Introduzione alla sociologia della famiglia: evoluzione e strutture

Documento di Università sull'introduzione alla sociologia della famiglia. Il Pdf esplora la famiglia come spazio fisico, biologico, relazionale e simbolico, analizzando la sua evoluzione e le diverse strutture. Questi appunti di Psicologia, utili per lo studio universitario, trattano le funzioni della famiglia, le trasformazioni culturali legate all'amore romantico e le dinamiche di convivenza e divorzio in Italia.

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39 pagine

Introduzione
La famiglia è uno spazio fisico, biologico, relazionale e simbolico. È il luogo privilegiato di
costruzione della realtà, a partire dal dare significato agli eventi appartenenti alla natura
(nascere, crescere, morire, invecchiare, sessualità, procreazione) e alla costruzione dei
rapporti. Ormai il termine famiglia ha un significato variabile, a seconda del contesto, dei
casi e del tempo. Proprio questo statuto incerto del vocabolario di famiglia è un indicatore
della variabilità storica e sociale in cui si fa famiglia e della molteplicità di discorsi che
definiscono che cos’è una famiglia.
La famiglia è lo spazio della divisione del lavoro, degli spazi, delle competenze, dei valori,
dei destini personali di uomini e donne. È il luogo sociale e simbolico in cui le differenze di
sesso e di generazione sono assunte come fondanti e contemporaneamente costruite
come tali; l’appartenenza sessuale diviene destino sociale, implicitamente o esplicitamente
normato, e che viene collocata entro una gerarchia di valori, potere, responsabilità.
DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI FAMIGLIA
La pluralità dei modi di fare e intendere la famiglia ha a lungo sconcertato sia la gente
comune che gli studiosi occidentali, i quali ritenevano che esistesse una famiglia naturale
e quindi universale.
Esiste un nucleo minimo universale della famiglia?
Per diverso tempo, gli studiosi hanno risposto a questa domanda in modo affermativo: si
poteva trovare un nucleo comune a tutte le forme di famiglia, nonostante la loro ricca
varietà che si è tentato di spiegare con una teoria evolutiva o stadiale, alla fine della quale
veniva posta la famiglia monogamica nucleare.
L’antropologia (per primo Malinoski) si chiede a che cosa serve la famiglia, quindi quali
possano essere le sue funzioni:
1. Riproduzione
2. Cura
3. Educazione
4. Regolamentazione della sessualità
Proprio il bisogno di cura dei piccoli porta a ritenere che ci fosse un nucleo minimo
universale di famiglia. Queste funzioni di famiglia venivano considerate come naturali e
omogenee, così da permettere un confronto.
L’idea che esista questo nucleo di base universale della famiglia si scontra con due
diversi tipi di evidenze empiriche:
1. Impossibilità di trovare un nucleo minimo universale che possa considerare la
varietà delle forme familiari.
2. Diverso significato e contenuto che hanno, da una società e anche da un’epoca
all’atra.
Con il tempo questa tesi viene smentita, perché c’era sempre una società in cui questo
nucleo minimo non esisteva (esempio: i Na, pag 22). Quindi, negli anni Settanta del
Novecento, la maggior parte degli antropologi cessò di porsi la domanda su quale fosse il
nucleo minimo universale di famiglia. Invece, divenne importante individuare le regole, o i
criteri, che in culture e contesti diversi delimitano i confini della convivenza familiare e
definiscono i rapporti tra le diverse persone con rapporti familiari.
STRUTTURE DELLA FAMIGLIA
La struttura della famiglia fa riferimento al tipo di vincolo che lega i membri di una
convivenza: i vincoli possono essere di sola consanguineità o sia di consanguineità che di
affinità.
Peter Laslett a Cambridge fonda un gruppo che vuole guardare alla storia della struttura
sociale delle famiglie. Iniziano a studiare i mutamenti demografici da un punto di vista
storico, andando negli archivi e ricostruendo con le documentazioni il mutamento delle
famiglie. Nel 1972 Laslett definisce due assi generazionali su cui i gruppi domestici si
possono spostare o rimanere invariati, da cui definisce 4 categorie di famiglie:
1. Senza struttura: senza coppia coniugale e senza coppia generazionale
(fratelli/sorelle, coloro che vivono da soli)
2. Semplici: genitori con figli; un solo genitore con figli; coppia senza figli
3. Estese: famiglia semplice a cui si aggiunge un passaggio generazionale, quindi
parenti ascendenti (un nonno/a), discenti (un nipote) o collaterali (un fratello/sorella
del marito/della moglie)

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Anteprima

Introduzione alla famiglia

La famiglia è uno spazio fisico, biologico, relazionale e simbolico. È il luogo privilegiato di costruzione della realtà, a partire dal dare significato agli eventi appartenenti alla natura (nascere, crescere, morire, invecchiare, sessualità, procreazione) e alla costruzione dei rapporti. Ormai il termine famiglia ha un significato variabile, a seconda del contesto, dei casi e del tempo. Proprio questo statuto incerto del vocabolario di famiglia è un indicatore della variabilità storica e sociale in cui si fa famiglia e della molteplicità di discorsi che definiscono che cos'è una famiglia. La famiglia è lo spazio della divisione del lavoro, degli spazi, delle competenze, dei valori, dei destini personali di uomini e donne. È il luogo sociale e simbolico in cui le differenze di sesso e di generazione sono assunte come fondanti e contemporaneamente costruite come tali; l'appartenenza sessuale diviene destino sociale, implicitamente o esplicitamente normato, e che viene collocata entro una gerarchia di valori, potere, responsabilità.

Significato e pluralità della famiglia

La pluralità dei modi di fare e intendere la famiglia ha a lungo sconcertato sia la gente comune che gli studiosi occidentali, i quali ritenevano che esistesse una famiglia naturale e quindi universale. Esiste un nucleo minimo universale della famiglia? Per diverso tempo, gli studiosi hanno risposto a questa domanda in modo affermativo: si poteva trovare un nucleo comune a tutte le forme di famiglia, nonostante la loro ricca varietà che si è tentato di spiegare con una teoria evolutiva o stadiale, alla fine della quale veniva posta la famiglia monogamica nucleare. L'antropologia (per primo Malinoski) si chiede a che cosa serve la famiglia, quindi quali possano essere le sue funzioni:

  1. Riproduzione
  2. Cura
  3. Educazione
  4. Regolamentazione della sessualità

Proprio il bisogno di cura dei piccoli porta a ritenere che ci fosse un nucleo minimo universale di famiglia. Queste funzioni di famiglia venivano considerate come naturali e omogenee, così da permettere un confronto. L'idea che esista questo nucleo di base universale della famiglia si scontra con due diversi tipi di evidenze empiriche:

  1. Impossibilità di trovare un nucleo minimo universale che possa considerare la varietà delle forme familiari.
  2. Diverso significato e contenuto che hanno, da una società e anche da un'epoca all'atra.

Con il tempo questa tesi viene smentita, perché c'era sempre una società in cui questo nucleo minimo non esisteva (esempio: i Na, pag 22). Quindi, negli anni Settanta del Novecento, la maggior parte degli antropologi cessò di porsi la domanda su quale fosse il nucleo minimo universale di famiglia. Invece, divenne importante individuare le regole, o i criteri, che in culture e contesti diversi delimitano i confini della convivenza familiare e definiscono i rapporti tra le diverse persone con rapporti familiari.

Strutture della famiglia

La struttura della famiglia fa riferimento al tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza: i vincoli possono essere di sola consanguineità o sia di consanguineità che di affinità. Peter Laslett a Cambridge fonda un gruppo che vuole guardare alla storia della struttura sociale delle famiglie. Iniziano a studiare i mutamenti demografici da un punto di vista storico, andando negli archivi e ricostruendo con le documentazioni il mutamento delle famiglie. Nel 1972 Laslett definisce due assi generazionali su cui i gruppi domestici si possono spostare o rimanere invariati, da cui definisce 4 categorie di famiglie:

  1. Senza struttura: senza coppia coniugale e senza coppia generazionale (fratelli/sorelle, coloro che vivono da soli)
  2. Semplici: genitori con figli; un solo genitore con figli; coppia senza figli
  3. Estese: famiglia semplice a cui si aggiunge un passaggio generazionale, quindi parenti ascendenti (un nonno/a), discenti (un nipote) o collaterali (un fratello/sorella del marito/della moglie)
  4. Multiple: presenti più nuclei coniugali, cioè più coppie, eventualmente con i loro figli. I gruppi multipli si articolano ancora in tre sottogruppi:
    • Frereches: tutti i fratelli sposati convivono con le proprie famiglie
    • Famiglie a ceppo: la coppia anziana convive con quella dell'erede
    • Famiglie congiunte: i figli maschi sposati portano le mogli e i figli a vivere nella casa dei genitori.

La struttura della famiglia viene definita dal modo in cui le persone che la compongono si collocano lungo i due assi, rispettivamente orizzontale e verticale, dei rapporti di sesso e dei rapporti di generazione. Laslett sottolinea una diversa distribuzione del potere nelle famiglie distinguendo tra:

  • Famiglia multipla discendente (potere alla coppia anziana)
  • Famiglia multipla di tipi ascendente (potere alla coppia giovane)

Le relazioni familiari

Marzio Barbagli (sociologo italiano, 1984) distingue tra struttura e relazioni familiari:

  • La struttura delinea le regole di formazione e trasformazione della convivenza (struttura nucleare o multipla).
  • Le relazioni designano i rapporti di autorità e di affetto della convivenza (relazioni patriarcali/autoritarie o paritarie; di distanza o di intimità).

Un cambio di struttura non determina un cambio nel tipo di relazioni. Barbagli ha il merito di portare alla luce la relazione tra strutture familiari e relazioni di potere tra i sessi e tra le generazioni. Ci dice che se guardiamo al potere non dobbiamo pensare che questa distribuzione del potere non cambi, ma perché le generazioni cambiano, i genitori crescono e i figli nascono, quindi mutano nel tempo. Nuclei familiari che sono comunque famiglie nonostante vadano contro ai criteri di famiglia:

  • Famiglie tacite
  • Persone anziane sole che abitualmente pranzano presso figlio/a
  • Affidamento condiviso
  • LAT (living apart together): coppie che non convivono stabilmente pur identificandosi come coppia.

La sociologia della famiglia in Italia

Fino agli anni 60, la sociologia italiana studiava la famiglia come nucleo che definiva dei ruoli sociali. Si inizia a indagare tra lavoro retribuito e non retribuito, quindi si iniziano a studiare dall'interno le famiglie. L'ISTAT fa più rilevazioni sul mercato del lavoro. Tra la fine degli anni 60 e 80, si ha una svolta: si traduce il libro di Parsons "famiglia e socializzazione" (nel 1977); ci sono i movimenti antiautoritari e femministi (GRIFF a Milano); Barbagli parla del suo studio storico nel 1984.

Strutture familiari nel passato europeo

Per molti secoli la famiglia è stata una vera e propria impresa produttiva, finanziaria e politica. Le famiglie si differenziano prevalentemente in base a dove vivono:

  • Famiglia urbana
  • Famiglia contadina

La struttura e l'ampiezza della famiglia dipendevano dalle risorse materiali, legali e culturali disponibili. Con il passare del tempo venne smentita l'idea secondo cui le famiglie europee fossero per lo più a struttura multipla, e che avessero attraversato nel tempo quello che Durkheim aveva definito "processo di progressiva contrazione" (dalla famiglia multipla del gruppo di parenti fino alla famiglia coniugale moderna). Si diffonde anche il termine "famiglia della nostalgia occidentale", il quale indica che l'industrializzazione avrebbe avuto un ruolo essenziale, quasi da spartiacque, favorendo il nascere della famiglia nucleare coniugale neolocale nell'Occidente europeo. Laslett e il gruppo di Cambridge (anni 70 del '900) rovesciano la tesi del processo di contrazione delle famiglie. Laslett dimostra che:

  • Il numero medio di persone e la struttura familiare era rimasta invariata dal sedicesimo al diciannovesimo secolo.
  • La famiglia nucleare aveva preceduto di secoli l'industrializzazione: verso la metà del quindicesimo secolo, la struttura nucleare coniugale era già il modello di struttura familiare prevalente in diversi paesi del Nord europeo e in particolare proprio in UK, in cui sarebbe dapprima avvenuta la Rivoluzione industriale.

Caratteristiche della famiglia occidentale (Laslett)

Laslett prende spunto dagli studi di un economista: diceva che si poteva dividere lo spazio europeo in due aree: a ovest avviene in età più avanzata, a est le donne si sposano un po' prima e gli uomini pure. Quindi per Laslett la famiglia occidentale:

  • età del matrimonio abbastanza alta (attorno ai 23-24 anni)
  • differenza d'età tra coniugi bassa
  • modalità neolocale (Laslett commette un errore, perché prova anche lui a generalizzare)
  • fecondità ridotta
  • presenza dei servi in alcune fasi del ciclo familiare

Uno dei primi studi su queste tematiche lo fa Massimo Paci: critica Laslett, dicendo che questa omogeneità da lui individuata non corrisponde in Italia. In Italia c'è una proporzione maggiore di famiglie estese e multiple e non ha conosciuto il processo di nuclearizzazione anticipata o contestuale rispetto all'industrializzazione con altri paesi EU. Rompe l'idea di creare un modello unico di famiglia. Laslett allora dice, se non esiste questo modello generale dato da due macroaree, allora possiamo provare a distinguere diverse aree in cui il mutamento della struttura familiare segue linee comuni. Quello che emerge è che la differenza è dove le famiglie vanno a vivere dopo le nozze. Se guardiamo al mutamento geografico delle famiglie in Europa, la differenziazione delle strutture è segnata da specifiche distinzioni tra:

  • Città e campagna
  • Ceti sociali
  • Forme di accesso e di distribuzione delle proprietà (sistemi di eredità, contratti agricoli)

Studio di Barbagli (1984): "Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia italiana dal 1400 al 1900"

Barbagli si occupa delle famiglie italiane del centro nord Italia, perché trova archivi e fonti solo su quelle zone geografiche italiane. Vuole provare a capire i principali mutamenti delle famiglie in Italia; vuole descriverle, capire in quale ceto sono iniziate, e come si differenziano. C'è un limite negli studi della storia sociale: si occupano di studiare le famiglie guardando solo alle strutture, in realtà bisogna andare a guardare anche il mutamento delle linee di parentela, ma di queste purtroppo non ci sono fonti, quindi Barbagli ha analizzato il mutamento delle strutture familiari e delle relazioni di parentela. Nella prima parte parla dei vari tipi di famiglia. Nella seconda parte del libro guarda alle relazioni familiari. Inizia a guardare i censimenti delle città, al catasto, guarda i libri "stati delle anime" (registri che i parroci compilavano quando andavano in giro a benedire le case, segnando i nomi dei componenti della famiglia con la condizione rispetto ai sacramenti, oppure alcuni li scrivevano in modo molto puntuale, scrivendo addirittura le vie); guarda libri di economia e trattati dei doveri familiari; i carteggi, i diari delle famiglie (per avere un racconto minuzioso della vita quotidiana delle diverse famiglie); fonti orali, tramite interviste per raccogliere testimonianze. Cosa scopre?

  • Le strutture familiari tra il 1400-1800 hanno visto mutamenti ma di fatto mostrano una grandissima stabilità.
  • I cambiamenti che ci sono stati non sono stati lineari.
  • Concorda con Paci sul fatto che le famiglie numerose erano più da noi che in Inghilterra.
  • Le famiglie della città seguivano determinate regole e le famiglie delle campagne pure.
  • Dobbiamo guardare a due diversi tipi di mutamento:
  1. Breve periodo: epidemie, guerre, dei veri e propri shock.
  2. Lungo periodo: mutamenti culturali, ad esempio non vengono più presi in considerazione i garzoni come parte della famiglia (passano di modesemia).

Barbagli dice che quello che è successo in Italia è diverso da quello che diceva Laslett, ovvero che con il tempo aumentano le famiglie complesse invece che diminuire. Esempi concreti:

  • Famiglia toscana del 1400: città vs campagna

Città: le relazioni familiari più fragili. Uomini si sposavano dopo indipendenza economica (30 anni); donne più spesso vedove, poiché si sposavano giovani (17 anni). Le famiglie erano piccole o tronche. Famiglia nucleare.

  • Campagne: le famiglie più unite. L'età al matrimonio: 25 M e 18 anni F. Salariati agricoli, proprietari di piccoli appezzamenti di terra e artigiani avevano una percentuale più bassa di famiglie multiple rispetto ai mezzadri e i proprietari terrieri (le forme contrattuali definiscono le strutture familiari, smentito stereotipo che in campagna ci sono solo famiglie estese).

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