Riassunto di Metodologie e Tecnologie Didattiche dall'Università E-campus

Documento dall'Università Telematica E-campus su Riassunto Metodologie e Tecnologie Didattiche. Il Pdf approfondisce l'apprendimento adulto e le tecniche di lezione cooperativa, includendo schemi sui modelli di apprendimento e le fasi della ricerca educativa.

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Riassunto Metodologie e tecnologie didattiche
Tecniche e Metodologie Didattiche (Università telematica e-Campus)
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Metodologie e Tecnologie Didache
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Riassunto Metodologie e tecnologie didattiche

Tecniche e Metodologie Didattiche (Università telematica e-Campus) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Enrico Marchese (enrikomark@gmail.com)Metodologie e Tecnologie Didattiche

Schema riassuntivo del corso

  • L'apprendimento formale
  • L'apprendimento adulto
  • L'apprendimento non formale
  • L'apprendimento incidentale
  • I modelli di apprendimento esperienziale
  • L'apprendimento informale
  • L'apprendimento esperienziale (*)
  • Le pratiche riflessive
  • L'apprendimento trasformativo
  • L'apprendimento situato
  • Comunità di pratica
  • La ricerca empirica
  • La costruzione di una ricerca qualitativa
  • L'intervista qualitativa
  • La ricerca educativa
  • Progettazione e valutazione
  • Programmazione
  • Metodologie attive di sviluppo

L'apprendimento

L'apprendimento non avviene in maniera isolate dalle altre sfere della vita di un individuo. I bisogni di conoscenza, la capacità di cogliere le opportunità disponibili e le modalità attraverso cui si apprende sono dimensioni largamente determinate dalla società. La globalizzazione e la tecnologia sono due forze che incidono sugli accadimenti che attraversano il contesto in cui si vive e, quindi, influenzano l'apprendimento di un adulto. Queste forze interagiscono tra di loro e sono incarnate nel sistema di valori della cultura in cui si vive. L'educazione degli adulti riflette e risponde a tali forze. L'apprendimento in età adulta è il modo in cui l'adulto acquisisce, interpreta, organizza, modifica o assimila gruppi d'informazioni, competenze e sentimenti tra loro collegati e costituisce significati da attribuire alla vita quotidiana (Marsick V., 1987). L'apprendimento può limitarsi a un cambiamento specifico e circoscritto, o può svolgersi in un arco temporale più lungo. This document is available free of charge on studocu Scaricato da Enrico Marchese (enrikomark@gmail.com)

  1. L'apprendimento formale è quello promosso e riconosciuto istituzionalmente, avviene in aula ed è altamente strutturato. Viene svolto attraverso l'insegnamento sistematico da parte di docenti e l'uso di manuali, esami e crediti (Knowles M., 1975).

  2. L'apprendimento non formale descrive le opportunità di apprendimento che avvengono fuori dal sistema educativo formale. In genere sono percorsi di breve durata e che non richiedono prerequisiti specifici. Ne sono un esempio i programmi culturali offerti da musei, biblioteche, organizzazioni civili o religiose e dai mass media.

  3. L'apprendimento informale accade ovunque gli individui avvertono necessità, motivazione e opportunità di apprendimento. Avviene, quindi, in contesti destrutturati, esperienziali e non istituzionali (Coombs P., 1958; Marsick V., Watkins K., 1990). Avvicinarsi al tema dell'apprendimento informale richiede, pertanto, di enucleare un insieme di concetti interconnessi tra loro e allo stesso tempo non utilizzabili in modo sinonimico, quali l'apprendimento incidentale, la conoscenza tacita, l'apprendimento trasformativo, l'apprendimento esperienziale e l'apprendimento situato.

  4. L'apprendimento autodiretto è un processo con cui gli individui possono diagnosticare i propri bisogni di apprendimento, articolarli in obiettivi, scegliere e attuare delle strategie d'apprendimento appropriate e valutarne i risultati (Knowles, 1984). Tale risultato comporta spesso il supporto di altri soggetti, quali docenti, tutor e colleghi. La teoria dell'autore è legata al suo concetto di andragogia che descrive l'arte e la scienza di aiutare gli adulti ad apprendere. Tale concetto verrà messo in discussione più volte e subirà diverse modifiche e revisioni, infatti a metà degli anni '70 l'andragogia non è più intesa come la controparte della pedagogia, ma queste due scienze vengono intese come gli estremi di uno spettro che va dall'apprendimento diretto dal docente a quello diretto dal discendente.

  5. L'apprendimento incidentale rappresenta un effetto collaterale di qualche altra attività, non è quindi intenzionale e gli outcome non sono necessariamente comprensibili. Queste forme di apprendimento avvengono naturalmente nel corso delle interazioni, che caratterizzano la quotidianità di chiunque, e accadono in modo casuale, idiosincratico e in occasioni di serendipità (Marsick V., Volpe M., 1999). Ciò rende difficoltosa la loro progettazione ma Marsick e Watkins individuarono tre condizioni particolarmente promettenti per facilitare e migliorare questi insegnamenti: la riflessività, la proattività e la creatività.

Tipologie di apprendimento informale

INFORMALE

INCIDENTALE

CARATTERISTICHE

  • Esperienziale
  • Non intenzionale
  • Non istituzionale
  • Effetto collaterale di altre attività
  • Controllato dal learner Non avviene in aula
  • Scarsa prevedibilità dei risultati di apprendimento Outcome non necessariamente comprensibili

ESEMPI

  • Apprendimento dagli sbagli
  • Apprendimento per prove ed errori
  • Apprendimento autodiretto
  • Apprendimento sociale
  • Assunti impliciti, taciti e dati per scontato
  • Networking
  • Credenze e valori
  • Coaching Mentoring
  • Feedback
  • Sistemi di significato interiorizzati relativi alle azioni degli altri
  • Curriculum nascosto e implicito

L'apprendimento esperienziale

L'apprendimento esperienziale evidenzia le connessioni tra le esperienze maturate da un adulto e gli "insegnamenti" che questo può trarne. Nel 2003, Fenwick individua cinque differenti prospettive teoriche che hanno analizzato e sollevato importanti interrogativi sulla natura dell'apprendimento esperienziale: Scaricato da Enrico Marchese (enrikomark@gmail.com)

  1. Teoria costruttivista: si focalizza sullo studio dei processi di riflessione attraverso cui l'adulto costruisce conoscenze e significati da attribuire alla propria esperienza, pone quindi l'attenzione sulla riflessione sull'esperienza concreta;

  2. Teoria situazionale: l'apprendimento avviene all'interno di una cornice sociale in cui a ogni esperienza è associato un significato. Tale significato è dato dalla la somma delle diverse prospettive dei vari partecipanti. Tale approccio pone l'attenzione alla partecipazione a comunità di pratica CdP.

  3. Teoria psicoanalitica: affronta il ruolo del desiderio nell'apprendimento e riconosce la necessità di elaborare i propri conflitti psichici, per questo pone l'attenzione al rivelare i desideri inconsci e le paure.

  4. Teoria culturale: pone l'attenzione del learner alla comprensione delle norme sociali dominanti e strutturanti dell'esperienza, in questo modo il soggetto può analizzarle e metterle in discussione

  5. Teoria della complessità: sostiene che l'apprendimento sia l'esito dell'interazione tra consapevolezza, identità, azione e interazione. In questa teoria l'attenzione è posta sulle relazioni che intercorrono tra tali dinamiche e i sistemi che le generano.

Nel 1938 Dewey ha formulato alcune osservazioni circa le possibili connessioni tra le esperienze di vita e i processi di apprendimento. La natura di tali connessioni può essere sintetizzata attraverso le seguenti affermazioni:

  • Tutto ciò che può genuinamente definirsi educazione avviene attraverso l'esperienza;
  • L'esperienza per essere considerata tale deve manifestare i principi di continuità e interazione;
  • Il principio di continuità dell'esperienza implica che ogni esperienza assorbe qualcosa da quelle che l'hanno preceduta e, allo stesso tempo, modifica in qualche modo la qualità di quelle che verranno in seguito;
  • Il principio di interazione dell'esperienza significa che l'esperienza è tale a causa di una transazione che avviene tra l'individuo e ciò che, in un dato momento, costituisce l'ambiente in cui si muove.

L'autore precisa che non tutte le esperienze hanno una valenza educativa che necessariamente porta alla crescita di esperienze sempre più ampie e profonde. Stabilire se le esperienze producono apprendimento può essere difficoltoso dato che ogni esperienza si presenta come una forza in movimento, il cui valore può essere analizzato solo attraverso e dento il contesto che l'ha generata. Di conseguenza, l'apprendimento esperienziale è un processo olistico, di costruzione attiva dell'esperienza, socialmente e culturalmente costruito e influenzato dal contesto socioemotivo in cui accade. Gli studi condotti da diversi autori quali Jarvis, Dewey e Kolb riconoscono che l'apprendimento esperienziale richiede quattro differenti abilità: aperura e disponibilità a coinvolgersi in nuove esperienze, capacità d'osservazione e riflessione, abilità analitiche e capacità di decision making e problem solving.

Il modello di pensiero e azione riflessiva descritto da Kolb (1984) e rielaborato da Barnett (1989)

Esperienza concreta (Un evento)

Sperimentazione attiva (Che cosa è cambiato)

Osservazione riflessiva (Cos'è accaduto)

Progettazione per realizzare e implementare l'azione (Che cosa sarà fatto in modo diverso)

Concettualizzazione astratta (Che cosa è stato appreso e quali sono le implicazioni per il futuro) This document is available free of charge on studocu Scaricato da Enrico Marchese (enrikomark@gmail.com)Il modello di Jarvis è un processo di trasformazione in cui le esperienze vengono convertite in sistemi di conoscenze (come affermato anche da Dewey però, il potenziale di apprendimento insito in ogni esperienza non sottintende che qualsiasi esperienza generi apprendimento). Per Jarvis, l'apprendimento esperienziale può essere di tipo riflessivo, se le esperienze vengono progettate, controllate e riflettute, o ti tipo non riflessivo (ripetizione automatica di un ricordo o di ciò che ci è stato detto di fare). L'autore infatti considera le pratiche riflessive e l'apprendimento sperimentale le più alte forme di apprendimento adulto. Jarvis sostiene che l'inizio del processo di apprendimento si configuri come una disgiunzione tra la propria biografia (tutto ciò che una persona è in un particolare momento) e l'esperienza (intesa come un accadimento che non si è preparati ad affrontare). Tali forme di disgiunzione avvengono perché il repertorio biografico dell'adulto non è sufficiente a far fronte alla situazione che a chiamato a gestire. Questo è un passo fondamentale, in quanto per Jarvis l'apprendimento può avere inizio solo quando il soggetto è alle prese con un'esperienza la cui elaborazione non possa essere automaticamente accomodata o assimilata. In sintesi, egli considera l'apprendimento adulto come un fenomeno interattivo, rappresentato da una concomitanza di processi grazie ai quali l'adulto sperimenta situazioni sociali i cui contenuti semantici attraversano trasformazioni cognitive, emotive e pratiche e vanno a integrarsi in una biografia individuale, che per certi aspetti descrive un soggetto maggiormente esperto. Secondo gli studiosi Usher, Bryant e Johnston il significato dell'esperienza non è mai permanentemente stabilito e il suo testo rimane sempre aperto a nuove interpretazioni. Il loro modello si struttura attorno a due continuum intersecanti (autonomia-adattamento ed espressioneapplicazione) e ai quattro quadranti da loro formati (che rappresentano i luoghi in cui le differenti tipologie di apprendimento possono verificarsi):

  • Stile di vita: sono le pratiche incentrate sul raggiungimento dell'autonomia attraverso l'individualità e l'espressione del proprio gusto.
  • Vocational practices: sono le azioni connesse alla necessità di adeguare e motivare i propri bisogni in direzione di un cambiamento personale scandito dalle esigenze del contesto socioeconomico.
  • Confessional practices: l'enfasi è posta sui processi di auto-miglioramento, come una realizzazione personale o la presa in carico di responsabilità.
  • Critical practices: nascono dal riconoscimento che l'esperienza non può essere assunta come un dato ineluttabile. L'attenzione è rivolta al cambiamento dei contesti sociali e di appartenenza in cui la persona si muove, piuttosto che al tentativo di adattarvisi.

Il modello di Usher, Bryant e Johnston fonda su paradigmi situazionali e quindi è interessato a promuovere modelli metodologici in grado di costruire e coltivare comunità di pratica.

Autonomia

Critical practices

Stile di vita

Applicazione

Espressione

Vocational practices

Confessional practices

Adattamento

In sintesi, autori come Kolb (1984) e Jarvis (1987) riconoscono nei paradigmi costruttivisti la chiave dell'apprendimento esperienziale. Usher, Bryant e Johnston (1997) vedono invece i paradigmi situazionali alla base dell'apprendimento esperienziale in quanto consentono di costruire e coltivare comunità di pratica. Scaricato da Enrico Marchese (enrikomark@gmail.com)

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