Storia dell'architettura: Neo Liberty e architettura organica in Italia

Documento di Storia dell'architettura che esplora il movimento Neo Liberty e l'architettura organica in Italia. Il Pdf analizza esempi specifici come il Palazzo Gualino a Torino e i progetti di Gabetti e Isola, utili per lo studio universitario di Arte, e discute restauri e ricostruzioni nel dopoguerra.

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42 pagine

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Storia dell’architettura
Prof. Davide Alaimo!
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ARCHITETTURA TORINESE |
NEO LIBERTY
Il neo-liberty, un movimento artistico e
architettonico, si dionde in Italia a livello
nazionale e nasce a Torino. !
Nel dopoguerra, la città, profondamente
distrutta, potrebbe rappresentare un'importante
occasione per dare impulso all'architettura
moderna e contemporanea, riorganizzandola e
migliorandola. !
Tuttavia, con il boom economico, molte persone
si trasferiscono nelle grandi città industriali ed economiche, portando a una ricostruzione
caratterizzata dalla speculazione edilizia. Le nuove costruzioni vengono realizzate a basso costo,
spesso con un innalzamento degli edifici fino a 4-5 piani aggiuntivi, senza particolari attenzioni ai
problemi strutturali. !
Questa crescita disordinata interessa anche le periferie, dove vengono costruite numerose
abitazioni seriali. Di conseguenza, la qualità delle costruzioni va diminuendo significativamente. !
Nonostante questo trend, ci sono alcune importanti eccezioni: una di queste è una mostra
organizzata nel 1946, ospitata in un palazzo situato in via Cernia, che risulta parzialmente
danneggiato durante la guerra. La mostra "Mobile Standard” viene realizzata sotto l’egida di
un’associazione pro-femminile e con la supervisione del pittore Vittorio Viale. !
L’organizzazione è curata da Gino e Paola Levi Montalcini. !
L’evento vede la partecipazione di numerose aziende e progettisti, rendendolo particolarmente
significativo. Tra i partecipanti ci sono figure di spicco come Ettore Sottsass e Carlo Mollino, che
collaborano con diverse aziende. !
Lo scopo della mostra è presentare il concetto di “mobile standard”, pensato per una produzione
seriale e per essere applicato a case non arredate su misura. Questa idea permetterebbe di
rispondere alle necessità abitative del dopoguerra, quando è necessario ripartire da zero dopo le
devastazioni del conflitto. !
Fino a quel momento, infatti, il settore dell’arredamento è perlopiù dominato dall’artigianato.
Chiunque abbia bisogno di mobili si rivolge a un falegname, che realizza pezzi su misura, talvolta
basandosi su modelli standard disponibili. In alternativa, ci si ada a un progettista che elabora il
design di un'intera casa su misura, per poi commissionare l’esecuzione al falegname.
Inizialmente, l’arredamento segue uno stile più tradizionale, spesso ispirato all’antico. Tuttavia,
con l’esigenza di ripartire da zero, si comincia a pensare a mobili componibili, moderni e più
funzionali, capaci di adattarsi alla produzione in serie e alle esigenze pratiche di un’Italia in piena
ricostruzione.!
Gli edifici Dov’era - Com’era
Una serie di edifici che sono stati ricostruiti “Dov’era - com’era”, quasi uguali agli originali, non!
per falso storico, ma perché l'importanza architettonica di quella zona ne richiede quasi la!
necessità. Un esempio sono degli edifici devastati di via Po: i disegni della facciata sono gli stessi,!
ma cambia completamente ciò che c’è dietro. C’è una parvenza di conformità ma gli edifici!
all’interno sono moderni (numero di piani, serramenti, …)!
A Venezia ad esempio il campanile in piazza San Marco è stato ricostruito, in cemento armato, ma!
esattamente come prima come nei quadri di Canaletto.!
Un altro esempio sono le Gallerie d’Italia, la sede della Banca San Paolo, viene ricostruita in stile -!
ambienti antichi (boiserie, ect) per dare sentore di nobiltà. Nelle gallerie d’Italia al piano di sopra!
dove ci sono i quadri, in realtà solo in parte è antico (ma raccattato da qualche altra parte) in parte!
rifatto.!
All'epoca c'erano ancora le maestranze che riuscivano a ricostruire in stile, ora sarebbe!
impensabile.!
Per esempio la parte centrale di Berlino era stata completamente distrutta, ora si stanno!
ricostruendo edifici che non esistevano più dai tempi della guerra e ricostruirli dopo 70 anni è un!
po’ assurdo, un po’ un falso d’autore. Mentre invece se la ricostruzione viene fatta subito dopo il!
disastro, è un rimarginare la ferita, come per Torino.$

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Anteprima

Architettura Torinese: Neo Liberty

Il neo-liberty, un movimento artistico e
architettonico, si diffonde in Italia a livello
nazionale e nasce a Torino.

Nel dopoguerra, la città, profondamente
distrutta, potrebbe rappresentare un'importante
occasione per dare impulso all'architettura
moderna e contemporanea, riorganizzandola e
migliorandola.

Tuttavia, con il boom economico, molte persone
si trasferiscono nelle grandi città industriali ed economiche, portando a una ricostruzione
caratterizzata dalla speculazione edilizia. Le nuove costruzioni vengono realizzate a basso costo,
spesso con un innalzamento degli edifici fino a 4-5 piani aggiuntivi, senza particolari attenzioni ai
problemi strutturali.

Questa crescita disordinata interessa anche le periferie, dove vengono costruite numerose
abitazioni seriali. Di conseguenza, la qualità delle costruzioni va diminuendo significativamente.

La Mostra "Mobile Standard" del 1946

Nonostante questo trend, ci sono alcune importanti eccezioni: una di queste è una mostra
organizzata nel 1946, ospitata in un palazzo situato in via Cernia, che risulta parzialmente
danneggiato durante la guerra. La mostra "Mobile Standard" viene realizzata sotto l'egida di
un'associazione pro-femminile e con la supervisione del pittore Vittorio Viale.

L'organizzazione è curata da Gino e Paola Levi Montalcini.

L'evento vede la partecipazione di numerose aziende e progettisti, rendendolo particolarmente
significativo. Tra i partecipanti ci sono figure di spicco come Ettore Sottsass e Carlo Mollino, che
collaborano con diverse aziende.

Lo scopo della mostra è presentare il concetto di "mobile standard", pensato per una produzione
seriale e per essere applicato a case non arredate su misura. Questa idea permetterebbe di
rispondere alle necessità abitative del dopoguerra, quando è necessario ripartire da zero dopo le
devastazioni del conflitto.

Fino a quel momento, infatti, il settore dell'arredamento è perlopiù dominato dall'artigianato.
Chiunque abbia bisogno di mobili si rivolge a un falegname, che realizza pezzi su misura, talvolta
basandosi su modelli standard disponibili. In alternativa, ci si affida a un progettista che elabora il
design di un'intera casa su misura, per poi commissionare l'esecuzione al falegname.

Inizialmente, l'arredamento segue uno stile più tradizionale, spesso ispirato all'antico. Tuttavia,
con l'esigenza di ripartire da zero, si comincia a pensare a mobili componibili, moderni e più
funzionali, capaci di adattarsi alla produzione in serie e alle esigenze pratiche di un'Italia in piena
ricostruzione.

Gli Edifici "Dov'era - Com'era"

Una serie di edifici che sono stati ricostruiti "Dov'era - com'era", quasi uguali agli originali, non
per falso storico, ma perché l'importanza architettonica di quella zona ne richiede quasi la
necessità. Un esempio sono degli edifici devastati di via Po: i disegni della facciata sono gli stessi,
ma cambia completamente ciò che c'è dietro. C'è una parvenza di conformità ma gli edifici
all'interno sono moderni (numero di piani, serramenti, ... )

A Venezia ad esempio il campanile in piazza San Marco è stato ricostruito, in cemento armato, ma
esattamente come prima come nei quadri di Canaletto.

Un altro esempio sono le Gallerie d'Italia, la sede della Banca San Paolo, viene ricostruita in stile -
ambienti antichi (boiserie, ect) per dare sentore di nobiltà. Nelle gallerie d'Italia al piano di sopra
dove ci sono i quadri, in realtà solo in parte è antico (ma raccattato da qualche altra parte) in parte
rifatto.

All'epoca c'erano ancora le maestranze che riuscivano a ricostruire in stile, ora sarebbe
impensabile.

Per esempio la parte centrale di Berlino era stata completamente distrutta, ora si stanno
ricostruendo edifici che non esistevano più dai tempi della guerra e ricostruirli dopo 70 anni è un
po' assurdo, un po' un falso d'autore. Mentre invece se la ricostruzione viene fatta subito dopo il
disastro, è un rimarginare la ferita, come per Torino.3

Roberto Gabetti e Aimaro Isola

Edificio della Borsa Valori (Torino, 1953-1956)

Nel 1952, in Piazza Valdo Fusi a Torino, un palazzo devastato venne
demolito, creando una piazzetta.

In questo contesto nacque l'edificio della Borsa Valori, progettato da
Roberto Gabetti e Aimaro Isola tra il 1953 e il 1956.

Caratteristiche Strutturali della Borsa Valori

  • Costruito senza pilastri interni, grazie al contributo dell'ingegnere
    Rainieri.
  • Originariamente imbottito di amianto (successivamente bonificato) e dipinto di rosso.
  • Gli interni erano in stile liberty, con postazioni per dipendenti e arredamenti curati.

Questo edificio suscitò scandalo per il richiamo al
passato in un periodo in cui si spingeva verso la
modernità. Presenta infatti:

  • Mattone a vista (richiamo ai castelli medievali).
  • Base in pietra, mattoni incastrati sopra, dettagli in
    ferro battuto.
  • Aspetto complessivo di un edificio neo-medievale
    reinterpretato in chiave moderna

Gli architetti non rinnegavano la tradizione, ma al contrario intendevano valorizzare l'artigianato e
la storia italiana. Posare mattoni con questa precisione richiedeva abilità artigianali che oggi
sarebbero difficili da replicare. Persino i dettagli come il campanello e le targhe furono progettati
appositamente, dando all'edificio un aspetto medievale con una sensibilità moderna.

Neo-Liberty e il Dibattito con il Modernismo

Negli anni '50, il termine "neo-liberty" era usato quasi come una presa in giro, per descrivere uno
stile che si opponeva alla modernità radicale del Movimento Moderno (es. Le Corbusier con le
sue facciate bianche e le finestre a nastro). Il Barbican Center a Londra è l'esempio migliore di
brutalismo, con cemento armato a vista, costruito dopo la guerra in una zona devastata ed è stato
uno dei primi centri per vivere nel centro. Il centro di Londra era dedito alle attività commerciali, si
viveva in periferia nelle villette a schiera uguali, però si pensa a questo complesso museale,
teatrale ecc ma soprattutto abitativo, strano perché era grigio di inquinamento, fumo e fuliggine.

Caratteristiche Distintive del Neo-Liberty

  • L'attenzione ai dettagli artigianali.
  • L'uso di mattoni, ferro battuto e pietra (costava più il materiale che la mano d'opera)
  • L'ispirazione a stili storici come il liberty e il neo-medievale, reinterpretati in chiave
    contemporanea.

Gli architetti neo-liberty cercavano di conservare una continuità con la tradizione italiana,
rifiutando di cancellare il passato per abbracciare ciecamente il modernismo.

Questa è la crisi del movimento moderno e diventa quasi un eclettismo nel guardare ciò che c'era
prima, non come copia-incolla, ma si riprende l'aspetto formale e si reinterpreta.

Un edificio neo liberty a Torino è La Casa Dell'Obelisco, che si ispira a Gaudì, costruito tra il '54 e
'59 da Jaretti e Luzi, altri famosissimi architetti Torinesi, che a giovani lavorano anche con Gabetti
e Isola. Si parla di liberty sia per Gaudì sia perché la moglie di Sergio Jaretti, sorella di Luzi, aveva
fatto tesi in storia dell'arte sul liberty e Gaudì. Loro erano bravissimi nella speculazione. (per ogni
m2 di terreno posso costruire un tot di m3 di edificio) Loro erano bravissimi a sfruttare al minimo
ogni m3 di edificio, con piani che si intersecano e soppalchi, che non rientrava nella cubatura
complessiva.4

Esempi di Neo-Liberty a Torino e Milano

  1. Torre Velasca (Milano, 1955-1957)
  • Progettata dal gruppo BBPR, si ispira alle torri medievali.
  • Presenta una struttura centrale alta e un piano superiore sporgente,
    sostenuto da travi.
  • Considerata un esempio di neo-liberty milanese, per la cura
    artigianale e lo stile ispirato al passato.
  1. Casa dell'Obelisco (Torino, Piazza Crimea)
  • Progettata da Jaretti e Luzi, due tra i più importanti architetti neo-liberty torinesi.
  • L'edificio si ispira consapevolmente a Gaudì e allo stile liberty, grazie anche alla
    moglie di Jaretti (sorella di Luzi), esperta di arte liberty.
  • Venne costruita sfruttando al massimo la cubatura disponibile, con piani che si
    intersecano e volumi progettati con attenzione.
  1. Torri Pitagora (Torino, Piazza Pitagora)
  • Progettate sempre da Jaretti e Luzi.
  • Struttura "a fungo": i piani superiori si allargano rispetto alla base,
    sfruttando spazi poco richiesti (come gli spigoli).
  • Mattoni posati "a coltello", con tutti i dettagli lasciati volutamente a
    vista. (Come casa Luzi)

La speculazione edilizia aveva bisogno di case costruite in serie.
Si usavano lotti di terreno che nessuno voleva e si costruivano in serie.
All'epoca costava più il materiale che la mano d'opera, però come in questo caso, se i mattoni
venivano messi di coltello (piatti: I mattoni sono messi di coltello, per avere muri più sottili e si
usavano meno mattoni. È una tecnica difficile perché devono essere esattamente allineati.
Anche lì c'è una visione brutalista perché il mattone è a vista e non s'è rivestimento.
Quindi riprende aspetto speculativo ma in chiave funzionale. ), si aveva bisogno di meno
materiale.

  • I piani che si possono vendere meglio solo quelli più alti quindi creano di più sulla parte alta e la
    parte inferiore non è praticamente neanche usata. Questo è un bellissimo uso della
    speculazione edilizia (loro erano molto bravi)
  • Inoltre essendo ubicata al fine del corso, era più stimolante dal punto di vista architettonico
    perché c'è più da pensare e da ragionare sul progetto, inoltre gli affacci sono di più.

A Torino esisteva una legge che obbligava al costruttore di utilizzare parte del budget di
costruzione in opere d'arte (soprattutto negli androni - vedi palazzo visitato vicino via Po).5

Restauri e Ricostruzioni nel Dopoguerra

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, a Torino si ricostruì rapidamente ciò che era andato distrutto, come una
forma di "rivincita".

Esempi di Ricostruzione Storica

  • La Galleria d'Italia e Banca San Paolo vennero ricostruite completamente in stile, con affreschi originali
    salvati e riadattati.
  • Il Campanile di Venezia fu ricostruito identico all'originale, ma utilizzando il cemento armato.

Queste ricostruzioni dimostrano come fosse possibile unire esigenze moderne a un rispetto per la
tradizione architettonica.

Architettura e Arte: Differenze nella Riproducibilità

  1. Un'opera d'arte, come un dipinto, è un prodotto unico della creatività dell'artista e non può essere
    riprodotta fedelmente.
  2. Un edificio, invece, è il frutto di un progetto architettonico e può essere replicato o restaurato,
    adattandolo alle nuove esigenze.

Il Moderno "alla Le Corbusier": Villa Savoye

Villa Savoye - Le Corbusier

  • Progettata da Le Corbusier, la Villa Savoye è uno degli edifici
    simbolo del modernismo, ma ha avuto numerosi problemi di
    costruzione: infiltrazioni, allagamenti, e difetti tecnici.
  • Durante la Seconda Guerra Mondiale fu occupata dai nazisti, che
    la abbandonarono per le sue pessime condizioni.
  • In seguito, lo Stato francese restaurò l'edificio, un intervento
    complesso perché i materiali moderni, come il cemento armato,
    sono sperimentali e non hanno una tradizione di conservazione
    consolidata.
  • La Villa è un esempio di restauro del moderno, un processo
    delicato che oggi attira molta attenzione.

Palazzo Gualino - Torino

Situato tra Corso Vittorio Emanuele II e Via Rocca
Progettato da Gino Levi Montalcini e Giovanni Pagano, è un esempio di
modernismo a Torino. Gualino era un industriale, imprenditore e
mecenate, noto per la sua grande influenza culturale e per aver lasciato
un'impronta significativa sia nel mondo dell'industria che in
quello delle arti, con interessi nel settore della navigazione e del commercio di
merci, come l'importazione di legnami e fibre sintetiche.
Aveva bisogno di un palazzo che ospitasse i suoi uffici, situato vicino al Parco
del Valentino.

Caratteristiche Principali del Palazzo Gualino

(Progettato in ogni dettaglio, dai telefoni agli arredi):

  • Facciata con finestre orizzontali a ghigliottina, che gli valsero il soprannome di "Casa delle finestre
    sdraiate".
  • Sopra c'è una grande vetrata orizzontale

Interni del Palazzo Gualino

L'interno includeva:

  • Disegnati 64 tipi di mobili diversi, caratterizzati da linee nette e spigolose, perfettamente in linea con il
    rigore stilistico dell'architettura, tra cui calamai in ceramica e mobili per macchine da scrivere.
  • Corridoi con percorsi segnalati sul pavimento.
  • Sistema di luci nascoste dietro vetro sabbiato.
  • Rivestimenti in buxus, un materiale innovativo (cartone impregnato con plastica) per mobili angolari.

Il progetto fece scalpore per il suo stile ultramoderno e per l'attenzione al design industriale.
L'importanza dell'opera fu tale che la rivista Domus, fondata pochi anni prima da Ponti, dedicò un intero
numero all'edificio. Questo fatto è molto raro, e rappresenta il primo caso in cui una rivista
dedicò un numero esclusivamente a un singolo edificio.

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