un senso lineare e un codice forte (quello che è scritto è) mentre le immagini sono caratterizzate da un codice debole (interpretazione soggettiva). L'immagine, per definizione, si dice che sia polisemica, che possa avere più di un'interpretazione e molti significati. Il passaggio da linguaggio con codice forte a linguaggio con codice debole ha presupposto un altro passaggio: da certezza a incertezza; da cultura diacronica (che segue una logica temporale) a cultura sincronica (vedo istantaneamente l'immagine e mi dà, immediatamente, qualcosa di soggettivo subito). Mentre il testo scritto posso capire se sia falso o se sia vero (certezza), l'immagine non possiamo dire che sia ne vera né falsa in quanto queste descrivono oggetti che potrebbero non presentare alcun ancoraggio con la realtà (incertezza). La società post-moderna, bombardata da immagini costantemente, rischia di farci confondere la realtà con la finzione e l'immaginazione: stiamo sempre più confondendo i confini del visibile e dell'invisibile, il reale dall'immaginazione. L'uomo, in verità, ha sempre utilizzato le immagini per comunicare e per inviare dei messaggi (pitture rupestri). Con la nascita della scrittura, la funzione dell'immagine iniziò ad assumere un ruolo secondario diventando complementare al linguaggio verbale e scritto.

Le tre ere dell'immagine

Distinguiamo tre ere dell'immagine:

  • Era dell'IDOLO (era dell'invisibile) L'immagine ha funzione di rappresentazione dell'invisibile: la divinità. Le immagini guardavano e proteggevano l'uomo. In questa era non c'è un soggetto guardante, è l'invisibile che aveva il compito di custodire, proteggere e guardare l'uomo.
  • Era dell'ARTE (era del visibile) Con l'ingresso della prospettiva, per la prima volta c'è lo sguardo del soggetto. Abbiamo un soggetto (il pittore) che guarda ed esprime il suo punto di vista. L'uomo diventa il protagonista.
  • Era del VISIVO (era dell'invisibile) L'era che viviamo oggi dove le immagini ci sommergono. L'immagine è frutto di una simulazione e prodotto di un algoritmo. Le immagini possono non avere alcun ancoraggio con la realtà.

Le tre forme di immagini

Distinguiamo tre forme di immagini:

  • Immagine indice (fotografia analogica) È indice di qualcosa che è esistito: non è realtà perché non esiste più, ma è stato reale per quel determinato lasso di tempo. Ha in sé il proprio referente. Necessita di un supporto: la pellicola.
  • Immagine icona (pittura) Non è la cosa che vediamo, è un qualcosa che assomiglia alla realtà ma nessuno mi dice che quell'immagine sia esistita. Potrebbe tutto essere frutto della creazione dell'immaginazione del creatore. Necessita di un supporto: la tela.
  • Immagine simbolo (immagine digitale) Sono immagini che possono non avere alcun ancoraggio con la realtà e sono costruite da un algoritmo. Non hanno in sé il proprio referente. Non sappiamo se un'immagine digitale sia vera o no. Presuppone l'utilizzo di codici di interpretazione.

L'immagine fotografica è un costrutto culturale e sociale e ha un valore soggettivo. La fotografia è regno della soggettività; si ha soggettività da parte del fotografo e da parte di chi la vede. La soggettività va di pari passo con il processo di interpretazione della realtà e delle immagini. La fotografia riesce a far tornare in vita qualcosa che non c'è più; un qualcosa che ritorna grazie a quell'unico attimo dello scatto. L'avvento del digitale ha un po' rovinato questa magia: posso creare e modificare continuamente immagini. Oggi vedere non è più credere ma è interpretare: ciò che vedo lo devo interpretare, ma come? Posso vedere e interpretare la stessa immagine in contesti differenti con conseguenti interpretazioni e significati diversi di essa. Un conto è vedere e interpretare l'immagine nel suo contesto di riferimento (es: Gioconda al Louvre); un altro vedere la stessa immagine in un altro contesto (es: Gioconda in un'etichetta di un vino). Diamo a quella stessa immagine tutta un'altra interpretazione.

Cultura visuale e visualizzazione

  1. Cultura visuale/cultura visiva "The Blue Marble" (1972) fu la prima immagine della Terra scattata da un satellite. È il momento in cui ci rendiamo conto, dal punto di vista culturale, che siamo tutti facenti parte della Terra. La cultura visuale ha quindi a che fare con il valore di un'immagine in relazione alla realtà.
  2. Visualizzazione Ogni immagine è una costruzione sociale, anche quando ha in sé il suo referente (la realtà). Questa immagine della Terra scattata dalla NASA (2012) è frutto di tante immagini e segmenti che, messi insieme, hanno creato la figura. Questa non ha alcun ancoraggio e referente con la realtà: è da piccoli frammenti che arriviamo alla comprensione del tutto (processo di visualizzazione). La visualizzazione è anche potere: visualizzare è puntualizzare un punto di vista. Al centro dell'immagine è rappresentato il continente americano. La NASA ci dice che il punto di vista della Terra è quello americano. Ad esempio, la rappresentazione di un dipinto di una donna nuda ci vuol far visualizzare che il suo potere è il suo corpo mentre la rappresentazione di un dipinto di un uomo vestito e composto ci vuol far visualizzare che il suo potere sta nell'azione e nella riflessione. Ciascun punto di vista è interpretazione della realtà; la cultura dipende da come gli appartenenti di essa interpretano e danno senso alla realtà.

