La democrazia in America di Tocqueville, esame Simonazzi, Unimi

Documento da Università degli Studi di Milano su La democrazia in America-Tocqueville. Il Pdf, un approfondimento di Filosofia per l'Università, esplora l'analisi di Tocqueville sull'impatto dell'uguaglianza, il ruolo della religione e la centralizzazione del potere, con capitoli che ne approfondiscono il pensiero.

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16 pagine

La democrazia in America-
Tocqueville. Esame 20-21 Simonazzi
Filosofia
Università degli Studi di Milano (UNIMI)
15 pag.
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La democrazia in America – Alexis de Tocqueville
Libro primo
Introduzione
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Anteprima

La democrazia in America - Alexis de Tocqueville

Libro primo

Introduzione

L'eguaglianza delle condizioni influenza la società americana con indirizzi, principi e abitudini peculiari. La sua influenza si estende oltre alla politica: crea opinioni, sentimenti ed usanze. Anche in Europa l'uguaglianza avanza rapida verso il potere. Alcuni vedono la rivoluzione democratica come inarrestabile; altri pensano l'opposto. Ripercorriamo gli ultimi 700 anni di storia francese per capirci qualcosa in più. Inizialmente il potere è ereditario e la sua fonte sono i terreni. L'avvento della Chiesa porta maggiore uguaglianza sul piano spirituale. Ciò fa nascere il bisogno di leggi. Inoltre, il commercio inizia a far arricchire ed elevare la plebe. Anche il sapere (letterario e scientifico) si diffonde e dona potere ai sapienti nell'ambito politico. Con così tanti e nuovi modi di accedere al potere, la nobiltà lascia pian piano il posto all'eguaglianza. Questo fa sì che i nobili si debbano alternativamente alleare con il re o con il popolo per combattere gli eccessi della controparte. Finita l'importanza dei feudi, la ricchezza industriale e commerciale inizia a generare tanto più potere quanti nuovi bisogni riesce a soddisfare. Da quando il sapere intellettuale diventa sinonimo di potere, ogni scoperta scientifica e ogni nuova idea diventa strumento a disposizione del popolo. Le conquiste della democrazia avvengono, dunque, parallelamente a quelle di civiltà e sapere. Secondo Tocqueville, tutti gli avvenimenti nella storia appena esaminata tendono all'eguaglianza. Ogni mezzo secolo la nobiltà recede e la plebe avanza. Volenti o nolenti, gli sforzi di tutti gli uomini sono e sono sempre stati diretti verso l'uguaglianza: questo perché il suo sviluppo è provvidenziale. Il problema è che, data la novità di questa situazione, non sappiamo bene dove si stia andando. Comunque, Dio è chiaro nelle sue volontà, anche se ci parla solo indirettamente: infatti, se non volesse la democrazia la distruggerebbe; ma così non è. Il futuro è destinato a fuggire dalla mano dei popoli in cambiamento perché questo processo è troppo violento e fluido, ma soprattutto perché non si sono ancora accorti del mutamento. Abbiamo bisogno di una scienza politica nuova che educhi la democrazia. Per ora, però, nessuno se ne sta preoccupando e la sta lasciando ai suoi istinti più selvaggi. La rivoluzione democratica si è sviluppata solo nell'assetto materiale, non nelle leggi. In questa situazione si hanno tutti i mali della democrazia senza sentirne gli effetti benefici. Finché c'era equilibrio tra nobiltà e regalità, il re rispettava il popolo (e viceversa). In quell'assetto, tutti condividevano l'idea di un ordine naturale immutabile, sia nobili che i popolari. C'era ingiustizia e miseria, ma non degradazione spirituale. Poi è arrivata la democrazia. I diritti e le leggi, se democratiche, creano fiducia sincera tra le classi permettendo al popolo democraticamente educato di sopperire ai nobili in quanto cosciente dei suoi interessi. Nella democrazia c'è più mediocrità ma meno ingiustizia e miseria. La democrazia, anche se non brilla, offre abbastanza benessere ai cittadini, che per questo stanno tranquilli. Nella contemporaneità di Tocqueville, l'ordine sociale aristocratico è svanito e non è stato rimpiazzato. Sono stati aboliti gli individui (i nobili) che combattevano contro il dispotismo e la tirannide regia. Popolazione e nobiltà non hanno un equilibrio, in questo scenario, e l'unico orizzonte possibile è quello di farsi valere utilizzando la forza bruta. Distruggendo l'assetto aristocratico (e non rimpiazzandolo), quello che si è ottenuto, sono solo i mali. In questa situazione di anarchia, senza che ce ne si accorgesse, la democrazia ha instaurato il suo dominio. Essa travolge anche la religione che, paradossalmente, dovrebbe vederla di buon occhio, ma così non accadde. Cristianesimo e democrazia dovrebbero andare a braccetto perché non si può stabilire libertà senza buoni costumi, né buoni costumi senza fede. I nobili sono naturalmente portati al comando, ma spesso confondono le novità con il male e lo perdono. Il popolo, campione della modernità e della scienza, occupa il loro posto invertendo, così, l'ordine naturale. Paradossalmente gli uomini di fede attaccano la libertà, e gli amici della libertà attaccano la religione. La democrazia è un progetto divino, e come tale agisce in modi misteriosi. In America la democrazia si è realizzata in una buona forma, ma essa non è la migliore in assoluto, e l'Europa Document shared on https://www.docsity.com/it/la-democrazia-in-america-tocqueville-esame-20-21-simonazzi/7371859/ Downloaded by: edo-beretta-1 (edo31.brtt@gmail.com)non è necessariamente destinata ad essa. Vista l'ineluttabilità della democrazia, studiare l'America servirà per educare questo nuovo assetto sociale.

Parte prima: Le istituzioni degli Stati Uniti

CAP 2

Capitolo terzo: L'assetto sociale degli anglo-americani

"L'assetto sociale è di solito il prodotto di un fatto (qualcosa di accaduto), qualche volta delle leggi, più spesso di queste due cause insieme; ma una volta che esso esiste, lo si può considerare come la causa prima della maggior parte delle leggi, delle consuetudini e delle idee che regolano la condotta delle nazioni. Tutto ciò che non è suo prodotto, viene da esso modificato." In America l'assetto sociale è quello democratico, ossia l'eguaglianza delle condizioni. Il popolo americano è stato democratico fin dai primi coloni. I grandi proprietari del sud erano ricchi ma non coincidevano con gli aristocratici inglesi. Da loro partì la Rivoluzione americana che scatenò gli istinti democratici. Il definitivo passo verso l'uguaglianza, però, si ebbe con la modifica della legge sulle successioni. Questo tipo di leggi influiscono sull'assetto sociale perché si impadroniscono dell'uomo prima ancora che nasca: possono sia generare l'aristocrazia, sia dividere e spezzettarne i beni e i poteri, distruggendola. Quando queste leggi sanciscono una ripartizione equa tra i figli abbiamo due effetti:

  1. L'effetto diretto, o materiale: i beni, a ogni successione, cambiano padrone e natura.
  2. L'effetto indiretto: le grandi proprietà vengono distrutte dalle passioni che queste leggi generano.

La primogenitura fa materializzare lo spirito della famiglia nella terra. L'uguaglianza, invece, spezza questo legame e farà sì che la terra sia venduta perche perderà il suo valore sentimentale ma non quello economico. Lo spirito di famiglia nasce da un'illusione dell'egoismo individuale che si fa più forte una volta che lo spirito di famiglia svanisce. L'uguaglianza nella successione porta a concentrarsi sul presente e a perdere il futuro. Agendo sulla terra agisce sull'uomo e viceversa: così facendo distrugge famiglie e ricchezze. La potenza di queste leggi ha già cambiato molto, ma non si è ancora esaurita in Francia. "Negli Stati Uniti la sua opera di distruzione è quasi terminata. [ ... ] Ha livellato tutto". La ricchezza in America c'è, ma circola molto velocemente. Nei più giovani stati americani la popolazione sfugge sia a ricchezza che a nobiltà perché ancora non si è formata una società. L'eguaglianza si estende alla ricchezza e questo da sì che ci siano pochi americani ricchi che non hanno bisogno di lavorare. Gli altri devono necessariamente investire la loro educazione su materie specializzate e lucrative. L'effetto è che l'educazione termina prima ma sarà più diffusa. Avremo allora un paese con pochi ignoranti ma anche con pochi sapienti. L'elemento aristocratico è talmente indebolito che non ha influenza neanche sugli affari. La democrazia in America è quindi unica: ha eguagliato sia le ricchezze che gli ingegni. L'eguaglianza si può poi estendere alla politica in due modi: attraverso l'assolutismo o attraverso la democrazia. La situazione americana permette tutte e due le soluzioni. I democratici amano la libertà, ma le preferiscono l'eguaglianza. Quest'ultima, però, li indebolisce dagli attacchi del potere. L'unica soluzione a ciò è unirsi, ma non sempre è possibile. Gli americani, tra assolutismo e democrazia sono riusciti a sfuggire al primo e ad optare per il secondo.

Parte seconda: Il funzionamento delle istituzioni: la vita politica

Capitolo settimo: L'onnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti e i suoi effetti

"È nell'essenza stessa dei governi democratici che il dominio della maggioranza sia assoluto; poiché fuori della maggioranza, nelle democrazie, non vi è nulla che resista". Questo assolutismo è ben visibile nel fatto che il potere legislativo è interamente nelle mani del popolo. Ciò ha permesso alle leggi di accrescere i poteri già forti e di indebolire quelli già deboli. La pratica di dettare la linea di condotta del proprio Document shared on https://www.docsity.com/it/la-democrazia-in-america-tocqueville-esame-20-21-simonazzi/7371859/ Downloaded by: edo-beretta-1 (edo31.brtt@gmail.com)deputato rende vano il sistema rappresentativo perché è come se fosse direttamente il popolo a discutere. La forza morale della maggioranza sta nell'idea che il giudizio dei molti sia meglio di quello dei pochi. Inoltre, si fonda anche sul principio che gli interessi dei molti siano più importanti di quelli della minoranza. In America ciò non genera problemi perché l'eguaglianza presuppone originariamente la maggioranza. Nessuno si scaglia contro la maggioranza perché spera di diventarne parte. Una volta accettata la maggioranza il suo potere è ineluttabile. Questo potrà avere gravi conseguenze. Tutti i difetti democratici crescono all'aumentare del potere della maggioranza. L'instabilità delle legislazioni, per esempio, è un male più o meno grave a seconda dei poteri dati ai legislatori. L'America ha adottato una situazione di grande instabilità perché la democrazia ha il potere di dirigere l'attenzione del governo sulle cose più importanti per la maggioranza. Proprio a causa di questo strapotere legislativo la democrazia americana è strutturalmente instabile. Non solo lo sono le leggi, ma anche la loro esecuzione e amministrazione. I cambiamenti in America avvengono solo se sono negli interessi della maggioranza. "Considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di fare tutto, e tuttavia pongo nelle volontà della maggioranza l'origine di tutti poteri. Sono, forse, in contraddizione con me stesso? Esiste una legge generale che è stata fatta, o almeno adottata, dalla maggioranza di tutti gli uomini. Questa legge è la giustizia. La giustizia rappresenta, dunque, il limite del diritto di ogni popolo." Per Tocqueville la sovranità del genere umano deve essere un bene maggiore della sovranità della maggioranza, e per questo dovrebbe contare più di quest'ultima nelle decisioni da prendere. Il potere assoluto è un male in generale, sia dato al singolo che alla maggioranza. "Bisogna sempre porre da qualche parte un potere sociale superiore a tutti gli altri; ma credo che la libertà sia in pericolo, quando questo potere non trova davanti a se nessun ostacolo capace di rallentare il suo cammino e di dargli il tempo di moderarsi." L'onnipotenza è divina e l'uomo non è abbastanza saggio per adoperarla. Il pericolo della democrazia americana non è la troppa libertà, ma le scarse garanzie contro la tirannide. La maggioranza pervade tutta la società e per la minoranza non c'è spazio per appello. Il potere giudiziario dovrebbe essere separato ed indipendente per evitare la tirannide. E questo è vero anche in America: proprio in quanto espressione della maggioranza, i giudici americani godono di un certo arbitrio. Questa libertà, talvolta, viene abusata e si possono generare abitudini dannose per la democrazia stessa. Inoltre, la maggioranza esercita un potere anche sul pensiero, esso stesso potere impalpabile e, solitamente, non soggetto ad essere governato. In America, però, vista l'uguaglianza pervadente, è il pensiero dell'opinione pubblica della maggioranza che governa e viene governato in modo assoluto. In questo senso, la forza della maggioranza è sia materiale che morale. Chiunque con il pensiero esca dai limiti delineati dalla maggioranza, viene socialmente emarginato e così piegato e costretto a rientrare entro i limiti prestabiliti. La violenza della maggioranza democratica è del tutto spirituale. La marginalizzazione e l'esclusione sono la pena per il libero pensiero e la libera espressione. La cosa più preoccupante di ciò è che la tirannide, grazie alla democrazia, rischia di perdere il suo carattere odioso agli occhi del mondo. Essa è talmente integrata nell'assetto americano che oramai è diventata parte dell'abitudine. Non c'è infatti bisogno della censura in America perché nessuno è tentato di uscire dal paradigma maggioritario. Gli effetti della tirannide si scatenano più sulla costumanza e sul modo di riflettere più che nella condotta sociale. Questo potere è alla portata di tutti e determina il fatto che, in democrazia, è più facile avere degrado morale perché chiunque può pensare di sfruttare la tirannia della maggioranza a suo vantaggio. Gli americani sono duplici nel loro comportamento: a un livello personale il singolo può anche discostarsi dalla maggioranza, ma a un livello pubblico rientrerà sempre nei canoni stabiliti. Questo determina il degrado morale: che i democratici in America non sanno essere coerenti con il loro intimo pensiero. "L'anarchia nasce quasi sempre dalla tirannide o dalla incapacità del governo democratico, ma non dalla sua impotenza." Il potere democratico non è stabile ma è comunque irresistibile. In America la libertà, se verrà persa, lo sarà a causa del potere assoluto della maggioranza, non della debolezza o instabilità dell'assetto democratico: "l'anarchia arriverà come conseguenza del dispotismo".

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