Docimologia: valutazione scolastica e formazione degli insegnanti

Documento di Università sulla Docimologia (D'Ugo). Il Pdf esamina la docimologia, la valutazione scolastica e la formazione degli insegnanti, con un focus sulla scuola primaria. Questo Pdf, utile per l'Università, esplora l'evoluzione storica della docimologia in Italia e le sue applicazioni pratiche.

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41 pagine

DOCIMOLOGIA (D’Ugo)
“Mettere i voti a scuola” di Guido Benvenuto
La valutazione non è solo un voto, è un giudizio in cui si osserva il comportamento e gli sviluppi fatti dal
bambino. Spesso la valutazione è misteriosa, non si esplicita in base a cosa si dà un certo giudizio. Se le
espressioni non rimandano a delle modalità valutative chiare e condivise, visto che spesso si parla della
soggettività dei docenti, si rischia di mantenere in piedi una buona dose di confusione. Il grande problema
della valutazione è che gli insegnanti non sanno farlo e non applicano le teorie che la docimologia porta con
sé. Riflettere sul mettere dei voti può, invece, aiutare i docenti nella formazione di competenze nella
valutazione scolastica. Inoltre, se non si avrà un onesto confronto sulle prassi valutative individuali, sulle
visioni e idee di scuola personali, si continuerà a far permettere distorsioni valutative e forme di selezione,
anche attraverso l’uso dei voti. Serve un approccio docimologico che aiuti a superare la permanenza di
forme miste di votazioni, con giudizi e scale di osservazione, di voti e punteggi.
CAP 1. LA FORMAZIONE DI UNA COMPETENZA DOCIMOLOGICA
Un quadro d’insieme
I voti e i giudizi sono la punta di un iceberg, chiamati anche verifica e valutazione scolastica, e il tema
dell’equità nell’istruzione è lo sfondo problematico nel quale l’iceberg si colloca. La coesistenza di modelli
valutativi diversi, di prassi individualizzate e di poca chiarezza collegiale nell’uso di standard, scale di misura
e strumenti di verifica ci spinge verso un approccio docimologico.
I campi di indagine della docimologia sono:
- Variabilità nel mettere voti con criterio;
- Attribuire punteggi in accordo con diversi correttori;
- Formulazione di affidabili valutazioni collegiali.
Per arrivare a dare voti o esprimere giudizi in altre forme occorre considerare 4 dimensioni per la
formazione della competenza docimologica:
1. Individuare e definire le finalità nelle verifiche, per poi scegliere alcuni tipi di prove o stimoli per la
verifica;
2. Le funzioni e gli strumenti della valutazione sono legati ai diversi momenti e tempi della didattica,
che richiedono verifiche diverse e, quindi, si impongono scelte consequenziali;
3. La scelta tra le diverse prove di verifica da usare dipende dal quadro della valutazione usato e dai
tempi didattici. Possiamo trovare due forme di verifica generali, entrambe valide per i diversi scopi:
a. Longitudinale: prove o compiti che portano a una valutazione formativa, ovvero che si usano
nel tempo per rilevare il progresso nell’acquisizione delle conoscenze;
b. Trasversale: prove di esame, che portano a una valutazione sommativa, ovvero ci aiutano a
rilevare il livello raggiunto del singolo e anche del totale degli studenti.
4. Chiarire con gli studenti come le diverse prove di verifica possono o meno consentire diverse forme
di misurazione dei risultati.
La competenza docimologica dei docenti
Un docente competente dal punto di vista docimologico dovrà avere strumenti adeguati, sia teorici che
pratici, per affrontare le diverse questioni denunciate. La messa a punto di una competenza docimologica
per i docenti prevede un bagaglio esperienziale legato a:
- Distinzione, ma stretta correlazione tra gli strumenti di verifica e le funzioni della valutazione;
- Raccolta differenziata delle informazioni necessarie per la valutazione;
- Conoscenza e applicazione delle principali tecniche di costruzione dei test;
- Diffusione e uso degli strumenti alternativi al solito test
- Individuazione e controllo della validità e affidabilità delle misure degli apprendimenti scolastici;
- Attribuzione di voti, formulazione di valutazioni (analitiche e sintetiche) e la loro restituzione;
- Riflessione sulla problematicità del mettere i voti a scuola e nei diversi contesti formativi, in termini
di equità (es. se ci sono elementi di disturbo durante una verifica o un’interrogazione).
Tutte le tecniche e metodologie docimologiche sono funzionali all’attribuzione di voti o alla formulazione di
giudizi solo se inserite in un contesto della valutazione condiviso da chi valuta e da chi è valutato. Un voto o
giudizio hanno senso e significato solo se chiariscono la situazione degli apprendimenti appresi e a indicare i
modi per migliorarla. Spesso, durante la collegialità, è in assenza di tecniche comuni e di metodologie
condivise che la soggettività prevale sull’equità.
CAP 2. NASCITA E SCILUPPI DELLA DOCIMOLOGIA
Etimologia e definizioni
“Docimologia” viene usato per la prima volta negli anni ’30 da Piéron e deriva da vocaboli greci che
significano “prova/esame” e “discorso”. Inizialmente, si definisce la docimologia come uno studio destinato
alla critica e al miglioramento delle votazioni scolastiche.
Nel tempo il suo significato si allarga nel 1971 con De Landsheere che la definisce una scienza che ha per
oggetto lo studio degli esami, in particolare del comportamento degli esaminatori e degli esaminati. Tempo
dopo aggiunge anche che dovrebbe concernere anche gli insegnanti, gli istituti e il sistema scolastico.
La docimologia, quindi, da iniziale critica dei voti assume una valenza sempre più costruttiva fino a
diventare una forma di riflessione o risposta scientifica per contrastare la personalizzazione nella
valutazione scolastica.
Dai primi studi ai recenti campi di interesse
L'esigenza di studiare e correggere alcune disfunzioni
nelle valutazioni nasce dai piccoli cambiamenti nei
sistemi scolastici europei i primi del ‘900: aumento
della scolarizzazione. Già da prima c'era la
problematica della valutazione in contesti di esame,
come dice Claparède nel 1922: molti insegnanti in
prossimità dell'esame sovraccaricano la memoria
invece di sviluppare l'intelligenza. A parte alcune
eccezioni, gli esami dovrebbero essere soppressi e sostituiti da una valutazione data in base ai lavori
individuali durante l'anno oppure per mezzo di studi adeguati.
L’attenzione per la docimologia si è modificata nel tempo in funzione delle culture della valutazione che si
sono diffuse. Oggi, in Italia, il termine docimologia si usa in studi e ricerche specialistiche di settore, in
discorsi su problematiche di misurazione in campo scolastico e per assegnare cattedre universitarie; ma le
tematiche forti della docimologia, sono rimaste anche in scenari diversi.
La docimologia in Italia
In Italia, gli studi docimologia iniziano negli anni 50 e i due autori fondamentali sono:
1. Visalberghi che scrive il testoMisurazione e valutazione del processo educativo” nel 1955 e si discute
della distinzione tra misurazione e valutazione, che serve a distinguere le fasi e le funzioni nei diversi
momenti di verifica e valutazione. La misurazione nasce dalla valutazione e in questa confluisce. Si
distinguono tre fasi che permettono di quantificare maggiormente (misurazione) e fasi che precedono o
seguono la quantificazione e/o la raccolta mirata ad informazioni. In questi casi si parla di atti valutativi
(valutazione).
La sua riflessione porta a migliorare le competenze nella costruzione e nell'uso di test, ma anche a
costruire giudizi più obiettivi possibili. Diceva che non dobbiamo domandarci quali prove siano più

