Elementi di didattica: azione educativo-didattica nei contesti extrascolastici

Documento sull'azione didattico-educativa nei contesti extrascolastici, distinguendo tra educazione formale, non formale e informale. Il Pdf analizza il ruolo dell'educatore socio-culturale e l'importanza dell'intenzionalità educativa, approfondendo il rapporto tra educatore e famiglia, in particolare nel contesto della disabilità intellettiva adulta, e le strategie di intervento nei centri diurni.

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Elementi di didattica
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1. Azione didattico-educativa nei contesti extrascolastici
1.1 Contesti dell’azione didattica-educativa e compiti dell’educatore
Educazione extrascolastica e intenzionalità educativa!
Tra gli aspetti che sembrano costitutivi dell’azione didattica ci sono anche le cosiddette
‘condizioni di esercizio’, vale a dire i vincoli contestuali di tipo organizzativo, normativo, socio-
professionale, fisico, materiale e culturale entro i quali essa prende forma. Questo insieme di
elementi esercita un’influenza dinamica nel determinare le scelte e le azioni educative. !
I contesti dentro cui si realizzano le esperienze educative sono catalogati in due modi, il primo li
distingue tra formali, non formali e informali:!
a. Contesti formali -> Vengono generalmente identificate con la scuola e sono azioni educative
sono fortemente intenzionali ed organizzate che si svolgono in luoghi e tempi definiti. Si
riferiscono a obiettivi educativi stabiliti tramite norme ed i rapporti fra i soggetti coinvolti
(insegnanti, educatori, educandi) sono fortemente vincolati. !
b. Contesti non formali ->Avvengono al di fuori della scuola e sono anche esse caratterizzate da
intenzionalità e progettualità, le attività si svolgono in luoghi e tempi definiti ma caratterizzati
da una certa flessibilità e inoltre la distinzione tra educatore e educando è chiaramente posta.
Gli obiettivi sono riconducibili ad acquisizione di conoscenze, abilità e competenze che
riguardano i vari contesti di vita in cui soggetti sono inseriti (ad esempio corsi per acquisire
abilità pratico-educative). I contesti non formali hanno lo scopo di incrementare le conoscenze
e abilità individuali per promuovere un migliore inserimento nel contesto di vita.!
c. Contesti informali -> Essi riguardano la complessità della vita quotidiana e dell’esistenza dei
soggetti; non sono riconducibili a tempi e luoghi ne a intenzionalità e progettualità. Non sono
esperienze impostate pedagogicamente proprio per questo non sono preventivatili e dichiarati
i risultati educativi di queste esperienze anche se sono molto influenti nelle vite delle persone.
Inoltre sono contesti caratterizzati da una forte informità, infatti non c’è chiara dierenziazione
fra educatore ed educando sul piano relazionale ma si influenzano a vicenda. Si tratta quindi
di incontri casuali con persone significative, avvenimenti pubblici o eventi naturali che hanno
conseguenze significative. !
L’azione didattico-educativa degli educatori socio-culturali si colloca nell’insieme degli
interventi educativi non formali in quanto, pur non perseguendo traguardi definiti a priori sulla
base di un quadro normativo che ne definisce obiettivi e contenuti, sono caratterizzati da
intenzionalità e progettualità; inoltre nei contesti educativi non formali la distinzione tra educatore
e educando è chiaramente posta, l’educatore assume responsabilità educativa degli interventi
dando possibilità agli educandi di mettersi in gioco all’interno di un contesto protetto. !
Non vi è, però, una distinzione netta tra esperienze educative formali, non formali e informali; ma
spesso si intersecano tra loro (es. educatori operano a sostegno di intervento formali della
scuola).!
Il secondo approccio distingue le esperienze educative in base al grado di intenzionalità che le
regge: !
a. Esperienze educative intenzionali -> caratterizzate dalla presenza di un soggetto che ha lo
scopo dichiarato di educare l’altro con grado variabile di progettazione dell’attività
formativa, i destinatari possono essere consapevoli anche solo in parte dell’intenzionalità degli
educatori e la loro partecipazione è obbligatoria. Si parla quindi di scuola, formazione
aziendale e così via. !
b. Esperienze educative non dichiaratamente intenzionali -> tutte quelle iniziative che tendono a
modificare comportamenti o atteggiamenti senza che l’intervento educativo sia chiaramente
esplicitato, possono essere finalizzate sia agli educandi che agli educatori stesso. Essi sono
ad esempio campagne pubblicitarie, la strutturazione di spazi pubblici ecc.!
c. Esperienze educative non intenzionali -> nascono da produttori di fatti educativi inconsapevoli
di essere tali o da circostanze in cui non sono facilmente individuabili, in queste esperienze
non esiste progettualità esplicita o non e il margine di controllabilità educativa è limitato.
(Rapporti interpersonali…)!
Questo approccio sottolinea l’importanza dell’intenzionalità nell’operare dell’educatore il quale si
propone come “produttore” di progetti e azioni educative contraddistinte da volontà, volti al
raggiungimento di traguardi relativamente delimitati e dichiarati e orientati da principi resi espliciti. !
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Azione didattico-educativa nei contesti extrascolastici

Contesti dell'azione didattica-educativa e compiti dell'educatore

Educazione extrascolastica e intenzionalità educativa Tra gli aspetti che sembrano costitutivi dell'azione didattica ci sono anche le cosiddette 'condizioni di esercizio', vale a dire i vincoli contestuali di tipo organizzativo, normativo, socio- professionale, fisico, materiale e culturale entro i quali essa prende forma. Questo insieme di elementi esercita un'influenza dinamica nel determinare le scelte e le azioni educative. I contesti dentro cui si realizzano le esperienze educative sono catalogati in due modi, il primo li distingue tra formali, non formali e informali:

  1. Contesti formali -> Vengono generalmente identificate con la scuola e sono azioni educative sono fortemente intenzionali ed organizzate che si svolgono in luoghi e tempi definiti. Si riferiscono a obiettivi educativi stabiliti tramite norme ed i rapporti fra i soggetti coinvolti (insegnanti, educatori, educandi) sono fortemente vincolati.
  2. Contesti non formali ->Avvengono al di fuori della scuola e sono anche esse caratterizzate da intenzionalità e progettualità, le attività si svolgono in luoghi e tempi definiti ma caratterizzati da una certa flessibilità e inoltre la distinzione tra educatore e educando è chiaramente posta. Gli obiettivi sono riconducibili ad acquisizione di conoscenze, abilità e competenze che riguardano i vari contesti di vita in cui soggetti sono inseriti (ad esempio corsi per acquisire abilità pratico-educative). I contesti non formali hanno lo scopo di incrementare le conoscenze e abilità individuali per promuovere un migliore inserimento nel contesto di vita.
  3. Contesti informali -> Essi riguardano la complessità della vita quotidiana e dell'esistenza dei soggetti; non sono riconducibili a tempi e luoghi ne a intenzionalità e progettualità. Non sono esperienze impostate pedagogicamente proprio per questo non sono preventivatili e dichiarati i risultati educativi di queste esperienze anche se sono molto influenti nelle vite delle persone. Inoltre sono contesti caratterizzati da una forte informità, infatti non c'è chiara differenziazione fra educatore ed educando sul piano relazionale ma si influenzano a vicenda. Si tratta quindi di incontri casuali con persone significative, avvenimenti pubblici o eventi naturali che hanno conseguenze significative.

L'azione didattico-educativa degli educatori socio-culturali si colloca nell'insieme degli interventi educativi non formali in quanto, pur non perseguendo traguardi definiti a priori sulla base di un quadro normativo che ne definisce obiettivi e contenuti, sono caratterizzati da intenzionalità e progettualità; inoltre nei contesti educativi non formali la distinzione tra educatore e educando è chiaramente posta, l'educatore assume responsabilità educativa degli interventi dando possibilità agli educandi di mettersi in gioco all'interno di un contesto protetto. Non vi è, però, una distinzione netta tra esperienze educative formali, non formali e informali; ma spesso si intersecano tra loro (es. educatori operano a sostegno di intervento formali della scuola). Il secondo approccio distingue le esperienze educative in base al grado di intenzionalità che le regge:

  1. Esperienze educative intenzionali -> caratterizzate dalla presenza di un soggetto che ha lo scopo dichiarato di educare l'altro con grado variabile di progettazione dell'attività formativa, i destinatari possono essere consapevoli anche solo in parte dell'intenzionalità degli educatori e la loro partecipazione è obbligatoria. Si parla quindi di scuola, formazione aziendale e così via.
  2. Esperienze educative non dichiaratamente intenzionali -> tutte quelle iniziative che tendono a modificare comportamenti o atteggiamenti senza che l'intervento educativo sia chiaramente esplicitato, possono essere finalizzate sia agli educandi che agli educatori stesso. Essi sono ad esempio campagne pubblicitarie, la strutturazione di spazi pubblici ecc.
  3. Esperienze educative non intenzionali -> nascono da produttori di fatti educativi inconsapevoli di essere tali o da circostanze in cui non sono facilmente individuabili, in queste esperienze non esiste progettualità esplicita o non e il margine di controllabilità educativa è limitato. (Rapporti interpersonali ... )

Questo approccio sottolinea l'importanza dell'intenzionalità nell'operare dell'educatore il quale si propone come "produttore" di progetti e azioni educative contraddistinte da volontà, volti al raggiungimento di traguardi relativamente delimitati e dichiarati e orientati da principi resi espliciti.

Ambiti di intervento

L'educatore è chiamato ad intervenire in determinati contesti, essi sono molto diversi e variegati tra loro. Uno di essi è senz'alto la famiglia, nonché il luogo primario dell'educazione in senso cronologico ma anche di importanza e significatività. Essa costituisce una delle esperienze che maggiormente favoriscono o ostacolano la crescita personale, infatti può riscontrare difficoltà di vario genere, come ad esempio nei nuclei domestici dove sono fortemente scompensati la comunicazione e il clima relazionale. La presenza di figure, come educatori, con le competenze necessarie per rispondere ai bisogni educativi della famiglia può essere utile su molti aspetti: può fornire interventi di consulenza, può promuovere la disposizione die genitori ad autoeducarsi e molto altro. La scuola costituisce un'esperienza educativa fondamentale in quanto ha compiti di alfabetizzazione, di formazione della persona e preparazione alla vita sociale e lavorativa. Essa incontra spesso difficoltà nell'assolvere al proprio mandato, infatti a volte vi è un notevole scostante tra gli obiettivi dichiarati e quelli effettivamente raggiunti. Per risolvere questo divario cerca di potenziare le occasioni di risposta personalizzata ai bisogni anche attraverso interventi che coinvolgono operatori esterni. La scuola è anche luogo di educazione informale e di esperienze educative che vanno oltre gli obiettivi consapevolmente riconosciuti, ciò registra una apertura ad interventi che interpellano educatori extrascolastici, soprattutto per quanto riguarda attività rivolte alla sfera affettivo-motivazionale, socio-relazionale, valoriale e così via. Un ulteriore contesto che richiede la competenza dell'educatore è il gruppo dei pari. Esso segna esperienze particolarmente importanti negli anni della preadolescenza e dell'adolescenza in quanto all'interno di questi gruppi si apprendono conoscenze e abilità fondamentali, spesso complementari a quelle apprese a scuola o in famiglia, e possono porsi rispetto ad esse in modalità coerente o deviante. Qua vengono riconosciuti spazi d'azione importanti agli educatori, soprattutto quando è conclamata la conflittualità verso i valori adulti correnti, ma può anche intervenire in gruppi "normali" in una logica di prevenzione verso i possibili rischi di devianza. L'educazione di ciascuno passa anche attraverso la partecipazione a gruppi più vasti in cui le relazioni tra i componenti sono meno improntate all'affettiva e sono regolate in funzione di obiettivi e scopi esterni. Parliamo ad esempio delle associazioni le quali possono essere definite come collettività più o meno stabili, costituite su base volontaria e in cui i vincoli di solidarietà tra i componenti permettono di raggiungere gli obiettivi. Esse offrono risposte al bisogno di socialità, di compagnia, di sicurezza personale dei singoli e li preservano dall'isolamento. L'educatore può intervenire quando è opportuno incrementare il contributo che i gruppi offrono allo sviluppo di autoconsapevolezza e autodeterminazione nei partecipanti; ma anche quando è necessaria favorire forme di partecipazione per la creazione dell'identità personale e presa di coscienza delle proprie potenzialità. Una tra le più rilevanti esperienze educative che una persona può sperimentare è costituita da lavoro, esso permette di acquisire le strumentalità necessarie al suo esercizio e la capacità di agire e relazionarsi un un quadro organizzativo preciso. Ad oggi richiede anche una notevole flessibilità e capacità adattativa per rispondere a richieste sempre nuove. Tuttavia al lavoro viene riconosciuta anche una funzione di promozione dello sviluppo personale, quindi oltre alle esigenze di educazione al lavoro, vi sono anche necessità di educazione nel e attraverso il lavoro. All'educatore spetta un intervento rivolto a favorire la buona integrazione fra esperienza lavorativa e personale, contribuire alla promozione e di condizioni soggettive per affrontare il lavoro come occasione di apprendimento e crescita personale. Anche i mezzi di comunicazione di massa costituiscono un importante ambiente educativo, essi hanno il potere di influenzare le conoscenze, le convinzioni, gli atteggiamenti individuali e collettivi grazie alla loro pervasività e al linguaggio che usano. L'azione educativa intenzionale si apre in varie direzioni: sottolinea l'importanza di un'alfabetizzazione di base all'utilizzo dei media in modo da riconoscere codici e logiche comunicative; incentiva esperienze di fruizione critica, cioè interpretazione dei messaggi massmediali; evidenzia le opportunità comunicative che una migliore conoscenza dei media può offrire. Questo è un territorio educativo di pertinenza di molte agenzie e figure tra cui troviamo anche l'educatore, egli deve spesso contrastare l'influenza di messaggi omologanti e negativi che investono gli educandi.

Il territorio come luogo di esperienze educative

Il territorio consiste nel luogo di esperienze educative e di molteplici apprendimenti, incidono sulla formazione individuale gli elementi dell'ambiente fisico-naturale, la presenza di servizi culturali, le caratteristiche degli insediamenti urbani e socio-economici. Il territorio ha un'incidenza sulla vita, sulle idee e sui comportamenti che può essere valorizzata e tesa a favorire la crescita personale e collettiva attraverso l'esercizio di una consapevole intenzionalità pedagogica. Le opportunità di intervento riguarda aree molto ampie, ad esempio parliamo di ludoteche, musei, biblioteche e cosi via. Anche i centri socio-assistenziali e rieducativi sono contesti dove hanno luogo esperienze educative che non possono compiersi pienamente nelle correnti situazioni di vita, sia per carenze oggettive che limitazioni soggettive, in essi rientrano ad esempio centri di residenza diurni, comunità terapeutica o centri di educazione per l'infanzia in situazioni di disagio. L'educatore svolge una figura chiave nel tentativo di superamento dell'aspetto medicalizzante di queste strutture, le quali stanno cercando di orientarsi verso una funzione più formativa ed educativa. Tutti questi ambiti mettono in evidenza come l'educatore extrascolastico si muova in un raggio d'azione abbastanza ampio e che tocca soggetti in condizioni molto diverse tra loro. L'educatore risponde a bisogni che il soggetto educando non percepisce chiaramente ma che richiedono una risposta intenzionale, mirata e pedagogicamente fondata.

Azione didattico-educativa come mediazione

Tra promozione, prevenzione, riabilitazione

La specificità dei compiti dell'educatore consiste nello sviluppo e nell'incremento delle risorse personali dei soggetti cui rivolge la propria azione formativa, essa si esplica su un versante:

  • promozionale -> cioè tende a rendere i soggetti abili, capavi di mettere in atto e di esprimere al meglio le potenzialità
  • Preventivo -> si attua come contenimento del rischio che le potenzialità individuali e collettive possono non svilupparsi adeguatamente
  • Riabilitativo -> cioè con lo scopo di riconsegnare al soggetto la possibilità di sviluppare le proprie risorse personali

Per comprendere meglio questa triplice distinzione dobbiamo definire il concetto di mediazione in quanto tratto presente in ogni intervento educativo che si orienti su uno dei 3 versanti. La mediazione è intesa come quell'azione didattico-educativa che si colloca fra un soggetto o un un gruppo in apprendimento/formazione e un oggetto culturale, svolgendosi nella realizzazione di mediatori, cioè nella costruzione di condizioni, nella predisposizione di strumenti e percorsi più adatti affinché avvengano i cambiamenti auspicabili.

Lettura delle potenzialità e promozione autonomia

L'azione educativa si sviluppa in un collegamento continuo tra bisogni educativi e oggetti di apprendimento. L'intervento educativo si fonda sulla conoscenza e comprensione del soggetto/i ai quali si rivolge, delle condizioni personali e del contesto di appartenenza; queste conoscenze vanno utilizzate come strumenti per cogliere l'unicità di ogni individuo e per programmare un intervento individuale. Per dare una direzione all'intervento questo va tracciato alla luce di una visione antropologica, cioè bisogna andare oltre il bisogno immediato di un intervento per collocare il soggetto in un progetto di formazione che abbia come punto di riferimento la persona nella sua totalità. Non basta, quindi, avere una solida formazione di base, ma bisogna anche avere una disposizione dialogica ed essere pronti all'ascolto e al dialogo.

Oggetti educativi

L'educatore è chiamata ad individuare gli elementi che meglio rispondono ai bisogni formativi riconosciuti, in modo da favorire il cambiamento e la crescita nei soggetti in apprendimento. In alcuni casi è utile e opportuno fare riferimento agli ambiti scientifico-disciplinari proposti dalla scuola, ma spesso occorre muoversi al di fuori dei saperi disciplinari tradizionali in modo da individuare elementi più vicini all'esperienza e che abbiano più valore sul piano personale. Diventa quindi fondamentale dare la possibilità di imparare e mettere in pratica consapevolmente ruoli che la vita richiede di saper gestire, e anche favorire l'appropriazione critica dei valori condivido che orientano il vivere e il convivere.

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