Documento su bullismo e cyberbullismo, definizioni, caratteristiche e tipologie. Il Pdf esplora le differenze tra bullismo, aggressività e scherzo, analizzando il profilo psicologico del bullo e le forme di cyberbullismo, utile per la scuola superiore in Educazione civica.
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Il termine "bullismo" - dall'inglese "bullying" - significa intimorire. È un'azione intenzionale, ripetuta nel tempo, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l'azione e chi la subisce finendo per arrecare danno alla vittima. Il bullismo non è uno scherzo né un litigio: è un fenomeno che riguarda indistintamente ragazzi e ragazze. Il primo e il più noto studioso europeo che se ne è occupato è stato il norvegese Dan Olweus che nel 1984 descriveva il bullismo nel modo seguente: "uno studente è oggetto di azioni di bullismo ovvero è prevaricato o vittimizzato quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni". Te ne renderai meglio conto leggendo ora quali sono i 6 tipi di bullismo più diffusi.
L'aggressività è diretta, impulsiva, spesso è una reazione a provocazioni o frustrazioni che non si riescono a tollerare (una risposta che riguarda il singolo). Nell'atto di bullismo, invece, c'è un leader che agisce in una dinamica collettiva: lui ha bisogno del gruppo mentre nel caso di aggressività "patologica" il gruppo tende ad isolare il soggetto.
La differenza è essenzialmente nel clima: durante uno scherzo la vittima non viene umiliata e l'azione non ha il fine di deridere ma di ridere, momentaneamente, di e con qualcuno in grado di sopportare lo scherzo, ridendone esso stesso. Nella prepotenza, invece, il fine è quello di imporre la propria volontà sull'altro usando la forza. Si tratta dell'imposizione forzata della propria volontà a danno di un altro soggetto tramite l'uso di strumenti costrittivi.
disuguaglianza di forza e di potere, uno prevarica sempre e l'altro subisce (rigidità dei ruoli).
Una prima categoria di comportamenti non classificabili come bullismo è quella degli atti particolarmente gravi, che possono integrare un vero e proprio reato. Attaccare un coetaneo con coltellini o altri oggetti pericolosi, fare minacce pesanti, procurare ferite fisiche gravi, commettere furti di oggetti molto costosi, compiere molestie o abusi sessuali sono condotte che rientrano nella categoria dei comportamenti antisociali e devianti e non sono in alcun modo definibili come "bullismo". Allo stesso modo, i comportamenti cosiddetti "quasi aggressivi", che spesso si verificano tra coetanei, non costituiscono forme di bullismo. I giochi turbolenti e le "lotte", particolarmente diffusi tra i maschi, o la presa in giro "per gioco" non sono definibili come bullismo in quanto implicano una simmetria della relazione, cioè una parità di potere e di forza tra i due soggetti implicati e una alternanza dei ruoli prevaricatore/prevaricato. Ciò detto, adottare un approccio punitivo e sanzionatorio, utile in alcune situazioni di bullismo, potrebbe determinare esiti negativi se l'allievo manifesta un comportamento aggressivo dovuto a un deficit di inibizione tipico del disturbo iperattivo. È dunque fondamentale applicare i 3 criteri prima indicati:
Preliminarmente, occorre chiarire che il bullismo può essere: Individuale: Ossia messo in atto da una sola persona; Di gruppo: Messo in atto da due o più prevaricatori che operano a sostegno del bullo o partecipando attivamente alla prevaricazione o isolando la vittima e mostrandosi indifferenti nei suoi confronti; Relazionale: Quando il gruppo viene manipolato dal prepotente affinché più compagni partecipino alle prepotenze o molestino la vittima al posto del bullo. Con riferimento alle tipologie di bullismo, distinguiamo: Fisico: Aggressioni, scherzi pesanti, danneggiamento di oggetti personali, furti, estorsioni, violenza fisica, calci, pugni, graffi, morsi, pizzicotti, spinte, tirare i capelli, schiaffi reiterati (prevalentemente maschile); Verbale: Prese in giro con cattiveria, soprannomi ed epiteti ingiuriosi, offese, insulti, minacce e atti ricattatori (sia maschile che femminile); Psicologico: comportamenti di esclusione sistematica dal gruppo, maldicenze, isolamento, storie offensive, pettegolezzi fastidiosi sul conto della vittima, danneggiamento dei rapporti di amicizia. Cyberbullismo: è un bullismo messo in atto attraverso i mezzi elettronici, come e-mail, la messaggistica istantanea, i social network, le e-mail.
Bullo Vittima: Un ragazzo che diventa bullo a causa di atti di bullismo subiti. Apprende sulla sua pelle il comportamento di manipolazione e poi lo replica. E' una figura più diffusa nella scuola primaria. Bullo Dominante: Ha bisogno di un capro espiatorio su cui sfogare la propria rabbia. È un ragazzo che non sa riconoscere i sentimenti degli altri. Adotta comportamenti aggressivi senza essere consapevole delle conseguenze. È incapace di gestire le proprie emozioni. Ha difficoltà ad interagire con gli altri e conosce come unica forma di relazione l'aggressività.
