La Scapigliatura e il Neorealismo: movimenti letterari e autori chiave

Documento di Università sulla Scapigliatura e il Neorealismo. Il Pdf esplora questi movimenti letterari, analizzando autori come Emilio Praga, Arrigo Boito e Salvatore Quasimodo, e i loro temi principali, utile per lo studio della Letteratura.

Mostra di più

64 pagine

LA SCAPIGLIATURA
Cos’è?
La scapigliatura è un movimento di contestazione anti-borghese affermatosi negli
anni 60’-70’ dell’800.
La parola “scapigliatura” è la traduzione del termine francese “bohème” che ebbe
fortuna grazie al titolo di un romanzo di Arrighi – il termine però fu usato per la
prima volta da Camerini con riferimento alla letteratura francese “ribelle” e
“scapestrata”.
Vediamo una definizione di scapigliati datataci da Arrighi:
“In tutte le grandi e ricche città esistono individui di entrambi i sessi fra i 20 e i 35
anni, più avanzati del loro tempo, indipendenti, irrequieti, travagliati, turbolenti, che
meritano di essere classificati in una nuova suddivisione della grande famiglia
sociale, come coloro che formano una nuova casta sociale diversa da tutte le altre.
Questa classe è la personificazione della follia che sta fuori i manicomi, serbatoio
dello spirito di rivolta e opposizione, io l’ho chiamata la scapigliatura.”
Lo scapigliato è il poveraccio, lo squattrinato ozioso, l’emarginato, l’anticonformista
e la scapigliatura è l’anima di tutti gli elementi geniali, rivoluzionari; gli scapigliati
sono perciò anti-borghesi, in lotta contro tutte le convenzioni morali.
Milano come centro:
città economicamente più avanzata fu il centro della prima scapigliatura - vive
periodo di trasformazioni in linea con l’industrializzazione che mette in luce la
dinamica dell’arricchimento borghese sulla pelle del proletariato.
Figli della classe dominante, gli scapigliati soffrono la nascente società capitalista si
arrovellano in un’opposizione morale al “Dio denaro”, all’ipocrisia del conformismo.
Come vivono gli scapigliati?
Gli scapigliati amano vivere come in povertà, ribelli, distrutti dall’alcol e a volte
suicidi
—> Cercano in quest’esistenza sull’orlo dell’abisso una testimonianza di autenticità
poetica, proiettandosi in nuove figure, tra queste vediamo:
- Tarchetti: si riconosce nell’esule, “allontanato dalla patria da una mano maledetta”
oppure è mendicante cieco che “canta per l’amore di un pane” = con queste
immagini lo scapigliato esprime l’inconsistenza economica dell’attività poetica e la
sua estraneità al mondo borghese.
- Praga: vede sé stesso e i suoi compagni d’arte come “aquile al tempo di mutar le
di 1 64
piume” = quest’immagine traduce la coscienza di appartenere ad una società che
sta mutando e l’incapacità di ancorarsi a scelte sicure.
Quindi: La scapigliatura quindi esprime piuttosto sia un diffuso disagio
dell’intellettuale in un momento storico travagliato, che il rifiuto per quel mondo
dell’utile, dell’industria e della scienza in cui il “brutto” è traduzione di “modernità” —
> vediamo così una sorta di dualismo fra ideale e reale, bene e male, luce e
tenebra – Boito scrive “ Sono luce ed ombra; farfalla o verme; sono un angelo
caduto o un demone che sale”.
LA PRIMA SCAPIGLIATURA MILANESE: AUTORI
1. EMILIO PRAGA
Emilio Praga nasce in una famiglia ricca della quale rifiuta gli agi; viaggiò molto
conoscendo l’ambiente parigino; con la morte del padre non riuscì più a trovare la
giusta via e si rifugiò così nell’alcol così tanto da morirne ancora giovane in
condizione di miseria.
L’opera con la quale si afferma è “Tavolozza” dove sperimenta diverse tematiche:
gli squarci del paesaggio, i sentimenti della gente semplice e la poesia delle piccole
cose, l’esaltazione di atteggiamenti anticonformisti come il vino e l’orgia, tutto per
sfuggire alle prigioni dell’ordine prestabilito dalla società.
La seconda raccolta prende il nome di “Penombre”, nella quale è vivo il ricordo del
viaggio a Parigi – qui vediamo la natura come salvezza opposta al degrado della
città, si delinea un poeta solitario fedele al suo destino.
Negli ultimi anni di vita Praga si dedica al romanzo “Le memorie del presbiterio”,
rimasto incompiuto e terminato dall’amico Sacchetti; in esso emerge il bisogno di
purezza calato nella visione pacifica della campagna.
2. ARRIGO BOITO
Arrigo Boito (prima metà dell’800’) si avvicina alla scapigliatura grazie all’amicizia
con Praga, i due insieme pubblicano “Le madri galanti” e la rivista “Figaro
dedicata alla battaglia per un arte nuova che si oppone a Manzoni.
Il suo rapporto con la scapigliatura appartiene ad una fase giovanile nella quale
vediamo:
di 2 64

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Cos'è la Scapigliatura?

LA SCAPIGLIATURA Cos'è? La scapigliatura è un movimento di contestazione anti-borghese affermatosi negli anni 60'-70' dell'800. La parola "scapigliatura" è la traduzione del termine francese "bohème" che ebbe fortuna grazie al titolo di un romanzo di Arrighi - il termine però fu usato per la prima volta da Camerini con riferimento alla letteratura francese "ribelle" e "scapestrata".

Vediamo una definizione di scapigliati datataci da Arrighi: "In tutte le grandi e ricche città esistono individui di entrambi i sessi fra i 20 e i 35 anni, più avanzati del loro tempo, indipendenti, irrequieti, travagliati, turbolenti, che meritano di essere classificati in una nuova suddivisione della grande famiglia sociale, come coloro che formano una nuova casta sociale diversa da tutte le altre. Questa classe è la personificazione della follia che sta fuori i manicomi, serbatoio dello spirito di rivolta e opposizione, io l'ho chiamata la scapigliatura."

Lo scapigliato è il poveraccio, lo squattrinato ozioso, l'emarginato, l'anticonformista e la scapigliatura è l'anima di tutti gli elementi geniali, rivoluzionari; gli scapigliati sono perciò anti-borghesi, in lotta contro tutte le convenzioni morali.

Milano, centro della Scapigliatura

Milano come centro: città economicamente più avanzata fu il centro della prima scapigliatura - vive periodo di trasformazioni in linea con l'industrializzazione che mette in luce la dinamica dell'arricchimento borghese sulla pelle del proletariato.

Figli della classe dominante, gli scapigliati soffrono la nascente società capitalista si arrovellano in un'opposizione morale al "Dio denaro", all'ipocrisia del conformismo.

Come vivono gli scapigliati?

Come vivono gli scapigliati? Gli scapigliati amano vivere come in povertà, ribelli, distrutti dall'alcol e a volte suicidi -> Cercano in quest'esistenza sull'orlo dell'abisso una testimonianza di autenticità poetica, proiettandosi in nuove figure, tra queste vediamo:

  • Tarchetti: si riconosce nell'esule, "allontanato dalla patria da una mano maledetta" oppure è mendicante cieco che "canta per l'amore di un pane" = con queste immagini lo scapigliato esprime l'inconsistenza economica dell'attività poetica e la sua estraneità al mondo borghese.
  • Praga: vede sé stesso e i suoi compagni d'arte come "aquile al tempo di mutar le 1 di 64piume" = quest'immagine traduce la coscienza di appartenere ad una società che sta mutando e l'incapacità di ancorarsi a scelte sicure.

Quindi: La scapigliatura quindi esprime piuttosto sia un diffuso disagio dell'intellettuale in un momento storico travagliato, che il rifiuto per quel mondo dell'utile, dell'industria e della scienza in cui il "brutto" è traduzione di "modernità" - > vediamo così una sorta di dualismo fra ideale e reale, bene e male, luce e tenebra - Boito scrive " Sono luce ed ombra; farfalla o verme; sono un angelo caduto o un demone che sale".

La prima Scapigliatura milanese: Autori

LA PRIMA SCAPIGLIATURA MILANESE: AUTORI

1. Emilio Praga

1. EMILIO PRAGA Emilio Praga nasce in una famiglia ricca della quale rifiuta gli agi; viaggiò molto conoscendo l'ambiente parigino; con la morte del padre non riuscì più a trovare la giusta via e si rifugiò così nell'alcol così tanto da morirne ancora giovane in condizione di miseria.

