Slide dall'Università sulla Sostenibilità dei Prodotti e dei Processi. Il Pdf esplora i limiti allo sviluppo, il ruolo del Club di Roma e il Life Cycle Costing (LCC) nelle sue varianti, oltre alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Questo materiale di Economia è utile per lo studio universitario.
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Prima di parlare della sostenibilità dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Ma prima, dobbiamo capire cosa non è sostenibile.
La sostenibilità è l'equilibrio delle risorse:
Nel 1972 MIT ha realizzato i limiti allo sviluppo su commissione del club di Roma per analizzare la scarsità delle risorse e dei limiti allo sviluppo. Il suo studio prende il nome di "The limits to growth".
Il CLUB di Roma è un'associazione non governativa costituita da politici, scienziati, imprenditori e attivisti. Il CLUB agisce come catalizzatore dei cambiamenti globali individuando i problemi principali che l'umanità si trova ad affrontare, analizzandoli in un contesto globale, con l'obiettivo di trovare soluzioni. Il CLUB di Roma è stato fondato da Aurelio Peccei. Il club prende questo nome perché la prima riunione è stata svolta a Roma.
La crescita economica è strettamente legata alla disponibilità delle risorse. Secondo questo studio ("The limits to growth") un eccessivo incremento della popolazione porta a scontrarsi con il limite delle risorse naturali disponibili in quantità finite. Secondo le previsioni di questo studio, una volta che si raggiunge il limite allo sviluppo, si dovrebbe verificare uno scenario per cui la produzione cessa di crescere, o per lo meno si riduce, e la crescita demografica rallenta. Quello che si prospetta è quindi uno scenario dove la popolazione mondiale si riduce ad uno stato di povertà, ai margini della sussistenza.
Sono proprio questi autori che per la prima volta introducono lo sviluppo sostenibile, una politica energetica basata sulle risorse rinnovabili e quindi basato sui limiti dello sfruttamento di queste risorse. Questo studio viene pubblicato nel periodo della grande crisi del petrolio. Questo ha permesso di introdurre il limite allo sviluppo, dando il via a quella serie di incentivi alle fonti energetiche rinnovabili.
Un altro report molto importante è quello del GLOBAL RISK REPORT: fondazione no-profit, fondata nel 1971 in Svizzera. Questa fondazione si riunisce a Davos ogni anno, dove un gruppo di imprenditori e attivisti discute dei temi di salute e ambiente. Ogni anno, il rapporto descrive+ cambiamenti che avvengono nel panorama globale in merito ai rischi e le connessioni che esistono tra loro. Oltre a mappare questi cambiamenti e le loro connessioni va anche a definire delle strategie che si possono mettere in atto per mitigare i rischi globali. Si parla quindi di un network di global risk che ha un grande beneficio: cioè mette in luce e aumenta la consapevolezza che per limitare i rischi globali serve un approccio multistakeholder.
I rischi possono essere di tipo ambientale, ma anche di tipo sociale, i rischi di un individuo a vivere in un determinato contesto. Si usa una matrice dei rischi (di materiabilità) per capire se ci sono delle criticità molto forti: come i cambiamenti climatici e le biodiversità, problemi legati alla sicurezza di individui, le crisi ecc. Sicuramente però ci sono delle priorità che portano ad assorbire finanziamenti per questi tipi di problemi.Il concetto di sviluppo sostenibile è un tema complicato perché non è accettato da tutti gli attori della società. Cercare di capire cos'è questo sviluppo sostenibile è difficile perché si tratta di contrapporre due concetti difficili: sviluppo tipico di una società capitalistica, con la produzione di fine di vita programmato (cellulari) e concetto di sostenibilità che implica il concetto di conservazione delle risorse, un cambio di paradigma rispetto a prima, un cambio rispetto al nostro modello di sviluppo.
In Italia abbiamo una strategia di sviluppo sostenibile già da 15 anni. La prima cosa da affrontare è il concetto di PIL (prodotto interno lordo). Il PIL è il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti in un paese in un determinato periodo di tempo. Sintetizza in un solo numero la ricchezza prodotta in una data economia. È stato introdotto nel 1929 durante una grande crisi americana dove il presidente di allora, Roosevelt, chiamò il dipartimento del commercio dicendo di avere bisogno di un mezzo di misura standardizzato.
