Prima lezione: inclusione e disabilità nell'educazione

Slide di Università su Prima lezione. Il Pdf esplora l'evoluzione dei concetti di inclusione e disabilità in ambito educativo, dalla psicologia. Il documento, schematico e ben strutturato, è utile per lo studio autonomo.

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52 pagine

Prima lezione
Obiettivi
- Sollecitare e rinforzare le conoscenze e le competenze di carattere progettuale,
metodologico, valutativo, nell’ottica della gestione integrata della classe tra insegnanti
curricolari e insegnante di sostegno;
- analizzare e valutare criticamente gli esiti dei propri interventi, anche sulla base di fonti e
informazioni di ricerca aggiornati
Tutto ciò rientra nella gestione integrata della classe.
La differenziazione didattica per l’inclusione
● Lo sfondo: aspetti culturali, normativi e istituzionali di riferimento
● Programmazione pedagogico-didattica e ricadute sull’inclusione: modelli didattici per
obiettivi/competenze, per progetti/sfondo integratore
● Individualizzazione/personalizzazione versus inclusione?
● L’UDL: un paradigma inclusivo di progettazione/programmazione e organizzazione
della didattica in classe
● La differenziazione didattica e l’accomodamento ragionevole La valutazione
formativa
● Le didattiche meno valorizzate e il loro potenziale inclusivo (verificare)
● Il profilo del docente inclusivo e la gestione integrata della classe
Il Bisogno educativo e il principio di individualizzazione
Radici epistemologiche nell’Attivismo pedagogico (prima metà del Novecento).
Questo concetto ha avuto origine negli anni 20. Secondo questo concetto è l’insegnante
che deve adattare l’insegnamento agli allievi. Tra gli attivisti c’erano soprattutto medici,
quindi la radice profonda delle differenze tra le persone sta dentro la vita psichica di
ciascuno di noi, la nostra vita intelligente non è altro che il nostro adattamento all’ambiente.
L’interesse ci fa sopravvivere, vivere meglio. L’individualizzazione è quindi nato proprio dal
funzionamento psichico come insieme di funzioni rivolte all’adattamento all’ambiente,
l’insegnante deve adattarsi alle esigenze dell’allievo
● ANNI 20: Il principio di individualizzazione: la vita psichica come insieme strutturato
di funzioni rivolte all’adattamento all’ambiente del bambino/alunno - la “scuola su
misura” (Claparède) (Decroly, Montessori) - sono tutti medici
● ANNI 30- 40:L’Attivismo di seconda generazione è stata più operativa, poiché ha
ideato dei programmi didattici rispettosi dell’individualità: programmi di
differenziazione pedagogico-didattica, per un’educazione democratica, per il
miglioramento delle condizioni sociali, economiche, culturali (Dewey,
Kilpatrick-metodo dei progetti, Washburne scuola di Winnetka, Dottrens).
C’erano anche le macchine per insegnare (Skinner) che favorivano dei percorsi di
insegnamento individualizzato. E’ basato su programmi didattici differenziati.
La diversità nel pensiero post-moderno
- Ancora nel primo Novecento, prevale il modello della “modernità” illuminista
(razionalità, progresso, poteri della scienza): la diversità come anti-valore da studiare
e «normalizzare:
- Nel sistema scolastico: “doppio binario” durante la prima metà del Novecento e fino
agli anni ‘70 (in Italia): scuole e sezioni speciali, classi differenziali. Tutto ciò si
riferisce agli alunni con bisogni educativi ma non agli alunni con disabilità. Le
persone con disabilità stavano prima in istituti, divisi per tipologie, per sordi, ciechi,
poi le classi speciali e tra il 71 al 77 si hanno le leggi per l’integrazione.
- Nel dopoguerra, l’istruzione di massa e il fenomeno della dispersione - Con il
secondo Novecento - in diversi ambiti scientifici e culturali, soprattutto nella scuola -
si consolidano come valori i principi di differenza e il pluralismo - La “differenza” può
essere riconosciuta, “pensata” BES nel panorama scolastico internazionale
- La prima volta, nel Regno Unito: dal “difetto” al bisogno e alle potenzialità
speciali; superata l’idea di “ineducabilità” (SEN, 1978, rapporto Warnock)
- Potenziamento/affinamento della didattica (secondo ‘900) - Equazione tra BES
e bisogno di servizi aggiuntivi
- Valorizzazione dei diversi bisogni educativi e della flessibilità
pedagogico-didattica (nel nostro secolo)
- I pronunciamenti internazionali (UNESCO) e i Rapporti OECD (tre
sotto-categorie, 2000) 12 BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE
In questa fase si introduce l’idea di programmazione, con obiettivi, metodologie, esperienze
didattiche e valutazioni dichiarate in modo trasparente.
Nel dopoguerra avviene la scolarizzazione di massa, basata su obiettivi misurabili; è
necessaria la programmazione.
Infatti in questo periodo sono nate le teorie dell’istruzione; Bruner, Bloom hanno suggerito
dei protocolli per la programmazione. Si introduce il concetto di Mastery learning,
(apprendimento per padronanza, adattamento ai singoli), cioè pensare dei percorsi per
potenziare la didattica; è il precursore del piano educativo individualizzato (in questo periodo
non si occupavano ancora di disabilità, ma del fenomeno di dispersione quindi degli allievi
problematici), che è nato per far fronte all’eterogeneità della classe. Bruner parla di diversi
metodi di insegnamento: attivo, iconico e simbolico.
BES nel panorama scolastico internazionale
In origine era SEN: Special Educational Needs. Nata nel Regno Unito, in cui si notò che i
ragazzi non imparavano, quindi da un sondaggio si vide che ⅕ degli allievi della classe erano
degli allievi atipici, che imparavano in modo più lento. Non erano dei ragazzi ineducabili
perché erano stati inseriti nelle scuole, ma visto che avevano difficoltà bisognava agire su
larga scala e potenziare le attività didattiche.
- La prima volta, nel Regno Unito: dal “difetto” al bisogno e alle potenzialità speciali;
superata l’idea di “ineducabilità” (SEN, 1978, rapporto Warnock) In Italia la
terminologia BES viene introdotta nel 2012, negli anni 70 noi abbiamo attenzionato
gli allievi con disabilità e poi dei BES, invece il Regno Unito al contrario.

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Anteprima

Obiettivi della lezione

  • Sollecitare e rinforzare le conoscenze e le competenze di carattere progettuale, metodologico, valutativo, nell'ottica della gestione integrata della classe tra insegnanti curricolari e insegnante di sostegno;
  • analizzare e valutare criticamente gli esiti dei propri interventi, anche sulla base di fonti e informazioni di ricerca aggiornati

Tutto ciò rientra nella gestione integrata della classe.

La differenziazione didattica per l'inclusione

  • Lo sfondo: aspetti culturali, normativi e istituzionali di riferimento
  • Programmazione pedagogico-didattica e ricadute sull'inclusione: modelli didattici per obiettivi/competenze, per progetti/sfondo integratore
  • Individualizzazione/personalizzazione versus inclusione?
  • L'UDL: un paradigma inclusivo di progettazione/programmazione e organizzazione della didattica in classe
  • La differenziazione didattica e l'accomodamento ragionevole La valutazione formativa
  • Le didattiche meno valorizzate e il loro potenziale inclusivo (verificare)
  • Il profilo del docente inclusivo e la gestione integrata della classe

Il Bisogno educativo e il principio di individualizzazione

Radici epistemologiche nell'Attivismo pedagogico (prima metà del Novecento). Questo concetto ha avuto origine negli anni 20. Secondo questo concetto è l'insegnante che deve adattare l'insegnamento agli allievi. Tra gli attivisti c'erano soprattutto medici, quindi la radice profonda delle differenze tra le persone sta dentro la vita psichica di ciascuno di noi, la nostra vita intelligente non è altro che il nostro adattamento all'ambiente. L'interesse ci fa sopravvivere, vivere meglio. L'individualizzazione è quindi nato proprio dal funzionamento psichico come insieme di funzioni rivolte all'adattamento all'ambiente, l'insegnante deve adattarsi alle esigenze dell'allievo

  • ANNI 20: Il principio di individualizzazione: la vita psichica come insieme strutturato di funzioni rivolte all'adattamento all'ambiente del bambino/alunno - la "scuola su misura" (Claparede) (Decroly, Montessori) - sono tutti medici
  • ANNI 30- 40:L'Attivismo di seconda generazione è stata più operativa, poiché ha ideato dei programmi didattici rispettosi dell'individualità: programmi di differenziazione pedagogico-didattica, per un'educazione democratica, per il miglioramento delle condizioni sociali, economiche, culturali (Dewey, Kilpatrick-metodo dei progetti, Washburne scuola di Winnetka, Dottrens).

