Incertezza, futuro e narrazione: impatto sulla vita quotidiana e dinamiche sociali

Documento di Psicologia sull'incertezza, il futuro e la narrazione. Il Pdf analizza la crisi delle dinamiche sociali e culturali, la percezione della salute e il ruolo dei media, con focus sulla pandemia di COVID-19.

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Incertezza, futuro e narrazione
3.La perturbazione della vita quotidiana
1.La crisi delle dinamiche socialie culturali
Le dinamiche della socialità hanno subito profonde trasformazioni sia dal punto di
vista di tecnologie e comunicazione, sia per la trasformazione di tempi e spazi
entro cui gli individui vengono introdotti alla vita quotidiana. Bisogna dimostrare
di far parte della società e rispettarla.
Le conseguenze di queste dimensioni sono riconducibili a due aspetti:
- le fasi evolutive dell’individuo, collegato all’evoluzione della cultura e alla
propensione a privilegiare le scelte reversibili e procrastinare quelle
definitive.
- la vita dei soggetti, che deve un’accentuazione dell’individualizzazione
anche in sfere che venivano considerate immuni ai mutamenti (amicizia,
amore, famiglia).
Il nuovo millennio si è portato dietro vecchie e nuove incertezze sia economiche
che dell’umanità, e i mutamenti non hanno ridotto questo divario. Questo divario è
presente sia a livello micro sia macro.
L’individuo può presentare delle forme di disagio che possono diventare vere e
proprie patologie. La società presenta ambiti sociali spesso rigidi a livello
economico e psicologico, e questo porta gli individui a uno stato di forte stress.
Sono sempre costretti a stare al passo coi tempi, in perenne competizione con sé e
la società.
Può esistere quindi una connessione tra l’insorgenza del disagio, la costruzione del
sé e della realtà, l’azione dell'individuo e le relazioni che decide di intraprendere.
L’essere umano rappresenta l’elemento costruttivo e distruttivo.
L’individuo è spinto all’azione da motivazioni esterne in quanto non può
rinunciare a determinati bisogni.
La realtà che il soggetto vive viene costruita quotidianamente con la
socializzazione (apprendimento e interiorizzazione, esteriorizzazione e
oggettivazione).
L’incongruenza che si crea tra i bisogni dell’individuo e la società possono portare
a sottovalutare dinamiche culturali interne che si creano.
Il quadro diviene più complesso nel momento in cui a queste condizioni si
aggiungono situazioni di dimensione oggettiva che spesso vengono rappresentate
come paura che gli individui percepiscono verso il loro futuro.
La globalizzazione ha giocato un ruolo fondamentale, con le conseguenti
trasformazioni: riduzione lavori settore primario, aumento lavoratori settore terziario,
mutamenti demografici di molti paesi occidentali.
L’insieme di queste situazioni produce un eetto che si ripercuote nelle relazioni
che divengono dualismi, escludendo terzi. Questo è dovuto a uno squilibrio tra
richieste sociali e risorse individuali.
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Ogni individuo che entra a contatto con la società sperimenta dei sentimenti
contrastanti; ciò è ritenuto normale fin quando i rapporti non appaiono distorti
negativamente, portando a conflitti: in questo caso si parla di una crisi che va
sanata.
La rottura dei ritmi e stili di vita dovuti alla crisi globale portano a un generale
decadimento della qualità della vita (inteso come misura del benessere umano che
va oltre i parametri economici).
Quando si parla di decadimento della qualità della vita bisogna distinguere lo ‘star
bene’ dal 'percepirsi sani’.
Tuttavia possono essere due le dimensioni correlate alla qualità di vita:
- salute→ a livello biologico e psicologico ma soprattutto in quanto stile di vita
Oggi il concetto di salute non riguarda solamente lo stato di completo benessere
fisico, mentale e sociale; riguardano anche il legame che ha l’uomo con l’ambiente
che lo circonda. Ogni individuo, perciò, elabora una propria concezione di star bene
e sentirsi bene. Il concetto di salute e malattia sono una costruzione sociale facenti
parte di eventi e azioni all’interno di un ambiente in grado di condizionarle.
La salute e la malattia non sono più legate alla ‘norma’, ma si definiscono in base
alla vicinanza positiva o negativa a un valore medio, e non possono riferirsi
neppure a fattori di carattere esclusivamente biologico.
- artificializzazione→ ‘gli uomini vivono più a lungo e sono più numerosi, ma
vivono male perché sono venuti meno i ritmi della natura’
2. La perturbazione della vita quotidiana
Non è logico pensare che gli individui non possano essere toccati dai disastri,
soprattutto in un’epoca dove quest’ultimi sono molto frequenti ed esercitano una
grande influenza sull’individuo.
Per disastri non intendiamo solo pandemie, catastrofi naturali o guerre, si parla di
tutti quegli eventi che causano degli eetti sul mutamento del fluire della normale
vita quotidiana.
Questo periodo prima o poi verrà seguito da un periodo di benessere, per essere
ancora più avanti sostituito da un’altro periodo di disagio.
Questi eventi non influenzano tutti gli individui allo stesso modo in quanto
ognuno ha una capacità di risposta dierente. (dipende sempre dai casi, es guerre)
I cambiamenti che vanno a toccare l’individuo sono di carattere emotivo, cognitivo
(memoria, immaginazione, strutturazione del pensiero); un altro importante
cambiamento riguarda come il nostro cervello non consideri noi stessi e non
riuscire a concentrarsi su cose diverse da ciò che accade intorno a noi. Queste
catastrofi portano via via sempre di più all'indebolimento del self.
Le crisi provocate da disastri sono un normale momento della vita che ci
permettono di riconoscere delle caratteristiche dei sistemi sociali che altrimenti
non saremmo in grado di riconoscere.
I disastri provocano una rottura nelle relazioni sociali, alterando così la struttura
sociale, portando a un potente mutamento socioculturale.
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Incertezza, futuro e narrazione