L'opera con la quale si afferma è "Tavolozza" dove sperimenta diverse tematiche: gli squarci del paesaggio, i sentimenti della gente semplice e la poesia delle piccole cose, l'esaltazione di atteggiamenti anticonformisti come il vino e l'orgia, tutto per sfuggire alle prigioni dell'ordine prestabilito dalla società.

La seconda raccolta prende il nome di "Penombre", nella quale è vivo il ricordo del viaggio a Parigi - qui vediamo la natura come salvezza opposta al degrado della città, si delinea un poeta solitario fedele al suo destino.

Negli ultimi anni di vita Praga si dedica al romanzo "Le memorie del presbiterio", rimasto incompiuto e terminato dall'amico Sacchetti; in esso emerge il bisogno di purezza calato nella visione pacifica della campagna.

2. Arrigo Boito

2. ARRIGO BOITO Arrigo Boito (prima metà dell'800') si avvicina alla scapigliatura grazie all'amicizia con Praga, i due insieme pubblicano "Le madri galanti" e la rivista "Figaro" dedicata alla battaglia per un arte nuova che si oppone a Manzoni.

Il suo rapporto con la scapigliatura appartiene ad una fase giovanile nella quale vediamo: 2 di 64

  • Re Orso: fiaba in cui tornano i temi del fantastico e dell'orrido
  • Il libro dei versi: molta attenzione alla forma e alle immagini che si concentrano sul dualismo di idealeóa vero
  • L'alfiere nero: riprende il tema del dualismo tramite il surreale e il misterioso
  • Ilaria
  • Trapezio

Arrigo Boito diventa senatore all'inizio del 900' e muore 6 anni dopo.

3. Iginio Ugo Tarchetti

3. IGINO UGO TARCHETTI Tarchetti abbandona la carriera militare per dedicarsi alla letteratura - la sua arte è caratterizzata da temi come la morte, la follia e l'attrazione per l'orrido.

Scrive "Paolina", storia di una fanciulla poverissima che deve prostituirsi per vivere e che viene sedotta da un ricco uomo.

Una delle sue opere più importanti fu "una nobile follia" dove il protagonista rifiuta la logica della guerra e dell'esercito che obbliga ad uccidere e inizia una demistificazione della società ritrovandosi alla fine da solo e tentato dal suicidio.

La sua opera più famosa è "Fosca", racconta di una donna che attrae per essere brutta e orrida: La vicenda è narrata dal protagonista Giorgio, ufficiale dell'esercito, che ha una relazione morbosa con una donna bellissima di nome Clara (sole, luce). In casa del suo colonnello conosce Fosca (orrida, tetra), una donna brutta e molto sensibile. Giorgio si trova attratto dalla passione che fosca prova nei suoi confronti e il medico della donna gli chiede di fingere di esserne innamorato -> Giorgio accetta ma si trova così a dover dipendere da Fosca che una sera rivelerà il loro rapporto -> Giorgio verrà così lasciato da Clara + Fosca che era malata una notte muore. I due si erano innamorati, Giorgio non riesce a lasciare andare Fosca, anche se era brutta era passionale, era un amore assoluto il loro -> quindi Giorgio si fidanza con Fosca per una richiesta del medico ma in realtà è attratto da lei, non riesce a fare a meno di quella donna.

4. Carlo Dossi

4. CARLO DOSSI Nato vicino a Pavia, si trasferisce a Milano dove da subito entra in contatto con la scapigliatura - si distacca e ironizza sulla società nella quale vive.

Molte delle sue opere sono raccolte di racconti, vediamo "Il regno dei cieli", "La desinenza A", "Amori" ... La rivoluzione di Dossi è letteraria, nella letteratura infatti scatena la sua vena umoristica inventando parole e usando parole di altre 3 di 64lingue, dialetti, lessico per bambini, parole antiche ... oltre all'uso delle parole vediamo che la sua rivoluzione si manifesta anche con la punteggiatura al contrario, in "La desinenza A" infatti vediamo punti esclamativi e di domanda al contrario, accenti dove non vanno ...

5. Giovanni Camerana

5. GIOVANNI CAMERANA Camerana ha la sua breve esperienza scapigliata nel giro di Boito e Praga, dal quale però si stacca presto poiché si dedica alla professione di magistrato borghese.

Coltiva la poesia in privato esibendola solo ad una cerchia ristretta di amici e letterati, il tutto mentre è segretamente angosciato da una crisi psichica che lo porterà alla morte.

I motivi tipici della scapigliatura sono per lui poco rilevanti, e il dualismo tra ideale e reale si concretizza in una logorante tensione mentale che porterà all'annullamento del reale (amore, vita ... ) con una chiusura psicotica data dall'ossessione per la morte.

La sua tavolozza di colori in ambito poetico si riduce piano piano al bianco, nero e grigio, tutti usati in relazione alla morte.

6. Cletto Arrighi

6. CLETTO ARRIGHI Arrighi scrive romanzi storici e sociali come "La canaglia felice", crea un piccolo dizionario milanese- italiano e vive la sua vita all'insegna del gioco d'azzardo he lo porterà a morire in miseria.

Fa parte di quello che è il giornalismo scandalistico di "Cronaca Grigia".

7. Giuseppe Rovani

7. ROVANI Giuseppe Rovani nasce e muore a Milano rispettivamente nel 1818 e nel 1874 ed è stato un giornalista e uno scrittore.

Figlio di un orafo indolente e di una madre manesca, ebbe un'infanzia traumatica, così come lo fu la sua intera esistenza.

fu allievo di Giuseppe Pozzone e da lui apprese tra l'altro molti aspetti peculiari della società milanese.

Fu dapprima istitutore presso famiglie nobili e poi impiegato presso la biblioteca di Brera; ben presto questo incarico gli fu tolto per aver partecipato ai moti del 1848 ed essersi poi arruolato come volontario per difendere la Repubblica Romana.

4 di 64Esiliato in Svizzera, incontrò nel Canton Ticino molti illustri esuli italiani, Giuseppe Mazzini, Carlo Dossi e Carlo Cattaneo Fu vicino agli ambienti della Scapigliatura milanese e profondamente legato a Carlo Cattaneo; a quest'ultimo fu legato da grande amicizia e ammirazione, al punto da prendere ispirazione da alcuni tratti dello stile letterario.

Con l'apparente mitigarsi della dominazione austriaca, rientrò a Milano nel 1851 e riottenne il suo modesto impiego a Brera, inoltre collaborò a varie riviste e giornali.

Impartì lezioni di letteratura in un collegio femminile e fu qui che un'allieva diciottenne s'invaghì di lui trentenne, egli la sposò ma non fu un matrimonio felice: ebbero un figlio che morì all'età di appena quattro anni; la giovane moglie accentuò la sua tendenza al disordine e allo sperpero di denaro; i rapporti di lei con la suocera divennero sempre più aspri.

A causa di tutto ciò che stava vivendo Rovani si diede al bere, trasferendo così nella vita privata la sua adesione letteraria alla Scapigliatura.

Morì in miseria, dopo essere stato ricoverato nella stessa casa di cura dove era morto suo padre.

Rovani assunse una posizione fortemente critica nei confronti del romanzo storico di derivazione romantica allora utilizzato accusandolo di presentare stereotipi sentimentali e di nutrirsi di meccanismi narrativi logori; a questi contrappose i romanzi "Lamberto Malatesta" (1843), "Valenzia Candiano" (1844), "Manfredo Pallavicino" (1845-1846) e "La giovinezza di Giulio Cesare" (1872)

Si espresse poi a favore del romanzo di ambiente contemporaneo; in questo filone si colloca la sua opera più celebre, "Cento anni" (1859-1864), che insieme con "Le confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo" diede un contributo decisivo all'evoluzione del romanzo in Italia.

Il Verismo

VERISMO Capuana e Verga operavano nell'ambiente milanese, assorbivano le sollecitazioni del naturalismo francese.

Seppur assorbissero le sollecitazioni del naturalismo francese negli articoli di Capuana si coglie un modo di intendere la letteratura ben diverso rispetto al naturalismo francese.

A differenza di Capuana, Verga non interviene nel dibattito ma traduce le sue teorie nelle sue opere come "Vita dei campi" (1880) e "I Malavoglia" (1881).

Il positivismo e il naturalismo esercitano una radicale influenza nel romanzo contemporaneo ma soltanto nella forma e questo si traduce nell'impersonalità che caratterizza queste opere.

Nella prospettiva di Capuana il naturalismo perde la sua volontà di far scienza e si traduce in un modo particolare di fare letteratura. La scientificità si manifesta solo 5 di 64

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.