Documento di Psicologia sull'incertezza, il futuro e la narrazione. Il Pdf analizza la crisi delle dinamiche sociali e culturali, la percezione della salute e il ruolo dei media, con focus sulla pandemia di COVID-19.
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Le dinamiche della socialità hanno subito profonde trasformazioni sia dal punto di vista di tecnologie e comunicazione, sia per la trasformazione di tempi e spazi entro cui gli individui vengono introdotti alla vita quotidiana. Bisogna dimostrare di far parte della società e rispettarla.
Le conseguenze di queste dimensioni sono riconducibili a due aspetti:
Il nuovo millennio si è portato dietro vecchie e nuove incertezze sia economiche che dell'umanità, e i mutamenti non hanno ridotto questo divario. Questo divario è presente sia a livello micro sia macro.
L'individuo può presentare delle forme di disagio che possono diventare vere e proprie patologie. La società presenta ambiti sociali spesso rigidi a livello economico e psicologico, e questo porta gli individui a uno stato di forte stress. Sono sempre costretti a stare al passo coi tempi, in perenne competizione con sé e la società.
Può esistere quindi una connessione tra l'insorgenza del disagio, la costruzione del sé e della realtà, l'azione dell'individuo e le relazioni che decide di intraprendere. L'essere umano rappresenta l'elemento costruttivo e distruttivo.
L'individuo è spinto all'azione da motivazioni esterne in quanto non può rinunciare a determinati bisogni.
La realtà che il soggetto vive viene costruita quotidianamente con la socializzazione (apprendimento e interiorizzazione, esteriorizzazione e oggettivazione).
L'incongruenza che si crea tra i bisogni dell'individuo e la società possono portare a sottovalutare dinamiche culturali interne che si creano.
Il quadro diviene più complesso nel momento in cui a queste condizioni si aggiungono situazioni di dimensione oggettiva che spesso vengono rappresentate come paura che gli individui percepiscono verso il loro futuro.
La globalizzazione ha giocato un ruolo fondamentale, con le conseguenti trasformazioni: riduzione lavori settore primario, aumento lavoratori settore terziario, mutamenti demografici di molti paesi occidentali.
L'insieme di queste situazioni produce un effetto che si ripercuote nelle relazioni che divengono dualismi, escludendo terzi. Questo è dovuto a uno squilibrio tra richieste sociali e risorse individuali.
Ogni individuo che entra a contatto con la società sperimenta dei sentimenti contrastanti; ciò è ritenuto normale fin quando i rapporti non appaiono distorti negativamente, portando a conflitti: in questo caso si parla di una crisi che va sanata.
La rottura dei ritmi e stili di vita dovuti alla crisi globale portano a un generale decadimento della qualità della vita (inteso come misura del benessere umano che va oltre i parametri economici).
Quando si parla di decadimento della qualità della vita bisogna distinguere lo 'star bene' dal 'percepirsi sani'.
Tuttavia possono essere due le dimensioni correlate alla qualità di vita:
Non è logico pensare che gli individui non possano essere toccati dai disastri, soprattutto in un'epoca dove quest'ultimi sono molto frequenti ed esercitano una grande influenza sull'individuo.
Per disastri non intendiamo solo pandemie, catastrofi naturali o guerre, si parla di tutti quegli eventi che causano degli effetti sul mutamento del fluire della normale vita quotidiana.
Questo periodo prima o poi verrà seguito da un periodo di benessere, per essere ancora più avanti sostituito da un'altro periodo di disagio.
Questi eventi non influenzano tutti gli individui allo stesso modo in quanto ognuno ha una capacità di risposta differente. (dipende sempre dai casi, es guerre)
I cambiamenti che vanno a toccare l'individuo sono di carattere emotivo, cognitivo (memoria, immaginazione, strutturazione del pensiero); un altro importante cambiamento riguarda come il nostro cervello non consideri noi stessi e non riuscire a concentrarsi su cose diverse da ciò che accade intorno a noi. Queste catastrofi portano via via sempre di più all'indebolimento del self.
Le crisi provocate da disastri sono un normale momento della vita che ci permettono di riconoscere delle caratteristiche dei sistemi sociali che altrimenti non saremmo in grado di riconoscere.
I disastri provocano una rottura nelle relazioni sociali, alterando così la struttura sociale, portando a un potente mutamento socioculturale.
I disastri quindi provocano un profondo mutamento sia all'individuo sia alla società, portando l'esigenza di ricominciare e provare a immaginare un futuro.
Per comprendere le vere conseguenze di un disastro non bisogna guardare il presente ma osservare il post.
Anche se molte società si riprendono rapidamente rispetto ad altre non saranno mai come prima.
Legge di diversificazione e polarizzazione di Sorokin > anticipa quelli che diverranno gli approcci di studio dei disastri ('80), i quali si fondano su concetti di vulnerabilità sociale. Sorokin sostiene che gli effetti delle calamità non sono identici per tutti ma non solo per come sono gli individui stessi, ma anche per i tipi di disastri che li riguardano.
L'8 dicembre 2019, in Cina, l'OMS accerta il primo caso di paziente contagiato da un virus simile al SARS (2002-2003, grande minaccia nel mondo occidentale).
Il virus provoca gravi crisi respiratorie, polmonite per il quale non c'è terapia o vaccino.
Solo in seguito si scoprirà che il paziente non era il primo contagiato, bensì la diffusione ebbe inizio già da novembre.
Quando viene dato l'allarme il 27 dicembre 2019, il virus aveva già preso forma di un'epidemia.
Qualche mese dopo, il 20 febbraio 2021 viene accertato il primo caso europeo in Italia.
La realtà che emerse in quei mesi fu che gli individui non si rendessero veramente conto del problema in sé e del rischio legato. Solo dopo alcuni casi in europa si giunse alla conclusione di applicare una soluzione con urgenza.
Si è capito che l'informazione tramite mass media non era sufficiente, anzi, spesso provocava incomprensioni e disinformazione.
Rispetto al rischio, le forme di adattamento devono essere osservate come risposte elaborate collettivamente e consapevolmente su base di contraddizioni sociali reali, che costringe gli individui a fare previsioni per il futuro rispetto a un momento già passato.
Nella quotidianità si formano e consolidano rappresentazioni sociali che si possono intendere come teorie del senso comune che prendono forma in interazioni di tutti i giorni e si riferiscono a oggetti o fenomeni sociali.
Le rappresentazioni sociali sono condivise da tutti i membri del gruppo.
Nello studio delle rappresentazioni sociali bisogna analizzare il rapporto tra i sistemi simbolici degli attori sociali e i sistemi cognitivi complessi .
Le rappresentazioni assolvono alla funzione di 'convenzionalizzare' gli oggetti, individui, eventi fornendo loro una forma precisa, assegnandoli a una data categoria e definendoli in un modello. Inoltre sono prescrittive, quindi si impongono a noi.
Rappresentazioni> elaborazioni cognitive della realtà condivise che orientano i processi di sense making individuali.
La struttura delle rappresentazioni sociali si forma da dimensione iconica e simbolica, tra loro interdipendenti: un'immagine corrisponde a un'idea e viceversa.
Le rappresentazioni mettono gli individui in grado di condividere un insieme implicito di immagini e idee. Alla base di questo processo c'è il bisogno di ricostruire il senso comune. Esse permettono di mutare le idee in esperienze collettive e le interazioni in comportamenti.
Lo scopo, quindi, è di rendere qualcosa di non familiare in familiare.
Il non familiare incuriosisce le comunità ma allerta i singoli: quando la diversità si impone sotto forma di qualcosa di non 'abbastanza', gli individui istintivamente la rifiutano perché minaccia l'ordine.
Per dare un aspetto familiare è necessario attivare due meccanismi cognitivi:
Una volta che la società ha realizzato questo processo, diventa più semplice parlare di qualsiasi cosa implichi il paradigma; in più diventa possibile legare insieme immagini che prima erano distinte.
L'immagine del concetto cessa di essere indicazione e diventa la realtà. Ciò che è percepito prende il posto di ciò che è concepito e le immagini diventano fattore di pensiero.