C'erano anche le macchine per insegnare (Skinner) che favorivano dei percorsi di insegnamento individualizzato. E' basato su programmi didattici differenziati.

La diversità nel pensiero post-moderno

Ancora nel primo Novecento, prevale il modello della "modernità" iluminista (razionalità, progresso, poteri della scienza): la diversità come anti-valore da studiare e «normalizzare:

  • Nel sistema scolastico: "doppio binario" durante la prima metà del Novecento e fino agli anni '70 (in Italia): scuole e sezioni speciali, classi differenziali. Tutto ciò si riferisce agli alunni con bisogni educativi ma non agli alunni con disabilità. Le persone con disabilità stavano prima in istituti, divisi per tipologie, per sordi, ciechi, poi le classi speciali e tra il 71 al 77 si hanno le leggi per l'integrazione.
  • Nel dopoguerra, l'istruzione di massa e il fenomeno della dispersione - Con il secondo Novecento - in diversi ambiti scientifici e culturali, soprattutto nella scuola - si consolidano come valori i principi di differenza e il pluralismo - La "differenza" può essere riconosciuta, "pensata" BES nel panorama scolastico internazionale
  • La prima volta, nel Regno Unito: dal "difetto" al bisogno e alle potenzialità speciali; superata l'idea di "ineducabilità" (SEN, 1978, rapporto Warnock)
  • Potenziamento/affinamento della didattica (secondo '900) - Equazione tra BES e bisogno di servizi aggiuntivi
  • Valorizzazione dei diversi bisogni educativi e della flessibilità pedagogico-didattica (nel nostro secolo)
  • I pronunciamenti internazionali (UNESCO) e i Rapporti OECD (tre sotto-categorie, 2000) 12 BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE

In questa fase si introduce l'idea di programmazione, con obiettivi, metodologie, esperienze didattiche e valutazioni dichiarate in modo trasparente. Nel dopoguerra avviene la scolarizzazione di massa, basata su obiettivi misurabili; è necessaria la programmazione. Infatti in questo periodo sono nate le teorie dell'istruzione; Bruner, Bloom hanno suggerito dei protocolli per la programmazione. Si introduce il concetto di Mastery learning, (apprendimento per padronanza, adattamento ai singoli), cioè pensare dei percorsi per potenziare la didattica; è il precursore del piano educativo individualizzato (in questo periodo non si occupavano ancora di disabilità, ma del fenomeno di dispersione quindi degli allievi problematici), che è nato per far fronte all'eterogeneità della classe. Bruner parla di diversi metodi di insegnamento: attivo, iconico e simbolico.

BES nel panorama scolastico internazionale

In origine era SEN: Special Educational Needs. Nata nel Regno Unito, in cui si notò che i ragazzi non imparavano, quindi da un sondaggio si vide che 1% degli allievi della classe erano degli allievi atipici, che imparavano in modo più lento. Non erano dei ragazzi ineducabili perché erano stati inseriti nelle scuole, ma visto che avevano difficoltà bisognava agire su larga scala e potenziare le attività didattiche.

  • La prima volta, nel Regno Unito: dal "difetto" al bisogno e alle potenzialità speciali; superata l'idea di "ineducabilità" (SEN, 1978, rapporto Warnock) In Italia la terminologia BES viene introdotta nel 2012, negli anni 70 noi abbiamo attenzionato gli allievi con disabilità e poi dei BES, invece il Regno Unito al contrario.
  • Potenziamento/affinamento della didattica (secondo '900) - Equazione tra BES e bisogno di servizi aggiuntivi
  • Valorizzazione dei diversi bisogni educativi e della flessibilità pedagogico-didattica (nel nostro secolo)
  • I pronunciamenti internazionali (UNESCO) e i Rapporti OECD (tre sotto-categorie, 2000)

Riconoscimento delle sottocategorie di BES

Riconosciamo 3 sottocategorie di BES:

  1. Allievi con disabilità che hanno diritto al PEI (l.104 del 1992);
  2. DSA e i disturbi evolutivi specifici che hanno diritto al PDP (L 170/2010);
  3. Allievi con problemi familiari, socio economiche, culturali; hanno la possibilità/ diritto al PDP senza però certificazione. (dopo il 2012)

Questa differenziazione tripartita è stata adottata in Italia nel 2012, nei Paesi OECD è stata adottata nel 2000.

BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE

si estende al di là di quelli che sono inclusi nelle categorie di disabilità, per coprire quegli alunni che vanno male a scuola (failing) per una varietà di altre ragioni che sono note nel loro impedire un progresso ottimale (Unesco, 1997) bisogno di individualizzare l'offerta formativa, aggiungendo risorse, adattando le attività di insegnamento/apprendimento passaggio dal concetto di disabilità tradizionale al concetto Bisogno Educativo Speciale Questa slide è riassuntiva. Pertanto possiamo dire che gli allievi con BES non sono solo quelli con disabilità, ma tutti quelli che vanno male a scuola per una varietà di ragioni. Cosa si fa per loro? Individualizzando l'offerta, aggiungendo risorse e adattando le attività di insegnamento/apprendimento, quindi anche semplificazione degli obiettivi e prevedendo strumenti compensativi.

Dal secondo Novecento a oggi nei sistemi scolastici

Razionalizzazione dell'istruzione di contrasto all'insuccesso scolastico, la programmazione

  • Teorie dell'istruzione/dei curricoli
  • Mastery Learning (strategie per il potenziamento/adeguamento/rinforzo)
  • Nuove teorie sul funzionamento dell'intelligenza e studi sulla complessità nella costruzione della conoscenza (Gardner, costruttivismo, neuroscienze e neuro-diversità Singer, 1998 e neurodivergenze)

XXI secolo: la stagione delle pari opportunità e dell'inclusione in educazione (ONU, 2006, 2015)

Dalla disabilità ai BES, in Italia

All'estero, identificata la popolazione degli studenti con bisogni educativi speciali (SEN - Special Educational Needs) da fine anni'70 In Italia:

  • Disabilità (1977 e soprattutto dal 1992)
  • Disturbi specifici di apprendimento - DSA (dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia e disturbi evolutivi specifici (2010)
  • Difficoltà di comportamento, di apprendimento, di socializzazione, per cause socio-economiche, linguistiche, etniche, culturali (BES categoria «C» - 2012-2013)

Gli studenti con BES

Possono essere individuati attraverso le risorse aggiuntive in supporto alla loro educazione: dai bisogni del bambino all'offerta formativa scolastica Approccio sociale alla diversità? Positivo? >Una sfida in salita BES è indicatore per l'erogazione di servizi? BES: qualificatore di difficoltà personali Cresce il rischio in educazione e scuola considerata come ambiente di rischio

Modelli di approccio alla disabilità

L'approccio medico

I soggetti con disturbi spesso vengono considerati secondo un'ottica prevalentemente medica - la disabilità è una caratteristica individuale, sta dentro di loro come esito naturale o accidentale. Il ri-adattamento si attua nella direzione individuo -> società Nelle società occidentali continua a predominare questo modello - L'erogazione dei servizi dipende dalla diagnosi - La cura della persona tende a trascurare la sua individualità globale/storicità e la sua iniziativa a partecipare al percorso di adattamento/inclusione L'approccio medico I soggetti con disturbi spesso vengono considerati secondo un'ottica prevalentemente medica - la disabilità è una caratteristica individuale, sta dentro di loro come esito naturale o accidentale Il ri-adattamento si attua nella direzione individuo società.

Pregi e difetti dell'approccio medico

PREGI: Il modello medico ci dà come vantaggio la possibilità di avere il servizio sanitario gratuito. Inoltre, la diagnosi dà degli elementi di conoscenza clinica del soggetto, cioè, se ben fatta, se fatta da uno specialista disponibile al confronto, ci permette di conoscere meglio un allievo, DIFETTI: Il rischio della diagnosi è che non possiamo predeterminare il futuro di quell'allievo, il modello medico è una conoscenza del passato, della diagnosi, ma bisogna essere aperti all'inatteso. Quindi l'approccio medico non è del tutto prognostico. Si rischia una visione standard, disinteresse verso la compensazione, logica assistenziale, consumistica, totale dipendenza dal servizio sanitario.

Dal modello medico ad altre modalità di approccio

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