CAPITOLO 3
Il Lavoro pubblico: caratteristiche e fondamenti
3.1. Caratteristiche e regole del lavoro pubblico
3.2. Una fotografia del lavoro pubblico
3.3. Le nuove regole per i concorsi pubblici
3.4. Organizzazione del lavoro
3.5. Come si entra nella PAFP
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Caratteristiche e regole del lavoro pubblico
Introduzione al lavoro pubblico
Obiettivo di questo video è approfondire le principali caratteristiche del lavoro pubblico.
In particolare tratteremo:
- cosa è il lavoro pubblico
- i principi costituzionali che lo regolano
- la privatizzazione del pubblico impiego
- le principali riforme avvenute negli ultimi anni
Cosa è il pubblico impiego
Il pubblico impiego è il rapporto di lavoro che si instaura tra un lavoratore e una Pubblica Amministrazione.
Questo rapporto di lavoro pubblico è disciplinato in maniera peculiare rispetto all'impiego privato. La ragione di
questa specificità è data, come vedremo, dalla particolare natura del datore di lavoro e degli interessi pubblici in
gioco, tanto che la stessa Costituzione gli dedica diversi specifici articoli.
I principi costituzionali del pubblico impiego
La Costituzione stabilisce dei principi inderogabili per il pubblico impiego:
- il principio dell'accesso ai pubblici uffici in condizioni di eguaglianza tra tutti i cittadini (art. 51)
- il dovere per i pubblici impiegati di adempiere con onore alle proprie funzioni e di porsi al servizio
esclusivo della Nazione (artt. 54 e 98)
- il principio di buon andamento dell'amministrazione (art. 97)
- l'accesso al pubblico impiego per concorso, tranne eccezioni stabilite dalla legge (art. 97)
Diritto pubblico e Diritto privato nel lavoro pubblico
Nel corso degli anni il pubblico impiego ha subito delle sostanziali modifiche che ne hanno determinato la
cosiddetta privatizzazione.
- La prima tappa rilevante in tal senso è rappresentata dal D.Lgs. n. 29/1993, che ha ricondotto il lavoro
pubblico allo stesso modello applicato al lavoro privato, stabilendo che i rapporti lavorativi fossero
disciplinati dal Codice Civile e non più dal Diritto Amministrativo.
- Il secondo passaggio fondamentale si è avuto, poi, con la Legge delega numero 59/1997, la
cosiddetta "Riforma Bassanini".
- Pochi anni dopo, poi, è intervenuto il D.Lgs. n. 165/2001 che tuttora detta le norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni Pubbliche.
Gli impiegati pubblici "non privatizzati"
Ancora oggi, tuttavia, alcuni pubblici dipendenti restano estranei alla privatizzazione. Si tratta delle seguenti
categorie:
- i magistrati ordinari, amministrativi e contabili
- gli avvocati e procuratori dello Stato
- il personale militare e delle Forze di polizia di Stato
- il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia
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- i dipendenti degli Enti che svolgono la loro attività in materia di risparmio, funzione creditizia e
valutaria, tutela del risparmio, valore immobiliare e tutela della concorrenza
Le caratteristiche del lavoro pubblico
Il rapporto di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione ha alcune caratteristiche necessarie:
- è un rapporto volontario, in quanto per la sua costituzione è richiesta la volontà dei due soggetti
coinvolti, e cioè la Pubblica Amministrazione e il dipendente
- è, inoltre, un rapporto strettamente personale, in ragione delle capacità intellettive e delle abilità
tecniche richieste al lavoratore e della fiducia che l'Ente deve avere nei confronti del proprio
dipendente
- il rapporto, poi, deve basarsi su un nesso di reciprocità, cioè la prestazione lavorativa e la retribuzione
devono essere legate tra loro
- la circostanza che la prestazione lavorativa sia svolta alle dipendenze della Pubblica Amministrazione
fa sì che un'ulteriore caratteristica del rapporto sia quella della subordinazione
La disciplina del lavoro pubblico: i contratti
Il Codice Civile e le leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa disciplinano i rapporti di lavoro dei
dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche. In ciò consiste, essenzialmente, la contrattualizzazione del lavoro
pubblico.
Il sistema della contrattazione nel nostro ordinamento si colloca su due piani differenti:
- contrattazione collettiva nazionale, concernente i singoli comparti del pubblico impiego
- contrattazione collettiva integrativa, posta a livello di singola amministrazione (questa corrisponde ai
Contratti collettivi aziendali o d'impresa del settore privato)
I soggetti della contrattazione
I soggetti di questa contrattazione sono:
- L'Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) che ha la
rappresentanza legale delle Pubbliche Amministrazioni, esercita a livello nazionale ogni attività
relativa alle relazioni sindacali, alla negoziazione dei contratti collettivi e all'assistenza delle Pubbliche
Amministrazioni ai fini dell'uniforme applicazione dei contratti collettivi.
- I rappresentanti dei lavoratori, invece, relativamente alla stipula dei contratti collettivi nazionali, sono le
Organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto una rappresentatività non inferiore al 5%,
considerando, a tal fine, la media tra il dato associativo ed il dato elettorale. Alla contrattazione
collettiva nazionale partecipano, inoltre, le Confederazioni alle quali siano affiliate le organizzazioni
sindacali come sopra individuate.
I Comparti
I Comparti rappresentano l'unità fondamentale della contrattazione collettiva nel pubblico impiego.
La riforma Brunetta ha previsto la riduzione dei comparti da otto a quattro aree.
Le nuove aree, valevoli sia per il personale dirigenziale, che non dirigenziale, sono le seguenti:
- Funzioni centrali
- Funzioni locali
- Istruzione e ricerca
- Sanità
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Una fotografia del lavoro pubblico
Introduzione alla composizione del pubblico impiego
Obiettivo di questo video è conoscere più dettagliatamente la composizione odierna del pubblico impiego.
In particolare vedremo:
- una fotografia attuale dei lavoratori pubblici, mettendo in evidenza la composizione per età e per
comparti
- come l'invecchiamento della PA italiana, la cui età media è la più alta d'Europa, renda necessario un
intervento di sblocco del turnover e di assunzioni
Quanti sono i dipendenti pubblici
Alla fine del 2017, ultimo dato ufficiale, i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato erano circa 3 milioni
e 240mila, dei quali, a tempo pieno, erano poco sopra i tre milioni
Le politiche di risparmio degli ultimi anni hanno portato a una riduzione di oltre 193 mila unità di personale in 10 anni,
diminuzione che è variamente distribuita nei vari comparti del pubblico impiego.
C'è da dire a questo proposito che la PA italiana, non è mai stata caratterizzata da un'abbondanza di personale:
- ha, infatti, il 70% in meno dei dipendenti rispetto alla Germania
- il 65% in meno rispetto all'Inghilterra
- il 60% meno della Francia
- e appena il 10% in più della Spagna
L'invecchiamento della PA
La politica di blocco del turn over ha anche portato a:
- Un sensibile innalzamento dell'età media dei dipendenti pubblici che è ora di 50,6 anni (51,3 per le donne),
mentre nel 2001 era di 43,5. Un invecchiamento medio, quindi, di oltre 7 anni. Se escludiamo, poi, le Forze
armate e le Forze dell'ordine, l'età media sale a oltre 54 anni
- Uno spostamento del personale in servizio verso le classi di età più elevate. Gli over 60 nella PA sono
531.585, ossia il 16,4% del totale del personale. Mentre erano il 5,8% nel 2009, e il 4% nel 2001. E di
giovani non se ne vedono: gli under 30 sono appena il 2,8% (erano il 10,4% nel 2001)
Il ricorso al lavoro flessibile
Le stesse politiche di blocco del turnover hanno portato poi ad una crescita del ricorso a figure flessibili e precarie di
contrattualizzazione e deboli politiche di
stabilizzazione.
I precari della PA nel 2017 erano 340.116 mila di cui:
- 101.000 contratti a tempo determinato o in formazione lavoro
- 10.000 lavoratori socialmente utili
- 12.000 lavoratori interinali
- 216.000 tra supplenti, contrattisti, volontari di ferma e allievi di Forze dell'Ordine e Polizia
In un solo anno i lavoratori flessibili sono arrivati a circa a 26mila unità:
- più della metà del totale del lavoro flessibile è assorbito dalla Scuola
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- mentre gli enti del Servizio sanitario nazionale ne occupano il 13,3%
- e quelli delle Regioni ed autonomie locali l'11,5%
Nell'ultimo anno sono state stabilizzate solo poco più di 2.000 persone, lo 0,6% dei lavoratori flessibili al 2017.
Lo sblocco del turnover
La legge 56 del 2019 (il cosiddetto "decreto concretezza") dopo molti anni sblocca il turnover e le Pubbliche
Amministrazioni possono assumere personale a tempo indeterminato.
La spesa per i nuovi assunti non può superare quello che si spendeva per i dipendenti che sono andati in
pensione nell'anno precedente. Per rendere più veloci le procedure di assunzione la stessa legge permette di
assumere subito i vincitori di concorso ancora in attesa e di partire immediatamente con nuovi concorsi.
Dalle piante organiche ai fabbisogni
Ma di quanti impiegati pubblici ha bisogno un'amministrazione? Come si calcola questo numero?
Per capirlo dobbiamo rifarci ad alcuni concetti chiave:
- il ruolo organico, cioè il numero complessivo di posti massimi che una PA può avere suddivisi in posizioni
funzionali e retributive
- la dotazione organica, cioè l'effettiva assegnazione di posti che viene stabilita per ogni PA ogni tre anni
Attualmente il decreto attuativo della riforma Madia (D.Lgs. 75/2017) impone di passare dal concetto di
dotazione organica a quello di fabbisogno di personale come criterio guida nell'organizzazione degli uffici
pubblici.
La legge prevede, infatti, che le amministrazioni pubbliche definiscano l'organizzazione degli uffici in conformità
al Piano triennale dei fabbisogni.
Le amministrazioni, quindi, devono adottare tale Piano triennale in coerenza con la pianificazione pluriennale
delle attività e della performance. Nell'ambito del Piano stesso, le amministrazioni sono tenute a procedere
all'ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di
reclutamento del personale.
Le competenze necessarie da assumere
Dopo aver definito il numero, resta da definire chi assumere.
Il piano dei fabbisogni dovrà stabilire le competenze necessarie, ma in questo senso il "decreto concretezza" dà già delle
precise indicazioni. Il decreto infatti prescrive, in via prioritaria, di reclutare figure professionali con elevate competenze in
materia di:
- digitalizzazione
- razionalizzazione e semplificazione dei processi e dei procedimenti amministrativi
- qualità dei servizi pubblici
- gestione dei fondi strutturali e della capacità d'investimento
- contrattualistica pubblica
- controllo di gestione e attività ispettiva
- contabilità pubblica e gestione finanziaria
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