Bullo Ansioso: Ha una bassa autostima e si sente inferiore. È geloso per i successi o per i beni materiali degli altri. Mette in atto comportamenti vessatori nei confronti dei compagni più deboli e prova rimorso e senso di colpa per le sue azioni. Bullo Passivo: Ricopre un ruolo di gregario nel branco e sostiene chi agisce le prepotenze.
Aggressività: Perde facilmente la calma e usa modalità violente verso i coetanei, ma anche verso gli adulti; Impulsività: Agisce evitando la riflessione e la consapevolezza delle conseguenze. Scarsa Tolleranza alle Frustrazioni, Alle Contrarietà e alle Regole: Il bullo non ha senso della misura, ma soprattutto non riesce ad entrare in rapporto con figure autoritarie o ad avere punti di riferimento costruttivi; Grande Considerazione di Sé: Gode in genere di una certa popolarità che rinforza i suoi comportamenti negativi. In realtà il bullo non possiede grandi qualità, ma così facendo riesce a nascondere i propri difetti; Mancanza di Empatia: Non riesce mai a mettersi nei panni degli altri e ad immaginare i sentimenti e le emozioni di chi subisce i suoi comportamenti. Gli altri vengono percepiti come oggetti e non come esseri umani.
Spesso le interazioni nella vita reale che portano a tali situazioni di prevaricazioni si intrecciano con quelle che si verificano nella vita virtuale. Grazie ai nuovi media digitali e alle reti telematiche possiamo condividere con gli altri le nostre emozioni e le nostre esperienze andando a spezzare il filo della nostra privacy. Internet è un insieme di luoghi in cui ci si può muovere senza incidenti, a patto di conoscere bene la geografia della rete. Rappresenta un ampliamento funzionale ed esperienziale della nostra quotidianità e della nostra socialità. Tuttavia, in rete manca la presenza fisica, i pensieri comunicati sono disinibiti e quindi più intensi che nella relazione reale. Questo comporta anche risvolti potenzialmente pericolosi. È necessario, quindi, avere una conoscenza accorta della rete e usare in modo consapevole e corretto le risorse del Web per evitare di incorrere in problemi come ad esempio il cyberbullismo.
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Tale termine è stato coniato dall'educatore canadese Bill Belsey e consiste in un atto aggressivo ed intenzionale condotto da un individuo o da un gruppo di individui attraverso varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che non può difendersi. Si esplica attraverso atti di vessazione, umiliazione, molestia, diffamazione, azioni aggressive indirette effettuate tramite mezzi elettronici come l'e-mail, la messaggistica istantanea, i social network, i blog, i telefoni cellulari, i cercapersone e/o i siti web. Il cyberbullo può agire, ad esempio, pubblicando foto, video o informazioni private della vittima, spargendo maldicenze attraverso sms/mms con il cellulare o con la posta elettronica, oppure mettendo in atto minacce ripetute (dirette alla vittima) tramite il cellulare o gli strumenti elettronici. Da recenti studi si nota come alcune delle vittime di cyberbullismo abbiano iniziato a sviluppare nuove strategie di coping per proteggersi dalle insidie del mondo tecnologico, attuando diversi metodi come quello di modificare la password d'accesso ai propri account, utilizzando codici alfanumerici e bloccando direttamente l'aggressore dopo aver contattato l'amministratore del sito e aver segnalato l'episodio, quando l'aggressione avviene sui social network. Nel bullismo elettronico la responsabilità può essere estesa e condivisa anche a chi "semplicemente" visiona un video e decide di condividerlo/inoltrarlo ad altri, ride o rimane indifferente. Avvengono due fenomeni di tipo parallelo: il primo consiste nell'attaccare la vittima direttamente, spesso sotto la maschera dell'anonimato; l'altro, invece, si verifica attraverso la diffusione di immagini, video, notizie, in rete o tramite sms, riguardanti la vittima, distribuendo tali immagini e informazioni a un gruppo di astanti estesissimo: diventa quindi molto importante "il farlo sapere al mondo". L'astante (bystander), che frequenta i siti e fruisce delle immagini, diventa uno "strumento" fondamentale per lo scopo del cyberbullo e assume un ruolo di responsabilità attiva nei confronti delle vittime, anche se, paradossalmente non le conosce affatto. Il profilo psicologico del cyberbullo mette in luce una mania del controllo, attraverso il quale egli tenta di mettersi in mostra, non conosce le regole del viver comune e dello stare in contatto con le persone. È una persona immatura dal punto di vista affettivo, che presenta un'incapacità di gestione delle emozioni come il senso di colpa o la vergogna. Nei criteri di elezione della vittima infatti, la "diversità", nelle sue varie declinazioni, gioca un ruolo primario. In genere il cyberbullo compie azioni di prepotenza per ottenere popolarità all'interno di un gruppo, per divertimento o semplicemente per noia. Inoltre, sono stati definiti alcuni comportamenti specifici che possono scatenare il cyberbullismo: