Documento di Università sul personalismo. Il Pdf esplora il personalismo, una filosofia nata tra le due guerre mondiali, focalizzandosi sul pensiero di Mounier. Il Pdf analizza le due fasi del personalismo, il rapporto con la tradizione greca e cristiana, e i concetti di libertà e trascendenza, utile per lo studio della Filosofia.
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Le filosofie della persona si sono affermate tra le due guerre come reazione alla crisi economica (es. il venerdì nero di Wall Street), politica (l'ascesa dei totalitarismi) ma soprattutto spirituale e morale. Mounier, che era nato nel 1905, è stato testimone di questo periodo travagliata, da cui è nato il suo bisogno di autocritica e rifondazione della tradizione umanistica europea.
Nel suo pensiero ci sono 2 fasi, tra cui lo spartiacque è la 2da guerra mondiale e l'interruzione della rivista Esprit (fondata nel 1932 e sospesa tra il 1941 e il '44) con cui si era identificato, ma anche esperienze drammatiche, nella Francia occupata, come il carcere.
Nella prima fase la rifondazione della persona è vista attraverso l'impegno nella rifondazione della società, intesa come superamento del disordine costituito e l'instaurazione in Europa di una società fondata sulla giustizia.
Nella seconda fase, c'è invece una riflessione sulla dimensione più propriamente filosofica del personalismo, che si esprime nei suoi 3 testi fondamentali: Trattato del carattere (1946), Che cos'è il personalismo? (1947) e soprattutto Il Personalismo (1949), che è una presentazione generale del suo pensiero, ma non è un trattato o un manuale perché M. rifiuta la sistematizzazione.
Il personalismo (termine che associamo alle ricerche della rivista Esprit nella Francia degli anni '30 sulla crisi generale dell'Europa) in realtà fa riferimento a una tradizione di pensiero antichissima. In realtà, poiché il personalismo è una filosofia e non un sistema, sarebbe più corretto parlare di personalismi per coglierne le diverse configurazioni (ad es. esiste un personalismo cristiano, ma anche uno agnostico).
Anche se potremmo pensare che il personalismo cominci con la definizione di persona, si possono definire solo gli oggetti che abbiamo sotto gli occhi, e le persone non sono oggetti, quindi ogni definizione che possiamo trovare è necessariamente parziale (es. un borghese, un francese, un cattolico, un marito, etc.) che cogli solo una "faccia", finendo per ridurre le persone ad oggetti in serie, mentre in realtà sono l'opposto. La persona è infatti l'unico oggetto che non solo conosciamo dal di fuori (come gli altri oggetti) ma che conosciamo e costruiamo allo stesso tempo dall'interno.
Questo non vuol dire che sia inesprimibile ma che nulla che l'esprima la esaurisce, perché la persona è una realtà di continua auto-creazione che si coglie e si conosce nel suo atto come movimento di personalizzazione.
Ci sono quindi 2 modi per esprimere l'idea generale del personalismo:
Se consideriamo l'antichità, il senso della persona resta embrionale fino al cristianesimo.
L'uomo antico è preda di un destino cieco, superiore agli stessi dei. La schiavitù non era considerata ripugnante, anche dai Greci che pure avevano un grande senso della dignità umana, come mostra il loro culto dell'ospitalità ed il rispetto per i morti. Ma la filosofia greca si giocava su 2 contrapposizioni: materia/spirito (forma della materia), e particolare/universale, con la subordinazione dei primi termini della coppia ai secondi.
Con il cristianesimo nasce il concetto di persona, e questa risulta una forte rottura con il pensiero dei Greci per varie ragioni:
si tratta quindi di una netta rottura con il pensiero dei Greci, un'innovazione troppo forte per essere accettata subito (nel Medioevo, ancora, si riteneva che il corpo dovesse essere punito perché portava il peccato, e questo è un riflesso del disprezzo dei Greci per la materia, non è autenticamente parte del Cristianesimo).
Si parla di realismo personalista perché per il personalismo è corpo allo stesso titolo che è spirito, è interamente corpo, ed interamente spirito. Lo stato di uno influenza l'altro. L'unione indissolubile di corpo e spirito è introdotta dal Cristianesimo, e se la teologia medioevale come abbiamo visto insisteva sulla Document shared on www.docsity.com Downloaded by: giada-mistretta (mistretta.giada99@gmail.com)mortificazione della carne per esaltare lo spirito era solo perché su di essa aveva ancora potere la tradizione filosofica greca.
L'uomo è quindi sicuramente un essere naturale, ma non è solo questo: è un essere umano, come affermava Marx. Non è solo istinto e riflesso condizionato, perché ha la capacità di conoscere la natura e di trasformarla. Non è quindi inchiodato al determinismo, la fatalità della natura non nega le possibilità dell'uomo in quanto persona creatrice.
La persona creatrice si manifesta nella storia del mondo come una lotta tra 2 tendenze in senso contrario:
da qui importanti conseguenze:
Il personalismo si oppone all'idealismo perché l'idealismo 1) riduce la materia e quindi il corpo a un'apparenza dello spirito; 2) riduce la persona a centro di risultati oggettivi.
Invece per il personalismo:
La persona non subisce solo la natura o risponde ai suoi stimoli, ma la trasforma.
Document shared on www.docsity.com Downloaded by: giada-mistretta (mistretta.giada99@gmail.com)Questo non vuol dire che l'uomo domina la natura come fa il padrone con lo schiavo ma anzi, la persona si libera liberando, è un rapporto dialettico, di integrazione, che umanizza la natura, sia trasformandola sia spiegandola. Produrre è un'attività essenziale della persona, ma non si limita a soddisfare i bisogni elementari, possiamo così infatti cogliere il senso dello sviluppo tecnico, che se da un lato a volte ci spaventa, anche per i rischi di spersonalizzazione che comporta, dall'altro costituisce uno strumento per liberare l'uomo dalle schiavitù naturali.
Non dobbiamo però dimenticare che la materia è ribelle e aggressiva, non solo passiva e inerte.
Quindi "il personalismo non è una filosofia per la domenica pomeriggio" perché il nostro sforzo di personalizzare la natura diventa uno scontro e ci porta pericoli. Tra l'ottimismo dell'illusione liberale o delle rivoluzioni e il pessimismo dei totalitarismi, l'alternativa del personalismo è pertanto portatrice di un ottimismo tragico.
Nella storia dell'uomo, la guerra ha occupato più tempo che la pace, Per alcuni autori, come Heidegger e Sartre, questo è motivato dal blocco della comunicazione, causato dal bisogno di possedere e sottomettere. Ogni vicino può essere solo un tiranno o uno schiavo.
Il mondo degli altri è infatti costantemente un pericolo, una minaccia, e lo stesso istinto di autodifesa ci porta a rifiutarlo. Alcuni per questo decidono di limitare i contatti, altri tendono a ridurre le persone ad oggetti maneggiabili (i poveri per il filantropo, gli elettori per il politico), in modo da non interfacciarsi con l'altro nella sua interezza, che ci spaventa.
La cultura stessa costruisce un gioco di maschere, che ci difendono dallo sguardo dell'altro ma anche dal ns sguardo interiore.
L'individualismo ci spinge all'isolamento per difesa, ed è stata la struttura dominante della società borghese occidentale, in cui l'uomo si rapporta agli altri solo sulla scorta di diffidenza, calcolo e rivendicazione, e le istituzioni si limitano ad assicurare la convivenza di questi egoismi e trarre da essi il massimo profitto.
L'antitesi del personalismo, ragione per la quale è spesso stato contrapposto il termine persona al termine individuo. In realtà però l'individuo è nella persona, e questa lo supera rendendosi disponibile agli altri, cioè non essendo più solo piena di sé e incentrata su di sé ma aprendosi agli altri.