Documento sull'azione didattico-educativa nei contesti extrascolastici, distinguendo tra educazione formale, non formale e informale. Il Pdf analizza il ruolo dell'educatore socio-culturale e l'importanza dell'intenzionalità educativa, approfondendo il rapporto tra educatore e famiglia, in particolare nel contesto della disabilità intellettiva adulta, e le strategie di intervento nei centri diurni.
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Educazione extrascolastica e intenzionalità educativa Tra gli aspetti che sembrano costitutivi dell'azione didattica ci sono anche le cosiddette 'condizioni di esercizio', vale a dire i vincoli contestuali di tipo organizzativo, normativo, socio- professionale, fisico, materiale e culturale entro i quali essa prende forma. Questo insieme di elementi esercita un'influenza dinamica nel determinare le scelte e le azioni educative. I contesti dentro cui si realizzano le esperienze educative sono catalogati in due modi, il primo li distingue tra formali, non formali e informali:
L'azione didattico-educativa degli educatori socio-culturali si colloca nell'insieme degli interventi educativi non formali in quanto, pur non perseguendo traguardi definiti a priori sulla base di un quadro normativo che ne definisce obiettivi e contenuti, sono caratterizzati da intenzionalità e progettualità; inoltre nei contesti educativi non formali la distinzione tra educatore e educando è chiaramente posta, l'educatore assume responsabilità educativa degli interventi dando possibilità agli educandi di mettersi in gioco all'interno di un contesto protetto. Non vi è, però, una distinzione netta tra esperienze educative formali, non formali e informali; ma spesso si intersecano tra loro (es. educatori operano a sostegno di intervento formali della scuola). Il secondo approccio distingue le esperienze educative in base al grado di intenzionalità che le regge:
Questo approccio sottolinea l'importanza dell'intenzionalità nell'operare dell'educatore il quale si propone come "produttore" di progetti e azioni educative contraddistinte da volontà, volti al raggiungimento di traguardi relativamente delimitati e dichiarati e orientati da principi resi espliciti.
L'educatore è chiamato ad intervenire in determinati contesti, essi sono molto diversi e variegati tra loro. Uno di essi è senz'alto la famiglia, nonché il luogo primario dell'educazione in senso cronologico ma anche di importanza e significatività. Essa costituisce una delle esperienze che maggiormente favoriscono o ostacolano la crescita personale, infatti può riscontrare difficoltà di vario genere, come ad esempio nei nuclei domestici dove sono fortemente scompensati la comunicazione e il clima relazionale. La presenza di figure, come educatori, con le competenze necessarie per rispondere ai bisogni educativi della famiglia può essere utile su molti aspetti: può fornire interventi di consulenza, può promuovere la disposizione die genitori ad autoeducarsi e molto altro. La scuola costituisce un'esperienza educativa fondamentale in quanto ha compiti di alfabetizzazione, di formazione della persona e preparazione alla vita sociale e lavorativa. Essa incontra spesso difficoltà nell'assolvere al proprio mandato, infatti a volte vi è un notevole scostante tra gli obiettivi dichiarati e quelli effettivamente raggiunti. Per risolvere questo divario cerca di potenziare le occasioni di risposta personalizzata ai bisogni anche attraverso interventi che coinvolgono operatori esterni. La scuola è anche luogo di educazione informale e di esperienze educative che vanno oltre gli obiettivi consapevolmente riconosciuti, ciò registra una apertura ad interventi che interpellano educatori extrascolastici, soprattutto per quanto riguarda attività rivolte alla sfera affettivo-motivazionale, socio-relazionale, valoriale e così via. Un ulteriore contesto che richiede la competenza dell'educatore è il gruppo dei pari. Esso segna esperienze particolarmente importanti negli anni della preadolescenza e dell'adolescenza in quanto all'interno di questi gruppi si apprendono conoscenze e abilità fondamentali, spesso complementari a quelle apprese a scuola o in famiglia, e possono porsi rispetto ad esse in modalità coerente o deviante. Qua vengono riconosciuti spazi d'azione importanti agli educatori, soprattutto quando è conclamata la conflittualità verso i valori adulti correnti, ma può anche intervenire in gruppi "normali" in una logica di prevenzione verso i possibili rischi di devianza. L'educazione di ciascuno passa anche attraverso la partecipazione a gruppi più vasti in cui le relazioni tra i componenti sono meno improntate all'affettiva e sono regolate in funzione di obiettivi e scopi esterni. Parliamo ad esempio delle associazioni le quali possono essere definite come collettività più o meno stabili, costituite su base volontaria e in cui i vincoli di solidarietà tra i componenti permettono di raggiungere gli obiettivi. Esse offrono risposte al bisogno di socialità, di compagnia, di sicurezza personale dei singoli e li preservano dall'isolamento. L'educatore può intervenire quando è opportuno incrementare il contributo che i gruppi offrono allo sviluppo di autoconsapevolezza e autodeterminazione nei partecipanti; ma anche quando è necessaria favorire forme di partecipazione per la creazione dell'identità personale e presa di coscienza delle proprie potenzialità. Una tra le più rilevanti esperienze educative che una persona può sperimentare è costituita da lavoro, esso permette di acquisire le strumentalità necessarie al suo esercizio e la capacità di agire e relazionarsi un un quadro organizzativo preciso. Ad oggi richiede anche una notevole flessibilità e capacità adattativa per rispondere a richieste sempre nuove. Tuttavia al lavoro viene riconosciuta anche una funzione di promozione dello sviluppo personale, quindi oltre alle esigenze di educazione al lavoro, vi sono anche necessità di educazione nel e attraverso il lavoro. All'educatore spetta un intervento rivolto a favorire la buona integrazione fra esperienza lavorativa e personale, contribuire alla promozione e di condizioni soggettive per affrontare il lavoro come occasione di apprendimento e crescita personale. Anche i mezzi di comunicazione di massa costituiscono un importante ambiente educativo, essi hanno il potere di influenzare le conoscenze, le convinzioni, gli atteggiamenti individuali e collettivi grazie alla loro pervasività e al linguaggio che usano. L'azione educativa intenzionale si apre in varie direzioni: sottolinea l'importanza di un'alfabetizzazione di base all'utilizzo dei media in modo da riconoscere codici e logiche comunicative; incentiva esperienze di fruizione critica, cioè interpretazione dei messaggi massmediali; evidenzia le opportunità comunicative che una migliore conoscenza dei media può offrire. Questo è un territorio educativo di pertinenza di molte agenzie e figure tra cui troviamo anche l'educatore, egli deve spesso contrastare l'influenza di messaggi omologanti e negativi che investono gli educandi.
