Documento di Università su Introduzione Alla Psicopatologia. Il Pdf esplora la relazione tra psicofisiologia e psicopatologia, i modelli diagnostici e l'influenza di stress e trauma, con riferimento al DSM-5, per la materia Psicologia.
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Per arrivare ad una descrizione operativa della psicopatologia, bisogna cominciare separando l'elemento psichico (psychè: anima, respiro, soffio - in greco) ciò che non è visibile, dall'elemento organico (physis: natura) ciò che invece è osservabile. Questa divisione porta con se una dialettica che va avanti ormai da secoli e che si riflette nei diversi obiettivi della psicologia (studio dei fenomeni della vita mentale e del comportamento) e fisiologia (studio delle funzioni e i processi vitali degli organismi viventi) e di conseguenza della psicopatologia (studio origine e meccanismi comportamentali anomali, stati mentali alterati e malattie mentali) e della fisiopatologia (studio anomalie funzionali di cellule e organi e meccanismi alla base di alterazioni dell'organismo e delle malattie). Da qui la netta distinzione nella valutazione dell'origine dei fenomeni mentali che risulta nella fisiogenesi (origine fisiologica, naturale o biologica) riconducibile a caratteristiche fisiche, genetiche, anatomiche, e nella psicogenesi (origine mentale o psicogena) riconducibile a caratteristiche che hanno natura immateriale. La domanda risulta essere sempre la stessa, il primato è della natura o della cultura? Storicamente l'innatismo è la corrente che risulta essere primariamente alla base di quelle a supporto della natura come massima spiegazione dei fenomeni psichici, mentre l'empirismo è quella che per prima ne ha dato una spiegazione psicogenetica. Oggi possiamo dire che ciò che va evitato sicuramente è il riduzionismo ad un unico modello, ma va privilegiato un approccio interazionista che metta in relazione livelli psicologici e fisiologici, geni e ambiente, fisiologia e psicologia.
Ma esiste una relazione tra psicofisiologia e psicopatologia? Se ad esempio prendiamo in considerazione l'innamoramento (ideazione ricorrente dell'altro, sensazioni di mancanza, attivazione arousal, distorsione della realtà), osserviamo che le alterazioni neurochimiche sono le stesse di un disturbo depressivo ossessivo (manca solo l'oggetto di riferimento). È vero quindi che ci sia una relazione, ma è vero anche c'è una profonda discontinuità, la presenza di determinate alterazioni fisiologiche è sì, legata a particolari psicopatologie, ma questa relazione non è di tipo lineare.
Sperry ad inizio anni '90, all'interno di concettualizzazioni che cercano un punto d'incontro tra le varie correnti psicologiche, parla di bidirezionalità, un determinismo reciproco tra processi top-down e processi bottom-up, tra proprietà emergenti della mente e funzionamento cerebrale. Le proprietà emergenti degli stati mentali producono un livello nuovo di realtà (immaginare un orso polare ... ), diverso da quello degli stati cerebrali. Il modello bidirezionale, tuttavia, oggi non è ritenuto sufficiente per poter dare una spiegazione congrua dei fenomeni psichici, ed è attualmente evoluto in un approccio tridirezionale (sociocostruttivismo Vygotsky, Wittgenstein) che comprende funzioni cerebrali, funzioni mentali e funzioni socio-storiche. Ciascuno di questi livelli gode di proprietà uniche e differenti che non possono essere riducibili a quel dato livello, ma operano influenzandosi reciprocamente.
1Molti dei disturbi mentali quindi possiamo dire che hanno a che fare con alterazioni di tipo biologico neuronale, in particolar modo della quantità e qualità della comunicazione sinaptica tra i neuroni. Sappiamo che inizialmente le interazioni tra i neuroni sono alla base della strutturazione dei circuiti cerebrali, successivamente queste interazioni si riducono su base attività-dipendente (più si attivano determinate connessioni, più si rafforza il legame cerebrale e quella determinata area). La neurogenesi non si ferma con la maturazione (fino all'adolescenza è continua), ma continua in alcune aree cerebrali (anche in seguito a danni cerebrali), l'esperienza risulta dominante nello sviluppo delle connessioni neuronali e nella regolazione della loro efficacia. Parliamo di plasticità cerebrale, che risulta essere, nella sua stimolazione, necessaria anche per la regolazione dell'umore. Più un disturbo psichico è precoce, più è probabile sia legato ad un'origine biologica o genetica (prevalenza maschile - codice genetico), viceversa più i disturbi emergono in stadi successivi più sono probabilmente basati sull'esperienza, sull'ambiente fisico, culturale, sociale (prevalenza femminile - stimolazioni ormonali più incisive, ambiente biologico). Nell'ultima fase della vita, la senescenza, i processi neurodegenerativi possono distruggere i circuiti neuronali mediante meccanismi aberranti di sviluppo nervoso.
Questa descrizione non risponde tuttavia con precisione alla domanda: a quali condizioni si può parlare di disturbo mentale, di patologia? La diagnosi può essere descritta come l'atto di determinare e di identificare la presenza di una malattia di un paziente, di distinguere una malattia da un'altra, in sintesi di distinguere tra le differenti malattie in funzione di alcuni sintomi del malato, analizzando analogie e caratteri differenziali tra gli stessi sintomi, è chiaro che parlando di disturbi mentali siamo continuamente di fronte ad uno spettro di sintomatologie che rendono difficoltoso aggregarli in cluster ben definiti e che rendono il lavoro di diagnosi molto più complicato. Se ci riferiamo alla malattia come un'entità specifica rappresentante la somma totale di numerose espressioni di uno o più processi patologici, la diagnosi è, dunque, un processo di identificazione di una malattia, che si presume esistere come entità specifica e manifestarsi con determinati segni nel caso particolare e che va riconosciuta.
Quali sono i diversi modelli che si propongono l'obiettivo di arrivare alla diagnosi di una patologia?
Il processo si dice di revisione critica poiché le procedure messe in atto permettono di ritornare indietro e confutare ognuno di questi giudizi in ogni momento, fino a che tutti risultano concordanti e coerenti.
2La procedura passa per degli step logici ben definiti e riconoscibili:
La diagnosi medica è un processo che si deve svolgere in un tempo definito (pena non riconoscere in tempo il problema) e si articola in eventi critici interconnessi, che deve tener conto del rapporto tra parti e funzioni sane e malate. Essa presuppone la certezza per cui esistono entità accertate denominabili come "malattie".
Il processo diagnostico possiede diversi punti fondamentali:
Una malattia mentale può essere intesa come disturbo della comunicazione (non accettabile singolarmente, andrebbero ricondotte le teorie e comprendere dove risiede il problema se nel ricevente o nel comunicante), del comportamento (osservabile, descrittivo ma non esaustivo di se), ma in maniera più completa della relazione con l'altro (simbolizzazione non consensuale - es. dire al depresso : "tranquillo, è una bella giornata!" è probabile che lui pensi "maledetto me che non riesco a godermela!"). Essa rappresenta una minaccia molto più intima della malattia fisica in quanto siamo noi stessi, e non una parte 3