Riassunto del libro Storia dei media digitali: impatto della digitalizzazione

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su "Storia dei media digitali" pdf. Il Pdf esplora l'impatto della digitalizzazione su musica e telefonia mobile, analizzando l'evoluzione del formato MP3, il successo dell'iPod e le implicazioni della telefonia mobile in diverse culture.

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Riassunto del libro "Storia dei media digitali" pdf
Digital media (Università Cattolica del Sacro Cuore)
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STORIA DEI MEDIA DIGITALI
Rivoluzioni e continuità
Gabriele Balbi
Paolo Magaudda
INDICE !
1. Capire i media
digitali
2. Il computer
3. Internet
4. Il telefono mobile
5. La digitalizzazione
dei media analogici
6. Conclusione
pag 2
pag 5
pag 12
pag 21
pag 28
pag 40!
1
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Anteprima

CAPIRE I MEDIA DIGITALI

Una nuova "ossessione": il digitale

I media digitali sono diventati una delle principali "ossessioni" della società contemporanea e sono entrati a far parte della vita quotidiana di miliardi di persone in modo capillare. I media digitali hanno un peso economico, produttivo e dunque politico cruciale nella società contemporanea. Nel 2012 il mercato mondiale delle comunicazioni digitali rappresentava circa il 6% del prodotto interno lordo mondiale. Una fetta consistente della ricchezza prodotta sul pianeta nel 2012 proveniva dalle comunicazioni digitali, in particolare:

  • dalle telecomunicazioni
  • dal mercato dei computer
  • dai servizi di televisione
  • e dall'elettronica di consumo.

I media stanno trasformando flussi e geografie della comunicazione:

  • da un lato non si stanno evolvendo in maniera uniforme nel pianeta e talvolta hanno addirittura amplificato le disuguaglianze presenti nelle diverse parti del globo (nel 2012 il 30% del mercato dei media digitali era concentrato in Nord America e il 27% in Europa)
  • dall'altro lato, grazie al digitale e soprattutto alla telefonia mobile, molte regioni di Africa, America Latina e Asia accedono oggi a strumenti di comunicazione personale che anni fa erano riservati ai continenti più ricchi.

Nelle società contemporanee, in quelle a capitalismo avanzato e non solo, il digitale rappresenta un centro nevralgico (un punto delicato) d'interessi culturali politici ed economici. A partire dalla diffusione popolare di internet (anni '90), le tecnologie digitali e i flussi di dati immateriali hanno rappresentato una chiave d'interpretazione fondamentale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Stéphane Vial -> ha parlato di "ontofania (termine religioso = apparizione) digitale" per indicare quanto l'universo digitale condizioni l'esperienza e la percezione del mondo. Negli ultimi decenni molte delle maggiori paure e insicurezze (privacy, perdita di competenze cognitive) che altrettante speranze e aspettative positive (di democrazia o prosperità economica), sono state associate alla diffusione dei media digitali. Molti dei cambiamenti sociali associati ai media digitali sono stati percepiti come vere e proprie rivoluzioni. È importante ricordare che l'apparente e repentina rivoluzione digitale rappresenta il punto di convergenza di due fenomeni di lungo periodo che hanno caratterizzato la modernità:

  • da un lato l'evoluzione dei mass media e dei moderni mezzi di comunicazione (metà '800, rivoluzione industriale, affermarsi dell'economia capitalista)
  • dall'altro lato, questa rivoluzione è legata alla storia della digitalizzazione e dell'informatizzazione, un processo avviatosi nella prima metà del '900 ma delineatosi nei suoi tratti fondamentali nella seconda metà del secolo.

-> la rivoluzione digitale affonda le proprie radici in processi storici tutt'altro che recenti. Per comprendere l'evoluzione dei nuovi media è necessario comprendere le idee e le concezioni culturali che hanno supportato il loro affermarsi nella società. Per fare ciò è necessario fare un:

  • passo indietro nel tempo
  • passo indietro anche in quanto osservatori del mondo che ci circonda in modo da essere in grado di mettere in discussione categorie e idee che siamo abituati a dare per scontate.

Per una definizione di digitale

Il digitale si è spesso definito in contrapposizione la termine "analogico". Esempio:

  • vinile: il suono del disco è prodotto dal contatto tra la puntina e i solchi incisi sul disco, i quali sono continui. Tra il suono e il solco c'è quindi un'analogia fisica: se il solco è più o meno profondo produce un suono diverso
  • cd: la traccia audio è scomposta in una miriade di punti, e quindi in unità discrete e non continue, i cui valori sono registrati sulla superficie del compact disc in formato binario, sotto forma di "0" e di "1": il suono è prodotto dalla lettura che il laser fa dei valori di questi singoli punti, che ascoltati in sequenza ricreano la continuità dell'ascolto.

Due elementi fondamentali della digitalizzazione dei media sono:

  • la numerizzazione: consiste nella conversione in cifre dei contenuti prima espressi in linguaggi differenti (con il digitale video, audio e testo sono codificati attraverso un medesimo linguaggio numerico). La digitalizzazione è un macro-fenomeno consistente della numerizzazione.
  • la binarizzazione: tutto è ridotto a due stadi "0" e "1"

La digitalizzazione non è la conversione di dati fisici in informazione binaria, ma è la semplice assegnazione di valori numerici. Il fatto che si sia pensato di digitalizzare i contenuti attraverso stringhe di 0 e 1, chiamate bit, ha semplificato e reso più economico il processo di decodifica. La sovrapposizione tra digitalizzazione e linguaggio binario è uno dei passaggi decisivi che ha caratterizzato la diffusione dei media digitali nella cultura contemporanea. L'informazione digitalizzata permette di trattare tutte le forme di comunicazione allo stesso modo e ciò consente di:

  • smaterializzare i contenuti dei media
  • comprimerli e quindi trasferirli più in fretta
  • conservarli in supporti che occupano poco spazio perché l'informazione digitale è densa
  • Manipolarli o modificarli in maniera semplice.

-> tutti questi processi, con i media analogici, erano più complicati e costosi perché occorreva manipolare oggetti fisici. La digitalizzazione ha coinvolto:

  • la produzione, la distribuzione e il consumo dei contenuti dei media
  • ma ha anche comportato un'esplosione di nuovi hardware dedicati alla lettura, riproduzione e conservazione di tali contenuti (computer, telefoni, usb, lettori mp3 ... ).

Digitalizzazione e modelli di società

L'idea di digitalizzazione pone le proprie radici in due cornici teoriche emerse nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale:

  • la cibernetica: fu in innovativo ambito interdisciplinare definitosi dagli anni '50 sulle basi del lavoro del matematico statunitense Norbert Wiener, che riconobbe tra i fenomeni cruciali per le trasformazioni sociali:
  • l'evoluzione delle forme di comunicazione
  • il ruolo delle macchine
  • e della loro interazione con l'ambiente sociale
  • la "teoria dell'informazione": disciplina fondata nel 1948 dall'ingegnere e matematico Claude Shannon, il quale tracciò le basi logico-matematiche di un modello di trasferimento della comunicazione.

-> tali modelli rappresentarono un riferimento centrale dei nascenti media studies e permisero di identificare "la comunicazione" come dimensione cruciale della società post-bellica. È possibile identificare cinque differenti idee di nuove "società" emerse nella seconda metà del '900 che hanno in qualche modo aperto la strada all'idea di società digitale.

  1. La società dell'informazione -> prospettiva che vedeva l'informazione come una forza irresistibile in grado di rivoluzionare interamente la società, permettendone lo sviluppo politico, economico e culturale. Il primo piano organico a prevedere la trasformazione della società in direzione dell'informazione è probabilmente quello contenuto in un documento del 1972 dello Japan Computer Usage Development Institute: in esso viene illustrato il piano del governo per raggiungere l'informatizzazione della società giapponese. L'idea di società dell'informazione è per larga parte rasata sul digitale ed è proprio la diffusione del digitale ad averne permesso una tale estensione nel discorso comune.
  2. La società post-industriale -> idea elaborata da Daniel Bell negli anni '70, prevedeva il passaggio da un'economia basata sulla produzione di beni a una incentrata sui servizi. Questo passaggio includeva la progressiva crescita di rilevanza dei lavoratori cognitivi, delle conoscenze teoriche e della cosiddetta "tecnologia intellettuale", che vedeva nel computer uno strumento fondamentale per l'organizzazione automatica di tutti gli aspetti della vita umana.
  3. La società convergente -> idea legata al macro-concetto della "convergenza dei media", che si basa sulla digitalizzazione dei contenuti, dei dispositivi e delle reti di trasporto dell'informazione. Grazie alla digitalizzazione hanno cominciato a sovrapporsi e integrarsi (in modo graduale fino agli anni '70) tre settori della comunicazione:
  • i contenuti editoriali
  • le telecomunicazioni
  • l'informatica
  1. La società post-moderna -> idea emersa negli anni '80 a partire dalle riflessioni di filosofi e sociologi francesi, come Lyotard e Baudrillard. La società post-moderna è caratterizzata dal crollo di valori e narrazioni sociali condivise e, dunque, incapace di fornire un'interpretazione unificante dell'esperienza sociale. Negli ultimi anni la definizione di "post-modernità" è diventata un'etichetta utile per mettere in luce alcuni fenomeni spesso associati anche alla rivoluzione digitale, come:
  • l'indebolimento della distinzione tra reale e virtuale
  • la tendenza all'appropriazione e alla decontestualizzazione di riferimenti e simboli culturali appartenenti ad altre epoche o luoghi per attribuirgli nuovi significati.
  1. La network society o società delle reti -> questa espressione, direttamente incentrata sulle trasformazioni prodotte dalla rete internet e quindi dalle comunicazioni digitali, risale agli anni '70, ma la sua popolarizzazione si deve a due volumi scritti da van Dijk e Castells. Con tale espressione i due sociologi hanno messo in luce una serie di trasformazioni avvenute nella seconda metà del '900 che coinvolgono aspetti economici, lavorativi, spaziali, temporali e comunicativi. Queste espressioni hanno fatto delle reti la dimensione centrale e la forma predominate di organizzazione. I media digitali sono centrali nella definizione della società delle reti, perché:
  • Internet e la telefonia mobile sono basati su network di comunicazione
  • le redi rappresentano l'infrastruttura informativa su cui i processi culturali della network society sono basati.

-> queste idee vedono nell'informazione, nell'economia immateriale, nella convergenza dei media, nella perdita di cornici culturali condivise e nell'esistenza stessa della rete i tratti caratteristici delle società avanzate.

La politica sulle "autostrade dell'informazione"

L'idea di digitalizzare le comunicazioni e i contenuti culturali prese forma tra gli anni '70 e '80, quando il computer (in particolare il pc) iniziò ad essere un medium popolare e portatore di una nuova cultura. Una riflessione di natura politica sulla digitalizzazione emerse tra gli anni '80 e '90, quando i governi compresero la necessità di rinnovare radicalmente le proprie infrastrutture di telecomunicazione. I primi a mettere al centro della propria politica economica e industriale la rete furono gli Stati Uniti, con il documento (1993) dell'amministrazione Clinton The National Information Infrastructure Act: Agenda for Action -> il quale aveva il fine di stimolare soggetti privati a creare una rete di reti (autostrade dell'informazione), grazie a cui fosse garantito ai cittadini statunitensi l'accesso universale a servizi e contenuti che sarebbero circolati attraverso tale infrastruttura. Nel 1993 Jacques Delors, allora presidente della Commissione Europea presentò alla Comunità Europea il libro bianco Crescita, competitività, occupazione -> esso si occupava del problema della disoccupazione e vedeva una possibile soluzione nello sviluppo di nuove reti di telecomunicazione, di nuovi servizi multimediali e dei settori dell'informatica, dell'elettronica e della robotica. Pochi mesi dopo fu pubblicato il Rapporto Bangemann -> in cui furono presentati i risultati dei lavori di una commissione dell'Unione Europea dedicata alle nuove possibilità tecnologiche e alle disparità d'accesso. L'Unione Europea spinse, nel corso degli anni '90, alla creazione di reti digitali e banda larga in tutti gli stati affiliati dell'Unione, pur con velocità diverse da paese a paese. Nel 1994 il Giappone diffuse due rapporti:

  • uno del ministero delle Poste e Telecomunicazioni
  • l'altro di quello dell'Industria e del Commercio che riconoscevano nella realizzazione dell'autostrada dell'informazione il modo per favorire una nuova fase di sviluppo economico.

In quegli anni fu avviato il progetto della cosiddetta "rete numerica a banda larga", il cui obiettivo era quello di realizzare un'unica rete a estensione nazionale in fibra ottica.

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