Documento da Università Cattolica del S. Cuore su Teologia 1. Il Pdf esplora i concetti fondamentali della teologia, la questione della verità, l'esistenza di Dio, la Rivelazione e l'Incarnazione, con un focus sulla fede cristologica e la Sacra Scrittura, per il corso di Religione all'Università.
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Teologia 1 Questioni fondamentali: la fede cristologica e la Sacra Scrittura Prof. Dott. Sac. Antonio Cecchini
Nota sulle prove della Rivelazione di Dio nell'Antico Testamento
(oltre ovviamente alla Dispensa e a quanto spiegato a lezione):
In sostituzione dei testi sopra riportati è possibile portare all'esame uno dei Dossier sul rapporto "scienza e fede" del Professore (A. Cecchini) riportati sul suo sito www.laviadellavita.it alla voce Dossier, cioè:
Nel sito del Professore www.laviadellavita.it si trovano molti contributi per la propria ricerca, come pure molti aiuti per la propria formazione umana, culturale e spirituale. Tali contributi spaziano spesso sul rapporto tra fede e ragione, tra Filosofia e Teologia, tra fede e scienza, e su altre tematiche che ineriscono al Programma del presente Corso di Teologia. Inoltre, nella sezione Catechesi si trovano pure documenti utili anche per avere domande e risposte su quanto espresso nella Dispensa, specie nell'Introduzione (sul medesimo tema Perché dovrei? esiste pure una catechesi-conferenza del Professore disponibile anche in audio, in formato mp3, riportata in fondo alla homepage ascolta) e nei punti 1 (La verità), 2 (Dio), 3 (Le Religioni) e 4 (Gesù Cristo).
Una vita tutta assorbita dalle cose "da fare" e spesso attirata spasmodicamente dalle cose "da avere", rischia di diventare molto presto una vita disumana. Il materialismo vorrebbe convincerci che questa è la concretezza della vita, ciò di cui abbiamo bisogno. In effetti abbiamo bisogno di tante cose, senza le quali sarebbe difficile vivere. La logica commerciale sollecita però in noi perfino dei bisogni artificiali, per poterci vendere sempre qualcosa di nuovo che sembra indispensabile. Poi ci accorgiamo che le cose più importanti della vita in realtà non si possono comprare: come l'amore, l'amicizia, la serenità interiore, il senso stesso di quello che facciamo. Da quando esiste, noi vediamo che l'uomo ha sì bisogno, come gli altri animali, di mangiare, bere, dormire, sente la voglia di accoppiarsi ... ma, a differenza di tutti gli altri animali, l'uomo ha dentro di sé un bisogno più grande, una fame di qualcosa che lo attira e nello stesso tempo lo supera sempre. Già l'uomo delle caverne ha sì bisogno di cose immediatamente utili per vivere, come costruire un arnese per cacciare o difendersi dalle belve, ma disegna anche un graffito sulla parete della caverna o prova a fare della musica! Questo non risponde ad un bisogno materiale, cioè alla domanda "a che cosa mi serve", ma ad una bisogno più profondo: abbiamo infatti fame di bellezza1! L'essere umano non si accontenta di provare piacere nell'accoppiarsi, ma si sente solo e sente di essere fatto per l'altro: abbiamo infatti fame d'amore! Quando poi la morte prende una persona cara, l'uomo prova angoscia, e non solo perché lei o lui non c'è più, ma perché sente che la morte non dovrebbe esserci: abbiamo infatti fame di vita, di vita eterna2! Ogni nostra scelta è in fondo mossa dal desiderio di felicità. Quando un uomo non ha più questa speranza di felicità diciamo infatti che è "di-sperato". È una fame talmente forte che il disperato può arrivare anche al suicidio : meglio non vivere che vivere senza una speranza, senza un fine di felicità, meglio non vivere che vivere senza senso. La gioia vera non può essere costruita artificialmente, non si può comprare: per fare allegria può bastare anche un po' d'alcool o altro nel sangue (un po' d'euforia che spesso si paga con la successiva depressione; non si tratta dunque di vera libertà, ma di una schiavitù); per avere la gioia c'è bisogno di ben altro. Può capitare inoltre di confondere la felicità con delle tappe intermedie: "sarò felice quando avrò quella cosa lì", "quando farò quella cosa là". Poi ci accorgiamo che non è così, che anche quando abbiamo raggiunto quella tappa, in realtà poi non basta, ma siamo fatti per qualcosa di più. Qualcuno allora diventa cinico: arriva cioè a convincersi che la felicità non esiste, che al massimo esistono solo felicità passeggere; ma anche se cerchiamo di accontentarci, sentiamo in realtà che siamo fatti per un oltre. Se siamo sinceri con noi stessi, riconosciamo infatti che abbiamo fame di una felicità infinita.
1 L'arte non è riconducibile al materialismo: la musica non è solo un insieme di onde sonore; quello che può suscitare interiormente la visione di un bel quadro o di uno stupendo panorama non è riducibile ad un insieme di colori. 2 Anche i più antichi reperti della paleoantropologia, come anche tutte le civiltà antiche, ci mostrano l'esistenza di un "culto dei morti", cioè l'intuizione profonda e universale che non siamo fatti solo per questa vita. Anche G. Jung osserva come la questione della morte sia quella che sta più al fondo di noi stessi. Per questo motivo M. Heidegger definisce l'uomo anche Sein-zur-tode (Essere-per-la-morte). 3 È drammaticamente significativo infatti che ad esempio il numero di suicidi giovanili cresca in modo esponenziale proprio in quelle regioni e nazioni con il maggior benessere, là cioè dove non ci sono seri problemi materiali.
Non abbiamo dunque solo bisogno di cose da fare, ma abbiamo ancora più bisogno di un senso con cui farle, abbiamo cioè bisogno di un significato e di un significato vero. Non abbiamo solo bisogno di vita, ma del senso vero con cui vivere. Vivere senza un senso vero, in realtà non è vivere ma è un sopravvivere. Abbiamo fame di significato, di un senso vero, abbiamo cioè fame di verità di vitaª! Quindi, se abbiamo il coraggio di guardarci dentro, dobbiamo prima o poi riconoscere che il nostro bisogno di bellezza, di vita, di amore, di felicità, di verità, è in realtà bisogno della Bellezza, Vita, Felicità, Verità infinite, di un Amore infinito, in altre parole potremmo dire che abbiamo bisogno dell'Essere infinito". L'uomo è un essere davvero speciale: è un essere finito, ma con dentro una fame di infinito, per cui nelle sue aspirazioni non si accontenta mai e trascende sempre se stesso e l'universo intero; è parte del mondo ma con il suo pensiero è più del mondo, è un animale evoluto ma ha dentro qualcosa di spirituale, di divino, che lo rende signore del pianeta. Quando appare l'uomo, per la prima volta vediamo infatti sulla terra un essere che non è solo un animale biologicamente e cerebralmente evoluto, ma un essere che porta in sé una traccia divina, una caratteristica spirituale che lo rende simile a Dio': è ciò che si manifesta con la sua superiore (spirituale) capacità di pensare e di essere libero. La nostra questione principale, il dramma dell'essere umano ma anche la sua superiore grandezza e dignità, per cui possiamo o soffrire o gioire più di tutti gli altri esseri viventi, è data appunto dal fatto che siamo "finiti", ma con dentro un'ineliminabile fame di Infinito! L'uomo sembra proprio essere non solo simile a Dio, ma fatto per Dio®. L'intelligenza, che permette all'uomo non solo di fare esperienza della realtà, ma appunto di "intus-legere", cioè di cogliere sia pur parzialmente l'essere delle cose e di possedere quindi
4 Già all'inizio della sua missione Gesù risponde a Satana: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4*). Vince e ci mette in guardia da questa perenne tentazione di ridurre il bisogno dell'uomo alle questioni materiali. L'uomo ha soprattutto fame di Verità ed ha fondamentalmente fame di Dio. * = qualora non fossero note, le sigle dei libri biblici si trovano nell'indice stesso della Bibbia; il primo numero indica ovviamente il capitolo, quello dopo la virgola il versetto (ad esempio la citazione sopraindicata, Mt 4,4, indica Vangelo di Matteo al capitolo 4, versetto 4). Tutte le citazioni bibliche qui segnalate vanno specificamente lette sul testo. 5 Essere, verità e bene sono in fondo la stessa cosa. Chiamiamo l'essere "vero" in riferimento all'intelligenza che lo coglie e "bene" in riferimento alla volontà che lo vuole. Analogamente, all'opposto lo diciamo di nulla, falso e male (ma non c'è correlatività perché abbiamo questi tre concetti in riferimento ai primi tre e non viceversa). 6 Pascal disse che l'uomo è una "canna pensante": così fragile e nello stesso tempo più grande dell'universo stesso, perché "anche se l'universo mi uccidesse esso non sa di farlo, mentre io lo so". Heidegger dice che l'uomo è Dasein (Esserci), cioè l'unico essere che sa di esserci, in cui l'essere prende coscienza di sé. 7 Nel primo capitolo del primo libro della Bibbia (Genesi), si dice in modo straordinario (e tanto più inaudito in quanto c'è nell'Antico Testamento la proibizione assoluta di farsi immagini di Dio, in quanto Egli è trascendente e puro Spirito) che l'essere umano è creato da Dio "a sua immagine e somiglianza" (Gn 1,26- 27), proprio perché oltre all'elemento materiale c'è in lui e solo in lui quello spirituale (Gn 2,7); per questo è chiamato a "dominare" il mondo (Gn 1,26) ed a diventare l'amico di Dio. "Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei Tu, Signore, che lo stimoli a dilettarti delle tue lodi, perché ci hai fatti per Te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te" (S. Agostino, Le Confessioni, 1,1,1). Anche un filosofo ateo contemporaneo come J. P. Sartre, ad esempio, riconosce che "l'uomo è fondamentalmente desiderio di essere Dio"; ma se Dio non c'è allora "l'uomo è una passione inutile" [L'être et le néant, Paris 1960, p. 708]. Se così fosse, se a questa fame infinita dell'uomo non corrispondesse niente, non ci fosse risposta, l'uomo sarebbe tra l'altro la prima assurdità cosmica, perché mai nella natura si registra l'esistenza di un bisogno fondamentale "vano", cioè senza risposta (se c'è la sete è perché da qualche parte c'è l'acqua).