Processo fotografico e immagini

28/02/24 Esistono tre soggetti nel processo fotografico: chi fotografa, chi viene fotografato e chi osserva. Come lavorano le immagini sulle persone? Due filoni di riferimento:

  • Processo di visualizzazione -> decostruzione e costruzione di significato delle immagini
  • Processo di vita quotidiana > come le persone utilizzano le immagini per comunicare. Ad esempio, gli album di famiglia vogliono rappresentare la famiglia ideale. Tutti gli album di famiglia avranno caratteristiche simili come la presenza di foto celebrative e l'assenza di momenti tristi.

Cos'è la fotografia?

Cos'è la fotografia? La parola fotografia deriva dal greco: phos (luce)- graphè (grafia) -> scrittura eseguita con la luce. Il protagonista del processo è il Sole. Inizialmente la fotografia era definita come un'invenzione fatale a causa dell'aura magica che emanava. La nascita della fotografia è stata caratterizzata dall'intervento di tanti uomini che insieme, contemporaneamente e ciascuno all'insaputa dell'altro, sono arrivati alla stessa conclusione e alla definizione della nuova scienza. Il risultato? Una competizione per accreditarsi il riconoscimento di fondatori e scopritori di essa. Il percorso di avvicinamento alla nascita della fotografia è un percorso lungo, un percorso lungo quattro secoli. Il primo ad aver intuito del potere della luce del Sole fu Aristotele. Egli aveva intuito che facendo un foro all'interno di una stanza e facendo entrare la luce da esso, l'immagine all'esterno veniva proiettata sulla parete capovolta. Come rendere però quell'attimo eterno?

Sviluppo della fotografia: Oriente ed Europa

In Oriente

  • Mo-Ti (fine V sec a.C.) > filosofo cinese. Fu il primo a definire quello che sarà la camera oscura. La descrive come un "luogo di raccolta", come una "stanza del tesoro chiusa a chiave". Con questa definizione sottolinea la magia del potere della luce del Sole, un qualcosa da custodire gelosamente.
  • Alhazen (XI sec d.C.) > medico, filosofo, matematico e astronomo arabo. Apportò il primo contributo scientifico della fotografia, descrivendo le potenzialità del Sole nel processo della camera oscura in maniera scientifica.

In Europa

  • Giovan Battista della Porta (1584) -> primo a riflettere sulle potenzialità del Sole. Descrive nella sua opera "Magiae Naturalis" in maniera dettagliata l'effetto della camera oscura. L'immagine risulta essere sempre instabile, svanisce con la copertura del foro.
  • Leonardo Da Vinci (1515) -> aveva studiato l'ottica e il ruolo della luce nella visione. Inventa il foro stenopeico (foro delle camere oscure).
  • Giovanni Keplero (1604) > a lui si deve il termine di Camera Oscura, descritto come un ambiente buio di varie dimensioni dove all'interno di una parete veniva praticato un piccolo foro.
  • Athanasisu Kircher (1646) -> sacerdote, filosofo e scienziato. A lui si deve l'invenzione della lanterna magica, uno strumento simile alla camera oscura. Ebbe l'intuizione di aggiungere una candela e una lente dentro la stanza per proiettare sulla parete della camera oscura immagini colorate. Il problema rimaneva sempre quello: come fissare le immagini che la luce proiettava nel muro?
  • Charles Francois Tiphaigne de la Roche (1760) > medico francese scrittore di novelle. Scrisse una storia intitolata "Giphantie" nella quale si immagina qualcosa che ancora non esisteva, descrivendolo in dettaglio. Descrisse ciò che mancava nel processo della fotografia: l'elemento del fissaggio, una materia da lui descritta come viscosa sul supporto della tela. Questo processo accadrà molti decenni dopo.

Esperimenti per il fissaggio delle immagini

Chi darà vita alla fotografia sono gli alchemici e i chimici. Si arrivò alla conclusione che occorresse una reazione chimica per poter fissare le immagini in eternità. I primi esperimenti risalivano già a fine Medioevo. Tra i vari esperimenti rilevanti troviamo:

  • Schulze (1727)-> compì degli esperimenti con carboidrato di calcio, acqua ragia, acido nitrico e argento scoprendo il nitrato di argento, un elemento fondamentale per fissare -in parte- le immagini. Questo, infatti, reagisce in maniera considerevole alla luce del Sole: se esposto ad essa diventava di colore rosso scuro.
  • Thomas Wedgwood e Sir Humphrey Davy (XIX secolo) > riuscirono a imprimere deboli immagini (quasi silhouette) su un foglio imbevuto nel nitrato di argento di Schulze. Il foglio imbevuto esposto al Sole lasciava l'impronta dell'oggetto posato su di esso.
  • Joseph Nicephore Niepce (1814) > aveva iniziato a studiare gli effetti della luce. Ispirato dalla litografia, aveva sperimentato una nuova tecnica di incisione sul metallo. Sostituisce la lastra di pietra (tipica nella produzione di immagini

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