Introduzione alla neuropsicologia: elementi fondamentali della disciplina

Documento di Università sulla neuropsicologia, definita come la scienza che studia la relazione tra mente e cervello. Il Pdf esplora le origini storiche, i metodi sperimentali e le applicazioni pratiche, inclusa la riabilitazione, con riferimenti a figure come Cartesio e Gall.

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1_1 INTRODUZIONE ALLA NEUROPSICOLOGIA. ELEMENTI DI
NEUROPSICOLOGIA.
La Neuropsicologia è una scienza che studia la relazione fra la mente e il cervello; quindi,
cerca di capire se esiste una corrispondenza, e quanto questa sia univoca, fra un'area
cerebrale e una certa funzione cognitiva sia complessa, come il linguaggio e la memoria, sia
più semplice, come la sensorialità e la percezione. La Neuropsicologia si sviluppa su due livelli
e cerca di:
localizzare su soggetti normali una funzione fisiologica del Sistema Nervoso, ad
esempio come si sviluppano e vengono conservati i ricordi;
comprendere il deficit neuropsicologico, quindi la perdita della funzione cognitiva in
seguito a lesione cerebrale.
La Neuropsicologia si è sviluppata come una naturale richiesta, da parte dell'essere umano,
di comprendere i fenomeni psichici; da quando poi sappiamo che è il cervello alla base delle
nostre funzioni cognitive, ci si è chiesti che rapporto esiste fra il cervello e la mente.
Storicamente la Neuropsicologia trae il contributo da diverse discipline scientifiche:
la neurologia e le discipline neurofisiologiche (fisiologia quindi del Sistema Nervoso);
l'anatomia del Sistema Nervoso (neuroanatomia);
la farmacologia del Sistema Nervoso (neurofarmacologia);
la Psicologia e l'Intelligenza Artificiale, (uno scambio dinamico fra la Neuropsicologia la
Psicologia, a livello di teorie e di tecniche sperimentali).
In questo senso si parla di multidisciplinariedella neuropsicologia e tutti gli studi sono
condotti con metodi sperimentali (una scienza, per essere identificata effettivamente come
tale, deve utilizzare un metodo sperimentale). Il metodo empirico casuale utilizzato in
passato da parte degli studiosi che per primi fecero indagini sui deficit neurologici non è un
metodo che può essere considerato sperimentale, per mancanza di generalizzabilità dei
risultati. L'obiettivo della ricerca neuropsicologica non è semplicemente la conoscenza delle
funzioni cognitive, ma è anche, e soprattutto, la possibilità di intervenire da un punto di vista
clinico sul soggetto malato. Esiste infatti tutta una branca della Neuropsicologia che si occupa
esclusivamente di riabilitazione.
La Neuropsicologia, un po' come tutte le scienze empiriche, presenta quindi due valenze:
una valenza teorica, che cerca di comprendere il rapporto fra la mente e il cervello, il
funzionamento fisiologico delle funzioni cognitive e il loro substrato nervoso.
una valenza pratica, che applica le conoscenze alla diagnosi clinica e alla cura di deficit
in soggetti con problemi neurologici e lesioni celebrali. La comprensione di una certa
funzione cognitiva, come ad esempio il linguaggio, e la comprensione dell'area
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cerebrale che ad essa corrisponde, è molto utile nel caso vi siano persone che
presentano deficit linguistici, perché se a un deficit linguistico corrisponde ad una
lesione ad una certa area cerebrale (di natura tumorale o traumatica o di qualsiasi altra
natura), lo studio neuropsicologico pessere utile per la comprensione di quel caso
clinico ed eventualmente per cercare di far qualcosa per il soggetto cerebroleso.
Quindi, non si può stabilire un momento preciso della nascita della Neuropsicologia, anche
perché lo studio dei rapporti fra mente e corpo è antico e risiede spontaneamente nella
curiosità umana. Le origini storiche della Neuropsicologia potrebbero già essere ritrovate
nell'antico Egitto, dove già esisteva una registrazione degli effetti di eventi traumatici alla
testa. Gli antichi egizi sapevano che se si riceveva un colpo alla testa ne conseguiva un
problema funzionale a livello cognitivo di diverso tipo (papiro chirurgico ritrovato a Luxor nel
1862 e risalente al III secolo avanti Cristo). Eppure, gli antichi egizi non pensavano che il
cervello fosse molto importante: infatti nella mummificazione tendevano ad estrarre il
cervello dal naso con degli uncini e poi lo buttavano, perché pensavano che la mente umana
risiedesse nel cuore. La ricerca della localizzazione dello spirito umano è sempre stata una
curiosità umana. Forse il primo che ne fece una vera e propria classificazione, il primo che
parlò del rapporto fra la mente e il corpo, in maniera abbastanza completa, è stato Cartesio,
il quale immaginava che nel Sistema Nervoso ci fossero due livelli di organizzazione:
un livello inferiore, che si occupava di produrre risposte motorie. Gli stimoli
dall'ambiente esterno arrivavano al cervello, venivano poco elaborati e producevano
subito una risposta motoria, che è quello che noi oggi potremmo assimilare alle
risposte riflesse. Quando, ad esempio, si batte sul ginocchio, normalmente si provoca
un livello superiore, deputato alla comunicazione con la mente. Era il livello delle
risposte cognitive più elevate, come la capacità di pensiero, di comporre poesie, o la
capacità di sognare, di parlare, di creare musica o di dipingere... Questo livello
superiore smista gli stimoli provenienti dall'ambiente: le informazioni sensoriali non
vengono immediatamente riprodotte attraverso dei comportamenti, ma mediate a
un comportamento complesso, come scrivere una poesia.
Si era però ancora molto lontani dallo studio neuropsicologico.
Lateralizzazione delle funzioni cerebrali.
La prima vera teoria della localizzazione delle funzioni mentali risale a F. J. Gall, medico tedesco che elaborò una
teoria detta frenologia.
Forse il primo che vi si avvicinò è stato F. J. Gall, un medico tedesco, che
elaborò una teoria detta frenologia, che potremmo definire la prima vera teoria della

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Anteprima

Introduzione alla Neuropsicologia

La Neuropsicologia è una scienza che studia la relazione fra la mente e il cervello; quindi, cerca di capire se esiste una corrispondenza, e quanto questa sia univoca, fra un'area cerebrale e una certa funzione cognitiva sia complessa, come il linguaggio e la memoria, sia più semplice, come la sensorialità e la percezione. La Neuropsicologia si sviluppa su due livelli e cerca di:

  • localizzare su soggetti normali una funzione fisiologica del Sistema Nervoso, ad esempio come si sviluppano e vengono conservati i ricordi;
  • comprendere il deficit neuropsicologico, quindi la perdita della funzione cognitiva in seguito a lesione cerebrale.

La Neuropsicologia si è sviluppata come una naturale richiesta, da parte dell'essere umano, di comprendere i fenomeni psichici; da quando poi sappiamo che è il cervello alla base delle nostre funzioni cognitive, ci si è chiesti che rapporto esiste fra il cervello e la mente.

Discipline Scientifiche e Neuropsicologia

Storicamente la Neuropsicologia trae il contributo da diverse discipline scientifiche:

  • la neurologia e le discipline neurofisiologiche (fisiologia quindi del Sistema Nervoso);
  • l'anatomia del Sistema Nervoso (neuroanatomia);
  • la farmacologia del Sistema Nervoso (neurofarmacologia);
  • la Psicologia e l'Intelligenza Artificiale, (uno scambio dinamico fra la Neuropsicologia la Psicologia, a livello di teorie e di tecniche sperimentali).

In questo senso si parla di multidisciplinarietà della neuropsicologia e tutti gli studi sono condotti con metodi sperimentali (una scienza, per essere identificata effettivamente come tale, deve utilizzare un metodo sperimentale). Il metodo empirico casuale utilizzato in passato da parte degli studiosi che per primi fecero indagini sui deficit neurologici non è un metodo che può essere considerato sperimentale, per mancanza di generalizzabilità dei risultati. L'obiettivo della ricerca neuropsicologica non è semplicemente la conoscenza delle funzioni cognitive, ma è anche, e soprattutto, la possibilità di intervenire da un punto di vista clinico sul soggetto malato. Esiste infatti tutta una branca della Neuropsicologia che si occupa esclusivamente di riabilitazione.

Valenze della Neuropsicologia

La Neuropsicologia, un po' come tutte le scienze empiriche, presenta quindi due valenze:

  • una valenza teorica, che cerca di comprendere il rapporto fra la mente e il cervello, il funzionamento fisiologico delle funzioni cognitive e il loro substrato nervoso.
  • una valenza pratica, che applica le conoscenze alla diagnosi clinica e alla cura di deficit in soggetti con problemi neurologici e lesioni celebrali. La comprensione di una certa funzione cognitiva, come ad esempio il linguaggio, e la comprensione dell'area 5cerebrale che ad essa corrisponde, è molto utile nel caso vi siano persone che presentano deficit linguistici, perché se a un deficit linguistico corrisponde ad una lesione ad una certa area cerebrale (di natura tumorale o traumatica o di qualsiasi altra natura), lo studio neuropsicologico può essere utile per la comprensione di quel caso clinico ed eventualmente per cercare di far qualcosa per il soggetto cerebroleso.

Origini Storiche della Neuropsicologia

Quindi, non si può stabilire un momento preciso della nascita della Neuropsicologia, anche perché lo studio dei rapporti fra mente e corpo è antico e risiede spontaneamente nella curiosità umana. Le origini storiche della Neuropsicologia potrebbero già essere ritrovate nell'antico Egitto, dove già esisteva una registrazione degli effetti di eventi traumatici alla testa. Gli antichi egizi sapevano che se si riceveva un colpo alla testa ne conseguiva un problema funzionale a livello cognitivo di diverso tipo (papiro chirurgico ritrovato a Luxor nel 1862 e risalente al III secolo avanti Cristo). Eppure, gli antichi egizi non pensavano che il cervello fosse molto importante: infatti nella mummificazione tendevano ad estrarre il cervello dal naso con degli uncini e poi lo buttavano, perché pensavano che la mente umana risiedesse nel cuore. La ricerca della localizzazione dello spirito umano è sempre stata una curiosità umana. Forse il primo che ne fece una vera e propria classificazione, il primo che parlò del rapporto fra la mente e il corpo, in maniera abbastanza completa, è stato Cartesio, il quale immaginava che nel Sistema Nervoso ci fossero due livelli di organizzazione:

  • un livello inferiore, che si occupava di produrre risposte motorie. Gli stimoli dall'ambiente esterno arrivavano al cervello, venivano poco elaborati e producevano subito una risposta motoria, che è quello che noi oggi potremmo assimilare alle risposte riflesse. Quando, ad esempio, si batte sul ginocchio, normalmente si provoca una risposta riflessa dell'estensione della gamba.
  • un livello superiore, deputato alla comunicazione con la mente. Era il livello delle risposte cognitive più elevate, come la capacità di pensiero, di comporre poesie, o la capacità di sognare, di parlare, di creare musica o di dipingere ... Questo livello superiore smista gli stimoli provenienti dall'ambiente: le informazioni sensoriali non vengono immediatamente riprodotte attraverso dei comportamenti, ma mediate a livello cerebrale attraverso un'elaborazione, quindi dotate di senso, e poi producono un comportamento complesso, come scrivere una poesia.

Si era però ancora molto lontani dallo studio neuropsicologico.

Lateralizzazione delle Funzioni Cerebrali

La prima vera teoria della localizzazione delle funzioni mentali risale a F. J. Gall, medico tedesco che elaborò una teoria detta frenologia. Forse il primo che vi si avvicinò è stato F. J. Gall, un medico tedesco, che elaborò una teoria detta frenologia, che potremmo definire la prima vera teoria della 6localizzazione delle funzioni mentali. La teoria di Gall si basava su tre postulati fondamentali:

  1. ogni comportamento o funzione mentale ha una localizzazione nervosa. Gall pensava che qualsiasi comportamento superiore dell'essere umano, a partire dalla fede religiosa fino al semplice camminare, avesse una sua localizzazione cerebrale
  2. la localizzazione corrisponde ad un'area molto specifica del cervello, deputata all'esecuzione di quella funzione e soltanto di quella
  3. quest'area può espandersi con l'esercizio tanto da provocare dei bozzi (frenologia), che possono essere addirittura visibili dall'esterno con l'analisi della scatola cranica

Secondo questa teoria nel cranio del soggetto, che corrisponde a una sottostante area cerebrale, esistono delle aree specifiche, che elaborano funzioni estremamente direzionate: esiste un'area per la speranza, un'area per la venerazione, un'area per l'amore familiare. Esiste quindi un'area per qualsiasi tipo di funzione cognitiva (naturalmente oggi sappiamo che non è così semplicistico). Gall aveva individuato 35 aree cerebrali e, attraverso queste aree, aveva dato origine a un movimento di comprensione dell'animo umano che ha avuto applicazioni soprattutto nel settore criminologico (Cesare Lombroso). Si pensava infatti che osservando le caratteristiche del cranio dei criminali, si potessero osservare attraverso i bozzi craniali delle caratteristiche di personalità, come ad esempio l'aggressività, la tendenza all'omicidio, e così via. Gall è stato il primo ad elaborare una teoria della localizzazione celebrale, anche se poi si è rivelata completamente errata perché presenta caratteristiche di estrema restrittività, ma allo stesso tempo è stata pionieristica.

Contributi di Flourens, Broca e Wernicke

A questa teoria si contrappose quella del fisiologo francese Pierre Flourens che, negli anni '20, per mezzo di studi condotti su animali di lesioni localizzate di specifiche aree cerebrali, non osservò dei deficit specifici, ma piuttosto una generale compromissione di tutte le funzioni superiori, concludendo che il cervello funziona come un organo compatto nella produzione di ogni comportamento e azione mentale. La teoria di Gall è stata perfezionata qualche decennio più tardi da Pierre Broca, un fisiologo francese, che, nel 1861, alla Società di Antropologia, presentò il primo vero caso neuropsicologico. Se volessimo quindi datare la nascita della Neuropsicologia, la sua data dovrebbe proprio essere il 1861. Broca presentò il caso di un suo paziente, che aveva smesso di parlare e non riusciva più a produrre e articolare le parole. Non aveva, però, alcun tipo di lesione periferica, ovvero non aveva alcun tipo di lesione ai muscoli della lingua o alla gola. L'unico danno che questo paziente riportava era un danno neurologico. Questo disturbo di produzione linguistica venne inizialmente definito da Broca "afemia" (oggi denominata afasia) e venne imputato dallo studioso ad un danno della 7terza circonvoluzione inferiore del lobo frontale sinistro (oggi denominata appunto area di Broca). Broca disse una frase che successivamente è divenuta celebre: "parliamo con l'emisfero sinistro". Aveva notato infatti che soltanto delle lesioni all'emisfero sinistro provocavano dei deficit linguistici: questa è stata la prima vera idea localizzazionista di una funzione nel cervello. Gli studi si sono susseguiti molto rapidamente nel 19º secolo, anche con l'aiuto di un giovane medico tedesco, Wernicke che, a soli 26 anni, presentò, assieme a un suo caso clinico, una teoria sull'afasia. L'afasico di Wernicke era molto diverso dall'afasico di Broca: mentre il paziente di Broca presentava un deficit nella produzione del linguaggio, l'afasico di Wernicke aveva delle difficoltà nella comprensione del linguaggio, cioè riusciva a parlare perfettamente ma produceva un discorso definito "insalata di parole": il paziente non riusciva ad ascoltarsi, non riusciva a sentire quello che stava dicendo, e non capiva assolutamente quello che gli altri gli dicevano, anche se non aveva alcun deficit uditivo. Anche in questo caso, la lesione non era situata ad un livello periferico, ma nel cervello, in particolare, a livello temporo-parietale, un'area che oggi viene identificata come area di Wernicke. Ciò diede a Wernicke la possibilità di sviluppare una prima teoria sulla specializzazione emisferica del linguaggio. Secondo Wernicke, soltanto le funzioni veramente semplici, come ad esempio la sensorialità, dovevano avere una localizzazione cerebrale circoscritta a un'area. Le funzioni più complesse, come appunto il linguaggio, non dovevano essere, secondo Wernicke, localizzabili in un'unica area, ma piuttosto organizzabili in più aree, che si sarebbero connesse l'una con l'altra. Wernicke sosteneva che c'erano delle fibre (quelle del fascicolo arcuato) che vanno dall'area di Wernicke all'area di Broca, che trasmettono l'informazione linguistica dalla comprensione alla produzione, così che siamo in grado, ad esempio, di sentire una parola e poi di ripeterla; per far questo, è necessario che la parola compia questo viaggio. Wernicke aveva, quindi, ipotizzato l'esistenza di una terza afasia, che non era clinicamente ancora mai stata osservata, che invece poi si è visto essere realmente esistente, un'afasia legata al deficit di queste fibre, che è stata poi definita afasia "di conduzione", caratterizzata dalla difficoltà di ripetere le parole che vengono comprese. Broca e Wernicke sono stati molto importanti nella nascita delle prime teorie localizzazioniste. Da Broca e Wernicke in poi, gli studi sulla localizzazione delle funzioni cerebrali, sono andati avanti con molti altri autorevoli scienziati.

Studi di Penfield sulla Stimolazione Cerebrale

Fra questi, non si può dimenticare W. Penfield con i suoi studi sulla stimolazione di aree cerebrali che, negli anni '50 del XX secolo, fece una serie di studi molto importanti sui soggetti epilettici. Durante alcune sessioni prechirurgiche o chirurgiche, nelle quali il paziente era sveglio e il chirurgo poteva sollecitare delle aree cerebrali attraverso degli elettrodi, Penfield notò che, in base alle aree cerebrali che venivano stimolate, i pazienti esordivano con dei comportamenti particolari, ad esempio, percepivano delle sensazioni, potevano avere delle 8

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