Decolonizzare il patrimonio culturale e l'identità nazionale

Documento dall'Università degli Studi di Firenze su Decolonizzare il patrimonio culturale. Il Pdf esplora il colonialismo e l'imperialismo, analizzando come il patrimonio sia stato usato per scopi politici e la visione eurocentrica. Utile per studenti universitari.

Mostra di più

55 pagine

Decolonizzare il patrimonio
Antropologia dei patrimoni culturali (Università degli Studi di Firenze)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Decolonizzare il patrimonio
Antropologia dei patrimoni culturali (Università degli Studi di Firenze)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)
lOMoARcPSD|52043627
Decolonizzare il patrimonio
Autrice: Maria Pia Guermandi, archeologa classica responsabile di progetti europei nell’ambito delle
politiche del patrimonio; è coordinatrice di Emergenza Cultura.
O
Introduzione di Vezio de Lucia, che l’autrice menziona nei ringraziamenti anche per l’amicizia che li
lega.
Protagonista indiscusso del libro è il patrimonio culturale che, insieme alla lingua e al territorio di
competenza, ha contribuito alla formazione dell’identità nazionale nell’800. Negli ultimi decenni la
sensibilità nei confronti del patrimonio si è molto dilatata e, un esempio emblematico dell’inizio di ciò,
potrebbe essere l’anno 1966 durante il quale si verificò il tremendo alluvione a Firenze. Qui infatti,
accorsero moltissime persone in aiuto per riuscire a salvare l’enorme quantità di patrimonio danneggiato
(es: Crocifisso di Cimabue in Santa Croce).
Contemporaneamente il patrimonio ha risentito anche di un grande accrescimento nell’ambito turistico
delle grandi città d’arte italiane conseguente al lockdown del 2020.
Il libro ci fa anche comprendere come, tutt’oggi, del concetto di patrimonio faccia parte anche il pregiudizio
che ritiene superiore, culturalmente parlando, l’Occidente che, fino alla seconda guerra mondiale, si era
sentito in dovere di “esportare la civiltà”. Le scienze che più hanno assecondato la colonizzazione furono
l’antropologia e l’archeologia ma, anche se un po’ in minoranza, l’urbanistica; proprio a Roma infatti
avvenne la più drammatica impresa di colonizzazione domestica realizzata in Italia, voluta da Benito
Mussolini questa fu lo sventramento del centro storico per la costruzione della via dell’Impero.
Inoltre, purtroppo, nessuno degli studi e dei progetti di decolonizzazione, proposti nell’ultimo mezzo
secolo, ha avuto seguito. L’unico piccolo e concreto intervento, avvenuto nel 2013 grazie all’impegno del
sindaco Ignazio Marino, è stata la pedonalizzazione di una parte della via dei Fori. Altri importanti interventi
di decolonizzazione sono andati a buon fine in altre città d’Italia, come:
- il recupero del centro storico di Bologna per agevolare la permanenza delle famiglie che vi
abitavano e le attività di artigianato
- La riqualificazione delle periferie di Napoli (come Secondigliano, ex comune autonomo) che, fino
agli anni del fasciamo, erano stati aggregati al capoluogo per dare vita alla Grande Napoli.
Emergenza Cultura è un sito di diffusione di contenuti originali e di rassegna stampa che si propone come
una piazza virtuale per un discorso alternativo sulla tutela e sulla gestione del patrimonio culturale, inteso
come l’insieme del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.
La redazione, coordinata da Tomaso Montanari, crede che la cultura sia un servizio pubblico essenziale e si
riconosce nel progetto della Costituzione italiana, per la quale il patrimonio culturale serve alla costruzione
dell’uguaglianza sostanziale e al pieno sviluppo della persona umana.
Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)
lOMoARcPSD|52043627

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Decolonizzare il Patrimonio Culturale

Decolonizzare il patrimonio Antropologia dei patrimoni culturali (Università degli Studi di Firenze) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)Decolonizzare il patrimonio Autrice: Maria Pia Guermandi, archeologa classica responsabile di progetti europei nell'ambito delle politiche del patrimonio; è coordinatrice di Emergenza Cultura.

Emergenza Cultura è un sito di diffusione di contenuti originali e di rassegna stampa che si propone come una piazza virtuale per un discorso alternativo sulla tutela e sulla gestione del patrimonio culturale, inteso come l'insieme del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.

La redazione, coordinata da Tomaso Montanari, crede che la cultura sia un servizio pubblico essenziale e si riconosce nel progetto della Costituzione italiana, per la quale il patrimonio culturale serve alla costruzione dell'uguaglianza sostanziale e al pieno sviluppo della persona umana.

Introduzione di Vezio de Lucia, che l'autrice menziona nei ringraziamenti anche per l'amicizia che li lega.

Protagonista indiscusso del libro è il patrimonio culturale che, insieme alla lingua e al territorio di competenza, ha contribuito alla formazione dell'identità nazionale nell'800. Negli ultimi decenni la sensibilità nei confronti del patrimonio si è molto dilatata e, un esempio emblematico dell'inizio di ciò, potrebbe essere l'anno 1966 durante il quale si verifico il tremendo alluvione a Firenze. Qui infatti, accorsero moltissime persone in aiuto per riuscire a salvare l'enorme quantità di patrimonio danneggiato (es: Crocifisso di Cimabue in Santa Croce).

Contemporaneamente il patrimonio ha risentito anche di un grande accrescimento nell'ambito turistico delle grandi città d'arte italiane conseguente al lockdown del 2020.

Il libro ci fa anche comprendere come, tutt'oggi, del concetto di patrimonio faccia parte anche il pregiudizio che ritiene superiore, culturalmente parlando, l'Occidente che, fino alla seconda guerra mondiale, si era sentito in dovere di "esportare la civiltà". Le scienze che più hanno assecondato la colonizzazione furono l'antropologia e l'archeologia ma, anche se un po' in minoranza, l'urbanistica; proprio a Roma infatti avvenne la più drammatica impresa di colonizzazione domestica realizzata in Italia, voluta da Benito Mussolini questa fu lo sventramento del centro storico per la costruzione della via dell'Impero.

Inoltre, purtroppo, nessuno degli studi e dei progetti di decolonizzazione, proposti nell'ultimo mezzo secolo, ha avuto seguito. L'unico piccolo e concreto intervento, avvenuto nel 2013 grazie all'impegno del sindaco Ignazio Marino, è stata la pedonalizzazione di una parte della via dei Fori. Altri importanti interventi di decolonizzazione sono andati a buon fine in altre città d'Italia, come:

  • il recupero del centro storico di Bologna per agevolare la permanenza delle famiglie che vi abitavano e le attività di artigianato
  • La riqualificazione delle periferie di Napoli (come Secondigliano, ex comune autonomo) che, fino agli anni del fasciamo, erano stati aggregati al capoluogo per dare vita alla Grande Napoli.

This document is available on studocu Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)

Il Ruolo dello Stato e le Contraddizioni del Sistema

Impatto della Pandemia sul Patrimonio

1.Non più com'era, non ancora come dovrebbe essere Un virus è riuscito laddove hanno fallito decenni di lotte e opposizioni politiche e sociali: il ruolo dello Stato ha di colpo riacquistato una posizione centrale; questo ha dimostrato però l'inconsistenza dell'attuale sistema politico-economico globalizzato. Sono infatti riapparse le contraddizioni. Esempio esplicito ne è stata l'Europa che, nei momenti più bui della pandemia, esplicitava un generoso spirito di condivisione che non mirava a fini economici finendo poi però, infine, rinchiusa nella fortezza sicura dei sui confini.

Possiamo infatti considerare la gestione dei vaccini, e la voluta diffusione globale da parte dell'Occidente, un atteggiamento neocoloniale. Anche per quanto riguarda il patrimonio culturale, il biennio pandemico, ha provocato fratture molto profonde andando a colpire generalmente il turismo ma, soprattutto e sfortunatamente, il turismo culturale; questo ha poi portato alla messa in evidenza della fragilità di tutte quelle attività che, in tempi precedenti, avevano proiettato tutto il loro lavoro, e di conseguenza il loro guadagno, sull'attività del turismo.

Per quanto riguarda l'Italia, le carenze di una politica incapace di progetti di sistema, ha ingrandito le lacune della concezione e della gestione del nostro patrimonio che ormai è estremamente commercializzato al fine di asserire alle sole esigenze del turismo. Gli struggenti appelli all'importanza della cultura come fonte di risorse civili e sociali, fatti nel primo periodo di pandemia, si sono infatti rivelati solamente inganni retorici in quanto, visti gli obbiettivi politici (come ad esempio il PNRR ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), le idee riguardanti il patrimonio sono rimaste ben ancorate alla spettacolarizzazione di quest'ultimo. Possiamo quindi pensare che il greve impatto della pandemia sul patrimonio non sia riuscito a provocare un immediato ripensamento delle politiche e delle pratiche ad esso collegate.

La pandemia nel nostro paese ha infatti accelerato ed evidenziato problemi che si stavano scoperchiando molto lentamente ed infatti, la fragilità del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, è rinvenuta a galla. Il patrimonio italiano è infatti da sempre caratterizzato dallo stesso problema: la rendita che si ricava dal turismo che quest'ultimo attrae non è usata per la manutenzione e per la ricerca di cui ha bisogno. Questo è però un problema che viene da lontano e che scaturisce dalla labile retorica in merito a ciò; il nostro paese infatti, si vanta sempre di possedere la maggior quantità di siti riconosciuti nella World Heritage List dell'UNESCO ma sembra che, il famigerato "Paese della bellezza", rimanga granitico rispetto all'evoluzione collettiva che gli succede intorno, esso viene "museificato". Ma, mentre negli alti paesi hanno compreso il problema e stanno provando a risolverlo, in Italia rimaniamo nella circoscrizione di quelle politiche gestionale del patrimonio definite dal dopoguerra in poi.

Decolonizzare il patrimonio vuole essere un atto di ottimismo nelle possibilità di evoluzione del ruolo sociale del nostro patrimonio culturale, perché è proprio nei momenti di crisi che occorre cominciare a pensare alla ricostruzione; partendo sia da una critica di ciò che è successo che dalla proposta di percorsi alternativi. Infatti, il tema della decolonizzazione, può apparire di relativa attualità in quanto odiernamente è sentita, non solo in ambito accademico, ma anche presso la coscienza collettiva tramite i media popolari che analizza poco la permanenza di questo oscuro passato nella nostra società. Possiamo infatti parlare di una fase neocoloniale non solo in ambito politico ed economico ma, anche, per la gestione del patrimonio e dei musei ancora basati sulle regole gestionali coloniali, anche se non più esplicitamente.

Questa tesi è sostenuta dal fatto che, in anni molto recenti, sono nate forme di protesta a questa ideologia colonialista occidentale, come il famoso Black Lives Matter a cui si riconnette, nell'ambito del patrimonio culturale, la così detta cancel culture.

Arrivare a parlare di decolonizzazione del patrimonio culturale significa quindi evidenziare come l'ideologia coloniale si ancora pienamente attiva, in Europa come nel nostro paese, nella negoziazione dei valori del patrimonio; è quindi una faccenda che dobbiamo affrontare se vogliamo pensare ad un uso più democratico e socialmente evoluto del patrimonio stesso.

Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)

Nascita della Disciplina degli Heritage Studies

Evoluzione del Concetto di Patrimonio Culturale

2.Prologo.Gli heritage studies: nascita di una disciplina Il concetto di patrimonio culturale è moderno ed indissolubilmente legato alla modernità. La sua genesi può essere fatta risalire all'Italia rinascimentale quando, la cultura e il patrimonio, erano diventati mezzo di emancipazione sociale e di autodeterminazione; prodotti e produttori di un processo di secolarizzazione che necessitava di nuovi linguaggi e simboli. Ma, l'affermazione definitiva, del concetto di patrimonio culturale in ambito occidentale si può collocare alla fine del 18esimo secolo, nella Francia illuminista e rivoluzionaria che trasformò il patrimonio culturale dell'antico regime in strumento di affermazione delle nuove virtù dell'emergente classe borghese. Da qui il patrimonio è infatti elemento portante nella costruzione degli stati europei.

Nell'800 vi è quindi stata l'istituzionalizzazione del concetto di patrimonio culturale e delle sue pratiche come elemento, insieme alla lingua e al territorio, costruttivo dell'ethnos nazionale ovvero di tutti quei caratteri che accomunano un gruppo di persone che può formare un'etnia, un popolo ecc.

Questo concetto di patrimonio verrà poi usato anche con funzione politica in ambito coloniale con lo scopo di affermare l'egemonia culturale occidentale soprattutto negli ultimi decenni del 19esimo secolo e nei primi del 20esimo. Proprio per questo, nel secondo dopoguerra, un obiettivo di grande importanza per le società europee era il recupero e la ricostruzione delle macerie del patrimonio culturale.

Agli anni '60 del 1900 risalgono invece le prime iniziative della società civile a difesa di siti o monumenti in pericolo o destinati ad essere distrutti dallo sviluppo urbano ed industriale. A questa sensibilità si richiamerà anche la Convenzione dell'UNESCO, nel 1972, sulla protezione del patrimonio culturale e naturale, alla base del programma della lista dei patrimoni mondiali fondata a sua volta sul principio dello straordinario valore universale; questi furono gli stessi anni in cui si avviò una rapida democratizzazione nell'accesso al patrimonio culturale, sentito sempre più come elemento determinante di crescita sociale tanto da essere costituente per la filosofia politico economica del welfare state (stato sociale) che caratterizzò quel contesto storico. È proprio in questo contesto che si afferma una concezione più allargata di patrimonio. Ora, per beni culturali, si intende: tutti gli oggetti, edifici, siti che, indipendentemente dal loro valore artistico, possano essere definiti "testimonianza materiale avente valore di civiltà". Fu questa la definizione che poi adottò anche la Commissione Franceschini con la quale il Parlamento Italiano promosse un'indagine approfondita sulla situazione del nostro patrimonio culturale; il frutto dei tre anni di lavoro di questa commissione fu il riuscire ad allineare l'Italia alle correnti più aggiornate del dibattito mondiale in merito al patrimonio.

Il fermento culturale scaturito dal grande lavoro della Commissione Franceschini fu poi proseguito da un gruppo di intellettuali guidati da Andrea Emiliani; a partire dagli anni '60 infatti le sue opere, studiate attraverso il ricorso all'interdisciplinarietà, elaborarono ed applicarono una innovativa politica dei beni culturali che però, purtroppo, rimase progressivamente emarginata dall'elaborazione culturale che, in altri paesi, portò alle basi della nuova disciplina che da li a poco sarebbe nata: gli Haritage Studies. Ma, il nuovo lessico introdotto dall'espressione "beni culturali", smuoverà una più attenta indagine che vorrà andare a decifrare quei valori legati all'uso dei beni stessi e, più in generale, vorrà analizzare il fenomeno della patrimonializzazione come processo sociale e politico.

Nei primi anni '80 infatti, inizieranno ricerche che oramai possiamo considerare fondative rispetto alla specifica disciplina degli heritage studies; questo fenomeno si sviluppò soprattutto in Inghilterra e in Francia, che di conseguenza, fecero partire una serie di convegni che posero l'accento sugli aspetti speciali del patrimonio. Alcuni dei testi elaborati in quegli anni assumeranno una valenza canonica ben al di là dello This document is available on studocu Scaricato da Monica Pasquazi (8b5zkp5ny6@privaterelay.appleid.com)

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.