Oncologia: tumori, neoplasie e cancro, caratteristiche e nomenclatura

Documento universitario sull'oncologia, che definisce tumori, neoplasie e cancro. Il Pdf analizza i concetti di ipertrofia e iperplasia, distinguendoli dalle proliferazioni neoplastiche, e descrive le caratteristiche generali dei tumori, inclusa la crescita autonoma, e la loro nomenclatura, differenziando tra forme benigne e maligne, utile per lo studio della Biologia.

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43 pagine

ONCOLOGIA
L’oncologia è lo studio dei tumori, dal greco oncos che significa rigonfiamento, perché il tumore è una
condizione patologica che ingrandisce una massa di tessuto.
Ci sono diversi sinonimi: si può parlare di tumore, e qui la derivazione è dal latino tumor che vuol dire
rigonfiamento; si può parlare di neoplasia, latinismo che significa neo formazione cioè formazione di
un tessuto nuovo e quindi di cellule che si sono accresciute che non erano presenti nell’organismo; un
terzo sinonimo è cancro che in realtà si riferisce in particolare ai tumori maligni e questa parola ha
origini molte antiche perché le prime osservazioni molto rudimentali di queste patologie avevano dato
l’impressione di una neoformazione che si approfondisse nel tessuto normale in maniera molto
capillare, quasi afferrando e strozzando il tessuto normale e ciò ricordava le chele di un granchio.
Quindi tumore e neoplasia sono sinonimi e non hanno un’accezione né di benignità né di malignità,
mentre quando usiamo il termine cancro questa ha un accezione maligna.
IPERTROFIA E IPERPLASIA
Prima di parlare di tumori dobbiamo fare una piccola digressione, e parlare di ipertrofia e iperplasia (lei
lo fa brevemente ma vuole che lo studiamo bene dal libro anche con qualche esempio).
Ipertrofia significa aumento del volume delle cellule, e iperplasia vuol dire aumento del numero delle
cellule. Quindi ci stiamo riferendo all’aumento della massa di un tessuto che può essere dovuta o al
fatto che le cellule aumentano singolarmente la loro massa, o al fatto che rimangono dello stesso
volume ma aumenta il loro numero. Talvolta, in numerose condizioni fisiopatologiche si verifica un
fenomeno misto, quindi sia ipertrofia sia iperplasia: aumenta il numero delle cellule e queste sono
anche più grandi.
In condizioni fisiopatologiche l’ipertrofia e l’iperplasia sono delle risposte adattative.
Un tessuto normale che è sottoposto a uno stimolo particolarmente ingente o particolarmente nuovo,
mette in moto dei “meccanismi” per trovare un nuovo stato di equilibrio, per adattarsi.
Esempi di questi stimoli: se noi sottoponiamo il muscolo a un intenso lavoro, quindi facciamo un
intensa attività muscolare, stiamo chiedendo alla nostra massa muscolare un maggior lavoro a cui
magari prima non era abituato, quindi all’inizio noi ci sentiremo molto stanchi, il muscolo sarà molto
affaticato, certamente si svilupperà una condizione di glicolisi anaerobia, ma se lo stimolo continua
costantemente il muscolo si adatta e si verifica un aumento della massa muscolare. Quest’aumento
della massa muscolare può essere dovuto a un aumento del volume e del numero delle fibre muscolari.
Questo è un adattamento a una maggiore richiesta funzionale.
Un altro esempio che possiamo fare è durante l’allattamento, in cui è richiesta alla ghiandola
mammaria un maggiore lavoro per una maggiore produzione di latte, e ci sono degli ormoni dopo la
gravidanza preposti a regolare l’allattamento, quindi durante l’allattamento la ghiandola mammaria
aumenta di volume, in parte per ipertrofia, in parte per iperplasia.
Questi due esempi sono aumenti della massa di un tessuto per una maggiore richiesta funzionale .
L’iperplasia si può verificare anche in una condizione di compensazione o rigenerazione cioè laddove
sia venuto meno una certa quantità di massa di tessuto, per una ferita per esempio, viene indotta la
rigenerazione di quel tessuto e questo è un caso di iperplasia compensativa.
La caratteristica di queste condizioni fisiopatologiche/risposte adattive è che quando viene meno lo
stimolo, e quindi le cause che hanno portato iperplasia o ipertrofia di norma il tessuto ripristina le
condizioni di partenza, quindi c’è una riduzione del numero e del volume delle cellule. Quindi nella
maggior parte dei casi è un fenomeno transitorio e reversibile. Quest’aumento del numero e del volume
delle cellule è dovuto al fatto che lo stimolo ipertrofico o iperplastico ha indotto una riprogrammazione
genica, non un’alterazione e una modificazione, ma una riprogrammazione genica. Noi sappiamo che
tutte le nostre cellule hanno lo stesso genoma, ma a seconda del tipo cellulare, e all’interno della cellula
a seconda del momento cellulare, alcuni geni sono espressi cioè sono attivi e quindi producono il
messaggero e poi le proteine, altri geni non sono espressi, sono “silenziati”, però sono lì e sono gli
stessi in tutte le nostre cellule. Quindi in queste condizioni di solito c’è una riprogrammazione genica,
nel senso che alcuni geni vengono derepressi, e diventano responsabili dell’aumento del numero delle
cellule o del loro volume.
I TUMORI
Abbiamo fatto questa premessa perché una neoplasia, e quindi un tumore, è decisamente una iperplasia,
come nel 2000 scrissero due autori, con una frase semplicissima ma che arriva al cuore del problema:
“le cellule tumorali hanno difetti nei circuiti di regolazione che governano la normale proliferazione
cellulare e l’omeostasi del tessuto”. Quindi una neoplasia è decisamente una iperplasia, che però non è
una risposta adattativa e non è neanche una iperplasia rigenerativa, ma è un’iperplasia decisamente
patologica, in cui l’aumento del numero delle cellule non è dovuto a una riprogrammazione genica
come invece succede per l’ipertrofia e l’iperplasia fisiologiche.
Il tumore è però comunque una malattia da considerarsi genetica perché certamente i geni sono
coinvolti, ma sono coinvolti nel senso che subiscono delle alterazioni strutturali, che vanno sotto il
nome di trasformazione neoplastica, che conferisce a questa iperplasia un carattere di fenomeno
persistente. Queste alterazioni geniche strutturali sono ereditabili, nel senso che le ritroviamo nelle
cellule figlie, quindi una cellula madre che dovesse subire delle alterazioni geniche strutturali, se riesce
a sopravvivere (ovviamente se non sopravvive il problema del tumore non si pone), queste alterazioni
geniche potranno essere trasmesse alla progenie cellulare, e quindi partiamo da una cellula trasformata
per arrivare a milioni, miliardi di cellule nell’ambito di un tumore che abbia una massa rilevabile.
Caratteristiche generali dei tumori
I tumori sono caratterizzati da una crescita autonoma, afinalistica, e illimitata.
Crescita autonoma significa che molto spesso è poco dipendente, o addirittura non dipendente da
stimoli fisiologici di crescita. Quando parliamo di stimoli fisiologici di crescita cellulare ci riferiamo ai
cosiddetti fattori di crescita, cioè molecole che arrivano sulla membrana delle nostre cellule in cui
trovano opportuni recettori, e il legame tra fattore di crescita e recettore sulla membrana innesca dei
segnali che arrivano al nucleo di questa cellula, che capisce che deve moltiplicarsi. In un organismo
funzionante di norma succede che un segnale di crescita che è attivo su una cellula A, di solito viene
fornito da un’altra cellula, dalla cellula B, quindi questo garantisce nell’equilibrio del nostro organismo
una sorta di controllo, cioè c’è una cellula B che manda un segnale di crescita che è attivo sulla cellula
A, e dopodiché la cellula A comincia a proliferare, e certamente ci sarà un altro tipo di cellula C che
controllerà la funzione della cellula B. Quindi in genere nel nostro organismo, come in una società che
funziona in maniera armonica c’è un controllore e c’è un controllato.
Molto spesso nelle cellule tumorali la crescita è autonoma per due motivi, o perché la cellula comincia
a proliferare anche in assenza di fattori di crescita, per esempio ha dei recettori anomali che sono
sempre attivi anche in assenza di fattori di crescita, oppure (e questa è l’accezione più stringente per la
crescita autonoma) spesso la stessa cellula tumorale è in grado di produrre fattori di crescita che
agiscono su essa stessa e quindi è un atteggiamento di estrema autonomia, autarchico, che sfugge al
controllo che invece è necessario per una condizione omeostatica dell’organismo.

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Oncologia: Studio dei Tumori

L'oncologia è lo studio dei tumori, dal greco oncos che significa rigonfiamento, perché il tumore è una condizione patologica che ingrandisce una massa di tessuto. Ci sono diversi sinonimi: si può parlare di tumore, e qui la derivazione è dal latino tumor che vuol dire rigonfiamento; si può parlare di neoplasia, latinismo che significa neo formazione cioè formazione di un tessuto nuovo e quindi di cellule che si sono accresciute che non erano presenti nell'organismo; un terzo sinonimo è cancro che in realtà si riferisce in particolare ai tumori maligni e questa parola ha origini molte antiche perché le prime osservazioni molto rudimentali di queste patologie avevano dato l'impressione di una neoformazione che si approfondisse nel tessuto normale in maniera molto capillare, quasi afferrando e strozzando il tessuto normale e ciò ricordava le chele di un granchio. Quindi tumore e neoplasia sono sinonimi e non hanno un'accezione né di benignità né di malignità, mentre quando usiamo il termine cancro questa ha un accezione maligna.

Ipertrofia e Iperplasia

Prima di parlare di tumori dobbiamo fare una piccola digressione, e parlare di ipertrofia e iperplasia (lei lo fa brevemente ma vuole che lo studiamo bene dal libro anche con qualche esempio). Ipertrofia significa aumento del volume delle cellule, e iperplasia vuol dire aumento del numero delle cellule. Quindi ci stiamo riferendo all'aumento della massa di un tessuto che può essere dovuta o al fatto che le cellule aumentano singolarmente la loro massa, o al fatto che rimangono dello stesso volume ma aumenta il loro numero. Talvolta, in numerose condizioni fisiopatologiche si verifica un fenomeno misto, quindi sia ipertrofia sia iperplasia: aumenta il numero delle cellule e queste sono anche più grandi. In condizioni fisiopatologiche l'ipertrofia e l'iperplasia sono delle risposte adattative. Un tessuto normale che è sottoposto a uno stimolo particolarmente ingente o particolarmente nuovo, mette in moto dei "meccanismi" per trovare un nuovo stato di equilibrio, per adattarsi. Esempi di questi stimoli: se noi sottoponiamo il muscolo a un intenso lavoro, quindi facciamo un intensa attività muscolare, stiamo chiedendo alla nostra massa muscolare un maggior lavoro a cui magari prima non era abituato, quindi all'inizio noi ci sentiremo molto stanchi, il muscolo sarà molto affaticato, certamente si svilupperà una condizione di glicolisi anaerobia, ma se lo stimolo continua costantemente il muscolo si adatta e si verifica un aumento della massa muscolare. Quest'aumento della massa muscolare può essere dovuto a un aumento del volume e del numero delle fibre muscolari. Questo è un adattamento a una maggiore richiesta funzionale. Un altro esempio che possiamo fare è durante l'allattamento, in cui è richiesta alla ghiandola mammaria un maggiore lavoro per una maggiore produzione di latte, e ci sono degli ormoni dopo la gravidanza preposti a regolare l'allattamento, quindi durante l'allattamento la ghiandola mammaria aumenta di volume, in parte per ipertrofia, in parte per iperplasia. Questi due esempi sono aumenti della massa di un tessuto per una maggiore richiesta funzionale . L'iperplasia si può verificare anche in una condizione di compensazione o rigenerazione cioè laddove sia venuto meno una certa quantità di massa di tessuto, per una ferita per esempio, viene indotta la rigenerazione di quel tessuto e questo è un caso di iperplasia compensativa. La caratteristica di queste condizioni fisiopatologiche/risposte adattive è che quando viene meno lo stimolo, e quindi le cause che hanno portato iperplasia o ipertrofia di norma il tessuto ripristina le condizioni di partenza, quindi c'è una riduzione del numero e del volume delle cellule. Quindi nellamaggior parte dei casi è un fenomeno transitorio e reversibile. Quest'aumento del numero e del volume delle cellule è dovuto al fatto che lo stimolo ipertrofico o iperplastico ha indotto una riprogrammazione genica, non un'alterazione e una modificazione, ma una riprogrammazione genica. Noi sappiamo che tutte le nostre cellule hanno lo stesso genoma, ma a seconda del tipo cellulare, e all'interno della cellula a seconda del momento cellulare, alcuni geni sono espressi cioè sono attivi e quindi producono il messaggero e poi le proteine, altri geni non sono espressi, sono "silenziati", però sono lì e sono gli stessi in tutte le nostre cellule. Quindi in queste condizioni di solito c'è una riprogrammazione genica, nel senso che alcuni geni vengono derepressi, e diventano responsabili dell'aumento del numero delle cellule o del loro volume.

I Tumori: Neoplasia e Iperplasia Patologica

Abbiamo fatto questa premessa perché una neoplasia, e quindi un tumore, è decisamente una iperplasia, come nel 2000 scrissero due autori, con una frase semplicissima ma che arriva al cuore del problema: "le cellule tumorali hanno difetti nei circuiti di regolazione che governano la normale proliferazione cellulare e l'omeostasi del tessuto". Quindi una neoplasia è decisamente una iperplasia, che però non è una risposta adattativa e non è neanche una iperplasia rigenerativa, ma è un'iperplasia decisamente patologica, in cui l'aumento del numero delle cellule non è dovuto a una riprogrammazione genica come invece succede per l'ipertrofia e l'iperplasia fisiologiche. Il tumore è però comunque una malattia da considerarsi genetica perché certamente i geni sono coinvolti, ma sono coinvolti nel senso che subiscono delle alterazioni strutturali, che vanno sotto il nome di trasformazione neoplastica, che conferisce a questa iperplasia un carattere di fenomeno persistente. Queste alterazioni geniche strutturali sono ereditabili, nel senso che le ritroviamo nelle cellule figlie, quindi una cellula madre che dovesse subire delle alterazioni geniche strutturali, se riesce a sopravvivere (ovviamente se non sopravvive il problema del tumore non si pone), queste alterazioni geniche potranno essere trasmesse alla progenie cellulare, e quindi partiamo da una cellula trasformata per arrivare a milioni, miliardi di cellule nell'ambito di un tumore che abbia una massa rilevabile.

Caratteristiche Generali dei Tumori

I tumori sono caratterizzati da una crescita autonoma, afinalistica, e illimitata. Crescita autonoma significa che molto spesso è poco dipendente, o addirittura non dipendente da stimoli fisiologici di crescita. Quando parliamo di stimoli fisiologici di crescita cellulare ci riferiamo ai cosiddetti fattori di crescita, cioè molecole che arrivano sulla membrana delle nostre cellule in cui trovano opportuni recettori, e il legame tra fattore di crescita e recettore sulla membrana innesca dei segnali che arrivano al nucleo di questa cellula, che capisce che deve moltiplicarsi. In un organismo funzionante di norma succede che un segnale di crescita che è attivo su una cellula A, di solito viene fornito da un'altra cellula, dalla cellula B, quindi questo garantisce nell'equilibrio del nostro organismo una sorta di controllo, cioè c'è una cellula B che manda un segnale di crescita che è attivo sulla cellula A, e dopodiché la cellula A comincia a proliferare, e certamente ci sarà un altro tipo di cellula C che controllerà la funzione della cellula B. Quindi in genere nel nostro organismo, come in una società che funziona in maniera armonica c'è un controllore e c'è un controllato. Molto spesso nelle cellule tumorali la crescita è autonoma per due motivi, o perché la cellula comincia a proliferare anche in assenza di fattori di crescita, per esempio ha dei recettori anomali che sono sempre attivi anche in assenza di fattori di crescita, oppure (e questa è l'accezione più stringente per la crescita autonoma) spesso la stessa cellula tumorale è in grado di produrre fattori di crescita che agiscono su essa stessa e quindi è un atteggiamento di estrema autonomia, autarchico, che sfugge al controllo che invece è necessario per una condizione omeostatica dell'organismo.Crescita afinalistica significa che non ha alcuna funzionalità richiesta per l'organismo, quindi è un accrescimento che danneggia l'organismo e non ha nessun esito positivo per l'organismo stesso. È inoltre una crescita illimitata nel tempo e nello spazio, quindi le cellule tumorali acquisiscono la capacità di accrescersi senza avere limitazioni di spazio, soprattutto nei tumori maligni, e si accrescerebbero illimitatamente nel tempo, come possono vedere gli sperimentatori nei laboratori che lavorano con le cellule tumorali, ma in una situazione reale, in cui un tessuto tumorale è ospitato da un organismo, la crescita potenzialmente illimitata in realtà non lo è perché a un certo punto l'organismo ospite soccombe, e poi ci sono le costrizioni anatomiche, le barriere anatomiche, e una serie di fattori, nonché un'auspicabile risposta antitumorale dell'organismo, di solito di tipo immunitario, che vedremo. Quando diciamo crescita, cioè aumento di una neoplasia, non ci riferiamo solamente alla proliferazione che certamente può essere esaltata, ma oltre a considerare la duplicazione cellulare dobbiamo considerare anche un altro fenomeno, la morte cellulare programmata per apoptosi. Questa è una modalità di morte cellulare molto importante per lo sviluppo dei tessuti embrionali, per l'omeostasi del sistema immunitario etc. Quando parliamo di aumento della crescita dobbiamo prendere in considerazione oltre la crescita che può essere aumentata, anche la morte cellulare per apoptosi che può essere ridotta.

Omeostasi Cellulare e Accrescimento

morte mitosi cellulare Questa figura molto semplicemente ci illustra l'omeostasi cellulare dei tessuti proliferanti. 00000 Nella riga di mezzo vediamo un tessuto che + Accrescimento mantiene la sue dimensioni, quindi all'omeostasi, il cellulare tasso mitotico viene eguagliato dal tasso di morte cellulare per apoptosi, e quindi la massa del tessuto rimane quella che deve rimanere. E = Omeostasi Nell'ultima riga vediamo il risultato di una perdita cellulare, che si può produrre con due modalità = + diverse: perché c'è un'esaltata morte cellulare o Perdita cellulare perché c'è una ridotta proliferazione cellulare - = mentre le cellule che muoiono sono le stesse. Questa situazione di perdita cellulare, e in particolare quella a causa di un'esaltata morte cellulare è una situazione che si ritrova in molte malattie neuro-degenerative: i neuroni sono considerati delle cellule stabili, cioè cellule prive di attività replicativa, quindi laddove in questo tipo di tessuti ci dovesse essere un'accentuata morte cellulare per apoptosi, questo sarebbe causa di molte malattie neuro-degenerative. Nella prima riga vediamo il risultato di un accrescimento cellulare in un tessuto tumorale. Si possono verificare due situazioni: o una situazione in cui c'è un esaltata proliferazione cellulare mentre la morte cellulare si verifica con un giusto tasso, oppure la situazione speculare in cui non c'è un esaltata produzione cellulare, ma c'è una deficitaria morte cellulare per apoptosi. Questa doppia possibilità, che oggi ci sembra una cosa molto banale, è stata un'acquisizione di alcune decadi fa che ha rivoluzionato la ricerca oncologica, perché se fino a 20-30 anni fa si cercavano delle terapie anti-neoplastiche che avessero come obbiettivo quello di colpire le cellule in mitosi e quindi la ricerca di farmaci anti-proliferativi, nel momento in cui è stata chiarita questa doppia possibilità, e quindi si è visto che tanti tessuti tumorali, confrontati con il corrispondente tessuto sano, non mostravano un ritmo proliferativo particolarmente vivace, ma mostravano invece una molto minore tendenza delle cellule a morire per apoptosi, ciò ha rivoluzionato la ricerca di nuovi farmaci antineoplastici affiancando a quelli più tradizionali antiproliferattivi, altri farmaci che avessero un effetto di stimolare la capacità delle cellule ad andare incontro a morte cellulare per apoptosi.

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