Pedagogisti imprescindibili: contributi di Dewey e Kilpatrick in Psicologia

Slide sui Pedagogisti Imprescindibili, focalizzata sui contributi di John Dewey e William Heard Kilpatrick. La Pdf, utile per l'Università in Psicologia, esamina i principi educativi di Dewey, il suo "credo pedagogico" e le idee in "Democrazia ed Educazione", oltre al metodo dei Progetti di Kilpatrick e il curricolo circolare.

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51 pagine

Pedagogisti imprescindibili
Dalla pedagogia cristiana al positivismo

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PEDAGOGISTI IMPRESCINDIBILI DALLA PEDAGOGIA CRISTIANA AL POSITIVISMO

Comenio (1592-1670) - Padre della Pedagogia Moderna

Comenio, con la sua "Ratio Studiorum", proponeva una visione educativa universale, basata sulla diffusione del sapere a tutti, concetto espresso attraverso il termine "Pansofia", insegnare tutto a tutti. Questo approccio era fondato sull'idea che Dio avesse creato natura, uomo e scritture sacre, quindi l'unitarietà del sapere era intrinseca. Per Comenio, l'educazione doveva essere accessibile a tutti, insegnando non solo conoscenze accademiche ma anche la dignità e l'eccellenza umana, rendendo la scuola un luogo di apprendimento collettivo, dove gli studenti si aiutavano reciprocamente. Il suo metodo didattico, la "Pampaedia", mirava a un'educazione universale, caratterizzata dall'unità dell'insegnamento, la connessione tra le materie, e la gradualità. Lo studio doveva essere pratico e piacevole, ispirato dall'osservazione della natura e partendo dai sensi. I tre obiettivi del metodo erano: universalità (insegnare tutto a tutti), spontaneità (seguire il corso della natura) e semplicità (partire dai sensi) . Il curriculum degli studi doveva possedere sei caratteristiche: semplicità, utilità, ciclicità, consequenzialità, continuità educativa e realismo, al fine di garantire una formazione completa e adatta alla vita quotidiana. Immagina una scuola per gli insegnanti: schola scholarium. Opera più importante > Didactica Magna

Agostino e la Pedagogia Medievale

Agostino (354-430 D.C.) - Filosofia Cristiana

Agostino affronta il rapporto tra maestro e discepolo ponendo l'interiorità umana al centro dell'educazione. Nel suo De Magistro, sottolinea che la vera conoscenza non viene dall'insegnante umano, ma dall'auto-rivelazione divina nell'interiorità del discepolo. Il maestro diventa un facilitatore che guida il discepolo nel processo di autoconoscenza. Agostino afferma che solo Dio può rivelarsi nell'interiorità umana, rendendo la sua presenza fondamentale nell'educazione. Questo concetto, noto come maieutica agostiniana, rivoluziona la pedagogia, mettendo la coscienza e l'interiorità al centro della ricerca della verità.

San Tommaso (1222-1274) e la Pedagogia Medievale

San Tommaso d'Aquino, principale esponente della scolastica, insegnava che ragione e fede sono entrambe vie per arrivare alla verità, ma la fede è superiore alla ragione. Pur riconoscendo che la ragione può dimostrare alcuni aspetti della fede, come l'esistenza di Dio, credeva che solo la fede potesse rivelare completamente la natura di Dio e i misteri della religione cristiana. San Tommaso riteneva che il fine ultimo dell'uomo fosse la felicità, raggiungibile non solo attraverso la conoscenza e l'azione pratica, ma anche grazie alla grazia divina. Il suo metodo di insegnamento si basava sulla lettura dei testi di riferimento, come la Bibbia e i classici filosofici, seguita da discussioni e dibattiti tra studenti e maestri. (lectio e disputatio)

Ferrante Aporti (1791-1858) e l'Asilo Infantile

Ferrante Aporti istituì il primo asilo d'infanzia per bambini poveri. L'asilo aveva diversi obiettivi: accogliere e proteggere i figli dei lavoratori, fornire loro pasti, educarli attraverso il gioco, la preghiera, il canto e il disegno, migliorare le condizioni sociali della popolazione tramite l'istruzione dei bambini. L'obiettivo principale era promuovere lo sviluppo tempestivo e armonico della persona, basandosi sull'idea che la vita stessa sia educativa e che l'uomo abbia il potere di perfezionare le sue facoltà. I metodi educativi comprendevano l'educazione fisica, intellettuale, linguistica e morale-religiosa, utilizzando un approccio sintetico e dimostrativo. Questo asilo anticipò il concetto di "giardino d'infanzia" di Fröbel e si ispirò alle idee di Pestalozzi, offrendo un'opportunità di socializzazione e di educazione per i bambini che altrimenti non avrebbero avuto accesso a un'istruzione adeguata. Aporti sottolinea l'importanza di variare le attività ogni mezz'ora per stimolare l'apprendimento e l'interesse dei bambini.

Don Lorenzo Milani (1923-1967)

Don Lorenzo Milani è noto per la sua esperienza presso la Scuola di Barbiana, dove avviò il primo tentativo di scuola a tempo pieno. Nella sua opera "Lettera a una professoressa" del 1967, scritta dai suoi stessi allievi, emergono i principi fondamentali della sua teoria educativa. La centralità della sua didattica si basava su diversi pilastri:

  • Insegnamento della lingua: Milani si preoccupava di "ridare la parola ai poveri", promuovendo la capacità di ragionare autonomamente, porre domande e andare in profondità nei concetti.
  • Aderenza alla realtà: Partire dalla realtà quotidiana per acquisire conoscenze pratiche e un vocabolario sufficiente per partecipare attivamente alla vita sociale, politica ed economica.
  • Laicismo: Don Milani, in contrasto con il carattere religioso della scuola cattolica, rimuove il crocifisso dall'aula e dichiara di voler dedicare la scuola a Socrate anziché al Sacro Cuore.
  • Austerità e antipermissivismo: L'educatore deve essere severo e autoritario per formare adulti responsabili, contrastando le influenze negative della società.
  • Metodo cooperativo: Promuove il lavoro di gruppo su progetti comuni che favoriscono l'apprendimento reciproco e il mutuo insegnamento.

Milani enfatizzava l'importanza di prendersi cura degli studenti e promuoveva un approccio alla valutazione basato non solo su ciò che uno sa, ma anche su come lo sa utilizzare. La sua frase "I care" rifletteva il suo impegno nel prendersi a cuore la formazione dei giovani e nel riconoscere il successo del maestro nel superamento degli allievi.

Don Bosco (1815-1888)

Bosco fu un esponente del cattolicesimo liberale, ispirato ai valori della Chiesa. Introdusse il concetto di pedagogia povera e fondò un oratorio per aiutare i giovani in difficoltà, che definiva "traballanti". Il suo principio educativo, il metodo preventivo, mirava a prevenire il disagio morale nella società, basandosi sulla ragione, la religione e l'amorevolezza. Questo metodo contrastava il sistema repressivo, che punta a controllare il disordine attraverso la coercizione. Il sistema preventivo di Don Bosco si basava su tre pilastri: ragione, religione (come scopo primario dell'educazione) e amorevolezza. La correzione dei comportamenti errati avveniva in modo amorevole, facendo conoscere le regole dell'istituto e incoraggiando il rispetto di esse.

Pedagogisti del Novecento

Aldo Agazzi (1906-2000) e Mario Lodi (1922-2014)

Agazzi, seguace del personalismo pedagogico, sosteneva che l'educazione dovesse tener conto sia della dimensione materiale che spirituale dell'essere umano. Per lui, il lavoro era parte integrante dell'educazione poiché consentiva ai giovani di produrre qualcosa di tangibile. Criticava la separazione tra sapere teorico e attività lavorativa. Mario Lodi, importante esponente del movimento di cooperazione educativa, privilegiava l'esperienza e la partecipazione degli studenti nell'educazione. Affermava che l'apprendimento non doveva limitarsi al solo aspetto cognitivo, ma coinvolgere anche il corpo e le emozioni. Proponeva metodi educativi che favorivano l'apprendimento attraverso il gioco, la sperimentazione e la collaborazione. Ha influenzato il rinnovamento della scuola italiana negli anni '60 e '70, sostenendo l'importanza di trasmettere una cultura democratica ed educare alla pace, giustizia ed uguaglianza. Tra i suoi libri più noti ci sono "C'è speranza se questo accade al Vho" (1963) e "Il paese sbagliato" (1970) .

John Locke (1632-1704)

Nel "Saggio sull'intelletto umano", John Locke afferma che il bambino nasce come una "tabula rasa" e che le sue caratteristiche sono plasmate dall'esperienza e dall'ambiente circostante. Locke distingue tra idee semplici e complesse, derivanti rispettivamente da percezioni sensoriali dirette e dall'associazione di idee. Nella sua opera "Pensieri sull'educazione", Locke promuove un'educazione individualizzata che sviluppi le doti personali del ragazzo e instauri un rapporto di fiducia tra insegnante e studente, IL GENTLEMAN. Raccomanda un curriculum equilibrato tra attività manuali e teoriche, con l'obiettivo di acquisire conoscenze basilari e sviluppare il senso del dovere. Locke incoraggia l'espressione diretta e spontanea dell'attività cognitiva, ma sottolinea l'importanza del ruolo dell'educatore nel fornire guida e valutazione basata sulla lode e il biasimo. Infine, sottolinea che l'educatore deve avere una profonda comprensione dell'allievo e dei processi psicologici per organizzare efficacemente la didattica.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Rousseau introdusse una rivoluzione nella pedagogia ponendo al centro l'infanzia e descrivendola come naturalmente buona, autonoma e animata dalla pietà. EDUCAZIONE PUEROCENTIRCA Contrappose la natura alla cultura, sostenendo che l'uomo è libero e uguale nello stato di natura, ma oppresso dalla società e dalla cultura. L'educazione viene impartita dalla natura, dagli uomini o dalle cose. Propose un'educazione basata sulla natura, rispettando le varie fasi dello sviluppo psicologico del bambino e preservando la sua libertà e individualità. La natura, intesa come insieme delle facoltà umane, guida l'educazione rispettando i bisogni e gli interessi dell'allievo. EDUCAZIONE NATURALE: dura venticinque anni e comincia dalla nascita. L'UOMO NASCE BUONO E GIUSTO, LA SOCIETA' E' RESPONSABILE DELLA SUA CORRUZIONE (mito del Buon selvaggio). Rousseau sostiene che l'uomo nasce buono e giusto, ma è la società che lo corrompe, (mito del Buon selvaggio). Parla dell'"homme naturel" per intendere l'uomo libero dalle influenze esterne, che si guida con la propria ragione e non viene condizionato dalle passioni degli altri. Nel suo libro "Emilio o dell'educazione", Rousseau propone di educare il bambino in campagna, a stretto contatto con un solo individuo, per favorire lo sviluppo dell'uomo naturale. L'obiettivo dell'educazione naturale è quello di preservare e sviluppare l'essenza benigna della natura umana, rispettando la sua crescita come si farebbe con una pianta.

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