Appunti di letteratura: il viaggio e il colonialismo nell'Università degli Studi di Bergamo

Documento dall'Università degli Studi di Bergamo su Appunti letteratura. Il Pdf analizza il concetto di viaggio nella letteratura, con riferimenti a opere e autori significativi, e approfondisce temi come la conquista della lontananza e l'impatto del colonialismo, utile per lo studio universitario di Letteratura.

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41 pagine

Appunti letteratura
Scienze dell'educazione (Università degli Studi di Bergamo)
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Il viaggio
La conquista della lontananza di Franco Brevini
Intro
Il viaggio si propone di conquistare (come raggiungere) la lontananza, cioè ciò che non è familiare
alla nostra esperienza. -> “Se pronuncio la parola “viaggio” ad affiorare è sempre lo stesso
sentimento: la nostalgia della lontananza”.
Aveva ragione Dante quando metteva nella bocca di Ulisse intento nella sua ultima crocera ad
incoraggiare i compagni: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza
(Non siete fatti per vivere come animali, ma per seguire virtù [latino virtus, coraggio]. -> La
lontananza è il luogo per definizione della conoscenza.
Il presunto mentitore era in realtà un piccolo viaggiatore.
La metafora del viaggio torna a insinuarsi continuamente: Cos'è il nostro percorso di studi se non un
viaggio? Cos'è la vita stessa se non un viaggio?
Jean-Baptiste Tavernier (Parigi, 1605 Mosca, 1689) è stato un viaggiatore e mercante francese,
pioniere dei commerci tra la Francia e l'India che sosteneva che infondo il viaggio è una specie di
malattia e chi ne è contagiato poi non la smette più. Egli sostiene inoltre che “La prima educazione è
come una seconda nascita”.
Non basta viaggiare però (… o forse basta e avanza…) ma l’obiettivo è trarne qualche cosa per sé: per
fare questo è molto importante tenere un diario di bordo con le impressioni, le emozioni del
momento [in quello spazio e tempo] (che sono molto diverse e altre dalle impressioni che si
possono raccogliere dopo il viaggio) (es. impressioni fresche del polo Nord).
Questo libro è un bilancio di una vita di viaggi. Cosa stavo cercando là fuori?
Brevini sostiene di essere stato educato ad andare oltre “l'ultimo orizzonte che il guardo esclude”
(da L'Infinito -> Leopardi dalla siepe non si sporge perché pensa che l'infinito ce l'ha dentro) e
preferisce andare là fuori a cercare l'infinito.
Per viaggiare non si può fare come gli animali che migrano, non basta la semplice deambulazione,
bisogna ragionare, se no si è dei “tubi digerenti” a spasso per il mondo.
Il libro è scritto da due persone: l'intellettuale e il viaggiatore. Non è una storia del viaggio
propriamente detto, i capitoli sono organizzati dal punto di vista del viaggiatore e dei problemi che il
viaggiatore incontra.
Cosa significa che viaggiamo più velocemente del passato? In che senso “it's a small world”? New
York è vicina o lontana? I 20 milioni di viaggiatori del 1950 sono cresciuti fino a superare il miliardo e
mezzo. Tutti i parametri sono da rivedere in questa nuova logistica… Stare nello spazio oggi, non è
stare nello spazio ieri).
Muoversi nel mondo e, negli ultimi decenni, anche fuori da esso costituisce una delle grandi
esperienze che hanno accompagnato l'evoluzione della nostra specie. Ciò che intendiamo per
viaggio è incessantemente mutato, rilevandosi come il risultato di una serie di costruzioni culturali e
di interpretazioni storiche via via allestite nel tempo.
Perché si viaggia? Fino ad un certo momento si viaggiava solo per necessità perché era scomodo e
pericoloso; oggi si viaggia per piacere (per andare in vacanza, per lavoro, …).
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Anteprima

Il viaggio: la conquista della lontananza

Il viaggio si propone di conquistare (come raggiungere) la lontananza, cioè ciò che non è familiare alla nostra esperienza. - > "Se pronuncio la parola "viaggio" ad affiorare è sempre lo stesso sentimento: la nostalgia della lontananza". Aveva ragione Dante quando metteva nella bocca di Ulisse intento nella sua ultima crocera ad incoraggiare i compagni: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" (Non siete fatti per vivere come animali, ma per seguire virtù [latino virtus, coraggio]. - > La lontananza è il luogo per definizione della conoscenza. Il presunto mentitore era in realtà un piccolo viaggiatore. La metafora del viaggio torna a insinuarsi continuamente: Cos'è il nostro percorso di studi se non un viaggio? Cos'è la vita stessa se non un viaggio? Jean-Baptiste Tavernier (Parigi, 1605 - Mosca, 1689) è stato un viaggiatore e mercante francese, pioniere dei commerci tra la Francia e l'India che sosteneva che infondo il viaggio è una specie di malattia e chi ne è contagiato poi non la smette più. Egli sostiene inoltre che "La prima educazione è come una seconda nascita". Non basta viaggiare però ( ... o forse basta e avanza ... ) ma l'obiettivo è trarne qualche cosa per sé: per fare questo è molto importante tenere un diario di bordo con le impressioni, le emozioni del momento [in quello spazio e tempo] (che sono molto diverse e altre dalle impressioni che si possono raccogliere dopo il viaggio) (es. impressioni fresche del polo Nord). Questo libro è un bilancio di una vita di viaggi. Cosa stavo cercando là fuori? Brevini sostiene di essere stato educato ad andare oltre "l'ultimo orizzonte che il guardo esclude" (da L'Infinito -> Leopardi dalla siepe non si sporge perché pensa che l'infinito ce l'ha dentro) e preferisce andare là fuori a cercare l'infinito. Per viaggiare non si può fare come gli animali che migrano, non basta la semplice deambulazione, bisogna ragionare, se no si è dei "tubi digerenti" a spasso per il mondo. Il libro è scritto da due persone: l'intellettuale e il viaggiatore. Non è una storia del viaggio propriamente detto, i capitoli sono organizzati dal punto di vista del viaggiatore e dei problemi che il viaggiatore incontra. Cosa significa che viaggiamo più velocemente del passato? In che senso "it's a small world"? New York è vicina o lontana? I 20 milioni di viaggiatori del 1950 sono cresciuti fino a superare il miliardo e mezzo. Tutti i parametri sono da rivedere in questa nuova logistica ... Stare nello spazio oggi, non è stare nello spazio ieri). Muoversi nel mondo e, negli ultimi decenni, anche fuori da esso costituisce una delle grandi esperienze che hanno accompagnato l'evoluzione della nostra specie. Ciò che intendiamo per viaggio è incessantemente mutato, rilevandosi come il risultato di una serie di costruzioni culturali e di interpretazioni storiche via via allestite nel tempo. Perché si viaggia? Fino ad un certo momento si viaggiava solo per necessità perché era scomodo e pericoloso; oggi si viaggia per piacere (per andare in vacanza, per lavoro, ... ).

Interpretazioni del viaggiatore

A mutare nel corso dei secoli sono state anche le interpretazioni di uno stesso viaggiatore: es. Colombo, visionario scopritore o spietato colonialista? Un'ulteriore difficoltà è il confine tra viaggi reali e immaginari: anche viaggi come quello di Ulisse, o di Dante nell'aldilà hanno avuto grande peso per la tradizione occidentale.

Homo viator: viaggi, mappe e interpretazioni

L'homo australopiteco [Lucy] (1,8 - 1,3 milioni di anni fa) parte dalla "Rift Valley" (zona da sud - ovest Asia a est Africa): stavano compiendo il primo viaggio della storia umana. Film: la mia Africa - "Out of Africa" di Karen Blixen Solo all'inizio del '900 può dirsi completato il percorso di colonizzazione del pianeta (mancavano solo le calotte polari) e oggi possiamo dire che comunque l'uomo è solo all'inizio dell'esplorazione dello spazio. - > Neil Armstrong, primo uomo a posare i piedi sulla luna (21 luglio 1969) dice: "Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità". La storia dell'homo sapiens si rivela assai precocemente come la storia di un homo viator (viaggiatore). Già la filosofia greca, con Eraclito, ha tematizzato il movimento: "Tutto si muove" (tutto scorre, "Panta rei"). Lo spostarsi, il conquistare la lontananza è stata una priorità per la nostra specie. Ci si è spostati perché non bastavano più le risorse di quel territorio, per i cambiamenti climatici. Certo, però, non è stata un'esperienza antichissima solo per la nostra specie: riguarda tutto il vivente (anche gli animali conoscono la pratica delle migrazioni). - > Oggi si ritiene che il comportamento migratorio sia il risultato evolutivo di specie che hanno dovuto adattarsi a cambiamenti locali o globali, insomma, esiste un limite oltre il quale le specie avvertirebbero l'impulso di partire. Originariamente anche per i nostri progenitori i viaggi corrisposero a comportamenti di adattamento a cambiamenti stagionali o climatici che avevano modificato le condizioni ambientali o le risorse disponibili (viaggi per necessità, per vincere la lotta per la selezione, per il futuro [viaggio = un modo per progettare il futuro]). Se la mobilità riguarda tutto il vivente, esiste però una caratteristica unica della mobilità umana: nella nostra specie il viaggio è stato oggetto di una rielaborazione culturale. - > compare nei riti e nelle fiabe ("cammina, cammina ... " è la formula più nota; la scarpetta di Cenerentola come strumento dell'infinito andare, ... ). O ancora, Carducci in Davanti San Guido: "[ ... ] Sette paia di scarpe ho consumate Di tutto ferro per te ritrovare: Sette verghe di ferro ho logorate Per appoggiarmi nel fatale andare [ ... ]". Anche nei racconti mitici, gli eroi devono compiere il loro viaggio affrontando temibili nemici: è la sfida dell'ignoto che continua a esercitare la sua suggestione su chi viaggia. Il viaggio è stato definito da Eric J. Leed "il motore stesso della storia" sottolineando il ruolo che spostarsi nel mondo avrebbe avuto nella costruzione delle nazioni, delle società, delle culture e dei popoli. Le migrazioni hanno fatto davvero la storia:

  • Marija Gimbutas (Vilnius, 23 gennaio 1921 - Los Angeles, 2 febbraio 1994) è stata un'archeologa e linguista lituana naturalizzata statunitense. - > Libro "La grande dea".

Riana Eisler e le civiltà gilaniche

Riana Eisler (Vienna, 22 luglio 1931) è una sociologa e saggista statunitense. - > Libro "Il calice e la spada". Le ricerche che sono state fatte negli ultimi decenni hanno portato all'emersione di figure femminili (con grandi seni e vulve) di dee madri legate al tema della maternità. Per lunghe ere nella zona del Mediterraneo si erano affermate civiltà del tutto pacifiche caratterizzate da eguaglianza profonda tra i sessi tant'è che si parla di società "gilanica" (uomini e donne non in opposizione gerarchica). A partire grosso modo dal Neolitico, spinte dal raffreddamento climatico probabilmente, delle popolazioni che vivevano nel sud della pianura russa cominciarono a scendere in Europa; queste popolazioni molto bellicose che onoravano divinità guerriere soffocarono le civiltà gilaniche (ad es. la Grecia). > Queste due donne sostengono che la guerra per il potere e la prevaricazione dell'uomo sulla donna non sono esiti naturali della storia (come afferma una visione monolineare della storia): sono esistite civiltà nelle quali gli equilibri erano estremamente diversi, in cui si adoravano divinità femminili (è la donna che dà la vita) accoglienti. I modi variano, ma la mobilità è stata la modalità ricorrente con cui l'uomo si è appropriato del mondo; si direbbe che la civiltà cominci con il movimento, che prelude a scoperte, incontri, scambi, commerci, ma accende anche il lavorio dell'immaginazione. - > Dal viaggio nascerà la letteratura: "Chi viaggia ha molto da raccontare" dice il detto popolare. Anche Michel De Certeau (Chambéry, 1925 - Parigi, 1986) è stato un gesuita, antropologo, linguista e storico franceseha affermato: "Ogni racconto è un racconto di viaggio". Tutte le tradizione antiche anche religiose ci parlano di viaggio: la Bibbia, per esempio, racconta di grandi spostamenti di popoli; parla di Abramo che abbandona il bacino del Tigri e dell'Eufrate per guidare il suo popolo verso la Terra Promessa, Mosè guida l'esodo liberando il popolo ebraico dalla schiavitù dell'Egitto verso la terra di Canaan. Nel 1991 il ritrovamento a oltre 3200 metri di Ötzi, la mummia del Similaun, ha confermato che anche in età compresa tra 5300 e 5200 anni fa, i nostri progenitori non temevano neppure l'alta montagna. Con il passaggio dalle società nomadi della caccia e della raccolta a quelle stanziali dell'agricoltura le cose sarebbero mutate e i viaggiatori avrebbero cominciato ad essere accolti con diffidenza, in quanto corpi estranei per le comunità e minacce per la coesione visto che i viaggiatori ricordavano:

  • Che il mondo è uno sterminato succedersi di culture, identità, confini e che per tutti gli uomini esiste una più grande patria comune.
  • Che l'uomo non ha una sola identità (quindi deve mettersi in gioco e in movimento per scoprirsi).

Viaggiatore e patria comune

Diversamente dal soldato, il cui orizzonte è costituito dalla patria, il viaggiatore si muove in una prospettiva universalistica e planetaria. Non per nulla, quando inizia una guerra, si chiudono le frontiere e i viaggi sono sospesi: per chi vive in movimento, invece, i confini si rivelano assai più porosi di quanto si creda e il mondo è vasto e tutto da attraversare. Viaggiare ha comportato il mappare (fare mappe, l'orientarsi). Questo rapporto è uno dei elementi fondamentali della storia umana: l'uomo viaggiatore è anche un geografo. Fin dall'inizio, orientarsi

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