Ei=1 Qi X Pi dove la quantità di ciascun bene (Qi) viene moltiplicata per il prezzo unitario (pi)
Quando parliamo di PIL, possiamo parlare di ECONOMIA DEL BENESSERE, perché il PIL non è lo strumento adeguato del benessere umano. Questo venne detto da Kennedy negli anni 60', perché notò che il PIL è un indicatore prettamente economico e non è in grado di tener conto del benessere dell'uomo. Si sono messo in luce allora degli altri strumenti diversi dal PIL per misurare il benessere dell'uomo. Questi indicatori tengono conto della qualità della vita.
Gli indicatori sono:
Questo ha come obiettivo la conservazione del capitale.
Partendo dal PIL (sistema economico) ci si va ad integrare ad un sistema ambientale, dove tra i due si creano degli scambi.
Nel sistema economico ci sono imprese e famiglie. Le famiglie usano dei fattori di produzione che li mettono a disposizione delle imprese. Le imprese a loro volta producono beni e servizi e li mettono a loro disposizione.
Nel sistema ambientale ci sono materie prime rinnovabili o non rinnovabili: il sistema economico le percepisce e le fa entrare nel sistema economico. Il sistema economico genera rifiuti (WASTE) dovuti al consumo e alla produzione che rientrano nell'ecosistema. Nell'ecosistema ci sono risorse naturali (acqua), una funzione di deposito come, ad esempio, il carbonio ricavato dalle piante e risorse naturali.
L'insieme di tutte queste cose è l'approccio tradizionale dell'unione dei due sistemi.
La grande intuizione degli economisti ambientali è che il sistema economico è annidato all'interno del sistema ambientale.
Ogni tanto con l'innovazione tecnologica, possiamo migliorare i consumi e renderli maggiormente efficienti, ma bisogna tenere presente quello che il sistema ambiente sta imponendo al sistema economico. Negli ultimi anni però il sistema economico sta riempiendo il sistema ambientale, sfondando i limiti della sostenibilità (anche sostenibilità sociale) del pianeta.
Uno studio fatto da ROKSTROM condotto sulla sostenibilità ambientale sui CONFINI PLANERATI (planetary boundaries), divide il pianeta in dieci ecosistemi dove i confini e le soglie non dovrebbero mai essere superate. Nel superare questi confini, ci sono dei rischi di cambiamento ambientale irreversibile. Ci potrebbero essere dei problemi che renderebbero il nostro pianeta meno abitabile. Su questi 10 ecosistemi, in realtà, su 3 di questi abbiamo problemi di perdita di controllo.
Il percorso dello sviluppo sostenibile parte dal congresso di Stoccolma, dove sono messi in luce tutti gli obiettivi per difendere e migliorare l'ambiente per le generazioni future.
I passi salienti sono:
Nel 1987 si ha il rapporto di Brundtland, che formula delle linee guida per lo sviluppo sostenibile nelle quali si mette in evidenza le criticità dell'ambiente senza presentare disparità. Queste linee guida sono valide ancora oggi. Il rapporto definisce come sostenibile lo sviluppo capace di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Questo rapporto è stato inoltre in grado di mettere in moto un processo che fa parte di gran parte di scelte politiche, che iniziarono dalla conferenza tenutasi a Rio nel 1992.
Lo sviluppo sostenibile nonostante la sua definizione chiave sia quella definita nel rapporto di Brundtland, ha comunque varie definizioni come:
Definizione di sviluppo sostenibile: è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni cioè senza distruggere irrevocabilmente le risorse di cui l'uomo dispone
Quando si parla di sostenibilità si ha una condizione di equilibrio dinamico, dove devono coesistere tre fattori:
Esse fanno riferimento a delle norme ISO specifiche per ciascuna dimensione, a parte quella tecnologia che ce ne sono poche e quella sociale a breve viene pubblicata.
Nonostante la definizione di sviluppo sostenibile nel rapporto di Brundtland, vi era qualcosa che stonava. Si doveva cercare di mettere insieme il concetto di sviluppo e il concetto di sostenibilità, decisamente non banale come cosa. Il tema deve essere portato da più soggetti e non solo da uno, difatti è essenziale un approccio multistakeholder, per riuscire a portare avanti il concetto di sviluppo sostenibile.
Un altro punto di svolta avvenne nel: