Documento di Università sulla sociologia dei lifestyle. Il Pdf esplora le teorie di Veblen, Weber, Simmel e Bourdieu, analizzando l'emulazione e il consumo come espressione della posizione sociale, con un focus sui fattori che influenzano la costruzione degli stili di vita in Economia.
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La tradizione teorica e di ricerca sugli stili di vita sviluppatasi a partire dagli anni novanta dell'Ottocento è quella comprensiva dei modelli, che secondo diverse prospettive, li considerano espressione diretta della stratificazione sociale. In tali ricerche lo stile di vita è la variabile dipendente dello standing, ovvero della posizione sociale, del prestigio e del reddito. Questo è l'approccio che più direttamente accosta il concetto di stile di vita a quello di posizione sociale, assumendo che il sistema delle disuguaglianze degli stili di vita sia dipendente dalla struttura sociale. In questo modello teorico, indicatori oggettivi sarebbero l'occupazione, l'istruzione, il reddito e la disponibilità di beni. Vengono prese in considerazione le teorie classiche di Veblen, Weber, Simmel e Bourdieu. Nelle loro analisi, lo stile di vita si configura comunque in modo esplicito quale espressione visibile delle dotazioni e dei modelli culturali caratterizzanti lo standing del soggetto.
Alla base della prospettiva di Veblen vi è una critica dell'economia classica, le cui categorie sarebbero applicabili solo in circostanze molto particolari. Ai suoi occhi, tale approccio considera l'individuo come un efficiente calcolatore dei costi e benefici, dotato di obiettivi omogenei e costanti, privo di passato, mentre la realtà mostra un individuo portatore di un insieme di atteggiamenti e modi di agire che tendono ad esprimersi e a realizzarsi attraverso un'attività multiforme e continua di adattamento tra mezzi e obiettivi, influenzata dalle esperienze acquisite e dal contesto socio- culturale in cui si trova ad agire. In particolare, gli schemi di pensiero e di conoscenza sono un riflesso degli "schemi di vita": a seconda del modello produttivo preponderante all'interno di una società e a seconda dei ruoli occupazionali ricoperti dai singoli individui, si può osservare una elaborazione di abiti mentali diversificati. Consapevole di tale variabilità, Veblen sottolinea come sia centrale, nei diversi contesti, il carattere di competizione: la stima che l'individuo ha di se stesso è infatti un riflesso della stima che gli altri accordano a lui; di conseguenza, siccome gli individui valutano se stessi attraverso il confronto con i propri simili, essi saranno costretti ad operare costantemente nel tentativo di mostrarsi superiore agli altri. Quindi, il guadagno della stima altrui è comunque oggetto di competizione, poiché non tutti possono raggiungere uno status elevato. Per quanto riguarda la società occidentale contemporanea, uno dei tratti fondamentali che definiscono l'organizzazione è l'istituzione della proprietà privata: "il motivo che sta alla radice della proprietà è l'emulazione ( ... ) il possesso della ricchezza conferisce onore". Sulla base di questo diverso principio, il desiderio di possesso non deriva da bisogni biologici bensì da un bisogno di superiorità nei confronti di altri individui, che trova piena realizzazione solo laddove riconosciuto da parte di questi altri. Di conseguenza vi è un'esigenza non solo di essere, ma anche dimostrarsi superiori. Ad esempio, il desiderio di apparire economicamente potenti influenza anche l'agire degli individui, spingendoli ad una continua emulazione competitiva. La classe agiata, che si trova al vertice della struttura sociale in fatto di rispettabilità, viene considerata come uno dei punti di riferimento in quanto ai criteri di valutazione per i canoni di rispettabilità per la comunità. Ma per acquisire e conservare la stima altrui non è sufficiente il possesso di ricchezza: è necessaria la loro messa in evidenza attraverso il consumo. Da quando il possesso di proprietà diventa base della stima sociale esso diventa anche base per il rispetto di sé: un individuo deve possedere altrettanti beni quanti ne possiedono coloro con i quali egli classifica sé stesso ed è auspicabile che ne possieda di più; e siccome ogni grado di ricchezza definisce un nuovo livello di agiatezza e una nuova classificazione finanziaria, ecco una progressiva tendenza all'innalzamento della ricchezza socialmente richiesta. Alla base del consumo vistoso vi è dunque l'emulazione, un confronto antagonistico che spinge a superare coloro con i quali sitende a classificarsi, definito a partire dalle consuetudini di chi è immediatamente superiore nella gerarchia, che definisce lo schema di vita. Alla base del processo di emulazione non conta soltanto la quantità di beni consumati, ma anche la loro qualità. Inoltre sono un utile segno di distinzione.
Weber è stato il primo ad aver usato in modo esplicito il concetto di "stile di vita", quale forma sociale attraverso cui si esprime il prestigio di un ceto sociale. Lo stile di vita è condizionato sia dalle classi sociali che dall'agire dell'individuo, tanto da stratificare i ceti al loro interno. Per Weber, i ceti si formano all'interno delle classi sociali, sulla base di particolari forme d'istruzione, educazione e formazione. Per questo, secondo Weber, le società fondate sul ceto sono ordinate convenzionalmente mediante regole di condotta più individuali. La situazione di ceto si fonda su due parametri distinti: lo stile di vita e il prestigio. Il primo si basa sull' educazione formale e sul possesso delle forme di vita corrispondenti, mentre il secondo deriva dalla nascita o dalla professione svolta. Il concetto di ceto, diversamente da quello di classe, tiene più conto degli elementi culturali e della complessità sociale. Mentre le classi si suddividono in relazione alla produzione e all'acquisto di beni, i ceti si suddividono secondo le forme dei loro consumi ed i loro specifici modi di condotta di vita. Per Weber, i ceti, in quanto sviluppa uno stile di vita specifici, risiedono nella sfera dell'onore e dell'ordinamento sociale, mentre le classi stanno nell'ordinamento economico. In antitesi alle classi, i ceti sono di regola gruppi delimitati e differenziati verso l'esterno, forme sociali con una qualità comune, e richiedono a chi ne fa parte una particolare condotta di vita che renda visibile l'appartenenza a tale cerchia ristretta. In questa visione, le classi si riducono a status, cioè a classe di gradazione aperte con alta mobilità individuale. In questa visione, lo stile di vita risulta la manifestazione più visibile di differenziazione sociale, anche all'interno di una stessa classe sociale; esso indica il prestigio di cui l'individuo sente di godere o a cui ambisce. Nelle società tradizionali lo status degli individui era indicato nei diversi contesti da interazioni dirette, mentre in queste ultime, lo status e i ceti si riconoscono attraverso diversi contrassegni e simboli, quali appunto gli stili di vita. Per Weber lo status e gli stili di vita possono anche variare indipendentemente dalle classi. Il concetto di stile di vita weberiano non misura la quantità di beni consumato disponibili, ma il modo in cui gli stessi beni vengono consumati, sia tra gli individui con lo stesso reddito che con un reddito diverso. In generale, gli stili di vita sono la confluenza fra status, struttura di potere ed etiche religiose. Si pone ora l'interrogativo circa la natura variabile dello stile di vita in Weber, per la compresenza di due processi diversi: lo stile di vita è condizionato e dipendente sia dalla classe sociale che dall'agire dell'individuo, tanto da stratificare i ceti al loro interno. Si ha così un modello sequenziale in cui lo stile di vita è di natura performativa e perciò indipendente, nel passaggio dalla classe al ceto: classe sociale - stile di vita - ceto. Ansbacher ritiene così che egli utilizzi le espressioni di stile di vita il senso collettivo, con un significato simile a quello di cultura di un particolare settore sociale. Gli strati sociali si distinguerebbero in tale prospettiva anzitutto dallo sviluppo di un peculiare stile di vita, e le differenze degli stili di vita dei gruppi sarebbero anzitutto determinate dalle differenze nell'educazione.
Per Veal, in Weber la classe sociale è solo una dimensione lungo la quale la società può essere divisa e classificata, e poiché un'altra dimensione è lo status, mentre la classe è definita a partire dalla relazione con i mezzi di produzione della posizione sistema economico, il gruppo di status viene determinato dello stile di vita, e quindi dal consumo di beni e dal prestigio. I gruppi di status sarebbero quindi definiti al lorointerno da un comune stile di vita e al loro esterno da un conflitto costante per il controllo dei mezzi di produzione simbolica, attraverso i quali la loro realtà viene costruita. La politica degli stili di vita sviluppa così una forza parallela al conflitto di classe. Questa forza è rappresentata dal conflitto dei gruppi di status per creare e sostenere il proprio stile di vita. Un gruppo di status è distinto in particolare a partire dall'onore accordatogli dal resto della società e dal suo particolare stile di vita. Lo stile di vita adottato da un gruppo di status serve per segnare i confini del gruppo e per rinforzare il sistema di onore che sostiene lo status del gruppo.
Un filo conduttore dell'opera di Simmel sullo stile di vita è il principio che "l'esistenza pratica dell'umanità si consuma nella lotta tra l'individuale e il sociale". Lo stile di vita è "qualcosa di egoistico, in quanto mette in evidenza il suo portatore, sorregge e aumenta il suo senso di se a spese degli altri, ma è anche qualcosa di altruistico, perché la soddisfazione che procura è destinata appunto a quella degli altri". Sono dunque compresenti due opposte esigenze: l'essere per sé, e l'essere per gli altri. Si può parlare di stili di vita tra differenziazione e individualizzazione: processi sociali attraverso i quali le parti di una collettività acquistano identità distinte quanto a cultura, funzione, attività, potere e aspettative, ma anche attraverso i quali si trasformano le società moderne. Questi processi sono ben rilevabili nelle trasformazioni dei gruppi, che Simmel definisce "cerchie sociali". Quanto più individuale è il gruppo in quanto tale, tantomeno lo sono i suoi membri, e quanto più ristretto è il gruppo al quale apparteniamo, tanto minore è la libertà individuale che possediamo. Nell'opera La differenziazione sociale, Simmel analizza i rapporti tra l'estensione dei gruppi (cerchie sociali) e lo sviluppo dell'individualità (dell'identità). Il livello di sviluppo dell'individualità aumenta con l'ampliamento della cerchia sociale, quindi quanto più un gruppo presenta un carattere distintivo, tanto più i singoli appartenenti al gruppo saranno simili tra di loro; al contrario, in un gruppo poco caratterizzato saranno i singoli individui a possedere stili distintivi. Si potrebbe dire che in Simmel gli stili di vita hanno così la doppia funzione di configurare e caratterizzare un gruppo cementandone l'unitarietà ed insieme differenziandolo dagli altri gruppi sociali. Simmel porta l'esempio dei quaccheri.
Gli stili di vita si collocano a cavallo tra cultura oggettiva e cultura soggettiva: nelle società contemporanee, nelle quali è disponibile una grande quantità di stili di vita, ognuno di essi si separa dal suo contenuto in modo da proporsi come in un vero e proprio mercato degli stili di vita. In tal modo lo stile di vita diventa oggettivo, e come tale indipendente dalle dimensioni cognitivo-valoriali di chi lo adotta. Questo viene evidenziato nell'opera Filosofia del denaro. Simmel considera l'economia monetaria quale fattore determinante nel creare l'oggettività dello stile di vita. In particolare, attraverso l'appiattimento della vita emotiva della metropoli, l'individuo fa propria una oggettività dello stile di vita. In questo testo compare anche un paragrafo nel quale viene richiamato il concetto di Marx sul feticismo delle merci: i beni si dotano di rilevanza simbolica e di segno di rapporti sociali. In tutto ciò sta, secondo Simmel, il disagio della cultura moderna, perché gli uomini sono circondati sempre più da cose che non dominano autonomamente. Questo mondo oggettivo trasforma anche i comportamenti e le mode, all'interno delle quali Simmel individua il dissidio tra uniformità sociale e differenziazione individuale. Il principale fattore di separazione tra mondo oggettivo e soggettivo sta nella divisione del lavoro. Per Simmel il denaro è il fattore più forte di oggettivazione: esso infatti costituisce il medium comunicativo più comune tra gli individui. Anche lo stile di vita in tale contesto di oggettivazione si svuota dai contenuti sensibili e percettivi, rivelandosi puramente funzionale e destituito di valori e contenuti. In questa condizione, la prevalenza di cultura oggettiva e la conseguente mancanza di stile è compensata, secondo Simmel, dalla stilizzazione dell'interiorità con cui gli individui tentano di esprimere la propria