Documento dall'Università su Lezioni Criminologia. Il Pdf, di Diritto e livello universitario, esamina il rapporto sugli omicidi volontari in Italia (2015-2024), le teorie criminologiche di Lombroso, della Scuola Positiva e Classica, e le procedure di identificazione forense, con focus su minori e stalking.
Mostra di più49 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
RAPPORTO SUGLI OMICIDI VOLONTARI CONSUMATI IN ITALIA (2015-2024): nel periodo compreso tra il 2015 e il 2024, si osserva un generale trend in diminuzione degli omicidi volontari commessi in Italia. Il dato più evidente è la flessione significativa registrata nel 2020, anno in cui il numero totale di omicidi ha toccato uno dei punti più bassi. Invece, negli anni '90, al tempo delle grandi stragi per Mafia, siamo arrivati al record per omicidi. Analizzando la distribuzione delle vittime per genere, emerge che la maggior parte degli omicidi è perpetrata da uomini, che tendono a colpire con maggiore frequenza vittime di sesso maschile rispetto a quelle femminili. Un dato particolarmente rilevante riguarda le vittime di genere femminile: nonostante l'aumento della sensibilizzazione pubblica e delle iniziative contro la violenza di genere, il numero di donne uccise è rimasto pressoché stabile nel corso degli anni. Questo dato evidenzia una persistente criticità, che sembra resistere ai cambiamenti culturali e agli interventi di prevenzione messi in atto.
COME È STATO SPIEGATO IL COMPORTAMENTO CRIMINALE ?-- STORIA DEL PENSIERO CRIMINOLOGICO
LOMBROSO: Cesare Lombroso, medico e antropologo italiano dell'Ottocento, è noto per la sua controversa teoria del "delinquente nato", secondo cui alcuni individui sarebbero biologicamente predisposti al crimine. Secondo Lombroso, esisterebbe una componente innata che impedisce a questi soggetti di controllare gli impulsi criminali, rendendoli in un certo senso "predestinati al delitto". Questa visione si fonda su un rigido determinismo biologico, secondo il quale è possibile riconoscere i criminali attraverso caratteristiche fisiche specifiche, come la forma del cranio, la conformazione del volto o altri tratti fisiognomici. Lombroso, che praticava la craniometria, sosteneva che analizzando le dimensioni e la struttura del cranio si potesse stimare la propensione di un individuo alla criminalità. A questa teoria affianco anche quella dell'atavismo, inteso come un "ritorno" a tratti primitivi presenti negli antenati dell'essere umano. Per Lombroso, il comportamento criminale rappresentava una regressione evolutiva: i criminali erano, a suo avviso, individui nei quali riaffioravano caratteristiche animalesche e selvagge, simili a quelle delle scimmie antropomorfe. In loro, il passato dell'umanità "tornava in vita". Uno dei principali errori di Lombroso fu non distinguere tra la variabilità naturale all'interno di una popolazione e le differenze tra popolazioni. Scambiò variazioni individuali, del tutto normali, per segnali inequivocabili di devianza o inferiorità, commettendo così un grave fraintendimento scientifico e metodologico.
LA SCUOLA POSITIVA: ENRICO FERRI E RAFFAELE GAROFALO: a differenza di Cesare Lombroso, secondo cui il criminale nasce tale, gli esponenti della Scuola Positiva - in particolare Enrico Ferri e Raffaele Garofalo - sostengono che il comportamento criminale sia il risultato dell'interazione di fattori antropologici, psichici e sociali. In questa prospettiva, la delinquenza non è frutto di una liberascelta individuale, ma è condizionata da elementi esterni e interni all'individuo, come l'ambiente sociale, le condizioni psicologiche e le predisposizioni biologiche. Uno dei contributi fondamentali della Scuola Positiva è l'introduzione del concetto di pericolosità sociale, che si può manifestare in due forme principali:
La pena, secondo la visione della Scuola Positiva, non deve limitarsi alla punizione del reato, ma deve mirare a contenere e rieducare le tendenze antisociali dell'individuo. Ciò implica una forte attenzione alla personalità del reo, più che alla gravità del delitto commesso. Da qui nasce il principio dell'individualizzazione della pena e del trattamento personalizzato del delinquente, in funzione della sua effettiva pericolosità sociale e delle possibilità di recupero.
