Introduzione all'ermeneutica: interpretazione e decostruzione del soggetto

Documento di Filosofia sull'introduzione all'ermeneutica. Il Pdf esplora l'ermeneutica attraverso il pensiero di filosofi contemporanei e antichi, analizzando concetti come l'interpretazione, l'arte, l'esperienza e il gioco, con un focus sulla decostruzione del soggetto e la relazione tra ontologia ed epistemologia.

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38 pagine

T1: Introduzione
Entrambi Gadamer e Levinas sono filosofi contemporanei.
Cercano di distogliere la coscienza del soggetto dall’illusione di essere lei l’unica
capace di chiarire i fatti, di dare la giusta interpretazione dei fatti. Il soggetto che si
pone nel centro e la fa rotare intorno a sé perché si sente padrone di essa. Gadamer e
Levinas dicono che dobbiamo scordarci questa idea che l’uomo sia al centro
dell’universo.
Così decentrando lasciano spazio a qualcos’altro, con cui ci troviamo in costitutiva
relazione. Questo decentramento ci rende nudi, ma anche ci apre a una nuova
bellezza.
Questa filosofia s’inserisce a metà tra l’ontologia e l’epistemologia, tra l’essere e il
conoscere.
L’esame: 10 minuti. Ciascuno parla di un argomento d’interesse in 5 min. Poi lui
chiede. 27-28 gennaio.
T2: Ermeneutica
2.1 Cosa significa “ermeneutica”
Una delle caratteristiche salienti della cultura moderna e contemporanea è la
progressiva crescita in importanza del problema ermeneutico. L’ermeneutica non è
nata adesso, ma ha assunto una posizione prevalente in questo scorso di tempo.
Riguarda tuttavia tutti, da sempre: quanto ci chiediamo cosa significa una inscrizione
romana, siamo già all’interno della domanda ermeneutica. Cosa vuole dire? Qual è il
senso di questo passo sacro?
C’è un senso, un significato, che rimane oscuro. Ci possiamo chiedere qual è
l’intenzione dell’autore, perché ha scritto o fatto. Anche nell’ambito legale, come
interpretare una legge. Gesù stesso è un ermeneuta, interpreta l’Antico Testamento: è
ermeneuta di stesso, attraverso ciò che di lui ci è manifesta ci guida a ciò che di lui
è nascosto.
2.2 L’ermeneutica nella storia
2.2.1. Grecia
La parola deriva di “Ermes”, il messaggero dagli dèi all’uomo. Portava il messaggio tra
uni e gli altri.
I filosofi greci non vedevano l’ermeneutica di bon occhio. Platone, per esempio, la vede
come una pseudoscienza, che non trasmette una verità o saggezza, perché “conosce
ciò ch’è stato detto, ma se sia vero o meno questo non lo so”. Per Platone, Ermes
comunica un messaggio ma non sappiamo se sia vero o meno.
Aristotele, dal canto suo, ha scritto un libro chiamato “De interpretatione”. Anche lui
vede nell’ermeneutica non tanto il senso di una frase quando piuttosto il problema
logico, il significato. “I suoni che sono nella voce sono simboli dell’affezione dell’anima”.
La parola è simbolo, l’unione, tra ciò che hai dento dell’anima e il suono. Per Aristotele
era molto più importante il contenuto logico della frase in sé
2.2.2. I padri della chiesa
L’ermeneutica viene rivalorizzata dai padri della chiesa, che vedevano quattro sensi
per leggere la Bibbia:
1. Il senso letterale
2. Il senso allegorico: un significato metaforico della cosa
3. Il senso anagorico: il senso mistico
4. Il senso morale

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Anteprima

Introduzione all'Ermeneutica e Decentramento del Soggetto

Entrambi Gadamer e Levinas sono filosofi contemporanei. Cercano di distogliere la coscienza del soggetto dall'illusione di essere lei l'unica capace di chiarire i fatti, di dare la giusta interpretazione dei fatti. Il soggetto che si pone nel centro e la fa rotare intorno a sé perché si sente padrone di essa. Gadamer e Levinas dicono che dobbiamo scordarci questa idea che l'uomo sia al centro dell'universo. Così decentrando lasciano spazio a qualcos'altro, con cui ci troviamo in costitutiva relazione. Questo decentramento ci rende nudi, ma anche ci apre a una nuova bellezza. Questa filosofia s'inserisce a metà tra l'ontologia e l'epistemologia, tra l'essere e il conoscere. L'esame: 10 minuti. Ciascuno parla di un argomento d'interesse in 5 min. Poi lui chiede. 27-28 gennaio.

Ermeneutica

Cosa significa "ermeneutica"

Una delle caratteristiche salienti della cultura moderna e contemporanea è la progressiva crescita in importanza del problema ermeneutico. L'ermeneutica non è nata adesso, ma ha assunto una posizione prevalente in questo scorso di tempo. Riguarda tuttavia tutti, da sempre: quanto ci chiediamo cosa significa una inscrizione romana, siamo già all'interno della domanda ermeneutica. Cosa vuole dire? Qual è il senso di questo passo sacro? C'è un senso, un significato, che rimane oscuro. Ci possiamo chiedere qual è l'intenzione dell'autore, perché ha scritto o fatto. Anche nell'ambito legale, come interpretare una legge. Gesù stesso è un ermeneuta, interpreta l'Antico Testamento: è ermeneuta di sé stesso, attraverso ciò che di lui ci è manifesta ci guida a ciò che di lui è nascosto.

L'ermeneutica nella storia

Grecia

La parola deriva di "Ermes", il messaggero dagli dei all'uomo. Portava il messaggio tra uni e gli altri. I filosofi greci non vedevano l'ermeneutica di bon occhio. Platone, per esempio, la vede come una pseudoscienza, che non trasmette una verità o saggezza, perché "conosce ciò ch'è stato detto, ma se sia vero o meno questo non lo so". Per Platone, Ermes comunica un messaggio ma non sappiamo se sia vero o meno. Aristotele, dal canto suo, ha scritto un libro chiamato "De interpretatione". Anche lui vede nell'ermeneutica non tanto il senso di una frase quando piuttosto il problema logico, il significato. "I suoni che sono nella voce sono simboli dell'affezione dell'anima". La parola è simbolo, l'unione, tra ciò che hai dento dell'anima e il suono. Per Aristotele era molto più importante il contenuto logico della frase in sé

I padri della chiesa

L'ermeneutica viene rivalorizzata dai padri della chiesa, che vedevano quattro sensi per leggere la Bibbia:

  1. Il senso letterale
  2. Il senso allegorico: un significato metaforico della cosa
  3. Il senso anagorico: il senso mistico
  4. Il senso morale

Ci sono quindi diverse interpretazioni del testo in coesistenza. L'ermeneutica rimaneva come una scienza dell'interpretazione, ma con carattere laterale.

La svolta universalistica dell'ermeneutica nel 700'

Nel 700 l'ermeneutica prende piede con la cosiddetta svolta universalistica dell'ermeneutica. Si passa dall'esegesi dei testi biblici all'esegesi di qualsiasi testo. Un libro storico, giuridico ... può essere interpretato. L'autore di questa svolta è stato Friedich Schleiermacher. Lui comincia a distinguere:

  1. L'interpretazione grammaticale: si concentra sul testo in quanto tale e tenta di dissipare l'ambiguità, la non-comprensione del testo in quanto tale. È un'analisi morfologica del testo, ci chiediamo per se cappiamo tutte le parole e frasi cioè se il testo ha senso per noi.
  2. L'interpretazione psicologica: parte positiva dell'interpretazione, prova di scoprire l'intenzione dell'autore. Perché questo autore ha scritto questa cosa? È l'interpretazione del vissuto dell'autore, con lo scopo di comprendere l'autore meglio di quanto egli stesso si sia compreso. L'autore è sempre figlio della sua epoca, avendo in mente un obiettivo perché vive in un luogo e cultura determinato. Io che interrogo questa cosa da lontano posso comprendere come mai lui ha scritto quello che ha scritto. È un triangolo tra: a. Il testo, che materialmente abbiamo b. Il contesto dove si inserisce la sua scrittura c. Il pretesto, la ragione per cui si scrive. Paolo scrive ai Tessalonicesi perché ha uno scopo concreto

C'è pure una storia delle interpretazioni, cioè un percorso nel modo in cui si interpreta un testo lungo la storia. Infatti, non finiremmo mai di interpretare un testo.

Dilthey e le scienze dello spirito

Distingue tra le scienze della natura (fisica, chimica, matematica) e quelle dello spirito (sociologia, psicologia, filosofia ... ).

  1. Le scienze della natura hanno un metodo che può essere applicato per ottenere determinati risultati: spiegano, determinate cose. Scoprono relazioni causali. Spiegano i fatti.
  2. Le scienze dello spirito invece comprendono, non spiegano. Fanno risalire alla storia il vissuto delle persone.

Dilthey voleva assumere per le scienze dello spirito lo stesso grado di obiettività che le scienze della natura, costruire un metodo attraverso cui comprendere obiettivamente i fatti dello spirito. Il problema è che lo stesso essere storico che studiava la storicità era anche egli un essere storico, cioè non si può studiare la storia in maniera obiettiva in quanto sempre ne fai parte, non puoi astrartene. La nostra interpretazione soltanto puòessere relativa a un momento, finita, mai come Dio. La nostra vita e tutto ciò che facciamo sono costitutivamente limitate, finita ... storica.

Martin Heidegger e l'ermeneutica ontologica

Nella storia si è dato il passaggio dell'ermeneutica dall'epistemologia all'ontologia, l'interpretazione di noi stessi. lo mi chiedo il senso della vita, di esistere, il mio essere dentro la realtà. Per Heidegger siamo ermeneuti che tentano d'interpretare la storia non da un punto di vista assolutistico, obiettivo, ma il nostro essere è un esser-ci (da-sein), cioè immerso in una realtà che non scegliamo. Il "ci" indica il nostro essere gettati all'esistenza. Ci troviamo a vivere, ci scopriamo viventi. L'ermeneutica, che fino a Dilthey tentava d'interpretare la storia, eventi, testi ... in maniera obiettiva come se il fatto fosse fuori di me, di fronte a me, come un obietto della mia interpretazione, con Heidegger cambia: siamo noi stessi ad essere interpretati da noi. L'interpretazione non è più di un obietto, puramente metodologico, ma di noi stessi, un fatto ontologico in quanto l'interpretazione riguarda a me e il mio essere nel mondo. Il mio vivere nel mondo è obietto d'interpretazione e dobbiamo proiettarci sul futuro. Partiamo sempre di un pregiudizio, di un contesto, una precomprensione, non di una tavola rasa. Subito ci accorgiamo di esistere, di vivere. Dobbiamo trovare il senso di una esistenza che non scegliamo.

Hans Georg Gadamer

I maestri del sospetto

Uno dei motivi fondamentali è che viviamo nel tempo del sospetto (P. Ricoeur), dove avviene che non dubitiamo più delle cose ma della coscienza del soggetto, della sua consapevolezza. I maestri del sospetto sono:

  • Karl Marx: la realtà può essere divisa in una sovrastruttura (ideologia politica/religiosa) mentre la struttura è quella economica. Ciascuno di noi è determinato (non soltanto condizionato) in maniera fondamentale dalla struttura economica nella quale uno si trova a vivere. Una persona che nasce in un ambiente povero è molto difficile che riuscirà a scalare la scala sociale. L'economia determina in maniera fondamentale il soggetto. Questo significa che la mia coscienza, la mia consapevolezza non è indipendente dalla mia situazione. La mia soggettività è già determinata dall'ambiente in cui mi trovo. La politica invece è una sovrastruttura, senza un effetto reale senza il poter economico.
  • Sigmund Freud: scopre che la nostra coscienza non è trasparente a noi stessi. Anzi, può essere divisa in tre parti
    • L'es: la più basica, istintiva, come il bambino piange perché ha fame. È legata al principio di piacere, che va soddisfatto.
    • L'io: lotta con l'es per permettere di vedere come sistemarsi. C'è il principio di realtà. La forza istintiva dall'es viene rappresa dall'io per raggiungere una certa sicurezza tra di noi, e perché il desiderio sia soddisfatto ordinatamente. L'es grida "ho famo", l'io trova il modo, col suo principio di realtà, di cacciare per mangiare. Il principio di realtà si corrisponde a quello di piacere.
    • Il super-io: tutte le regole sociali, proprie del convivere, che sono state interiorizzate da noi tramite genitori ed insegnanti. l'io non soltanto viene schiacciato dall'es ma anche dal super-io. L'io è l'intermediario tra il super-io e l'es.

    Il risultato è che non siamo il soggetto della nostra coscienza, ma il risultato di filli invisibili, come burattini. Dobbiamo quindi interpretarci, e.g. i nostri sonni, che parlano di noi stessi meglio di noi stessi.

  • Friedrich Nietzsche: esamina la genesi dell'idea del bene e del male, la loro storia, la sua origine. Questo lo porta a dire che la voce della tua coscienza non è quella di Dio, ma dell'uomo che hai interiorizzato perché hai interiorizzato i divieti che venivano dell'uomo. Quando dici "la cosa è buona/bella" perché viene da Dio, è soltanto perché ti hanno insegnato che è buona. La voce della coscienza non è altro che la voce del gregge in noi, quello che la gente dice.
    • Rispetto a Marx, non c'è soltanto il fatto dei potenti che comandano sui poveri, ma i poveri che comandano sui poveri con un trucco psicologico:il risentimento e la superiorità morale. I poveri iniziano a dire "noi siamo i buoni".
    • La carità, la compassione ... sono valori dei deboli, risentiti con i forti.
    • Il male o il bene è sempre interpretato, non qualcosa di oggettivo, tramite categorie inculcate dagli altri, la voce del gregge. Soltanto quello che è padrone della vita (come Gesù) va contro tutti senza problema, ne paga il prezzo.

Sospettiamo, quindi, che la nostra coscienza è l'epifenomeno di qualcosa d'altro (l'inconscio, la voce del gregge, la struttura economica). Questo ci porta in definitiva al nichilismo, secondo Nietzsche la mancanza del fine, la risposta al perché della vita. Nichilismo significa che tutti i nostri valori sono stati svalorizzati, non sono più valori. La nostra coscienza non è più un valore. Non abbiamo la risposta al perché delle cose, e quindi tutto è interpretazione. Non ci sono fatti oggettivi, soltanto interpretazioni.

Martin Heidegger e la distruzione della coscienza

Prende le mosse da Nietzsche universalizzando il problema dell'ermeneutica, cancella il soggetto teoretico puro, pensato come il pilastro metafisico, disinteressato di ogni sistema cognoscitivo. Il soggetto era qualcosa impersonale, oggettivo, fondativo ... ma questo viene a mancare dopo la distruzione della coscienza. l'io non è più uno spettatore disinteressato, che può guardare in maniera indipendente al mondo dei fenomeni. Non c'è più una pura descrizione fenomenologica del mondo e del soggetto, ma soltanto interpretazioni, punti di vista. Perdiamo quindi la possibilità che il soggetto sia il punto su cui fondare tutto.

Definizione di ermeneutica secondo Gadamer

In VeM, Gadamer dà questa definizione di ermeneutica: L'ermeneutica è il movimento fondamentale dell'esistenza, che la costituisce nella sua finitezza e storicità, e che abbracia così l'insieme della sua sperienza nel mondo Quindi anche per Gadamer l'ermeneutica non è semplicemente metodo, ma filosofia. Anzi, la maniera più autentica del filosofare. Per giustificare questo, Gadamer analizza tre sperienze fondamentali:

  1. La estetica
  2. La sperienza storica
  3. La sperienza linguistica

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