Il territorio consiste nel luogo di esperienze educative e di molteplici apprendimenti, incidono sulla formazione individuale gli elementi dell'ambiente fisico-naturale, la presenza di servizi culturali, le caratteristiche degli insediamenti urbani e socio-economici. Il territorio ha un'incidenza sulla vita, sulle idee e sui comportamenti che può essere valorizzata e tesa a favorire la crescita personale e collettiva attraverso l'esercizio di una consapevole intenzionalità pedagogica. Le opportunità di intervento riguarda aree molto ampie, ad esempio parliamo di ludoteche, musei, biblioteche e cosi via. Anche i centri socio-assistenziali e rieducativi sono contesti dove hanno luogo esperienze educative che non possono compiersi pienamente nelle correnti situazioni di vita, sia per carenze oggettive che limitazioni soggettive, in essi rientrano ad esempio centri di residenza diurni, comunità terapeutica o centri di educazione per l'infanzia in situazioni di disagio. L'educatore svolge una figura chiave nel tentativo di superamento dell'aspetto medicalizzante di queste strutture, le quali stanno cercando di orientarsi verso una funzione più formativa ed educativa. Tutti questi ambiti mettono in evidenza come l'educatore extrascolastico si muova in un raggio d'azione abbastanza ampio e che tocca soggetti in condizioni molto diverse tra loro. L'educatore risponde a bisogni che il soggetto educando non percepisce chiaramente ma che richiedono una risposta intenzionale, mirata e pedagogicamente fondata.
La specificità dei compiti dell'educatore consiste nello sviluppo e nell'incremento delle risorse personali dei soggetti cui rivolge la propria azione formativa, essa si esplica su un versante:
Per comprendere meglio questa triplice distinzione dobbiamo definire il concetto di mediazione in quanto tratto presente in ogni intervento educativo che si orienti su uno dei 3 versanti. La mediazione è intesa come quell'azione didattico-educativa che si colloca fra un soggetto o un un gruppo in apprendimento/formazione e un oggetto culturale, svolgendosi nella realizzazione di mediatori, cioè nella costruzione di condizioni, nella predisposizione di strumenti e percorsi più adatti affinché avvengano i cambiamenti auspicabili.
L'azione educativa si sviluppa in un collegamento continuo tra bisogni educativi e oggetti di apprendimento. L'intervento educativo si fonda sulla conoscenza e comprensione del soggetto/i ai quali si rivolge, delle condizioni personali e del contesto di appartenenza; queste conoscenze vanno utilizzate come strumenti per cogliere l'unicità di ogni individuo e per programmare un intervento individuale. Per dare una direzione all'intervento questo va tracciato alla luce di una visione antropologica, cioè bisogna andare oltre il bisogno immediato di un intervento per collocare il soggetto in un progetto di formazione che abbia come punto di riferimento la persona nella sua totalità. Non basta, quindi, avere una solida formazione di base, ma bisogna anche avere una disposizione dialogica ed essere pronti all'ascolto e al dialogo.
L'educatore è chiamata ad individuare gli elementi che meglio rispondono ai bisogni formativi riconosciuti, in modo da favorire il cambiamento e la crescita nei soggetti in apprendimento. In alcuni casi è utile e opportuno fare riferimento agli ambiti scientifico-disciplinari proposti dalla scuola, ma spesso occorre muoversi al di fuori dei saperi disciplinari tradizionali in modo da individuare elementi più vicini all'esperienza e che abbiano più valore sul piano personale. Diventa quindi fondamentale dare la possibilità di imparare e mettere in pratica consapevolmente ruoli che la vita richiede di saper gestire, e anche favorire l'appropriazione critica dei valori condivido che orientano il vivere e il convivere.