Traumatologia nel fitness: ruolo del personal trainer e gestione infortuni

Documento sulla traumatologia nel fitness, con un focus sul ruolo del personal trainer. Il Pdf esplora le problematiche muscolo-scheletriche e le lesioni al ginocchio, fornendo indicazioni per la riabilitazione e la prevenzione, utile per la formazione professionale in educazione fisica.

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37 pagine

SEZIONE III - TRAUMATOLOGIA NEL FITNESS
Traumatologia per il personal trainer
La traumatologia nel fitness dovrà diventare un terreno comune tra personal trainer e figure sanitarie (medici e
fisioterapisti) nel quale le informazioni possono essere agevolmente scambiate per il bene di chi si allena. Per
poter gestire al meglio quadri dolorosi, è importante:!
Conoscere lo scenario teorico per gestire al meglio tali condizioni, collaborare con figure sanitarie e
adattare la scheda di allenamento;!
Acquisire gli strumenti pratici per poter gestire una condizione dolorosa, post-traumatica o post-
riabilitativa, insorta in allenamento o già presente, tramite un adattamento degli esercizi che sappia
garantire continuità all'allenamento senza andare a peggiorare il quadro funzionale o il dolore.!
Personal trainer e figure sanitarie
La prima cosa da fare è definire le competenze di ognuno, quando si ha a che fare con problematiche
muscolo-scheletriche con o senza dolore.!
In presenza di un disturbo che può manifestarsi con dolore e/o alterazioni della funzionalità, la
diagnosi di una patologia muscolo-scheletrica, la somministrazione di terapie di qualsiasi tipo e la messa in
pratica di eventuali trattamenti riabilitativi prescritti è compito esclusivo di figure sanitarie, tra cui il
medico specialista e il fisioterapista.!
In presenza di un disturbo che può manifestarsi con dolore e/o alterazioni della funzionalità, qualora la
problematica fosse compatibile con l'allenamento, il professionista del fitness può e deve adoperarsi per
adattare la scheda scegliendo gli esercizi e le esecuzioni degli stessi in modo tale da non evocare dolore,
per non peggiorare la sua condizione e supportare la guarigione in maniera indiretta. Tali indicazioni non
dovranno in alcun modo rappresentare un trattamento diretto della patologia e non dovranno essere il
risultato di un ragionamento clinico o di una valutazione mirata a fare diagnosi funzionale. Il professionista
del fitness potrà altresì scegliere alcuni esercizi con lo scopo di migliorare la funzionalità articolare e
prevenire dolori futuri qualora individuasse possibili fattori di rischio durante la valutazione eettuata con
gli strumenti di sua competenza.!
Il personal trainer ha il dovere di valutare un soggetto anche per andare a scovare eventuali aspetti
disfunzionali che potrebbero essere meritevoli di modifiche del piano di allenamento o di cautele maggiori
nella scelta degli esercizi. Il primo passo da compiere è l’anamnesi, tramite la quale il PT somministra
domande mirate al cliente per indagare la salute articolare presente e passata, allo scopo di riconoscere
uno scenario meritevole di un approfondimento medico e/o di un adattamento mirato della scheda di
allenamento.!
Nella successiva fase di valutazione, il professionista del fitness ha il dovere di eettuare i test necessari ad
approfondire alcuni aspetti, come l'allineamento posturale o la mobilità articolare selettiva, che se
disfunzionali possono costituire un punto di partenza per la scelta di esercizi personalizzati.!
Ma come è possibile capire se un cliente può essere allenato oppure no? Si riassume questo in tre scenari:!
1) Il cliente che si presenta privo di dolori ma con una storia passata di dolore articolare con annessi
referti diagnostici. In casi come questi il soggetto privo di dolore può tranquillamente intraprendere un
percorso di allenamento impostato per raggiungere l'obiettivo prefissato a prescindere da ciò che i
referti hanno detto in passato. In assenza di sintomatologie gravi, le alterazioni riscontrate nei referti
possono essere considerate tranquillamente dei segni dell'invecchiamento o dell'usura che non
costituiscono un reale limite all’allenamento.$
Sarà fondamentale non spaventare il cliente ma rassicurarlo rispetto alla possibilità di impostare un
allenamento sicuro e sostenibile nel tempo che non farà altro che dare dei benefici.!
2) Il cliente si presenta con uno o più dolori articolari o con una o più alterazioni posturali conclamate.
Per quanto riguarda i quadri di dolore, sarà fondamentale assicurarsi che esso sia legato solo a
specifici movimenti o posizioni e non sia invece costante o associato a sintomi gravi. In quest'ultimo
caso lo stop all'allenamento sarà doveroso e il cliente inquadrabile solo da figure sanitarie. Nel caso in
cui invece il dolore fosse intermittente, il professionista del fitness dovrà annotarsi quali sono i
movimenti e le posture dolenti per poter poi adattare gli esercizi evitando di riprodurre quei movimenti.
A questo punto, se nonostante ciò il dolore persiste o rende impossibile lo svolgimento di gran parte degli
esercizi, la collaborazione con figure del campo sanitario sarà imprescindibile per impostare un piano
riabilitativo. Per quanto riguarda i quadri di alterazioni della postura, specie se prive di dolore, non
dovranno essere eccessivamente medicalizzate, spaventando il soggetto. Se le alterazioni della postura
non sono direttamente correlate alla presenza di dolore attuale o futuro, non costituiscono una
controindicazione all'utilizzo di pesi in palestra e possono sposarsi con un allenamento adattato per