SCUOLA CLASSICA: la Scuola Classica, sviluppatasi tra il XVIII e il XIX secolo, introduce il fondamentale concetto di libero arbitrio, sostenendo che l'individuo è pienamente consapevole delle proprie azioni e, quindi, responsabile delle scelte che compie. Di conseguenza, il crimine viene visto come una libera decisione dell'individuo, e la pena come una risposta razionale e necessaria per ristabilire l'ordine violato. Secondo la Scuola Classica, la pena deve possedere precise caratteristiche:
A livello giuridico, la Scuola Classica ha introdotto e valorizzato importanti principi fondamentali del diritto penale moderno, tra cui:
WILLELM BONGER: secondo Willem Bonger, le sperequazioni di classe e la diseguale distribuzione di beni materiali e culturali acuiscono i conflitti tra le persone e alimentano comportamenti aggressivi. Sebbene esistano differenze sociali in ogni società, è soprattutto nel conflitto di classe che, secondo Bonger, va ricercata la vera causa dell'agire criminale. Il sistema capitalistico, basato su uno squilibrio strutturale tra chi possiede i mezzi di produzione e chi fornisce la propria forza lavoro, genera tensioni che possono sfociare in comportamenti devianti. In questo contesto, alcuni atti criminali assumono il significato di una forma di lotta di classe, un tempo definita anche come "esproprio proletario".
STATI UNITI: negli anni '30 e '40 --- problema del flusso migratorio all'interno del paese. SHAW E MCKAY (SCUOLA DI CHICAGO): Shaw e Mckay, appartenenti alla Scuola di Chicago, elaborano la teoria delle aree criminali, identificando specifiche zone urbane da cui proviene e in cui risiede la maggior parte della criminalità comune. Secondo il loro approccio, noto come teoria ecologica, è soprattutto l'ambiente di vita a influenzare il comportamento deviante. La criminalità, quindi, non dipende tanto dalle caratteristiche individuali, quanto dal contesto sociale e territoriale in cui l'individuo cresce e vive.
DISORGANIZZAZIONE SOCIALE: la teoria della disorganizzazione sociale spiega il crimine come il risultato della progressiva perdita di coesione e ordine all'interno della società. Quando la socializzazione è carente o difettosa, si crea uno strappo nel tessuto sociale, che favorisce la diffusione del comportamento deviante. Alla base della disorganizzazione vi è spesso un conflitto tra norme:
La disorganizzazione sociale si manifesta in particolare quando:
In questo contesto, il crimine è visto non come una semplice devianza individuale, ma come espressione di un malfunzionamento sistemico della società.
THORSTEN SELLIN - TEORIA DEL CONFLITTO CULTURALE: secondo Thorsten Sellin, la contrapposizione di sistemi culturali differenti all'interno di uno stesso individuo è una delle principali cause della rottura con i consueti parametri di condotta. Questa frattura rende più facile il passaggio a comportamenti devianti o criminali. È qui che entra in gioco il concetto di conflitto culturale, che può manifestarsi in due forme:
Affinché un individuo sviluppi una condotta integrata, è fondamentale che ci sia coerenza tra i valori normativi del gruppo di appartenenza e quelli espressi dalla legge. Quando questa sintonia manca, cresce il rischio che l'individuo non riconosca l'autorità delle norme legali e si avvicini alla devianza.
ROBERT K. MERTON - TEORIA DELL'ANOMIA: secondo Robert K. Merton, una società si trova in uno stato di anomia (assenza di norme) quando la sua cultura promuove mete sociali senza fornire a tutti i suoi membri i mezzi legittimi per raggiungerle. Questo crea una contraddizione dinamica tra le mete culturali proposte e i mezzi legittimi disponibili per ottenerle. Merton identifica cinque modalità di adattamento alle tensioni causate da questa dissonanza:
DURKHEIM: Émile Durkheim sosteneva che l'ipersimulazione delle aspirazioni e la frustrazione derivante dal non riuscire a raggiungere tali obiettivi siano fattori centrali nel fenomeno del crimine. In particolare, evidenziava come in alcune società, gli individui, e in particolare gli uomini, vengano ipersimulati a soddisfare determinati standard di successo (come prestazioni economiche, sociali o fisiche). Se non riescono a raggiungere queste aspettative, si trovano a vivere una forte frustrazione, che può spingerli verso comportamenti devianti o criminali. In altre parole, la società moderna crea aspettative irrealistiche, ma non fornisce sempre i mezzi per soddisfarle, alimentando il malessere sociale e la devianza.