La perturbazione della vita quotidiana

La crisi delle dinamiche sociali e culturali

Le dinamiche della socialità hanno subito profonde trasformazioni sia dal punto di vista di tecnologie e comunicazione, sia per la trasformazione di tempi e spazi entro cui gli individui vengono introdotti alla vita quotidiana. Bisogna dimostrare di far parte della società e rispettarla.

Le conseguenze di queste dimensioni sono riconducibili a due aspetti:

  • le fasi evolutive dell'individuo, collegato all'evoluzione della cultura e alla propensione a privilegiare le scelte reversibili e procrastinare quelle definitive.
  • la vita dei soggetti, che deve un'accentuazione dell'individualizzazione anche in sfere che venivano considerate immuni ai mutamenti (amicizia, amore, famiglia).

Il nuovo millennio si è portato dietro vecchie e nuove incertezze sia economiche che dell'umanità, e i mutamenti non hanno ridotto questo divario. Questo divario è presente sia a livello micro sia macro.

L'individuo può presentare delle forme di disagio che possono diventare vere e proprie patologie. La società presenta ambiti sociali spesso rigidi a livello economico e psicologico, e questo porta gli individui a uno stato di forte stress. Sono sempre costretti a stare al passo coi tempi, in perenne competizione con sé e la società.

Può esistere quindi una connessione tra l'insorgenza del disagio, la costruzione del sé e della realtà, l'azione dell'individuo e le relazioni che decide di intraprendere. L'essere umano rappresenta l'elemento costruttivo e distruttivo.

L'individuo è spinto all'azione da motivazioni esterne in quanto non può rinunciare a determinati bisogni.

La realtà che il soggetto vive viene costruita quotidianamente con la socializzazione (apprendimento e interiorizzazione, esteriorizzazione e oggettivazione).

L'incongruenza che si crea tra i bisogni dell'individuo e la società possono portare a sottovalutare dinamiche culturali interne che si creano.

Il quadro diviene più complesso nel momento in cui a queste condizioni si aggiungono situazioni di dimensione oggettiva che spesso vengono rappresentate come paura che gli individui percepiscono verso il loro futuro.

La globalizzazione ha giocato un ruolo fondamentale, con le conseguenti trasformazioni: riduzione lavori settore primario, aumento lavoratori settore terziario, mutamenti demografici di molti paesi occidentali.

L'insieme di queste situazioni produce un effetto che si ripercuote nelle relazioni che divengono dualismi, escludendo terzi. Questo è dovuto a uno squilibrio tra richieste sociali e risorse individuali.

Ogni individuo che entra a contatto con la società sperimenta dei sentimenti contrastanti; ciò è ritenuto normale fin quando i rapporti non appaiono distorti negativamente, portando a conflitti: in questo caso si parla di una crisi che va sanata.

La rottura dei ritmi e stili di vita dovuti alla crisi globale portano a un generale decadimento della qualità della vita (inteso come misura del benessere umano che va oltre i parametri economici).

Quando si parla di decadimento della qualità della vita bisogna distinguere lo 'star bene' dal 'percepirsi sani'.

Tuttavia possono essere due le dimensioni correlate alla qualità di vita:

  • salute-> a livello biologico e psicologico ma soprattutto in quanto stile di vita Oggi il concetto di salute non riguarda solamente lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale; riguardano anche il legame che ha l'uomo con l'ambiente che lo circonda. Ogni individuo, perciò, elabora una propria concezione di star bene e sentirsi bene. Il concetto di salute e malattia sono una costruzione sociale facenti parte di eventi e azioni all'interno di un ambiente in grado di condizionarle. La salute e la malattia non sono più legate alla 'norma', ma si definiscono in base alla vicinanza positiva o negativa a un valore medio, e non possono riferirsi neppure a fattori di carattere esclusivamente biologico.
  • artificializzazione-> 'gli uomini vivono più a lungo e sono più numerosi, ma vivono male perché sono venuti meno i ritmi della natura'

La perturbazione della vita quotidiana

Non è logico pensare che gli individui non possano essere toccati dai disastri, soprattutto in un'epoca dove quest'ultimi sono molto frequenti ed esercitano una grande influenza sull'individuo.

Per disastri non intendiamo solo pandemie, catastrofi naturali o guerre, si parla di tutti quegli eventi che causano degli effetti sul mutamento del fluire della normale vita quotidiana.

Questo periodo prima o poi verrà seguito da un periodo di benessere, per essere ancora più avanti sostituito da un'altro periodo di disagio.

Questi eventi non influenzano tutti gli individui allo stesso modo in quanto ognuno ha una capacità di risposta differente. (dipende sempre dai casi, es guerre)

I cambiamenti che vanno a toccare l'individuo sono di carattere emotivo, cognitivo (memoria, immaginazione, strutturazione del pensiero); un altro importante cambiamento riguarda come il nostro cervello non consideri noi stessi e non riuscire a concentrarsi su cose diverse da ciò che accade intorno a noi. Queste catastrofi portano via via sempre di più all'indebolimento del self.

Le crisi provocate da disastri sono un normale momento della vita che ci permettono di riconoscere delle caratteristiche dei sistemi sociali che altrimenti non saremmo in grado di riconoscere.

I disastri provocano una rottura nelle relazioni sociali, alterando così la struttura sociale, portando a un potente mutamento socioculturale.

I disastri quindi provocano un profondo mutamento sia all'individuo sia alla società, portando l'esigenza di ricominciare e provare a immaginare un futuro.

Per comprendere le vere conseguenze di un disastro non bisogna guardare il presente ma osservare il post.

Anche se molte società si riprendono rapidamente rispetto ad altre non saranno mai come prima.

Legge di diversificazione e polarizzazione di Sorokin > anticipa quelli che diverranno gli approcci di studio dei disastri ('80), i quali si fondano su concetti di vulnerabilità sociale. Sorokin sostiene che gli effetti delle calamità non sono identici per tutti ma non solo per come sono gli individui stessi, ma anche per i tipi di disastri che li riguardano.

I quattro problemi di rischio epidemico da COVID-19 in Italia

L'8 dicembre 2019, in Cina, l'OMS accerta il primo caso di paziente contagiato da un virus simile al SARS (2002-2003, grande minaccia nel mondo occidentale).

Il virus provoca gravi crisi respiratorie, polmonite per il quale non c'è terapia o vaccino.

Solo in seguito si scoprirà che il paziente non era il primo contagiato, bensì la diffusione ebbe inizio già da novembre.

Quando viene dato l'allarme il 27 dicembre 2019, il virus aveva già preso forma di un'epidemia.

Qualche mese dopo, il 20 febbraio 2021 viene accertato il primo caso europeo in Italia.

La realtà che emerse in quei mesi fu che gli individui non si rendessero veramente conto del problema in sé e del rischio legato. Solo dopo alcuni casi in europa si giunse alla conclusione di applicare una soluzione con urgenza.

Si è capito che l'informazione tramite mass media non era sufficiente, anzi, spesso provocava incomprensioni e disinformazione.

LA NARRAZIONE DEL RISCHIO SANITARIO

Comunicazione, "panico morale" e narrazione

Rispetto al rischio, le forme di adattamento devono essere osservate come risposte elaborate collettivamente e consapevolmente su base di contraddizioni sociali reali, che costringe gli individui a fare previsioni per il futuro rispetto a un momento già passato.

Le rappresentazioni sociali come matrici cognitive

Nella quotidianità si formano e consolidano rappresentazioni sociali che si possono intendere come teorie del senso comune che prendono forma in interazioni di tutti i giorni e si riferiscono a oggetti o fenomeni sociali.

Le rappresentazioni sociali sono condivise da tutti i membri del gruppo.

Nello studio delle rappresentazioni sociali bisogna analizzare il rapporto tra i sistemi simbolici degli attori sociali e i sistemi cognitivi complessi .

Le rappresentazioni assolvono alla funzione di 'convenzionalizzare' gli oggetti, individui, eventi fornendo loro una forma precisa, assegnandoli a una data categoria e definendoli in un modello. Inoltre sono prescrittive, quindi si impongono a noi.

Rappresentazioni> elaborazioni cognitive della realtà condivise che orientano i processi di sense making individuali.

La struttura delle rappresentazioni sociali si forma da dimensione iconica e simbolica, tra loro interdipendenti: un'immagine corrisponde a un'idea e viceversa.

Le rappresentazioni mettono gli individui in grado di condividere un insieme implicito di immagini e idee. Alla base di questo processo c'è il bisogno di ricostruire il senso comune. Esse permettono di mutare le idee in esperienze collettive e le interazioni in comportamenti.

Lo scopo, quindi, è di rendere qualcosa di non familiare in familiare.

Il non familiare incuriosisce le comunità ma allerta i singoli: quando la diversità si impone sotto forma di qualcosa di non 'abbastanza', gli individui istintivamente la rifiutano perché minaccia l'ordine.

Per dare un aspetto familiare è necessario attivare due meccanismi cognitivi:

  1. ancoraggio> processo che porta qualcosa di estraneo e disturbante che ci riguarda nel nostro particolare sistema di categorie e lo confronta con una categoria che riteniamo adatta. Ancorare vuol dire classificare e dare un nome a qualcosa; tale meccanismo assolve tre funzioni: funzione cognitiva di integrazione delle novità, funzioni di interpretazione di novità, funzione di orientamento delle condotte dei rapporti sociali. Rende familiare l'ignoto e di conseguenza riduce la paura: una volta dato un nome il soggetto può essere descritto e acquisisce caratteristiche, si differenzia da altri soggetti e diventa oggetto di conversazione.
  2. oggettivazione-> trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto. Rende l'inusuale usuale, rendendolo manifesto, accessibile, concreto e maggiormente controllabile. Oggettivare 'in immagini' è una strategia seguita dalla necessità di semplificare il sovraccarico di nozioni a cui siamo esposti. Questo processo implica tre passaggi: la selezione e decontestualizzazione, la costruzione di un nucleo figurativo, la naturalizzazione. Oggettivare significa quindi trasformare un concetto in immagine.

Una volta che la società ha realizzato questo processo, diventa più semplice parlare di qualsiasi cosa implichi il paradigma; in più diventa possibile legare insieme immagini che prima erano distinte.

L'immagine del concetto cessa di essere indicazione e diventa la realtà. Ciò che è percepito prende il posto di ciò che è concepito e le immagini diventano fattore di pensiero.

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