Laboratorio modulo borghi: organizzazione, brand e public affairs

Documento dall'Università degli Studi di Pavia su Laboratorio - modulo borghi; barba e rosciano. Il Pdf, un materiale didattico di Economia per l'Università, esplora l'organizzazione, il riposizionamento del brand con un esempio Ducati e i Public Affairs, definendone obiettivi e tipologie di gruppi di interesse.

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Laboratorio - modulo borghi; barba e rosciano
Laboratorio di Professioni della Comunicazione (Università degli Studi di Pavia)
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LABORATORIO DI PROFESSIONI DELLA
COMUNICAZIONE
MODULO 1: BORGHI
CAPITOLO 1: COS’È UN’ORGANIZZAZIONE?
1. un insieme di persone formalmente riunite per raggiungere degli obiettivi più o meno
comuni.
2. un costrutto sociale formalmente costituito per il raggiungimento di determinati fini’
Le due definizioni offerte coincidono e ciò dovrebbe essere un segnale positivo; tuttavia, si
possono nutrire forti dubbi e perplessità sia sulla correttezza che, ancor di più, sull’opportunità
di concepire le organizzazioni in questo modo.
Al fine di giungere alla definizione più appropriata di organizzazione, possiamo affermare che:
1) Solo gli individui e non le organizzazioni hanno fini; quelli che noi normalmente
chiamiamo i fini dell’organizzazione, in realtà sono molto spesso i fini degli attori più
potenti, le funzioni, i campi di attività delle singole organizzazioni
2) In ogni caso i fini non servono a capire il comportamento delle organizzazioni. Sul piano
analitico è pericoloso dare tutta questa rilevanza ai fini organizzativi perchè, anche
inconsapevolmente, si è indotti da un lato a derivare meccanicamente assetti strutturali e
comportamentali dell’organizzazione dai suoi fini e dall’altro a ipotizzare che a fini uguali
corrispondono organizzazioni uguali
Tuttavia, si tratta di una definizione al contempo ambigua, imprecisa, per certi versi falsa e
comunque fuorviante: si tratta di un dato non casuale che deriva da una concezione dominante,
una sorta di vero e proprio paradigma, che pensa l’organizzazione come strumento razionale
per raggiungere fini prestabiliti.
Secondo Kuhn, un paradigma è un insieme di idee diffuse e consolidate su cosa sia e su come
debba essere correttamente studiato un qualsiasi fenomeno scientifico; è un modo di concepire
la realtà ma anche il modo in cui la comunità scientifica si organizza al suo interno definendo
ranghi gerarchie e assetti accademici.
È proprio dalle convinzioni connesse alla definizione classica che nasce la metafora
dell’organizzazione come macchina, come insieme di ingranaggi. L’organizzazione diventa
allora, all’interno del paradigma, lo strumento che l’individuo razionale costruisce
deliberatamente e consapevolmente per raggiungere fini dati e in questi termini dovrebbe
essere studiata.
Ma le nostre critiche alla definizione portano al rifiuto della metafora della macchina e invitano:
Da un lato a guardare alle organizzazioni per quello che sono veramente e non per
quello che dovrebbero essere
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Laboratorio di Professioni della Comunicazione

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Modulo 1: Borghi

Capitolo 1: Cos'è un'organizzazione?

1. un insieme di persone formalmente riunite per raggiungere degli obiettivi più o meno comuni. 2. un costrutto sociale formalmente costituito per il raggiungimento di determinati fini' Le due definizioni offerte coincidono e ciò dovrebbe essere un segnale positivo; tuttavia, si possono nutrire forti dubbi e perplessità sia sulla correttezza che, ancor di più, sull'opportunità di concepire le organizzazioni in questo modo.

Al fine di giungere alla definizione più appropriata di organizzazione, possiamo affermare che: 1) Solo gli individui e non le organizzazioni hanno fini; quelli che noi normalmente chiamiamo i fini dell'organizzazione, in realtà sono molto spesso i fini degli attori più potenti, le funzioni, i campi di attività delle singole organizzazioni 2) In ogni caso i fini non servono a capire il comportamento delle organizzazioni. Sul piano analitico è pericoloso dare tutta questa rilevanza ai fini organizzativi perchè, anche inconsapevolmente, si è indotti da un lato a derivare meccanicamente assetti strutturali e comportamentali dell'organizzazione dai suoi fini e dall'altro a ipotizzare che a fini uguali corrispondono organizzazioni uguali

Tuttavia, si tratta di una definizione al contempo ambigua, imprecisa, per certi versi falsa e comunque fuorviante: si tratta di un dato non casuale che deriva da una concezione dominante, una sorta di vero e proprio paradigma, che pensa l'organizzazione come strumento razionale per raggiungere fini prestabiliti.

Secondo Kuhn, un paradigma è un insieme di idee diffuse e consolidate su cosa sia e su come debba essere correttamente studiato un qualsiasi fenomeno scientifico; è un modo di concepire la realtà ma anche il modo in cui la comunità scientifica si organizza al suo interno definendo ranghi gerarchie e assetti accademici.

È proprio dalle convinzioni connesse alla definizione classica che nasce la metafora dell'organizzazione come macchina, come insieme di ingranaggi. L'organizzazione diventa allora, all'interno del paradigma, lo strumento che l'individuo razionale costruisce deliberatamente e consapevolmente per raggiungere fini dati e in questi termini dovrebbe essere studiata.

Ma le nostre critiche alla definizione portano al rifiuto della metafora della macchina e invitano: · Da un lato a guardare alle organizzazioni per quello che sono veramente e non per quello che dovrebbero essere This document is available on studocu Downloaded by Silvia Farina (farinasilvia2002@gmail.com)2

  • Dall'altro ci inducono a ricercare modelli interpretativi capaci di fare I conti con la "complessità" dei fenomeni organizzativi

Come affrontare la diversità delle organizzazioni

- Le organizzazioni sono tutte uguali oppure sono tutte diverse? La domanda ha un suo fondamento come base per l'affermarsi di uno statuto disciplinare orientato allo studio delle organizzazioni proprio e autonomo. Sono moltissime le discipline che da sempre si occupano di organizzazioni: l'economia, il diritto, la psicologia, l'antropologia, la statistica ...

- Ma esiste uno spazio per una disciplina autonoma che si occupi specificamente di organizzazioni? Le organizzazioni presentano sia tratti comuni che diversi tra di loro:

Tratti diversi delle organizzazioni

  • Sono diverse per il tipo di attività che svolgono
  • Sono diverse per le persone che la occupano
  • Sono diverse per il tempo che richiedono all'individuo
  • Sono diverse le forme attraverso cui l'organizzazione "controlla" gli individui

Tratti comuni delle organizzazioni

tutte le organizzazioni definiscono in maniera vincolante

  • Come si entra nell'organizzazione
  • Come ci si rapporta con gli altri all'interno
  • Come ci si rapporta con gli altri all'esterno
  • Come ci si rapporta con le "tecnologie"

Ogni organizzazione è un artefatto sociale e in quanto tale si caratterizza per specifiche procedure, interazioni che hanno anche un aspetto rituale e quindi non solo razionale rispetto allo scopo, simboli che svolgono diverse funzioni ad esempio rafforzare e indirizzare un senso di identità comune => in molte organizzazioni l'entrata implica l'indossare la divisa propria dell'organizzazione; in realtà questo, vale per tutte. Certo, in alcuni casi la divisa è obbligatoria mentre in altri è il risultato inconsapevole di processi di socializzazione.

Tutte le organizzazioni definiscono con precisione chi può entrare e cosa deve fare per entrare. Anche qui esistono molte forme e procedure diverse ma il significato è sempre lo stesso. Chi non soddisfa queste condizioni di entrata non può far parte dell'organizzazione.

Una volta entrato, l'individuo scopre che l'organizzazione definisce con grande precisione come ci si deve comportare con gli altri membri. In altri termini, tutte le organizzazioni regolano in maniera implicita o esplicita, come si deve interagire con gli altri membri dell'organizzazione.

Regole del tutto analoghe sono fissate per stabilire come ci si comporta con le macchine, le tecnologie, con le strumentazioni proprie di ciascuna organizzazione sulla base del proprio campo di attività.

Infine, qualsiasi organizzazione definisce come i propri membri devono comportarsi con coloro che sono all'esterno dell'organizzazione stessa. Downloaded by Silvia Farina (farinasilvia2002@gmail.com)3

È possibile dunque affermare che tutte le organizzazioni affrontano gli stessi "processi organizzativi": nel governo di questi processi è possibile cogliere delle regolarità che caratterizzano organizzazioni tra loro profondamente diverse.

Di nuovo: Cos'è un'organizzazione?

Rispetto a qualsiasi altro costrutto sociale "l'organizzazione è una forma di azione collettiva reiterata basata su processi di differenziazione e di integrazione tendenzialmente stabili e intenzionali" => i passeggeri di un autobus che va da Milano a Roma non possono essere definiti come un'organizzazione poiché nonostante si trovino nello stesso luogo e abbiano la stessa destinazione non riscontriamo in quel contesto alcuni aspetti fondamentali che caratterizzano l'organizzazione: la divisione/differenziazione dei compiti, un processo di integrazione dei compiti, una volontà collettiva (Il fatto che l'autobus vada Da Milano a Roma è deciso dalla compagnia di autobus che ha organizzato il viaggio, non dai viaggiatori).

La differenziazione e l'integrazione

È necessario fare una distinzione tra i due termini "differenziazione" e "integrazione":

Differenziazione

processo antico quanto il mondo, già analizzato a fondo da economisti come Adam Smith e sociologi come Emile Durkheim. Ci riferisce alla differenziazione come divisione del lavoro facendo riferimento a quel processo attraverso il quale non tutti gli individui fanno le stesse cose ma, viceversa, si specializzano nel fare sempre meglio una parte di un compito più generale.

Il processo di differenziazione può avvenire per compiere un singolo compito ed è possibile che in organizzazioni non particolarmente complesse o particolarmente giovani tale processo venga ripetuto a breve distanza di tempo per un compito successivo da svolgere. Nelle organizzazioni più complesse e stabili invece tale processo di differenziazione ha una dimensione più stabile nel tempo che risponde a un cosiddetto disegno dell'organizzazione che solitamente è definito dalle figure apicali dell'organizzazione stessa.

A fronte di questo sforzo organizzativo otteniamo un sistema di ruoli che si caratterizza per una stabilità nel tempo in modo da ottimizzare sia gli sforzi per far sì che ognuno prenda dimestichezza con il proprio ruolo e possa garantire, con la crescente esperienza, un certo grado di efficienza nello svolgere i suoi compiti.

Sono possibili modifiche nel tempo dei ruoli e delle persone che ricoprono i ruoli, siccome però ciò ha un costo, le modifiche avvengono solo in caso di gravi disfunzioni, forme di incompatibilità fra ruolo e persona, o per nuove esigenze che richiedono un ripensamento del disegno organizzativo

Integrazione

la differenziazione sa sola non basta, per ottenere risultati non è sufficiente dividere i compiti tra più individui, occorre riportare a unità ciò che si è diviso. È qui che entra in gioco il processo di integrazione.

Sono molteplici I meccanismi dell'integrazione; la modalità più tipica è costituita dal sistema dei capi, e più in generale dalla gerarchia.

La prima funzione di un capo è proprio quella di garantire che gli sforzi dei suoi subordinati siano reciprocamente coerenti e che siano altresì coerenti con quanto stanno facendo altre parti This document is available on studocu Downloaded by Silvia Farina (farinasilvia2002@gmail.com)4

dell'organizzazione. Il direttore di produzione, attraverso gli ordini che impartisce, garantisce che i suoi uomini facciano quello che lui vuole.

Nello stesso modo sarà il direttore di produzione a coordinare l'attività del suo reparto con il responsabile del reparto vendite.

In caso di conflitto tra i due, occorrerà l'intervento di una terza figura, gerarchicamente sovraordinata ai due.

La catena gerarchica, la tradizionale piramide, ha come funzione essenziale proprio quella di garantire l'unitarietà degli sforzi delle diverse articolazioni dell'organizzazione. Al di là della forma che ciascuna organizzazione può assumere, si troverà sempre al suo interno uno o più capi.

Ma, anche se la gerarchia, e più in generale il capo, rappresentano la forma più evidente di integrazione sarebbe sbagliato considerarla come l'unica forma esistente; esistono infatti altre modalità di integrazione: si pensi intanto a tutto l'insieme di norme e procedure che definiscono per ciascuna posizione cosa l'individuo deve fare.

Il comportamento delle organizzazioni deve essere in qualche modo altamente prevedibile => permette l'interazione con l'ambiente esterno e garantisce una reiterazione standardizzata nelle azioni che l'organizzazione compie. Ciò permette a chi interagisce con l'organizzazione di prevedere quali siano i possibili risultati dell'interazione.

Ciò non significa che più norme vogliano dire automaticamente più ordine e integrazione; significa molto più semplicemente che una funzione importante delle norme è quella di integrare i comportamenti individuali senza dover far ricorso ogni volta al capo.

Un altro importante meccanismo di integrazione è rappresentato dalle tecnologie. Non esiste al mondo alcuna gerarchia che in assenza di norme, procedure e tecnologie sia in grado di governare o integrare l'attività di centinaia di migliaia di individui.

Spesso comunque capi, norme, procedure e tecnologie non bastano a garantire una sufficiente integrazione e questo avviene normalmente quando l'organizzazione opera in un ambiente fortemente mutevole. Sono allora necessari schemi e programmi d'azione anche se, nemmeno questi, a volte possono bastare.

In molti casi per realizzare l'integrazione saranno necessarie "strategie". Le strategie organizzative possono essere intese come linee di comportamento che definiscono in linea di massima obiettivi immediati e di lungo termine che inducono ciascun attore a conformarsi al meglio a quei comportamenti che dovrebbero garantire il raggiungimento dei risultati attesi. Le strategie sono importantissimi meccanismi di integrazione per molte organizzazioni.

È importante ricordare che, per funzionare devono essere ben conosciuti, anche se non necessariamente condivisi dagli attori, proprio perché presuppongono un comportamento attivo da parte dell'attore stesso.

L'ultimo meccanismo di integrazione è rappresentato dai valori condivisi. I comportamenti dei soggetti che compongono un'organizzazione infatti devono essere guidati, da una comunanza di valori che garantiscono il senso delle azioni prodotte e la loro coerenza. Downloaded by Silvia Farina (farinasilvia2002@gmail.com)

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