Sociologia del Diritto: radici storiche e teoriche, opinioni sociali

Documento universitario sulla sociologia del diritto, distinguendola dalla giurisprudenza positiva. Il Pdf approfondisce il ruolo delle opinioni sociali e dei mass media nella formazione del diritto, esplorando concetti come l'opinione pubblica e i suoi meccanismi di influenza, con riferimenti a Comte e Weber.

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63 pagine

SOCIOLOGIA DEL DIRITTO
CAPITOLO 1 - La sociologia del diritto
DEFINIZIONE E OGGETTO
- La sociologia del diritto si può definire la scienza che studia il diritto come modalità d’azione
sociale. Essa appartiene alle scienze sociali e in particolare rappresenta una branca specializzata
della sociologia, ma dotata di un alto grado di autonomia.
Da un lato la sociologia del diritto condivide con la sociologia le principali visioni teoriche e alcuni
fondamentali concetti e tematiche, dall’altro lato deve adattare tutto ciò alla peculiarità del diritto
che si situa al centro di una riflessione plurisecolare. Spesso tale riflessione si è concentrata sullo
studio formale dei singoli istituti e delle singole norme giuridiche. Altrettanto spesso essa ha
indagato sui rapporti fra il diritto e altri elementi della vita sociale (economico, politico…)
- Studiare il diritto come modalità d’azione significa indagare sulle azioni umane che ad esso si
ispirano, comprenderne il senso e verificare se esso sia socialmente condiviso, individuarne gli
effetti concreti e ricondurre tali indagini a una visione teorica complessiva.
Il sociologo del diritto affronta quindi il diritto da una prospettiva differente rispetto a quella del
giurista, impegnato nell’analisi e nell’applicazione del diritto positivo (giurista positivo):
agli occhi del giurista positivo il diritto viene assunto come un elemento costante, il presupposto
e l’orizzonte del suo operare
agli occhi del sociologo il diritto compare come una variabile
- Esempio: legge del 1970, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio.
Il testo originario prevedeva la possibilità di chiedere lo scioglimento del matrimonio civile o la
cessazione degli effetti civili del matrimonio canonico per effetto dell’ininterrotta separazione
coniugale, di fatto o legale, purché nel primo caso fossero trascorsi almeno due anni prima
dell’entrata in vigore della legge e, nel secondo caso, fosse trascorso un cospicuo lasso di tempo a
partire dalla comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di
separazione personale.
Di fronte a questa norma il compito del giurista consisteva e ancora consiste nel risolvere i quesiti
interpretativi che essa pone e indicarne l’interpretazione teoricamente più corretta. Per esempio che
cosa deve intendersi per separazione di fatto e con quali prove deve essere dimostrata? Occorre un
ricongiungimento fisico e spirituale protrattosi per qualche tempo oppure può bastare un fuggevole
incontro? Questo compito interpretativo, il giurista lo affronterà avendo riguardo alla lettera della
norma in questione, alla sua funzione teorica (ratio), ai suoi rapporti con altre norme e ai principi
generali dell’ordinamento. Su queste basi formulerà il suo giudizio.
Il sociologo del diritto, invece, ispirandosi alle teorie sociologiche sul rapporto fra norme e azioni
sociali, si chiederà per esempio se la norma in questione, indirizzata a sollecitare ripensamenti da
parte dei coniugi separati, abbia davvero prodotto questo effetto o non abbia invece provocato
effetti difformi. Il sociologo del diritto cercherà di rispondere attingendo a conoscenze già
accumulate, oppure svolgendo una personale ricerca con le tecniche appropriate. Si formerà quindi
un’opinione che apporterà un contributo allo sviluppo della teoria di riferimento.
- Mentre il giurista positivo svolge un compito al contempo teorico e pratico, descrittivo e
prescrittivo, il sociologo del diritto, al contrario, svolge un compito esclusivamente teorico e
descrittivo. Egli non è infatti chiamato a indicare ad alcuno la corretta via da seguire. Piuttosto è
chiamato a stabilire correlazioni tra fenomeni, a descrivere la successione degli eventi, a darne una
spiegazione teorica: in sintesi a informare.
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VISIONI SOCIOLOGICHE GENERALI
- Le basi della sociologia furono poste da Auguste Comte (1798-1857). Essa è nata come parte
integrante di un sistema complessivo di pensiero ispirato al positivismo filosofico. Fondamento di
questa corrente era l’affermazione dell’unità metodologica di tutte le scienze e la riduzione a
scienza della stessa filosofia. In questo quadro la sociologia fu quindi concepita come lo studio
scientifico dei comportamenti sociali, diretto a fornirne, attraverso l’osservazione, spiegazioni
normologiche: scoprendo cioè le leggi che li governano.
Tale modo di pensare non era monolitico al suo interno ed era peraltro condiviso, sia pure con
rilevanti differenze, anche da altre correnti di pensiero.
- Benché alcuni fondamenti di questo sistema di pensiero siano rimasti fermi, altri sono stati messi
in discussione sin dagli ultimi decenni dell’Ottocento: per esempio l’idea che la conoscenza dei
fenomeni sociali possa muovere dal concreto all’astratto, dal singolo fenomeno osservabile alle
leggi sotto cui dovrebbe ricadere. I fatti sociali, si disse, non sono come i fenomeni naturali. Per
poterli osservare e ricondurre a spiegazioni generali, occorre anzitutto comprenderli, cioè
intenderne il senso o il significato, che gli esseri umani esprimono attraverso atti di comunicazione
composti di segni più o meno complessi e operanti a livelli simbolici. I comportamenti umani,
benché si muovano nei limiti non amplissimi consentiti dall’ambiente naturale, sono entro questi
limiti, in gran misura, liberi: non sono atti meccanici ma azioni che i soggetti pongono in essere in
virtù di qualche motivazione.
- In questa luce è stata fondamentale l’innovazione apportata da quegli studiosi che hanno
incentrato l’attenzione sul carattere simbolico e libero del materiale umano che costituisce l’oggetto
della sociologia. Fra costoro, va ricordato Max Weber (1864-1920), che fondò una sociologia
incentrata sul concetto di azione e definita “comprendente”, in quanto diretta a comprendere
l’azione umana secondo il suo senso, a spiegarla causalmente nel suo corso, cioè secondo le
variabili concatenazioni di cause ed effetti e a formulare leggi generali, basate su semplici
correlazioni statistiche e capaci di suggerire previsioni non certe, ma probabilistiche.
Lo strumento metodologico che Weber elaborò al fine di indirizzare la comprensione del senso
dell’azione umana sono i tipi ideali, o ideal-tipi —> muovendo dal principio che la conoscenza
umana procede dall’astratto al concreto, lo studioso segnalò la necessità di condurre l’osservazione
delle forme concrete di azione sulla base di categorie concettuali astratte, elaborate prima di iniziare
l’osservazione.
Un esempio significativo di questo modo di procedere riguarda il punto di partenza della sociologia
weberiana, cioè il concetto di azione sociale o “agire sociale”, che può essere compreso e spiegato
secondo quattro tipi ideali:
l’agire razionale rispetto allo scopo: mira a conseguire finalità coerenti con i mezzi di cui l’attore
dispone
l’agire razionale rispetto al valore: mira alla realizzazione di valori o ideali in cui il soggetto
crede, indipendentemente dalle conseguenze materiali
l’agire tradizionale: che il soggetto compie per abitudine acquisita, riproducendo irrazionalmente
modelli costantemente ripetuti
l’agire affettivo: che il soggetto compie dando voce a sentimenti o disposizioni d’animo.
Questa tipologia costituisce, per il sociologo, una sorta di guida entro cui condurre l’osservazione
delle forme concrete di azione, che egli riporterà al modello astratto cui più si avvicinano.
Weber pervenne a questa ridefinizione dell’oggetto e dei compiti della sociologia sulla base della
convinzione che lo statuto epistemologico di questa scienza fosse qualitativamente diverso da
quello delle scienze naturali. Questa convinzione è oggi meno diffusa.
- Secondo Anthony Giddens la scienza consiste nell’uso di metodi di indagine sistematici, nel
pensiero teorico, nella sistemazione logica degli argomenti, allo scopo di sviluppare un corpo di
conoscenze riguardanti un determinato oggetto di studio. Allora non solo la sociologia è una scienza
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SOCIOLOGIA DEL DIRITTO

CAPITOLO 1 - La sociologia del diritto

DEFINIZIONE E OGGETTO

  • La sociologia del diritto si può definire la scienza che studia il diritto come modalità d'azione sociale. Essa appartiene alle scienze sociali e in particolare rappresenta una branca specializzata della sociologia, ma dotata di un alto grado di autonomia. Da un lato la sociologia del diritto condivide con la sociologia le principali visioni teoriche e alcuni fondamentali concetti e tematiche, dall'altro lato deve adattare tutto ciò alla peculiarità del diritto che si situa al centro di una riflessione plurisecolare. Spesso tale riflessione si è concentrata sullo studio formale dei singoli istituti e delle singole norme giuridiche. Altrettanto spesso essa ha indagato sui rapporti fra il diritto e altri elementi della vita sociale (economico, politico ... )
  • Studiare il diritto come modalità d'azione significa indagare sulle azioni umane che ad esso si ispirano, comprenderne il senso e verificare se esso sia socialmente condiviso, individuarne gli effetti concreti e ricondurre tali indagini a una visione teorica complessiva. Il sociologo del diritto affronta quindi il diritto da una prospettiva differente rispetto a quella del giurista, impegnato nell'analisi e nell'applicazione del diritto positivo (giurista positivo):
    • agli occhi del giurista positivo il diritto viene assunto come un elemento costante, il presupposto e l'orizzonte del suo operare
    • agli occhi del sociologo il diritto compare come una variabile
  • Esempio: legge del 1970, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio. Il testo originario prevedeva la possibilità di chiedere lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio canonico per effetto dell'ininterrotta separazione coniugale, di fatto o legale, purché nel primo caso fossero trascorsi almeno due anni prima dell'entrata in vigore della legge e, nel secondo caso, fosse trascorso un cospicuo lasso di tempo a partire dalla comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Di fronte a questa norma il compito del giurista consisteva e ancora consiste nel risolvere i quesiti interpretativi che essa pone e indicarne l'interpretazione teoricamente più corretta. Per esempio che cosa deve intendersi per separazione di fatto e con quali prove deve essere dimostrata? Occorre un ricongiungimento fisico e spirituale protrattosi per qualche tempo oppure può bastare un fuggevole incontro? Questo compito interpretativo, il giurista lo affronterà avendo riguardo alla lettera della norma in questione, alla sua funzione teorica (ratio), ai suoi rapporti con altre norme e ai principi generali dell'ordinamento. Su queste basi formulerà il suo giudizio. Il sociologo del diritto, invece, ispirandosi alle teorie sociologiche sul rapporto fra norme e azioni sociali, si chiederà per esempio se la norma in questione, indirizzata a sollecitare ripensamenti da parte dei coniugi separati, abbia davvero prodotto questo effetto o non abbia invece provocato effetti difformi. Il sociologo del diritto cercherà di rispondere attingendo a conoscenze già accumulate, oppure svolgendo una personale ricerca con le tecniche appropriate. Si formerà quindi un'opinione che apporterà un contributo allo sviluppo della teoria di riferimento.
  • Mentre il giurista positivo svolge un compito al contempo teorico e pratico, descrittivo e prescrittivo, il sociologo del diritto, al contrario, svolge un compito esclusivamente teorico e descrittivo. Egli non è infatti chiamato a indicare ad alcuno la corretta via da seguire. Piuttosto è chiamato a stabilire correlazioni tra fenomeni, a descrivere la successione degli eventi, a darne una spiegazione teorica: in sintesi a informare.

VISIONI SOCIOLOGICHE GENERALI

  • Le basi della sociologia furono poste da Auguste Comte (1798-1857). Essa è nata come parte integrante di un sistema complessivo di pensiero ispirato al positivismo filosofico. Fondamento di questa corrente era l'affermazione dell'unità metodologica di tutte le scienze e la riduzione a scienza della stessa filosofia. In questo quadro la sociologia fu quindi concepita come lo studio scientifico dei comportamenti sociali, diretto a fornirne, attraverso l'osservazione, spiegazioni normologiche: scoprendo cioè le leggi che li governano. Tale modo di pensare non era monolitico al suo interno ed era peraltro condiviso, sia pure con rilevanti differenze, anche da altre correnti di pensiero.
  • Benché alcuni fondamenti di questo sistema di pensiero siano rimasti fermi, altri sono stati messi in discussione sin dagli ultimi decenni dell'Ottocento: per esempio l'idea che la conoscenza dei fenomeni sociali possa muovere dal concreto all'astratto, dal singolo fenomeno osservabile alle leggi sotto cui dovrebbe ricadere. I fatti sociali, si disse, non sono come i fenomeni naturali. Per poterli osservare e ricondurre a spiegazioni generali, occorre anzitutto comprenderli, cioè intenderne il senso o il significato, che gli esseri umani esprimono attraverso atti di comunicazione composti di segni più o meno complessi e operanti a livelli simbolici. I comportamenti umani, benché si muovano nei limiti non amplissimi consentiti dall'ambiente naturale, sono entro questi limiti, in gran misura, liberi: non sono atti meccanici ma azioni che i soggetti pongono in essere in virtù di qualche motivazione.
  • In questa luce è stata fondamentale l'innovazione apportata da quegli studiosi che hanno incentrato l'attenzione sul carattere simbolico e libero del materiale umano che costituisce l'oggetto della sociologia. Fra costoro, va ricordato Max Weber (1864-1920), che fondò una sociologia incentrata sul concetto di azione e definita "comprendente", in quanto diretta a comprendere l'azione umana secondo il suo senso, a spiegarla causalmente nel suo corso, cioè secondo le variabili concatenazioni di cause ed effetti e a formulare leggi generali, basate su semplici correlazioni statistiche e capaci di suggerire previsioni non certe, ma probabilistiche. Lo strumento metodologico che Weber elaborò al fine di indirizzare la comprensione del senso dell'azione umana sono i tipi ideali, o ideal-tipi -> muovendo dal principio che la conoscenza umana procede dall'astratto al concreto, lo studioso segnalò la necessità di condurre l'osservazione delle forme concrete di azione sulla base di categorie concettuali astratte, elaborate prima di iniziare l'osservazione. Un esempio significativo di questo modo di procedere riguarda il punto di partenza della sociologia weberiana, cioè il concetto di azione sociale o "agire sociale", che può essere compreso e spiegato secondo quattro tipi ideali:
    • l'agire razionale rispetto allo scopo: mira a conseguire finalità coerenti con i mezzi di cui l'attore dispone
    • l'agire razionale rispetto al valore: mira alla realizzazione di valori o ideali in cui il soggetto crede, indipendentemente dalle conseguenze materiali
    • l'agire tradizionale: che il soggetto compie per abitudine acquisita, riproducendo irrazionalmente modelli costantemente ripetuti
    • l'agire affettivo: che il soggetto compie dando voce a sentimenti o disposizioni d'animo.
    Questa tipologia costituisce, per il sociologo, una sorta di guida entro cui condurre l'osservazione delle forme concrete di azione, che egli riporterà al modello astratto cui più si avvicinano. Weber pervenne a questa ridefinizione dell'oggetto e dei compiti della sociologia sulla base della convinzione che lo statuto epistemologico di questa scienza fosse qualitativamente diverso da quello delle scienze naturali. Questa convinzione è oggi meno diffusa.
  • Secondo Anthony Giddens la scienza consiste nell'uso di metodi di indagine sistematici, nel pensiero teorico, nella sistemazione logica degli argomenti, allo scopo di sviluppare un corpo di conoscenze riguardanti un determinato oggetto di studio. Allora non solo la sociologia è una scienza 2ma altresì può stabilirsi una linea comune fra il campo delle scienze naturali e quello delle scienze umane, cui la sociologia appartiene.
  • Accanto alle differenze che indussero Weber ad apportare queste innovazioni, esistono anche sostanziali convergenze fra i due campi del pensiero scientifico. Una convergenza importante consiste nell'adozione di una prospettiva generale sistemica. Un sistema può definirsi come un complesso di elementi interagenti. Qualsiasi oggetto di studio può essere rappresentato in questo modo: così l'individuo vivente, composto da organi che funzionano coordinatamente; la città; il sistema stellare ... Tra i sociologi ottocenteschi era comune l'idea che la società fosse una totalità composta non solo da individui, ma anche dalle loro relazioni coordinate. Nel corso del XX secolo tale prospettiva sistemica è rimasta valida, ma è stata seguita con maggiore o minore rigidezza a seconda delle diverse correnti di pensiero e dei diversi momenti storico-politici. Il modo più rigido con con cui la visione sistemica trova applicazione in sociologia è quello che ritroviamo come fondamento e fulcro della maggiore corrente di pensiero sociologico, definita funzionalistica, in quanto fondata sull'idea che ogni società umana costituisce un insieme di elementi interagenti, ognuno dei quali coopera in modo ordinato, attraverso le funzioni che svolge, al benessere o al miglior stato del sistema complessivo. I primi fondamenti teorici di questa teoria si ritrovano nell'opera di Emile Durkheim (1858-1917) e successivamente viene sviluppata da Talcott Parsons (1902-1979) e Niklas Luhmann (1927-1998). Parsons, come Durkheim, rappresenta ogni società come un aggregato di individui, o attori sociali, i quali interagiscono stabilmente rispondendo ad aspettative sociali connesse agli status e ai ruoli che ricoprono nella società stessa. Essere genitore, coniuge, politico, insegnante suscita aspettative da parte del soggetto interessato. Questi status e ruoli costituiscono per Parsons la struttura di un sistema sociale. Essi possono entrare in conflitto tra loro, e anche ogni singolo individuo che ricopra più ruoli può vivere interiormente conflitti. Tuttavia, grazie all'organizzazione sociale complessiva e alle istituzioni in cui essa si articola, i diversi ruoli cooperano al mantenimento della struttura nel suo stato migliore. Ogni organizzazione e istituzione si presenta come un sistema parziale d'azione che, svolgendo le proprie funzioni, coopera con altri sistemi nell'interesse del tutto, mantenendo il sistema complessivo in tendenziale equilibrio.
  • Questa visione, nata negli anni del New Deal, fu accusata di rappresentare in forme scientifiche il "sogno americano", ovvero l'idea di una società armonica, ricca di chances individuali, fondata su un consenso generalizzato attorno a grandi valori, tendente al massimo di perfezione possibile in un mondo imperfetto. Soprattutto alla fine degli anni '60 la visione fu investita da critiche, il cui fulcro consisteva nell'accusa mossa a Parsons di ignorare le asimmetrie, le diseguaglianze, i conflitti che dividono ogni società. Altre critiche furono mosse contro l'idea base che ogni elemento del sistema sociale, attraverso le funzioni svolte, cooperi necessariamente al benessere e all'equilibrio generale.
  • A queste critiche ha cercato di rispondere Luhmann. Egli rappresenta la società non come un insieme di esseri umani collegati da relazioni di ruolo, ma come una rete di sistemi composti da atti di comunicazione dotati di un senso sociale. Ogni sistema compare quindi come una mera struttura significativa, indirizzata cioè a conferire un senso particolare alle aspettative d'azione sociale, e si presenta come uno strumento che si costituisce per adempiere a funzioni essenziali per la vita umana. Noi viviamo in un ambiente che ci pone continuamente delle sfide: un ambiente commesso, contingente, incerto, aperto a eventi mutevoli. I sistemi sociali sorgono allora per orientare e rendere più agevoli le nostre scelte concrete. Essi intervengono nell'ambiente per ridurne la complessità e per rendere più stabili e affidabili, cioè meno contingenti, le nostre aspettative.
  • Nel passaggio da Parsons a Luhmann si risente la consapevolezza che la società umana può essere indagata in termini sistemici solo a condizione di attenuare la rigidezza concettuale, di rifiutare l'idea secondo cui i sistemi sociali sono qualcosa di stabile. 3

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