Documento dall'Università su Le forme del dolo. Il Pdf analizza le diverse forme del dolo nel diritto penale, come il dolo intenzionale e quello eventuale, con esempi giurisprudenziali. Questo documento di Diritto è utile per studenti universitari.
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Proseguiamo il tema del dolo: oggi parleremo delle sue forme, delle forme del dolo!
Il dolo è graduabile? La volontà o la rappresentazione possono essere graduabili?
SI, allora significa che il dolo ha diverse forme che ne consentono una certa graduazione (spoiler: anche la colpa è graduabile, ce lo dicono 2 norme il 133 e l'articolo 61 c.p.).
Si suole dire che le forme del dolo possano essere menzionate secondo una bipartizione o una tripartizione (sceglieremo quest'ultima.
Bipartizione:
- Articolo 133 c.p. : criteri attraverso i quali il giudice deve determinare la pena in seguito alla verifica del fatto, ha una cornice edittale entro quale decidere la pena. Ossia:
2. Dolo eventuale = si configura quando l'agente si rappresenta la possibilità che il suo comportamento possa causare un determinato evento e, nonostante ciò, accetta il rischio che esso si verifichi. L'agente non persegue direttamente l'evento, ma accetta il rischio che possa verificarsi. In altre parole, si rappresenta la possibilità che il suo comportamento causi un determinato evento e lo accetta. Ad esempio, Tizio spara a caso in una folla per spaventare le persone, accettando il rischio che qualcuno possa essere colpito e morire.
Tripartizione:
Alle due forme di prima si aggiunge il dolo diretto.
3. Dolo diretto = certezza che quella condotta produrrà un determinato risultato lesivo, ma non è quello che si vuole. Il dolo diretto si verifica quando l'agente prevede e vuole con certezza la realizzazione dell'evento come conseguenza della propria condotta. Si distingue in dolo diretto di primo grado, quando l'evento è l'obiettivo principale dell'azione, e dolo diretto di secondo grado, quando l'evento, pur non essendo l'obiettivo principale, è considerato inevitabile rispetto al fine perseguito. In entrambi i casi, l'elemento centrale è la volontà consapevole di causare il fatto tipico del reato.
Il caso Thomas (1875) è un esempio classico utilizzato per spiegare il dolo diretto di primo grado.
Il Caso Thomas (1875):
Un uomo, Thomas, decise di incendiare una barca per ottenere il risarcimento dall'assicurazione. Sapeva che all'interno dell'imbarcazione c'erano delle persone, ma il suo scopo principale non era ucciderle, bensì distruggere il natante per la frode assicurativa. Tuttavia, essendo consapevole che l'incendio avrebbe inevitabilmente portato alla loro morte, fu riconosciuto il dolo diretto nei loro confronti.
Perché si tratta di dolo diretto?
Il dolo diretto si configura quando l'agente prevede con certezza il verificarsi dell'evento come conseguenza della sua condotta, indipendentemente dal fatto che lo desideri o meno. In questo caso:
a) Obiettivo principale -> ottenere il risarcimento dall'assicurazione. b) Conseguenza certa -> la morte delle persone a bordo.Poiché Thomas sapeva che l'incendio avrebbe necessariamente portato alla morte delle persone presenti, il dolo non può essere considerato solo eventuale (ossia accettazione del rischio), ma diretto, perché la morte era una conseguenza inevitabile della sua azione.
In sintesi:
Differenza fra dolo eventuale e colpa cosciente !!!
Il dolo eventuale si differenzia dalla colpa cosciente:
La differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente si basa sull'atteggiamento psicologico dell'agente nei confronti dell'evento. Nel dolo eventuale, il soggetto prevede la possibilità che l'evento dannoso o pericoloso si verifichi e accetta il rischio, adattando la propria volontà anche all'ipotesi che l'evento si realizzi. In questo caso, l'agente si rappresenta l'evento come possibile e lo tollera, non arrestandosi nella propria condotta nonostante il pericolo.
Nella colpa cosciente, invece, l'agente prevede ugualmente l'evento come possibile, ma confida che esso non si verifichi, agendo con imprudenza, negligenza o imperizia. La normale diligenza che l'agente deve avere è il livello di attenzione e cura che una persona media, prudente e ragionevole, avrebbe adottato per evitare il danno. Se, pur potendo evitare il rischio con la normale diligenza, l'agente agisce imprudentemente, si configura la colpa cosciente.
Un esempio pratico potrebbe essere una persona che guida sapendo che le sue gomme sono usurate, ma accetta comunque il rischio di un incidente.
L'articolo 61 del codice penale definisce quali siano le circostanze aggravanti valide nella parte generale, applicabili ad ogni fattispecie di reato (fatte oggi sul libro a da pagina 452).
La differenza sostanziale sta quindi nell'accettazione del rischio: nel dolo eventuale l'agente si assume consapevolmente la possibilità che il fatto accada, mentre nella colpa cosciente si limita a sottovalutarlo, ritenendo erroneamente di poterlo evitare.
Es di dolo eventuale:
Tizio, deciso a protestare contro la sperimentazione animale, decide di piazzare una bomba in un laboratorio di ricerca, consapevole che l'esplosione potrebbe causare danni a persone innocenti, ma senza volerlo intenzionalmente. Il suo scopo è attirare l'attenzione pubblica sulla sua causa, e non ha come obiettivo diretto ferire o uccidere qualcuno. Tuttavia, è consapevole del rischio che l'esplosione possa causare danni a persone, e non fa nulla per evitare questa possibilità. Nonostante questo, Tizio accetta il rischio che l'evento dannoso, come la morte o il ferimento di persone, possa verificarsi a causa della sua azione. (Pena minima di anni 21).
Es colpa cosciente:
Il lanciatore di coltelli, lancia il coltello a due centimetri dal corpo della partner facendo si che quando lei si sposta si veda il profilo della partner disegnato con i coltelli. Poniamo che le cose un giorno vadano male, ed il coltello colpisca la fronte della partner, cagionando così la sua morte.
Qui si sa che vi è il rischio che il coltello vada 2 cm in via causando la morte, so che questo fa spettacolo, perché questo è dolo e non colpa?
La tesi è che il lanciatore di coltelli non accetta il rischio, poiché se le cose vanno come devono andare lui fa lo spettacolo, ma si allena ogni giorno, e quando vede che la vista diminuisce impedendogli di fare quel mestiere lui cambia mestiere, scherma il rischio e dimostra di non accettarlo. (Pena massima di anni 5, aumentata con l'aggravante della colpa cosciente, si può arrivare a 6 anni ed 8 mesi, se il giudice è molto cattivo, generalmente sono 2/3 anni nel caso di omicidio per colpa cosciente).
Tornando al caso luccini: Abbiamo un reato di omicidio, ma è dolo eventuale o colpa cosciente ossia omicidio doloso o colposo?
In primo grado viene stabilito il dolo eventuale: Non voleva ucciderla, ma ha accettato il rischio. Comunque il giudice applica tutte le attenuanti per non fargli soffrire una pena lunghissima. Alla fine viene condannato a 14 anni (abbiamo detto prima che la pena minima era di 21 anni, cercando di far vedere il signor Luccini come un angelo, una persona molto per bene ed applicando tutte le attenuanti possibili). Si applica una teoria presente nel libro del Prof. Canestrare di pochi anni prima. La teoria dice che nei casi di confine c'è dolo eventuale se il soggetto si comporta al di fuori delle regole del vivere civile.
In secondo grado corte d'appello di Brescia: Qui si aderisce alla teoria del prof. Eusebi, ossia che non si può prescindere dall'elemento della volontà per la presenza di dolo o colpa. Valutando soprattutto l'aspetto volitivo, non si può dire che vi fosse dolo, poiché egli quel rischio non lo accettava, e sapeva anche che fosse improbabile (1/100, 1/1000).
Qui viene quindi stabilita la colpa cosciente viene punita con 6 anni di massimo. Ma la corte di Brescia in questo caso cerca tutte le aggravanti possibili, pur con la riqualificazione del fatto. Si arriva a 9 anni e 6 mesi (ossia il doppio del massimo possibile), qui hanno derubricato a colpa e poi hanno cercato ragioni per aggravare la sua situazione, applicando tutte le aggravanti possibili.
La Cassazione conferma in pieno per omicidio colposo la sentenza d'appello di Brescia.
Altro caso: Caso Thyssenkrupp !!
Il caso Thyssenkrupp riguarda un tragico incidente avvenuto il 6 dicembre 2007, in cui sette operai persero la vita nell'acciaieria di Torino. L'incidente avvenne a causa di un'esplosione dovuta alla mancanza di adeguate misure di sicurezza in una vasca di decarburizzazione, un impianto utilizzato per trattare l'acciaio. La mancanza di adeguate protezioni e la carenza di investimenti nella sicurezza furono le cause principali del disastro.
Nel contesto di questo caso, si pose la questione se la responsabilità dei dirigenti della Thyssenkrupp fosse da attribuire a dolo (volontà di causare l'evento) o colpa (negligenza e mancanza di diligenza nell'assicurare la sicurezza dei lavoratori). La multinazionale, infatti, aveva ridotto i costi per migliorare la propria redditività, anche a discapito della sicurezza dei suoi operai, con l'auspicio che, entro un breve periodo, non accadesse nulla di grave.
Il dibattito fra dolo e colpa è stato acceso: non si può affermare che l'azienda avesse intenzionalmente voluto causare la morte dei lavoratori, quindi il dolo (intenzione di commettere il reato) appare escluso. Tuttavia, l'adozione di misure di sicurezza insufficienti, con il consapevole rischio che l'evento dannoso potesse verificarsi, rende il caso un esempio di colpa cosciente. In altre parole, la dirigenza aveva rappresentato la possibilità che l'incidente potesse accadere, ma ha comunque deciso di accettare questo rischio per motivi economici.
Quindi, pur non volendo direttamente la morte degli operai, la gestione dell'azienda ha "giocato con il fuoco" (come dici tu), accettando il rischio di danni gravi come la morte degli operai per ridurre i costi. Questo atteggiamento, che si colloca tra la colpa cosciente e il dolo eventuale, ha portato ad una responsabilità penale per omicidio colposo. La sentenza ha visto i dirigenti e i responsabili aziendali condannati per aver messo in atto scelte economiche che hanno esposto i lavoratori a un rischio inaccettabile, con gravi conseguenze.
MA !!!
Nel caso Thyssenkrupp, la Corte d'Appello di Torino ha separato le responsabilità penali tra l'Amministratore Delegato (AD) e i membri del direttivo, applicando due diverse configurazioni di responsabilità per il tragico incidente che ha portato alla morte di alcuni operai in un'esplosione in fabbrica.