L'intervento farmacologico e la salute mentale: psicofarmaci e terapia EMDR

Documento sull'intervento farmacologico e la salute mentale. Il Pdf di Psicologia, di grado universitario, esplora psicofarmaci, ansiolitici e la terapia EMDR, analizzando anche il diritto alla salute mentale e la rete dei servizi in Italia.

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63 pagine

1. L’intervento farmacologico
1. La terapia farmacologica e gli psicofarmaci
L’ambito del disagio psichico comprende patologie psichiatriche di diversa natura: il
professionista socio-sanitario che si occupa di persone con sofferenza psichica deve
conoscere le diverse tipologie d’intervento che si possono adottare per curare gli utenti e/o
per migliorarne le condizioni e i servizi disponibili sul territorio.
Di seguito approfondiamo la terapia farmacologica, quella psicoterapeutica e altre terapie e
cure alternative che possono essere utilizzate con soggetti adulti. Successivamente ci
concentreremo sulle tipologie di servizi in Italia.
La terapia farmacologica è una delle componenti fondamentali per il trattamento dei disturbi
psichiatrici; essa si concentra sulla patologia e ha come obiettivo prioritario la riduzione dei
sintomi manifestati dal paziente attraverso la somministrazione di psicofarmaci, ossia di
farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, correggendo o modificando i
comportamenti, i pensieri e gli stati dell’umore patologici.
Gli psicofarmaci possono essere suddivisi in quattro categorie principali, in base al tipo di
molecole che li costituisce o all’effetto che producono:
ansiolitici;
antidepressivi;
stabilizzanti del tono dell’umore;
antipsicotici.
LESSICO
Psicofarmaco: farmaco che agisce sul sistema nervoso centrale, causando modifiche a livello
psichico e comportamentale.
Gli ansiolitici
CARATTERISTICHE E FUNZIONE
Gli ansiolitici sono farmaci utilizzati per ridurre in breve tempo i sintomi d’ansia generalizzata
e gli stati di agitazione; sono adatti nei casi di fobie, attacchi di panico, disturbo post
traumatico da stress e disturbo ossessivo-compulsivo.
Per la loro efficacia e rapidità di effetto, rappresentano la tipologia di psicofarmaci più
prescritta.
Fino a circa cinquant’anni fa gli ansiolitici più diffusi erano i barbiturici, oggi sostituiti dalle
benzodiazepine (così chiamate dal nome dei loro componenti chimici), le quali risultano più
rapide ed efficaci nel trattamento dell’ansia, hanno un maggiore spettro di applicazione e
sono abbastanza ben tollerate; inoltre, avendo anche un effetto sedativo, possono essere
utilizzate anche nei casi di insonnia perché ripristinano i ritmi sonno-veglia.
RISCHI E TENDENZE
Nonostante gli ansiolitici siano molto diffusi, la loro prescrizione andrebbe sempre valutata
attentamente.
In quanto, soprattutto in pazienti anziani e con problemi cognitivi, il margine tra rischi e
benefici legati al loro utilizzo può essere molto ristretto.
È inoltre fondamentale fare un uso corretto del farmaco, per evitare l’insorgere della
dipendenza da benzodiazepine, che provoca tolleranza (cioè un’assuefazione alla sostanza
che spinge ad assumere quantità progressivamente maggiori per sentire gli effetti) e crisi di
astinenza; queste ultime si manifestano, in particolare, se si sospende l’uso della sostanza in
modo brusco dopo un trattamento prolungato (di quattro-sei mesi).
LESSICO
Ansiolitici: farmaci che attenuano i sintomi d’ansia generalizzata e gli stati di agitazione.

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L'intervento farmacologico

La terapia farmacologica e gli psicofarmaci

L'ambito del disagio psichico comprende patologie psichiatriche di diversa natura: il professionista socio-sanitario che si occupa di persone con sofferenza psichica deve conoscere le diverse tipologie d'intervento che si possono adottare per curare gli utenti e/o per migliorarne le condizioni e i servizi disponibili sul territorio.

Di seguito approfondiamo la terapia farmacologica, quella psicoterapeutica e altre terapie e cure alternative che possono essere utilizzate con soggetti adulti. Successivamente ci concentreremo sulle tipologie di servizi in Italia.

La terapia farmacologica è una delle componenti fondamentali per il trattamento dei disturbi psichiatrici; essa si concentra sulla patologia e ha come obiettivo prioritario la riduzione dei sintomi manifestati dal paziente attraverso la somministrazione di psicofarmaci, ossia di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, correggendo o modificando i comportamenti, i pensieri e gli stati dell'umore patologici.

Gli psicofarmaci possono essere suddivisi in quattro categorie principali, in base al tipo di molecole che li costituisce o all'effetto che producono:

  • ansiolitici;
  • antidepressivi;
  • stabilizzanti del tono dell'umore;
  • antipsicotici.

LESSICO Psicofarmaco: farmaco che agisce sul sistema nervoso centrale, causando modifiche a livello psichico e comportamentale.Gli ansiolitici

Ansiolitici: caratteristiche e funzione

Gli ansiolitici sono farmaci utilizzati per ridurre in breve tempo i sintomi d'ansia generalizzata e gli stati di agitazione; sono adatti nei casi di fobie, attacchi di panico, disturbo post traumatico da stress e disturbo ossessivo-compulsivo.

Per la loro efficacia e rapidità di effetto, rappresentano la tipologia di psicofarmaci più prescritta.

Fino a circa cinquant'anni fa gli ansiolitici più diffusi erano i barbiturici, oggi sostituiti dalle benzodiazepine (così chiamate dal nome dei loro componenti chimici), le quali risultano più rapide ed efficaci nel trattamento dell'ansia, hanno un maggiore spettro di applicazione e sono abbastanza ben tollerate; inoltre, avendo anche un effetto sedativo, possono essere utilizzate anche nei casi di insonnia perché ripristinano i ritmi sonno-veglia.

Ansiolitici: rischi e tendenze

Nonostante gli ansiolitici siano molto diffusi, la loro prescrizione andrebbe sempre valutata attentamente.

In quanto, soprattutto in pazienti anziani e con problemi cognitivi, il margine tra rischi e benefici legati al loro utilizzo può essere molto ristretto.

È inoltre fondamentale fare un uso corretto del farmaco, per evitare l'insorgere della dipendenza da benzodiazepine, che provoca tolleranza (cioè un'assuefazione alla sostanza che spinge ad assumere quantità progressivamente maggiori per sentire gli effetti) e crisi di astinenza; queste ultime si manifestano, in particolare, se si sospende l'uso della sostanza in modo brusco dopo un trattamento prolungato (di quattro-sei mesi).

LESSICO Ansiolitici: farmaci che attenuano i sintomi d'ansia generalizzata e gli stati di agitazione.Gli antidepressivi: caratteristiche e funzioni

Antidepressivi: caratteristiche e funzioni

Nella categoria degli antidepressivi rientrano non soltanto i farmaci che curano la depressione in senso stretto, ma anche quelli che migliorano gli stati di ansia, in particolare quelli accompagnati da attacchi di panico o caratterizzati dal disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi del comportamento alimentare.

I farmaci antidepressivi, infatti, determinano un miglioramento dell'umore e dell'attenzione, aumentano l'appetito e regolano il sonno.

Va precisato che queste sostanze non sono euforizzanti, ossia non inducono euforia nel soggetto sano, come avviene ad esempio con l'utilizzo di cocaina o di anfetamine, ma elevano il tono dell'umore patologicamente depresso.

Antidepressivi: effetti immediati e associazione ad altri farmaci

Un episodio depressivo può avere notevoli ricadute nell'ambito lavorativo, sociale e affettivo della persona e getto di evidente nella gestione della quotidianità.

Con l'utilizzo di farmaci antidepressivi si può ridurre l'incidenza di tali ricadute nonché l'intensità dell'episodio depressivo.

In quest'ultimo caso, i risultati non sono immediati, ma servono almeno due-tre settimane di trattamento.

In tale periodo spesso al farmaco antidepressivo viene associata l'assunzione delle benzodiazepine, per ottenere un rapido miglioramento ansioso e sulla qualità del sonno.

LESSICO Antidepressivi: farmaci usati prevalentemente nel trattamento delle sindromi depressive: migliorano l'umore e l'attenzione, aumentano l'appetito, regolano il sonno ecc.Gli antidepressivi: le principali categorie

Antidepressivi: le principali categorie

Gli antidepressivi si dividono in:

  • antidepressivi di prima generazione: questi farmaci, entrati in uso alla fine degli anni Cinquanta, sono efficaci nel trattamento della depressione maggiore, gli attacchi di panico e i disturbi ossessivo-compulsivi, ma, avendo potenti effetti collaterali, sono controindicati in soggetti con cardiopatie, disturbi cognitivi o epilessia;
  • antidepressivi di seconda generazione: diffusi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, sono quelli maggiormente prescritti per i disturbi depressivi in generale, per gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi del comportamento alimentare; alcuni studi evidenziano, inoltre, la loro utilità anche per il trattamento di altre patologie, come alcuni disturbi della personalità e i sintomi negativi della schizofrenia. Questi antidepressivi hanno il vantaggio di essere tollerati meglio rispetto a quelli di prima generazione e possono essere somministrati a pazienti anziani e, con cautela, anche a soggetti epilettici.Gli stabilizzanti del tono dell'umore

Gli stabilizzanti del tono dell'umore

Mentre gli antidepressivi elevano il tono dell'umore, gli stabilizzanti del tono dell'umore "normalizzano" le sue variazioni, cercando di prevenire le fluttuazioni patologiche.

Con questi farmaci si curano i disturbi bipolari - a causa dei quali il soggetto alterna episodi maniacali (connotati da euforia, sentimenti di onnipotenza e ottimismo eccessivo) a crisi depressive - e la depressione nei casi in cui ci siano delle recidive, cioè quando il paziente guarisce ma dopo un certo tempo ricade nella malattia.

Le sostanze che contengono, infatti, modificano la periodicità del disturbo che caratterizza alcuni soggetti.

I principali stabilizzanti del tono dell'umore sono i sali di litio, in grado di regolare il comportamento in modo efficace e di prevenire, appunto, le ricadute dei disturbi dell'umore.

LESSICO Stabilizzanti del tono dell'umore: farmaci che controllano l'instabilità patologica dell'umore tipica dei disturbi bipolari e della depressione ricorrente.Gli antipsicotici

Antipsicotici: caratteristiche generali

Gli antipsicotici (o neurolettici) sono farmaci che agiscono come sedativi sul sistema nervoso e vengono utilizzati in caso di disturbi psicotici in fase acuta e come terapia di mantenimento a lungo termine: infatti, agiscono come sedativi sul sistema nervoso senza provocare obnubilamento della coscienza.

Possono essere impiegati per curare la schizofrenia, alcuni disturbi della personalità e altre patologie psicotiche.

Le psicosi si accompagnano spesso a deliri e allucinazioni che alterano gravemente il rapporto con la realtà, con pesanti conseguenze in tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Grazie al ricorso a questi farmaci, la qualità della vita dei pazienti psicotici migliora in misura significativa e il loro processo di risocializzazione è agevolato.

Antipsicotici: principali tipologie

Gli antipsicotici si suddividono in:

  • neurolettici tipici, che curano maggiormente allucinazioni, deliri e, in generale, i sintomi positivi della schizofrenia, migliorando i processi del pensiero e riacquista logica e coerenza interna. Alleviano, inoltre, i sentimenti di angoscia che accompagnano i vissuti deliranti e gli stati allucinatori, ma agiscono in misura inferiore sui sintomi negativi della schizofrenia;
  • neurolettici atipici, che si differenziano da quelli tipici per una maggiore efficacia nel trattamento dei sintomi negativi della schizofrenia e per i minori effetti collaterali.

LESSICO Antipsicotici: farmaci adottati nella cura delle psicosi, in fase acuta e come terapia di mantenimento a lungo termine.2. L'intervento psicoterapeutico

L'intervento psicoterapeutico

La psicoterapia e la figura dello psicoterapeuta

Con il termine psicoterapia si intende un trattamento dei disturbi mentali o del comportamento attraverso mezzi prettamente psicologici.

Essa è, letteralmente, una "cura della psiche", che avviene grazie all'intervento di uno psicoterapeuta, cioè di un professionista esperto, dotato di una specifica preparazione, che aiuta un'altra persona a raggiungere il benessere psicologico, modificando il suo comportamento o i suoi pensieri attraverso il colloquio.

La formazione dello psicoterapeuta può essere di diverso orientamento teorico (psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale ecc.), e dalla scuola di pensiero a cui egli aderisce dipendono i metodi e le tecniche utilizzati per aiutare il paziente a guarire.

Ricordiamo che lo psicoterapeuta, per essere tale, deve aver conseguito una laurea in psicologia o medicina e aver frequentato successivamente una scuola di specializzazione con uno specifico orientamento.

In questa sede cercheremo di conoscere e di capire quali sono le caratteristiche comuni e quelle specifiche dei vari tipi di approcci terapeutici, e quali sono gli strumenti a disposizione dello psicoterapeuta.

Le caratteristiche della psicoterapia

La psicoterapia, indipendentemente dall'orientamento teorico di riferimento, è caratterizzata da:

  • la relazione interpersonale tra paziente e terapeuta, che presuppone l'esistenza di un buon rapporto basato sulla fiducia e sulla collaborazione reciproca;
  • la presenza di un setting, cioè di un contesto specifico e sicuro, all'interno del quale si possa svolgere la relazione terapeutica e in cui tutto ciò che avviene resta a livello confidenziale;
  • la proposta, da parte del terapeuta, di nuove prospettive e di nuovi punti di vista in grado di orientare il paziente di fronte a esperienze confuse e indefinite;
  • l'utilizzo di tecniche e procedure particolari, che caratterizzano il modo di operare del terapeuta.

LESSICO Psicoterapia: Cura dei disturbi mentali e dei comportamenti problematici attraverso metodi psicologici. Psicoterapeuta: Professionista abilitato alla psicoterapia. Può essere uno psichiatra, uno psicologo o un medico che abbia una formazione riconosciuta dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

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