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Anteprima

La valutazione scolastica e la docimologia

La valutazione non è solo un voto, è un giudizio in cui si osserva il comportamento e gli sviluppi fatti dal bambino. Spesso la valutazione è misteriosa, non si esplicita in base a cosa si dà un certo giudizio. Se le espressioni non rimandano a delle modalità valutative chiare e condivise, visto che spesso si parla della soggettività dei docenti, si rischia di mantenere in piedi una buona dose di confusione. Il grande problema della valutazione è che gli insegnanti non sanno farlo e non applicano le teorie che la docimologia porta con sé. Riflettere sul mettere dei voti può, invece, aiutare i docenti nella formazione di competenze nella valutazione scolastica. Inoltre, se non si avrà un onesto confronto sulle prassi valutative individuali, sulle visioni e idee di scuola personali, si continuerà a far permettere distorsioni valutative e forme di selezione, anche attraverso l'uso dei voti. Serve un approccio docimologico che aiuti a superare la permanenza di forme miste di votazioni, con giudizi e scale di osservazione, di voti e punteggi.

CAP 1. LA FORMAZIONE DI UNA COMPETENZA DOCIMOLOGICA

Un quadro d'insieme sulla valutazione

I voti e i giudizi sono la punta di un iceberg, chiamati anche verifica e valutazione scolastica, e il tema dell'equità nell'istruzione è lo sfondo problematico nel quale l'iceberg si colloca. La coesistenza di modelli valutativi diversi, di prassi individualizzate e di poca chiarezza collegiale nell'uso di standard, scale di misura e strumenti di verifica ci spinge verso un approccio docimologico.

I campi di indagine della docimologia sono:

  • Variabilità nel mettere voti con criterio;
  • Attribuire punteggi in accordo con diversi correttori;
  • Formulazione di affidabili valutazioni collegiali.

Per arrivare a dare voti o esprimere giudizi in altre forme occorre considerare 4 dimensioni per la formazione della competenza docimologica:

  1. Individuare e definire le finalità nelle verifiche, per poi scegliere alcuni tipi di prove o stimoli per la verifica;
  2. Le funzioni e gli strumenti della valutazione sono legati ai diversi momenti e tempi della didattica, che richiedono verifiche diverse e, quindi, si impongono scelte consequenziali;
  3. La scelta tra le diverse prove di verifica da usare dipende dal quadro della valutazione usato e dai tempi didattici. Possiamo trovare due forme di verifica generali, entrambe valide per i diversi scopi: a. Longitudinale: prove o compiti che portano a una valutazione formativa, ovvero che si usano nel tempo per rilevare il progresso nell'acquisizione delle conoscenze; b. Trasversale: prove di esame, che portano a una valutazione sommativa, ovvero ci aiutano a rilevare il livello raggiunto del singolo e anche del totale degli studenti.
  4. Chiarire con gli studenti come le diverse prove di verifica possono o meno consentire diverse forme di misurazione dei risultati.

La competenza docimologica dei docenti

Un docente competente dal punto di vista docimologico dovrà avere strumenti adeguati, sia teorici che pratici, per affrontare le diverse questioni denunciate. La messa a punto di una competenza docimologica per i docenti prevede un bagaglio esperienziale legato a:

  • Distinzione, ma stretta correlazione tra gli strumenti di verifica e le funzioni della valutazione;
  • Raccolta differenziata delle informazioni necessarie per la valutazione;
  • Conoscenza e applicazione delle principali tecniche di costruzione dei test;- Diffusione e uso degli strumenti alternativi al solito test
  • Individuazione e controllo della validità e affidabilità delle misure degli apprendimenti scolastici;
  • Attribuzione di voti, formulazione di valutazioni (analitiche e sintetiche) e la loro restituzione;
  • Riflessione sulla problematicità del mettere i voti a scuola e nei diversi contesti formativi, in termini di equità (es. se ci sono elementi di disturbo durante una verifica o un'interrogazione).