limitare le forzature e lavorare sugli aspetti disfunzionali.!
3) Il cliente si presenta sano ma inizia a sviluppare dolore durante gli allenamenti. In questo caso il
professionista del fitness ha il dovere di assicurarsi che il dolore possa continuare a convivere con
l'allenamento perché legato solo a specifici movimenti o specifici esercizi. In questi casi, l'allenamento
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potrà continuare modificando o sospendendo temporaneamente l'esercizio incriminato, a patto che il
programma di allenamento venga portato a termine senza dolore durante e dopo l'allenamento.
Soprattutto se la problematica non si risolve con qualche giorno/settimana di adattamento dell'esercizio e
ricalibrazione del dosaggio, il professionista del fitness dovrà consigliare al cliente una valutazione
medico/fisioterapica per escludere problematiche più serie e per poter poi intervenire associando
all'allenamento anche un programma terapeutico.!
Personal training e imaging diagnostico
Un classico iter di un soggetto che sviluppa un dolore muscolo-scheletrico consiste nella sua fase
preliminare, nell'esecuzione di esami che possano fare luce sulla causa del suo problema e da condurre
verso un trattamento ecace. Per riportare subito il discorso sul piano pratico, a titolo esemplificativo due
scenari comuni per il personal trainer:!
Arriva un nuovo soggetto in palestra alla ricerca di una scheda di allenamento che possa fargli raggiungere i
suoi obiettivi. Tuttavia, questo soggetto ha avuto in passato dolore al collo e attualmente ha ancora dei
fastidi, e porta con la sua risonanza per documentare la presenza di protrusioni cervicali e lordosi
invertita.!
Un altro soggetto si allena regolarmente e nel giro di un mese sviluppa un dolore alla spalla. Si reca
dal medico, esegue una risonanza magnetica che riporta una lesione del sovraspinato.!
Innanzitutto, in presenza di un dolore alla spalla o alla colonna insorto senza una causa esterna apparente
(trauma, colpo, caduta) e con sintomi non gravi, è davvero dicile creare una correlazione diretta tra ciò
che le immagini diagnostiche hanno riscontrato in termini di alterazioni anatomiche e la sintomatologia
della persona.!
Negli anni, molti studi hanno riportato svariate alterazioni anatomiche alle principali articolazioni in
soggetti privi di dolore, specie con il passare del tempo.!
Praticamente ogni struttura anatomica riporta una certa percentuale di alterazioni correlate all'età in
soggetti sani. A livello lombare, per esempio, in soggetti sani è presente una degenerazione dei dischi
intervertebrali nel 40% dei soggetti al di sotto dei 30 anni e nel 90% di quelli sopra i 55 anni. Inoltre, sono
stati riscontrati nel 50% dei casi degenerazioni dei dischi in soggetti sani tra i 20 e i 22 anni e protrusioni
discali nel 25% dei casi.!
Anche le articolazioni più periferiche non sono esenti, con degenerazioni tissutali e alterazioni articolari
riportate in soggetti privi di dolore per quanto riguarda l'anca, il ginocchio e la spalla. Quest'ultima riporta in
soggetti adulti senza dolore alla spalla un'incidenza secondo risonanza magnetica del 20% di lesioni parziali
alla cua dei rotatori, percentuale che si alza fino al 50% dopo i 60 anni di età. Uno studio sui lanciatori di
baseball ha riportato lesioni alla cua dei rotatori nel 40% dei casi in un campione di atleti asintomatici e privi
di storia pregressa di dolore.!
È fondamentale il messaggio che la diagnostica per immagini è uno strumento utile a formulare una
diagnosi medica da cui partire, ma non deve assolutamente diventare il punto di arrivo finale e la fonte di
verità sulla condizione del soggetto in esame.!
Va precisato inoltre che ciò non vale per tutte quelle problematiche conseguenti a traumi, per le quali gli
esami di rito sono fondamentali prima di qualsiasi altra riflessione per escludere problematiche più serie come
fratture e lussazioni; così come in casi di problematiche gravi, specie se accompagnate da perdita di
sensibilità e di forza muscolare.!
Genesi di un dolore: perché fa male?
Il dolore è il segnale generato dal corpo in risposta a un danno tissutale. Da un punto di vista
neurofisiologico esso viene prodotto grazie a due meccanismi:!
L’input in entrata è rappresentato dall'impulso generato dall'irritazione dei nocicettori presenti a livello
dei tessuti del corpo. L'irritazione può essere creata in risposta a stimoli chimici (infiammazione),
meccanici (compressione o tensione) o termici (caldo e freddo). Attraverso alcuni particolari tipi di fibre
nervose lo stimolo dolorifico giunge fino al cervello;!
L'output in uscita è rappresentato dal sistema nervoso centrale, che riceve le informazioni legate allo
stimolo dolorifico e ha il compito di rielaborarlo permettendo la sua percezione.$
Tale rielaborazione avviene attraverso un'integrazione con fattori emotivi, cognitivi e comportamentali.
Il risultato di questa rielaborazione determina l'intensità dello stimolo dolorifico percepito soggettivamente.!
Esistono due tipologie di dolore legato al meccanismo di entrata.
Il quadro doloroso di tipo nocicettivo è caratterizzato da un'irritazione di un tessuto bersaglio
(un'articolazione, un osso, un muscolo o un legamento), e possiede precise caratteristiche:!
È descritto come acuto, tipo fitta. !
È evocato sempre nello stesso punto del movimento ogni volta che viene eseguito.!
Ha una correlazione diretta tra intensità del carico e sintomo (più peso sul bilanciere, più fa male).!
Con il passare del tempo il dolore naturalmente si riduce.!
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Anteprima

Traumatologia nel Fitness

Traumatologia per il Personal Trainer

La traumatologia nel fitness dovrà diventare un terreno comune tra personal trainer e figure sanitarie (medici e fisioterapisti) nel quale le informazioni possono essere agevolmente scambiate per il bene di chi si allena. Per poter gestire al meglio quadri dolorosi, è importante:

  • Conoscere lo scenario teorico per gestire al meglio tali condizioni, collaborare con figure sanitarie e adattare la scheda di allenamento;
  • Acquisire gli strumenti pratici per poter gestire una condizione dolorosa, post-traumatica o post- riabilitativa, insorta in allenamento o già presente, tramite un adattamento degli esercizi che sappia garantire continuità all'allenamento senza andare a peggiorare il quadro funzionale o il dolore.

Personal Trainer e Figure Sanitarie

La prima cosa da fare è definire le competenze di ognuno, quando si ha a che fare con problematiche muscolo-scheletriche con o senza dolore.

  • In presenza di un disturbo che può manifestarsi con dolore e/o alterazioni della funzionalità, la diagnosi di una patologia muscolo-scheletrica, la somministrazione di terapie di qualsiasi tipo e la messa in pratica di eventuali trattamenti riabilitativi prescritti è compito esclusivo di figure sanitarie, tra cui il medico specialista e il fisioterapista.
  • In presenza di un disturbo che può manifestarsi con dolore e/o alterazioni della funzionalità, qualora la problematica fosse compatibile con l'allenamento, il professionista del fitness può e deve adoperarsi per adattare la scheda scegliendo gli esercizi e le esecuzioni degli stessi in modo tale da non evocare dolore, per non peggiorare la sua condizione e supportare la guarigione in maniera indiretta. Tali indicazioni non dovranno in alcun modo rappresentare un trattamento diretto della patologia e non dovranno essere il risultato di un ragionamento clinico o di una valutazione mirata a fare diagnosi funzionale. Il professionista del fitness potrà altresì scegliere alcuni esercizi con lo scopo di migliorare la funzionalità articolare e prevenire dolori futuri qualora individuasse possibili fattori di rischio durante la valutazione effettuata con gli strumenti di sua competenza.

Il personal trainer ha il dovere di valutare un soggetto anche per andare a scovare eventuali aspetti disfunzionali che potrebbero essere meritevoli di modifiche del piano di allenamento o di cautele maggiori nella scelta degli esercizi. Il primo passo da compiere è l'anamnesi, tramite la quale il PT somministra domande mirate al cliente per indagare la salute articolare presente e passata, allo scopo di riconoscere uno scenario meritevole di un approfondimento medico e/o di un adattamento mirato della scheda di allenamento.

Nella successiva fase di valutazione, il professionista del fitness ha il dovere di effettuare i test necessari ad approfondire alcuni aspetti, come l'allineamento posturale o la mobilità articolare selettiva, che se disfunzionali possono costituire un punto di partenza per la scelta di esercizi personalizzati.

Ma come è possibile capire se un cliente può essere allenato oppure no? Si riassume questo in tre scenari:

  1. Il cliente che si presenta privo di dolori ma con una storia passata di dolore articolare con annessi referti diagnostici. In casi come questi il soggetto privo di dolore può tranquillamente intraprendere un percorso di allenamento impostato per raggiungere l'obiettivo prefissato a prescindere da ciò che i referti hanno detto in passato. In assenza di sintomatologie gravi, le alterazioni riscontrate nei referti possono essere considerate tranquillamente dei segni dell'invecchiamento o dell'usura che non costituiscono un reale limite all'allenamento. Sarà fondamentale non spaventare il cliente ma rassicurarlo rispetto alla possibilità di impostare un allenamento sicuro e sostenibile nel tempo che non farà altro che dare dei benefici.
  2. Il cliente si presenta con uno o più dolori articolari o con una o più alterazioni posturali conclamate. Per quanto riguarda i quadri di dolore, sarà fondamentale assicurarsi che esso sia legato solo a specifici movimenti o posizioni e non sia invece costante o associato a sintomi gravi. In quest'ultimo caso lo stop all'allenamento sarà doveroso e il cliente inquadrabile solo da figure sanitarie. Nel caso in cui invece il dolore fosse intermittente, il professionista del fitness dovrà annotarsi quali sono i movimenti e le posture dolenti per poter poi adattare gli esercizi evitando di riprodurre quei movimenti. A questo punto, se nonostante ciò il dolore persiste o rende impossibile lo svolgimento di gran parte degli esercizi, la collaborazione con figure del campo sanitario sarà imprescindibile per impostare un piano riabilitativo. Per quanto riguarda i quadri di alterazioni della postura, specie se prive di dolore, non dovranno essere eccessivamente medicalizzate, spaventando il soggetto. Se le alterazioni della postura non sono direttamente correlate alla presenza di dolore attuale o futuro, non costituiscono una controindicazione all'utilizzo di pesi in palestra e possono sposarsi con un allenamento adattato per limitare le forzature e lavorare sugli aspetti disfunzionali.
  3. Il cliente si presenta sano ma inizia a sviluppare dolore durante gli allenamenti. In questo caso il professionista del fitness ha il dovere di assicurarsi che il dolore possa continuare a convivere con l'allenamento perché legato solo a specifici movimenti o specifici esercizi. In questi casi, l'allenamento potrà continuare modificando o sospendendo temporaneamente l'esercizio incriminato, a patto che il programma di allenamento venga portato a termine senza dolore durante e dopo l'allenamento. Soprattutto se la problematica non si risolve con qualche giorno/settimana di adattamento dell'esercizio e ricalibrazione del dosaggio, il professionista del fitness dovrà consigliare al cliente una valutazione medico/fisioterapica per escludere problematiche più serie e per poter poi intervenire associando all'allenamento anche un programma terapeutico.

Personal Training e Imaging Diagnostico

Un classico iter di un soggetto che sviluppa un dolore muscolo-scheletrico consiste nella sua fase preliminare, nell'esecuzione di esami che possano fare luce sulla causa del suo problema e da lì condurre verso un trattamento efficace. Per riportare subito il discorso sul piano pratico, a titolo esemplificativo due scenari comuni per il personal trainer:

  • Arriva un nuovo soggetto in palestra alla ricerca di una scheda di allenamento che possa fargli raggiungere i suoi obiettivi. Tuttavia, questo soggetto ha avuto in passato dolore al collo e attualmente ha ancora dei fastidi, e porta con sé la sua risonanza per documentare la presenza di protrusioni cervicali e lordosi invertita.
  • Un altro soggetto si allena regolarmente e nel giro di un mese sviluppa un dolore alla spalla. Si reca dal medico, esegue una risonanza magnetica che riporta una lesione del sovraspinato.

Innanzitutto, in presenza di un dolore alla spalla o alla colonna insorto senza una causa esterna apparente (trauma, colpo, caduta) e con sintomi non gravi, è davvero difficile creare una correlazione diretta tra ciò che le immagini diagnostiche hanno riscontrato in termini di alterazioni anatomiche e la sintomatologia della persona.

Negli anni, molti studi hanno riportato svariate alterazioni anatomiche alle principali articolazioni in soggetti privi di dolore, specie con il passare del tempo.

Praticamente ogni struttura anatomica riporta una certa percentuale di alterazioni correlate all'età in soggetti sani. A livello lombare, per esempio, in soggetti sani è presente una degenerazione dei dischi intervertebrali nel 40% dei soggetti al di sotto dei 30 anni e nel 90% di quelli sopra i 55 anni. Inoltre, sono stati riscontrati nel 50% dei casi degenerazioni dei dischi in soggetti sani tra i 20 e i 22 anni e protrusioni discali nel 25% dei casi.

Anche le articolazioni più periferiche non sono esenti, con degenerazioni tissutali e alterazioni articolari riportate in soggetti privi di dolore per quanto riguarda l'anca, il ginocchio e la spalla. Quest'ultima riporta in soggetti adulti senza dolore alla spalla un'incidenza secondo risonanza magnetica del 20% di lesioni parziali alla cuffia dei rotatori, percentuale che si alza fino al 50% dopo i 60 anni di età. Uno studio sui lanciatori di baseball ha riportato lesioni alla cuffia dei rotatori nel 40% dei casi in un campione di atleti asintomatici e privi di storia pregressa di dolore.

È fondamentale il messaggio che la diagnostica per immagini è uno strumento utile a formulare una diagnosi medica da cui partire, ma non deve assolutamente diventare il punto di arrivo finale e la fonte di verità sulla condizione del soggetto in esame.

Va precisato inoltre che ciò non vale per tutte quelle problematiche conseguenti a traumi, per le quali gli esami di rito sono fondamentali prima di qualsiasi altra riflessione per escludere problematiche più serie come fratture e lussazioni; così come in casi di problematiche gravi, specie se accompagnate da perdita di sensibilità e di forza muscolare.

Genesi di un Dolore: Perché Fa Male?

Il dolore è il segnale generato dal corpo in risposta a un danno tissutale. Da un punto di vista neurofisiologico esso viene prodotto grazie a due meccanismi:

  • L'input in entrata è rappresentato dall'impulso generato dall'irritazione dei nocicettori presenti a livello dei tessuti del corpo. L'irritazione può essere creata in risposta a stimoli chimici (infiammazione), meccanici (compressione o tensione) o termici (caldo e freddo). Attraverso alcuni particolari tipi di fibre nervose lo stimolo dolorifico giunge fino al cervello;
  • L'output in uscita è rappresentato dal sistema nervoso centrale, che riceve le informazioni legate allo stimolo dolorifico e ha il compito di rielaborarlo permettendo la sua percezione.

Tale rielaborazione avviene attraverso un'integrazione con fattori emotivi, cognitivi e comportamentali. Il risultato di questa rielaborazione determina l'intensità dello stimolo dolorifico percepito soggettivamente. Esistono due tipologie di dolore legato al meccanismo di entrata. Il quadro doloroso di tipo nocicettivo è caratterizzato da un'irritazione di un tessuto bersaglio (un'articolazione, un osso, un muscolo o un legamento), e possiede precise caratteristiche:

  • È descritto come acuto, tipo fitta.
  • È evocato sempre nello stesso punto del movimento ogni volta che viene eseguito.
  • Ha una correlazione diretta tra intensità del carico e sintomo (più peso sul bilanciere, più fa male).
  • Con il passare del tempo il dolore naturalmente si riduce.

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