Pdf dall'Università Telematica Pegaso sull'inclusione attraverso la multisensorialità. Il Materiale esplora i processi inclusivi nella scuola dell'infanzia, i diritti del bambino e modelli come ABA e TEACCH, utile per studenti universitari di "Altro".
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Il presente lavoro di tesi si propone lo scopo di mettere in risalto la figura dell'educatore professionale e il ruolo del nido d'infanzia, inteso come luogo privilegiato in cui realizzare l'inclusione attraverso la messa a punto di interventi educativi che tengano conto delle peculiarità di ogni bambino. Il tema dell'inclusione scolastica, attraverso la lente della multisensorialità, evidenzia come le pratiche educative che coinvolgano diversi canali sensoriali possano rappresentare un ponte efficace verso una didattica realmente inclusiva. Dalla riflessione storica sull'inclusione scolastica alla presentazione dei modelli e delle pratiche multisensoriali più adatte alla scuola dell'infanzia, ogni capitolo ha contribuito a definire un percorso educativo volto all'inclusione di tutti i bambini. Nel primo capitolo, si ha avuto modo di osservare come l'inclusione sia ormai un valore consolidato nelle politiche educative e un diritto riconosciuto a ogni individuo. Tuttavia, affinché tale diritto sia concretamente attuabile, è necessario un impegno costante per realizzare una didattica inclusiva. Lo strumento Index per l'inclusione ha fornito un quadro di riferimento che permette alle istituzioni scolastiche di riflettere sulle proprie pratiche e di avvicinarsi progressivamente a un modello realmente accogliente. Nel secondo capitolo, sono stati analizzati i processi inclusivi nella scuola dell'infanzia, un contesto in cui l'educazione e la cura della primainfanzia rivestono un ruolo cruciale per lo sviluppo delle competenze sociali, emotive e cognitive. Il riferimento all'ECEC (Early Childhood Education and Care) e all'IECE (Inclusive Early Childhood Education) ha messo in evidenza come l'inclusione, se radicata fin dai primi anni di vita, possa favorire un ambiente scolastico in cui ogni bambino si sente accettato e valorizzato. Infine, con il terzo capitolo è stato approfondito il ruolo della multisensorialità come strumento per promuovere l'inclusione attraverso l'illustrazione di modelli come l'ABA e il TEACCH, i quali consentono di adattare l'insegnamento alle esigenze specifiche di ciascun alunno. Attraverso pratiche come il gioco del tatto, si è dimostrato come l'utilizzo di stimoli multisensoriali possa migliorare l'esperienza educativa, rendendola più accessibile e coinvolgente. Questi modelli sono esempi concreti di come un approccio multisensoriale possa facilitare la partecipazione e il coinvolgimento degli studenti con bisogni educativi speciali. Concludo l'elaborato dimostrando come attraverso un progetto educativo ben studiato si possano ottenere grandi risultati. La multisensorialità ci ha permesso di costruire ambienti di apprendimento che riconoscono e valorizzano le diversità, promuovendo il benessere di tutti gli alunni e la creazione di una comunità scolastica inclusiva e solidale. Con essa non solo possiamo rispondere ai bisogni educativi di ciascun bambino, ma anche garantire una visione educativa orientata verso una società più equa e rispettosa delle differenze, dove ogni individuo possa sviluppare il proprio potenziale e sentirsi parte integrante della comunità.Nell'ultimo capitolo farò un excursus della trasformazione scolastica dovuta 1dall'evoluzione delle tecnologie digitali e dai cambiamenti socioculturali che caratterizzano la società contemporanea. In questo nuovo scenario, il ruolo dell'insegnante e le modalità di apprendimento degli studenti stanno mutando in modo significativo, aprendo la strada a modelli didattici innovativi, basati sull'integrazione consapevole e strategica degli strumenti digitali. L'introduzione delle tecnologie nella scuola non deve essere interpretata come un semplice aggiornamento strumentale, ma come un'occasione per ripensare le pratiche educative, promuovere l'inclusione, facilitare l'individualizzazione dei percorsi di apprendimento e sviluppare competenze trasversali, tra cui quelle digitali, ormai indispensabili per affrontare le sfide del futuro. 2
Secondo il vocabolario on-line della Treccani l'etimologia del termine inclusione deriva dal latino "inclusio", ed è definita come «l'atto di includere, cioè di inserire, di comprendere un oggetto o una serie di elementi in un tutto, attraverso un inserimento che sia funzionale e stabile».". L'inclusione, dunque, mira a conformare gli elementi nell'insieme senza però omogeneizzarne le peculiarità, bensì esaltando la diversità che è essa stessa un presupposto necessario per l'uguaglianza. Nella stessa pedagogia speciale, secondo il professore di didattica e pedagogia speciale Fabio Bocci2, si possono sintetizzare due differenti interpretazioni del concetto d'inclusione: Inclusione come prodotto: includere qualcuno, con il rischio che diventi solo un fenomeno normativo. Inclusione come processo che rende le situazioni di apprendimento inclusivo, attraverso l'applicazione condivisa d'insegnamenti speciali o di tecniche didattiche inclusive.3 Una recente definizione del concetto d'inclusione si trova nel testo della Buona scuola che fa riferimento alla Legge 107 del 2015 e in alcuni suoi decreti attuativi. In questo caso per inclusione s'intende: Il tentativo di rispettare le necessità o le esigenze di tutti, progettando e organizzando gli ambienti di apprendimento e le attività, in modo da permettere a ciascuno di partecipare alla vita di classe e all'approfondimento in maniera più attiva, autonoma, efficace e utile per se stessi e per gli altri. In tal modo la logica è ampliata www.treccani.it/vocabolario/inclusione/ 9 Settembre 2024 2 FABIO BOCCI, Inclusione. Prospettive e sfide contemporanee, Trento, Erickson 2022 pag 100- 109 3 www.latteseditori.it/strategie-inclusive/oggi-tutti-parlano-di-inclusione-ma-e-sempre-vera- inclusione, 9 Settembre 2024 3rispetto all'attuale e prevalente modello d'integrazione scolastica. Nell'integrazione, infatti, si fa distinzione tra le persone con disabilità e la persona senza disabilità; nell'inclusione, invece, si considera che siano tutti soggetti coprotagonisti di un'azione didattica, ognuno con i propri bisogni, ma con gli stessi diritti di partecipazione e di autonomia.4 L'inclusione è un principio fondamentale che promuove la piena partecipazione di tutti gli individui all'interno della società, indipendentemente da caratteristiche personali come genere, etnia, disabilità, orientamento sessuale, età e altro. Si basa sull'idea che ogni persona abbia il diritto di essere accolta e di poter contribuire pienamente alla vita comunitaria senza subire discriminazioni. Di grande interesse sono gli studi condotti dal pedagogista Loris Malaguzzi, fondatore dell'approccio educativo di Reggio Emilia, che ha sviluppato una filosofia educativa che promuove l'inclusione attraverso la partecipazione attiva di tutti i bambini e delle loro famiglie nel processo educativo. Questi contributi evidenziano che l'inclusione non è solo un concetto concernente, la disabilità, ma riguarda l'eliminazione delle barriere alla partecipazione e all'apprendimento per tutti gli individui, indipendentemente dalle loro caratteristiche personali o sociali5. Fino agli anni '60, gli studenti con disabilità o con bisogni educativi speciali erano esclusi dalle scuole ordinarie. Essi, difatti, potevano frequentare le scuole speciali - ideate dalla Riforma Gentile per dare un'istruzione di base ai ragazzi ciechi, sordi o con disturbi psichici lievi - o le classi differenziali, istituti scolastici a sé stanti che, pur trovandosi nei plessi scolastici comuni, erano destinate ad allievi con disabilità cognitiva lieve o con problemi di condotta. Negli anni '70, s'iniziò a parlare di "integrazione" scolastica. Il pedagogista Cottini nel suo libro Didattica speciale e inclusione scolastica7 ha evidenziato in maniera approfondita l'evoluzione storica dell'educazione degli 4 TONY CORONNA, "Una nuova tappa sull'inclusione scolastica: la legge 107/2015 sulla "Buona scuola" e il decreto attuativo n. 66", in www.orizzontescuola.it/una-nuova-tappa- sullinclusione-scolastica-la-legge-107-2015-sulla-buona-scuola-e-il-decreto-attuativo-n-66/, 8 agosto 2024. 5 www.reggiochildren.it/reggio-emilia-approach, 9 Settembre 2024 6 Quadro Normativo per l'integrazione scolastica degli studenti disabili,C.M. 1771/12 dell'11 marzo 1953 02 Novembre 2024 7 LUCIO COTTINI, Didattica speciale e inclusione scolastica, Roma, Carocci, 2017. 4alunni con disabilità e dei bisogni educativi speciali (BES) distinguendo le fasi principali della didattica speciale. Esse sono: - Istruzione separata: Questo approccio iniziale era fondato sul modello medico della disabilità, che vedeva la condizione della persona come un deficit da curare o correggere. In questo contesto, gli alunni con disabilità erano separati dagli altri e collocati in istituti o classi speciali, isolati dal sistema educativo generale. L'accento era sul trattamento clinico piuttosto che sull'inclusione sociale. - Integrazione: Negli anni successivi, con il cambiamento delle percezioni sociali e pedagogiche, si è affermato il concetto d'integrazione. In questa fase, gli alunni con disabilità erano inseriti nelle scuole comuni, ma la loro partecipazione era subordinata alla loro capacità di adattarsi al sistema educativo regolare. Il focus era ancora molto sul singolo individuo e su come questo potesse integrarsi nell'ambiente scolastico ordinario, con un forte uso di sostegni specializzati. - Inclusione: In seguito, si è sviluppato il concetto d'inclusione, che rappresenta un approccio molto più ampio. Qui non è più il singolo alunno che deve adattarsi alla scuola, ma è il sistema educativo che deve essere modificato e diviso in modo da accogliere e valorizzare la diversità di tutti gli alunni. L'inclusione scolastica si fonda sul modello sociale della disabilità, che considera le barriere create dalla società, piuttosto che la disabilità stessa, come la causa principale di esclusione. Alla base delle prime forme d'istruzione speciale il modello medico è sempre stato preso in considerazione perché in conformità a esso si analizzavano i principali paradigmi storici che hanno influenzato l'educazione degli alunni con disabilità. Infatti, la disabilità era considerata come una condizione interna alla persona, un deficit da correggere o curare, attraverso interventi specializzati. In questo contesto, l'attenzione è posta esclusivamente sulla persona con disabilità e sulle sue difficoltà, senza considerare il ruolo delle barriere sociali o ambientali8. Il modello medico è caratterizzato da: 8 Ivi, p. 15 5