Tutte le tecniche e metodologie docimologiche sono funzionali all'attribuzione di voti o alla formulazione di giudizi solo se inserite in un contesto della valutazione condiviso da chi valuta e da chi è valutato. Un voto o giudizio hanno senso e significato solo se chiariscono la situazione degli apprendimenti appresi e a indicare i modi per migliorarla. Spesso, durante la collegialità, è in assenza di tecniche comuni e di metodologie condivise che la soggettività prevale sull'equità.

CAP 2. NASCITA E SCILUPPI DELLA DOCIMOLOGIA

Etimologia e definizioni della docimologia

"Docimologia" viene usato per la prima volta negli anni '30 da Pieron e deriva da vocaboli greci che significano "prova/esame" e "discorso". Inizialmente, si definisce la docimologia come uno studio destinato alla critica e al miglioramento delle votazioni scolastiche.

Nel tempo il suo significato si allarga nel 1971 con De Landsheere che la definisce una scienza che ha per oggetto lo studio degli esami, in particolare del comportamento degli esaminatori e degli esaminati. Tempo dopo aggiunge anche che dovrebbe concernere anche gli insegnanti, gli istituti e il sistema scolastico.

La docimologia, quindi, da iniziale critica dei voti assume una valenza sempre più costruttiva fino a diventare una forma di riflessione o risposta scientifica per contrastare la personalizzazione nella valutazione scolastica.

Periodizzazione degli studi docimologici

Focalizzazione su Dai primi studi ai recenti campi di interesse Dalle origini agli anni '50 - Accertare i livelli di profitto degli alunni - Testing e ricerca di strumenti oggettivi - Measurement period Dagli anni ‘50 agli anni '70 Forte innovazione delle modalità dell'insegnamento influenzanti il significato stesso della valutazione scolastica e le sue procedure L'esigenza di studiare e correggere alcune disfunzioni nelle valutazioni nasce dai piccoli cambiamenti nei sistemi scolastici europei i primi del '900: aumento Dagli anni '70 della scolarizzazione. Già da prima c'era la problematica della valutazione in contesti di esame, come dice Claparede nel 1922: molti insegnanti in Dagli anni '80 Assesment e evaluation prossimità dell'esame sovraccaricano la memoria invece di sviluppare l'intelligenza. A parte alcune eccezioni, gli esami dovrebbero essere soppressi e sostituiti da una valutazione data in base ai lavori individuali durante l'anno oppure per mezzo di studi adeguati.

  • Valutazione come momento forte e significativo del processo di apprendimento e dell'intero lavoro scolastico.
  • Evaluation period: riflessione sulle attività educative e sulla loro valutazione

L'attenzione per la docimologia si è modificata nel tempo in funzione delle culture della valutazione che si sono diffuse. Oggi, in Italia, il termine docimologia si usa in studi e ricerche specialistiche di settore, in discorsi su problematiche di misurazione in campo scolastico e per assegnare cattedre universitarie; ma le tematiche forti della docimologia, sono rimaste anche in scenari diversi.

La docimologia in Italia

In Italia, gli studi docimologia iniziano negli anni '50 e i due autori fondamentali sono:

  1. Visalberghi che scrive il testo "Misurazione e valutazione del processo educativo" nel 1955 e si discute della distinzione tra misurazione e valutazione, che serve a distinguere le fasi e le funzioni nei diversi momenti di verifica e valutazione. La misurazione nasce dalla valutazione e in questa confluisce. Si distinguono tre fasi che permettono di quantificare maggiormente (misurazione) e fasi che precedono o seguono la quantificazione e/o la raccolta mirata ad informazioni. In questi casi si parla di atti valutativi (valutazione). La sua riflessione porta a migliorare le competenze nella costruzione e nell'uso di test, ma anche a costruire giudizi più obiettivi possibili. Diceva che non dobbiamo domandarci quali prove siano piùcalde e umane, ma quali tipi di prove servano meglio ai fini di un giudizio impegnativo e motivato, ricco di conseguenze pratiche importanti, e che deve perciò essere giusto ed obiettivo quant'è possibile.
  2. Gattullo che scrive il testo "Didattica e docimologia" nel 1968 in cui prova a saldare le questioni docimologiche con quelle didattiche, sviluppando molteplici verifiche empiriche con ricche argomentazioni.

