Documento da Alma Mater Studiorum - Università di Bologna (unibo) su La geografia di Ignazio Danti - riassunto. Il Pdf, un riassunto di Geografia per l'Università, esplora la corografia di Danti, la 'chōra' straboniana e la 'perfetta imperfezione', inserendolo nel contesto bolognese del XVI secolo.
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La geografia di Ignazio Danti -
riassunto
Geografia
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna (UNIBO)
41 pag.
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Downloaded by: francesca2178 (francyasaro78@gmail.com)La Geografia di Egnazio Danti
Sommario
La Geografia di Egnazio Danti
1
2
2
2.
Egnazio Danti a Bologna
4
3.
Logica e corografia.
5
6
6
2.
I giovani vecchi della cosmografia
7
3.
Un mondo da incorniciare
10
13
5.
Le grotte di Paleotti
15
16
16
2.
La chora della teoria
18
3.
La tavola della confluenza
20
4.
La chora della prassi
22
5.
I molti 'tra' della corografia
24
26
6. I ponti, gli alberi, le colline di Bologna
27
2.
L'etica geografica della terra
28
3.
La prima confluenza: l'immagine
29
4.
Danti, la tela, le vie di mezzo
31
5.
La logica del terzo
33
6.
L'immagine è l'etica.
34
36
2.
Ricorsi: i castelli di Danti
37
3.
Manifesto del paesaggio come Terzo.
39
1
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4.
Geografia degli armadi a muro
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Intorno al 1577, il pittore bolognese Bartolomeo
Passerotti realizzò il ritratto di Egnazio Danti (1536-1586),
frate domenicano di Perugia, col compasso in mano, nell'atto di
esporre la teoria astronomica di Tolomeo, nello studio di
Bologna-> dal ritratto emerge la sua propensione verso quelle
scienze matematiche, di cui egli è teorico e sperimentatore.
Nel 1583 il domenicano ricambierà tessendo le lodi di
Passerotti e della sua eccellenza nell'arte del disegno" -> a
quest'arte, nel 1577, frate Egnazio aveva dedicato una tavola
delle 'Scienze matematiche', la sua opera scritta più
importante.
Stando ad essa, una delle tre componenti
fondamentali dell'arte del disegno è proprio il ritrarre - il
pittore indicato come modello di questa tecnica è Tiziano, che
"procedeva solo per la via del ritrarre" -> Danti la intende come
arte del ritratto in itinere, attraversando terre, paesi, contrade.
Infatti, il disegno/ritratto/pittura è uno dei linguaggi che confluiscono nelle corografie di Danti, e
le tavole corografiche, a loro volta, presuppongono una prassi itinerante di rilevamento sul territorio->
in questa prassi va individuata la chiave di lettura della stagione bolognese di Danti.
Ma la prassi corografica compiuta in sella ad un cavallo, come ci racconta lo stesso Danti, sfugge
nella quasi totalità al ritratto di Passerotti. Eppure, tale diretta esperienza in itinere è una delle ragioni
fondamentali per cui Danti dedica tanta attenzione nelle sue opere scritte all'arte del disegno.
In qualità di descriptor chorographicus, egli deve dunque essere (anche) ritrattista dal naturale dei
paesi che attraversa e di cui compie il rilevamento.
Nelle realizzazioni di Danti, la corografia instaura un dialogo serrato col ritratto di paese, che
tra '500 e '600 si chiamerà paesaggio. Questo dialogo riguarda direttamente la natura dell'immagine.
• Tiziano, in uno dei suoi dipinti più celebri, Amor Sacro e Amor profano (1514-15), inserisce sullo sfondo
paesaggistico un cavaliere che sale verso un castello turrito: sembra un perfetto ritratto ante litteram
di quei geografi che di lì a poco in Italia, su committenza principesca o papale, avrebbero percorso
concretamente le vie del ritrarre.
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Downloaded by: francesca2178 (francyasaro78@gmail.com)Tiziano sembra aver colto, nel suo ritratto di cavaliere sullo sfondo, ciò che era sfuggito al ritratto di
Passerotti - non sembra astruso riconoscere nel cavaliere del quadro il ritratto ideale di coloro che nel
XVI sec. attraverseranno le contrade italiane, per crearne propriamente l'immagine.
Da sempre questo quadro è considerato tra i più enigmatici di Tiziano: tutte le ipotesi
novecentesche propendono per l'interpretazione allegorica.
Panofsky ha ravvisato nelle due donne alla fonte la rappresentazione di due Veneri:
Da una località chiamata Cirone, il 22 settembre di un anno da stabilire, Danti scrive una
lettera: è indirizzata a Firenze, e ha per destinatario Giuliano de' Ricci.
Secondo Glatigny, la lettera sarebbe stata inviata nel 1574 da un luogo chiamato Cirone, in provincia
di Massa-Carrara, ma non può essere così-> 1. Nelle mappe odierne Cirone si trova in provincia di
Parma; 2. Guardando le corografie affrescate sulle pareti della Galleria delle Carte geografiche in
Vaticano (commissionate da papa Gregorio XIII e realizzate sotto la direzione di Danti), non si ha
traccia di Cirone sull'Appennino emiliano.
Il Cirone di Danti è un toponimo latineggiante per quella che fu la sede di un glorioso castello
sull'Appennino ravennate, indicata oggi come Ceruno - lo conferma il contenuto della lettera.
Inoltre, le parole della lettera smentiscono l'anno proposto come 1574, perché egli scrive di
dover "tornare a Bologna per leggere la prima terzeria": egli diviene pubblico lettore di Matematiche
a Bologna nel 1576.
Proprio intorno a Bologna ruotano le questioni irrisolte nella biografia di Danti; scrive dunque
da Cirone, alla fine di settembre 1578-> Cirone è una fra le tappe di quella prassi corografica nelle
province dello stato della Chiesa, a cui Danti attende su commissione papale fra 1578 e 1580. Egli
non può averla scritta nel 1579, perché nel periodo di "34 giornate" in cui avrebbe effettuato il
rilevamento menzionato nella lettera, egli si trovava a Roma.
A dare senso alla collocazione di Cirone sull'Appenino romagnolo è anche la menzione di un
passaggio di Danti da Faenza, in una lettera inedita.
Nel collocare Cirone in Romagna si coglie così la modernità dell'occhio e linguaggio di Danti:
egli definisce la valle di Cirone con l'aggettivo "orrido", che ancora caratterizza le descrizioni dei
passaggi a nord di Ceruno.
Orrido: gola profonda e caratterizzata da scoscendimenti scavata da un corso d'acqua.
La lettera non contribuisce, comunque, a capire i motivi dell'arrivo di Danti a Bologna nel
1575. La storia ha inizio nel 1563 circa, quando il domenicano, giunto da Perugia a Firenze, si
trasferisce nel convento di S. Maria Novella per realizzare i disegni di trenta delle tavole che ancora
oggi vediamo nella sala della Guardaroba Nuova di Palazzo Vecchio.
La realizzazione della sala accompagnerà tutta la stagione fiorentina di Danti fino al 1575:
l'incompiutezza della sala sarà la testimonianza evidente di un suo frettoloso ed enigmatico
trasferimento. A Bologna, Danti resterà fino al 1580, per poi trasferirsi ± stabilmente a Roma, su
convocazione di Gregorio XIII; manterrà comunque la cattedra bolognese fino al 1583, quando sarà
nominato vescovo di Alatri.
Il motivo del susseguirsi di riscritture biografiche di Danti va ricercato nella difficoltà di trovare una
costante interpretativa per la produzione del domenicano-> una prospettiva unitaria che spieghi la
sua importanza nel contesto della II metà del '500, altrimenti non si capirebbe come sia stato cercato
e protetto da committenti tanto importanti: