Documento sulla traumatologia nel fitness, con un focus sul ruolo del personal trainer. Il Pdf esplora le problematiche muscolo-scheletriche e le lesioni al ginocchio, fornendo indicazioni per la riabilitazione e la prevenzione, utile per la formazione professionale in educazione fisica.
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La traumatologia nel fitness dovrà diventare un terreno comune tra personal trainer e figure sanitarie (medici e fisioterapisti) nel quale le informazioni possono essere agevolmente scambiate per il bene di chi si allena. Per poter gestire al meglio quadri dolorosi, è importante:
La prima cosa da fare è definire le competenze di ognuno, quando si ha a che fare con problematiche muscolo-scheletriche con o senza dolore.
Il personal trainer ha il dovere di valutare un soggetto anche per andare a scovare eventuali aspetti disfunzionali che potrebbero essere meritevoli di modifiche del piano di allenamento o di cautele maggiori nella scelta degli esercizi. Il primo passo da compiere è l'anamnesi, tramite la quale il PT somministra domande mirate al cliente per indagare la salute articolare presente e passata, allo scopo di riconoscere uno scenario meritevole di un approfondimento medico e/o di un adattamento mirato della scheda di allenamento.
Nella successiva fase di valutazione, il professionista del fitness ha il dovere di effettuare i test necessari ad approfondire alcuni aspetti, come l'allineamento posturale o la mobilità articolare selettiva, che se disfunzionali possono costituire un punto di partenza per la scelta di esercizi personalizzati.
Ma come è possibile capire se un cliente può essere allenato oppure no? Si riassume questo in tre scenari:
Un classico iter di un soggetto che sviluppa un dolore muscolo-scheletrico consiste nella sua fase preliminare, nell'esecuzione di esami che possano fare luce sulla causa del suo problema e da lì condurre verso un trattamento efficace. Per riportare subito il discorso sul piano pratico, a titolo esemplificativo due scenari comuni per il personal trainer:
Innanzitutto, in presenza di un dolore alla spalla o alla colonna insorto senza una causa esterna apparente (trauma, colpo, caduta) e con sintomi non gravi, è davvero difficile creare una correlazione diretta tra ciò che le immagini diagnostiche hanno riscontrato in termini di alterazioni anatomiche e la sintomatologia della persona.
Negli anni, molti studi hanno riportato svariate alterazioni anatomiche alle principali articolazioni in soggetti privi di dolore, specie con il passare del tempo.
Praticamente ogni struttura anatomica riporta una certa percentuale di alterazioni correlate all'età in soggetti sani. A livello lombare, per esempio, in soggetti sani è presente una degenerazione dei dischi intervertebrali nel 40% dei soggetti al di sotto dei 30 anni e nel 90% di quelli sopra i 55 anni. Inoltre, sono stati riscontrati nel 50% dei casi degenerazioni dei dischi in soggetti sani tra i 20 e i 22 anni e protrusioni discali nel 25% dei casi.
Anche le articolazioni più periferiche non sono esenti, con degenerazioni tissutali e alterazioni articolari riportate in soggetti privi di dolore per quanto riguarda l'anca, il ginocchio e la spalla. Quest'ultima riporta in soggetti adulti senza dolore alla spalla un'incidenza secondo risonanza magnetica del 20% di lesioni parziali alla cuffia dei rotatori, percentuale che si alza fino al 50% dopo i 60 anni di età. Uno studio sui lanciatori di baseball ha riportato lesioni alla cuffia dei rotatori nel 40% dei casi in un campione di atleti asintomatici e privi di storia pregressa di dolore.
È fondamentale il messaggio che la diagnostica per immagini è uno strumento utile a formulare una diagnosi medica da cui partire, ma non deve assolutamente diventare il punto di arrivo finale e la fonte di verità sulla condizione del soggetto in esame.
Va precisato inoltre che ciò non vale per tutte quelle problematiche conseguenti a traumi, per le quali gli esami di rito sono fondamentali prima di qualsiasi altra riflessione per escludere problematiche più serie come fratture e lussazioni; così come in casi di problematiche gravi, specie se accompagnate da perdita di sensibilità e di forza muscolare.
Il dolore è il segnale generato dal corpo in risposta a un danno tissutale. Da un punto di vista neurofisiologico esso viene prodotto grazie a due meccanismi:
Tale rielaborazione avviene attraverso un'integrazione con fattori emotivi, cognitivi e comportamentali. Il risultato di questa rielaborazione determina l'intensità dello stimolo dolorifico percepito soggettivamente. Esistono due tipologie di dolore legato al meccanismo di entrata. Il quadro doloroso di tipo nocicettivo è caratterizzato da un'irritazione di un tessuto bersaglio (un'articolazione, un osso, un muscolo o un legamento), e possiede precise caratteristiche: