Documento di Filosofia sull'introduzione all'ermeneutica. Il Pdf esplora l'ermeneutica attraverso il pensiero di filosofi contemporanei e antichi, analizzando concetti come l'interpretazione, l'arte, l'esperienza e il gioco, con un focus sulla decostruzione del soggetto e la relazione tra ontologia ed epistemologia.
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Entrambi Gadamer e Levinas sono filosofi contemporanei. Cercano di distogliere la coscienza del soggetto dall'illusione di essere lei l'unica capace di chiarire i fatti, di dare la giusta interpretazione dei fatti. Il soggetto che si pone nel centro e la fa rotare intorno a sé perché si sente padrone di essa. Gadamer e Levinas dicono che dobbiamo scordarci questa idea che l'uomo sia al centro dell'universo. Così decentrando lasciano spazio a qualcos'altro, con cui ci troviamo in costitutiva relazione. Questo decentramento ci rende nudi, ma anche ci apre a una nuova bellezza. Questa filosofia s'inserisce a metà tra l'ontologia e l'epistemologia, tra l'essere e il conoscere. L'esame: 10 minuti. Ciascuno parla di un argomento d'interesse in 5 min. Poi lui chiede. 27-28 gennaio.
Una delle caratteristiche salienti della cultura moderna e contemporanea è la progressiva crescita in importanza del problema ermeneutico. L'ermeneutica non è nata adesso, ma ha assunto una posizione prevalente in questo scorso di tempo. Riguarda tuttavia tutti, da sempre: quanto ci chiediamo cosa significa una inscrizione romana, siamo già all'interno della domanda ermeneutica. Cosa vuole dire? Qual è il senso di questo passo sacro? C'è un senso, un significato, che rimane oscuro. Ci possiamo chiedere qual è l'intenzione dell'autore, perché ha scritto o fatto. Anche nell'ambito legale, come interpretare una legge. Gesù stesso è un ermeneuta, interpreta l'Antico Testamento: è ermeneuta di sé stesso, attraverso ciò che di lui ci è manifesta ci guida a ciò che di lui è nascosto.
La parola deriva di "Ermes", il messaggero dagli dei all'uomo. Portava il messaggio tra uni e gli altri. I filosofi greci non vedevano l'ermeneutica di bon occhio. Platone, per esempio, la vede come una pseudoscienza, che non trasmette una verità o saggezza, perché "conosce ciò ch'è stato detto, ma se sia vero o meno questo non lo so". Per Platone, Ermes comunica un messaggio ma non sappiamo se sia vero o meno. Aristotele, dal canto suo, ha scritto un libro chiamato "De interpretatione". Anche lui vede nell'ermeneutica non tanto il senso di una frase quando piuttosto il problema logico, il significato. "I suoni che sono nella voce sono simboli dell'affezione dell'anima". La parola è simbolo, l'unione, tra ciò che hai dento dell'anima e il suono. Per Aristotele era molto più importante il contenuto logico della frase in sé
L'ermeneutica viene rivalorizzata dai padri della chiesa, che vedevano quattro sensi per leggere la Bibbia:
Ci sono quindi diverse interpretazioni del testo in coesistenza. L'ermeneutica rimaneva come una scienza dell'interpretazione, ma con carattere laterale.
Nel 700 l'ermeneutica prende piede con la cosiddetta svolta universalistica dell'ermeneutica. Si passa dall'esegesi dei testi biblici all'esegesi di qualsiasi testo. Un libro storico, giuridico ... può essere interpretato. L'autore di questa svolta è stato Friedich Schleiermacher. Lui comincia a distinguere:
C'è pure una storia delle interpretazioni, cioè un percorso nel modo in cui si interpreta un testo lungo la storia. Infatti, non finiremmo mai di interpretare un testo.
Distingue tra le scienze della natura (fisica, chimica, matematica) e quelle dello spirito (sociologia, psicologia, filosofia ... ).
Dilthey voleva assumere per le scienze dello spirito lo stesso grado di obiettività che le scienze della natura, costruire un metodo attraverso cui comprendere obiettivamente i fatti dello spirito. Il problema è che lo stesso essere storico che studiava la storicità era anche egli un essere storico, cioè non si può studiare la storia in maniera obiettiva in quanto sempre ne fai parte, non puoi astrartene. La nostra interpretazione soltanto puòessere relativa a un momento, finita, mai come Dio. La nostra vita e tutto ciò che facciamo sono costitutivamente limitate, finita ... storica.
Nella storia si è dato il passaggio dell'ermeneutica dall'epistemologia all'ontologia, l'interpretazione di noi stessi. lo mi chiedo il senso della vita, di esistere, il mio essere dentro la realtà. Per Heidegger siamo ermeneuti che tentano d'interpretare la storia non da un punto di vista assolutistico, obiettivo, ma il nostro essere è un esser-ci (da-sein), cioè immerso in una realtà che non scegliamo. Il "ci" indica il nostro essere gettati all'esistenza. Ci troviamo a vivere, ci scopriamo viventi. L'ermeneutica, che fino a Dilthey tentava d'interpretare la storia, eventi, testi ... in maniera obiettiva come se il fatto fosse fuori di me, di fronte a me, come un obietto della mia interpretazione, con Heidegger cambia: siamo noi stessi ad essere interpretati da noi. L'interpretazione non è più di un obietto, puramente metodologico, ma di noi stessi, un fatto ontologico in quanto l'interpretazione riguarda a me e il mio essere nel mondo. Il mio vivere nel mondo è obietto d'interpretazione e dobbiamo proiettarci sul futuro. Partiamo sempre di un pregiudizio, di un contesto, una precomprensione, non di una tavola rasa. Subito ci accorgiamo di esistere, di vivere. Dobbiamo trovare il senso di una esistenza che non scegliamo.
Uno dei motivi fondamentali è che viviamo nel tempo del sospetto (P. Ricoeur), dove avviene che non dubitiamo più delle cose ma della coscienza del soggetto, della sua consapevolezza. I maestri del sospetto sono:
Il risultato è che non siamo il soggetto della nostra coscienza, ma il risultato di filli invisibili, come burattini. Dobbiamo quindi interpretarci, e.g. i nostri sonni, che parlano di noi stessi meglio di noi stessi.
Sospettiamo, quindi, che la nostra coscienza è l'epifenomeno di qualcosa d'altro (l'inconscio, la voce del gregge, la struttura economica). Questo ci porta in definitiva al nichilismo, secondo Nietzsche la mancanza del fine, la risposta al perché della vita. Nichilismo significa che tutti i nostri valori sono stati svalorizzati, non sono più valori. La nostra coscienza non è più un valore. Non abbiamo la risposta al perché delle cose, e quindi tutto è interpretazione. Non ci sono fatti oggettivi, soltanto interpretazioni.
Prende le mosse da Nietzsche universalizzando il problema dell'ermeneutica, cancella il soggetto teoretico puro, pensato come il pilastro metafisico, disinteressato di ogni sistema cognoscitivo. Il soggetto era qualcosa impersonale, oggettivo, fondativo ... ma questo viene a mancare dopo la distruzione della coscienza. l'io non è più uno spettatore disinteressato, che può guardare in maniera indipendente al mondo dei fenomeni. Non c'è più una pura descrizione fenomenologica del mondo e del soggetto, ma soltanto interpretazioni, punti di vista. Perdiamo quindi la possibilità che il soggetto sia il punto su cui fondare tutto.
In VeM, Gadamer dà questa definizione di ermeneutica: L'ermeneutica è il movimento fondamentale dell'esistenza, che la costituisce nella sua finitezza e storicità, e che abbracia così l'insieme della sua sperienza nel mondo Quindi anche per Gadamer l'ermeneutica non è semplicemente metodo, ma filosofia. Anzi, la maniera più autentica del filosofare. Per giustificare questo, Gadamer analizza tre sperienze fondamentali: