CAPIRE I MEDIA DIGITALI
Una nuova "ossessione": il digitale
I media digitali sono diventati una delle principali "ossessioni" della società contemporanea e sono entrati a
far parte della vita quotidiana di miliardi di persone in modo capillare.
I media digitali hanno un peso economico, produttivo e dunque politico cruciale nella società
contemporanea. Nel 2012 il mercato mondiale delle comunicazioni digitali rappresentava circa il 6% del
prodotto interno lordo mondiale. Una fetta consistente della ricchezza prodotta sul pianeta nel 2012
proveniva dalle comunicazioni digitali, in particolare:
- dalle telecomunicazioni
- dal mercato dei computer
- dai servizi di televisione
- e dall'elettronica di consumo.
I media stanno trasformando flussi e geografie della comunicazione:
- da un lato non si stanno evolvendo in maniera uniforme nel pianeta e talvolta hanno addirittura amplificato
le disuguaglianze presenti nelle diverse parti del globo (nel 2012 il 30% del mercato dei media digitali era
concentrato in Nord America e il 27% in Europa)
- dall'altro lato, grazie al digitale e soprattutto alla telefonia mobile, molte regioni di Africa, America Latina e
Asia accedono oggi a strumenti di comunicazione personale che anni fa erano riservati ai continenti più
ricchi.
Nelle società contemporanee, in quelle a capitalismo avanzato e non solo, il digitale rappresenta un centro
nevralgico (un punto delicato) d'interessi culturali politici ed economici. A partire dalla diffusione popolare di
internet (anni '90), le tecnologie digitali e i flussi di dati immateriali hanno rappresentato una chiave
d'interpretazione fondamentale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea.
Stéphane Vial -> ha parlato di "ontofania (termine religioso = apparizione) digitale" per indicare quanto
l'universo digitale condizioni l'esperienza e la percezione del mondo.
Negli ultimi decenni molte delle maggiori paure e insicurezze (privacy, perdita di competenze cognitive) che
altrettante speranze e aspettative positive (di democrazia o prosperità economica), sono state associate alla
diffusione dei media digitali.
Molti dei cambiamenti sociali associati ai media digitali sono stati percepiti come vere e proprie rivoluzioni. È
importante ricordare che l'apparente e repentina rivoluzione digitale rappresenta il punto di convergenza di
due fenomeni di lungo periodo che hanno caratterizzato la modernità:
- da un lato l'evoluzione dei mass media e dei moderni mezzi di comunicazione (metà '800, rivoluzione
industriale, affermarsi dell'economia capitalista)
- dall'altro lato, questa rivoluzione è legata alla storia della digitalizzazione e dell'informatizzazione, un
processo avviatosi nella prima metà del '900 ma delineatosi nei suoi tratti fondamentali nella seconda
metà del secolo.
-> la rivoluzione digitale affonda le proprie radici in processi storici tutt'altro che recenti.
Per comprendere l'evoluzione dei nuovi media è necessario comprendere le idee e le concezioni culturali
che hanno supportato il loro affermarsi nella società. Per fare ciò è necessario fare un:
- passo indietro nel tempo
- passo indietro anche in quanto osservatori del mondo che ci circonda in modo da essere in grado di
mettere in discussione categorie e idee che siamo abituati a dare per scontate.
Per una definizione di digitale
Il digitale si è spesso definito in contrapposizione la termine "analogico". Esempio:
- vinile: il suono del disco è prodotto dal contatto tra la puntina e i solchi incisi sul disco, i quali sono
continui. Tra il suono e il solco c'è quindi un'analogia fisica: se il solco è più o meno profondo produce un
suono diverso
- cd: la traccia audio è scomposta in una miriade di punti, e quindi in unità discrete e non continue, i cui
valori sono registrati sulla superficie del compact disc in formato binario, sotto forma di "0" e di "1": il
suono è prodotto dalla lettura che il laser fa dei valori di questi singoli punti, che ascoltati in sequenza
ricreano la continuità dell'ascolto.
Due elementi fondamentali della digitalizzazione dei media sono:
- la numerizzazione: consiste nella conversione in cifre dei contenuti prima espressi in linguaggi differenti
(con il digitale video, audio e testo sono codificati attraverso un medesimo linguaggio numerico). La
digitalizzazione è un macro-fenomeno consistente della numerizzazione.
- la binarizzazione: tutto è ridotto a due stadi "0" e "1"
La digitalizzazione non è la conversione di dati fisici in informazione binaria, ma è la semplice assegnazione
di valori numerici. Il fatto che si sia pensato di digitalizzare i contenuti attraverso stringhe di 0 e 1, chiamate
bit, ha semplificato e reso più economico il processo di decodifica.
La sovrapposizione tra digitalizzazione e linguaggio binario è uno dei passaggi decisivi che ha caratterizzato
la diffusione dei media digitali nella cultura contemporanea.
L'informazione digitalizzata permette di trattare tutte le forme di comunicazione allo stesso modo e ciò
consente di:
- smaterializzare i contenuti dei media
- comprimerli e quindi trasferirli più in fretta
- conservarli in supporti che occupano poco spazio perché l'informazione digitale è densa
- Manipolarli o modificarli in maniera semplice.
-> tutti questi processi, con i media analogici, erano più complicati e costosi perché occorreva manipolare
oggetti fisici.
La digitalizzazione ha coinvolto:
- la produzione, la distribuzione e il consumo dei contenuti dei media
- ma ha anche comportato un'esplosione di nuovi hardware dedicati alla lettura, riproduzione e
conservazione di tali contenuti (computer, telefoni, usb, lettori mp3 ... ).
Digitalizzazione e modelli di società
L'idea di digitalizzazione pone le proprie radici in due cornici teoriche emerse nel periodo successivo alla
seconda guerra mondiale:
- la cibernetica: fu in innovativo ambito interdisciplinare definitosi dagli anni '50 sulle basi del lavoro del
matematico statunitense Norbert Wiener, che riconobbe tra i fenomeni cruciali per le trasformazioni
sociali:
- l'evoluzione delle forme di comunicazione
- il ruolo delle macchine
- e della loro interazione con l'ambiente sociale
- la "teoria dell'informazione": disciplina fondata nel 1948 dall'ingegnere e matematico Claude Shannon, il
quale tracciò le basi logico-matematiche di un modello di trasferimento della comunicazione.
-> tali modelli rappresentarono un riferimento centrale dei nascenti media studies e permisero di
identificare "la comunicazione" come dimensione cruciale della società post-bellica.
È possibile identificare cinque differenti idee di nuove "società" emerse nella seconda metà del '900 che
hanno in qualche modo aperto la strada all'idea di società digitale.
- La società dell'informazione -> prospettiva che vedeva l'informazione come una forza irresistibile in
grado di rivoluzionare interamente la società, permettendone lo sviluppo politico, economico e culturale.
Il primo piano organico a prevedere la trasformazione della società in direzione dell'informazione è
probabilmente quello contenuto in un documento del 1972 dello Japan Computer Usage Development
Institute: in esso viene illustrato il piano del governo per raggiungere l'informatizzazione della società
giapponese. L'idea di società dell'informazione è per larga parte rasata sul digitale ed è proprio la
diffusione del digitale ad averne permesso una tale estensione nel discorso comune.
- La società post-industriale -> idea elaborata da Daniel Bell negli anni '70, prevedeva il passaggio da
un'economia basata sulla produzione di beni a una incentrata sui servizi. Questo passaggio includeva la
progressiva crescita di rilevanza dei lavoratori cognitivi, delle conoscenze teoriche e della cosiddetta
"tecnologia intellettuale", che vedeva nel computer uno strumento fondamentale per l'organizzazione
automatica di tutti gli aspetti della vita umana.
- La società convergente -> idea legata al macro-concetto della "convergenza dei media", che si basa
sulla digitalizzazione dei contenuti, dei dispositivi e delle reti di trasporto dell'informazione. Grazie alla
digitalizzazione hanno cominciato a sovrapporsi e integrarsi (in modo graduale fino agli anni '70) tre
settori della comunicazione:
- i contenuti editoriali
- le telecomunicazioni
- l'informatica
- La società post-moderna -> idea emersa negli anni '80 a partire dalle riflessioni di filosofi e sociologi
francesi, come Lyotard e Baudrillard. La società post-moderna è caratterizzata dal crollo di valori e
narrazioni sociali condivise e, dunque, incapace di fornire un'interpretazione unificante dell'esperienza
sociale. Negli ultimi anni la definizione di "post-modernità" è diventata un'etichetta utile per mettere in
luce alcuni fenomeni spesso associati anche alla rivoluzione digitale, come:
- l'indebolimento della distinzione tra reale e virtuale
- la tendenza all'appropriazione e alla decontestualizzazione di riferimenti e simboli culturali
appartenenti ad altre epoche o luoghi per attribuirgli nuovi significati.
- La network society o società delle reti -> questa espressione, direttamente incentrata sulle
trasformazioni prodotte dalla rete internet e quindi dalle comunicazioni digitali, risale agli anni '70, ma la
sua popolarizzazione si deve a due volumi scritti da van Dijk e Castells. Con tale espressione i due
sociologi hanno messo in luce una serie di trasformazioni avvenute nella seconda metà del '900 che
coinvolgono aspetti economici, lavorativi, spaziali, temporali e comunicativi. Queste espressioni hanno
fatto delle reti la dimensione centrale e la forma predominate di organizzazione. I media digitali sono
centrali nella definizione della società delle reti, perché:
- Internet e la telefonia mobile sono basati su network di comunicazione
- le redi rappresentano l'infrastruttura informativa su cui i processi culturali della network society sono
basati.
-> queste idee vedono nell'informazione, nell'economia immateriale, nella convergenza dei media, nella
perdita di cornici culturali condivise e nell'esistenza stessa della rete i tratti caratteristici delle società
avanzate.
La politica sulle "autostrade dell'informazione"
L'idea di digitalizzare le comunicazioni e i contenuti culturali prese forma tra gli anni '70 e '80, quando il
computer (in particolare il pc) iniziò ad essere un medium popolare e portatore di una nuova cultura.
Una riflessione di natura politica sulla digitalizzazione emerse tra gli anni '80 e '90, quando i governi
compresero la necessità di rinnovare radicalmente le proprie infrastrutture di telecomunicazione.
I primi a mettere al centro della propria politica economica e industriale la rete furono gli Stati Uniti, con il
documento (1993) dell'amministrazione Clinton The National Information Infrastructure Act: Agenda for
Action -> il quale aveva il fine di stimolare soggetti privati a creare una rete di reti (autostrade
dell'informazione), grazie a cui fosse garantito ai cittadini statunitensi l'accesso universale a servizi e
contenuti che sarebbero circolati attraverso tale infrastruttura.
Nel 1993 Jacques Delors, allora presidente della Commissione Europea presentò alla Comunità Europea il
libro bianco Crescita, competitività, occupazione -> esso si occupava del problema della disoccupazione e
vedeva una possibile soluzione nello sviluppo di nuove reti di telecomunicazione, di nuovi servizi
multimediali e dei settori dell'informatica, dell'elettronica e della robotica.
Pochi mesi dopo fu pubblicato il Rapporto Bangemann -> in cui furono presentati i risultati dei lavori di una
commissione dell'Unione Europea dedicata alle nuove possibilità tecnologiche e alle disparità d'accesso.
L'Unione Europea spinse, nel corso degli anni '90, alla creazione di reti digitali e banda larga in tutti gli stati
affiliati dell'Unione, pur con velocità diverse da paese a paese.
Nel 1994 il Giappone diffuse due rapporti:
- uno del ministero delle Poste e Telecomunicazioni
- l'altro di quello dell'Industria e del Commercio
che riconoscevano nella realizzazione dell'autostrada dell'informazione il modo per favorire una nuova fase
di sviluppo economico.
In quegli anni fu avviato il progetto della cosiddetta "rete numerica a banda larga", il cui obiettivo era quello di
realizzare un'unica rete a estensione nazionale in fibra ottica.