Le tre fasi del controllo scolastico sono:

  1. La scelta dell'oggetto, che prevede sempre le operazioni di accertamento, anche nel caso si trattasse di una tra le più semplici interrogazioni orali, in cui le domande sono inventate sul momento e la formulazione di queste è preceduta da una scelta valida (intenzione di chiedere qualcosa di significativo per la preparazione dell'alunno) o meno valida (stanchezza per le stesse domande e la volontà di cambiare argomento o l'ispirazione trovata nel libro di testo);
  2. Accertare il raggiungimento degli obiettivi scelti da parte dell'alunno, con le modalità scelte (es. prove scritte o orali, prove diverse, osservazione diretta). Questo accertamento può portare a constatare presenti o assenti le trasformazioni della personalità degli alunni, ma anche a constatare diversi livelli di queste trasformazioni (es. quali domande l'alunno ha dato una risposta soddisfacente, a quali parziale, e a quante non ha saputo rispondere); Operazioni da compiere per accertare presenti gli obiettivi prescelti: scelto l'oggetto del controllo, occorre accertarne il raggiungimento da parte dello scolaro.
  3. Giudizio da dare sui risultati dell'accertamento svolto: il risultato dell'accertamento viene interpretato e viene formulato un giudizio, che può avere gradi diversi ed essere sopra o sotto la sufficienza. Il voto rappresenta il risultato conclusivo del controllo e riassume in un giudizio complessivo quello che l'interrogazione è riuscita ad accertare.

Distorsioni valutative con le prove tradizionali

Gli errori e le distorsioni nelle valutazioni sono un luogo comune nella scuola e la docimologia indica i modi per correggerli o contenerli. Sono tutti gli errori che noi commettiamo quando valutiamo: errori psicologici, pregiudizi, ingiustizie e sono principalmente 7:

  1. L'effetto Alone: ci sono degli elementi della prestazione o caratteristiche dello studente vengono considerati rilevanti, quando in realtà rispetto alla prova, non lo sono (es. caratteristiche fisiche, abbigliamento, gesti, fa rumore, brutta grafia ecc);
  2. Contagio: conoscendo le valutazioni degli altri insegnanti, si valuta in modo simile o uguale; quindi, avviene un'influenza esterna involontaria;
  3. Contraccolpo: Chi insegna modifica la propria didattica in vicinanza degli esami finali.
  4. Distribuzione forzata dei risultati: Distribuiamo i risultati ottenuti in modo tale da farli rientrare nelle nostre aspettative, nonostante siano stati più bravi o meno (es. se capitano tanti voti alti, li distribuisci per farli rientrare nella normalità, quindi più logici);
  5. Effetto Pigmalione: Gli insegnanti adottando atteggiamenti e comportamenti e comunicando in modo esplicito le proprie aspettative positive o negative; e porta all'effettiva realizzazione del pensiero iniziale che si aveva su questi alunni;
  6. Stereotipia: c'è un pregiudizio o una forte incidenza di precedenti giudizi (es. se un alunno raggiunge sempre un determinato livello di una prova, è probabile che si verifichi la tendenza ad attribuire una valutazione simili nelle prove successive);
  7. Successione/contrasto: a seconda della successione di studenti più o meno bravi nelle interrogazioni o in prove scritte, si tende a comparare le due prestazioni portando a una sovrastima o a una sottostima della prova (es. se vieni interrogata dopo il più bravo, allora a prescindere avevi un voto bassissimo).

Soggettività, oggettività e intersoggettività nella valutazione

Le diverse distorsioni nella valutazione introducono il problema dell'affidabilità delle misurazioni,

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