Documento di letteratura su Sturm und Drang, poesia cimiteriale e il pensiero di Giacomo Leopardi. Il Pdf esplora il pessimismo storico e cosmico, la poetica del vago e dell'indefinito, e il rapporto di Leopardi con il Romanticismo, utile per la scuola superiore.
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Sturm und Drang è un movimento letterario e artistico tedesco che si colloca nella seconda metà del diciottesimo secolo. Le caratteristiche principali erano l'esaltazione della natura, i sentimenti e l'individualismo umano e il continuo tentativo di rovesciare il culto illuminista del Razionalismo. Il movimento, che si può considerare come un precursore del romanticismo, non è durato a lungo, infatti nel XVIII secolo svanì. Il movimento era caratterizzato dall'espressione di disordini emotivi, era appassionatamente individualista e ribelle, mantenendo un atteggiamento ostile nei confronti del razionalismo associato all'Illuminismo. Invece della ragione, si preferiva l'ispirazione. In un tipico romanzo, poema o dramma dello Sturm und drang, il protagonista è spesso spinto all'azione violenta, senza perseguire nobili intenti o motivazioni vere, quanto piuttosto il desiderio di vendetta e l'avidità. Un primo esempio di ciò lo si può trovare nel poema incompiuto di Goethe, Prometeo. La maggior parte delle opere mostrava un taglio anti-aristocratico, mentre cercava di elevare le cose umili, naturali o fortemente reali. Altri importanti nomi del movimento furono Schiller, Wagner, Lenz e Leisewitz.
La poesia cimiteriale . poesia sepolcrale è una particolare tendenza poetica nata in ambito inglese nel preromanticismo, che dall'inizio alla fine del XVIII secolo è incarnata in una serie di poeti animati da un gusto e da una sensibilità patetica per le tematiche della morte, del sonno e della notte, con spunti di vero e proprio compiacimento macabro. Questo tipo di poesia, nata quale corrente originale e a sé stante, finisce per identificarsi con la poesia preromantica, di cui però fu solo l'ispiratrice. l primo rappresentante è considerato Thomas Parnell.
È un movimento culturale, filosofico e artistico che inizia nei primi anni dell'Ottocento. Il pensiero romantico nasce nella Germania e nell'Inghilterra del tardo Settecento, ma si afferma definitivamente in tutta Europa solo tra gli anni Venti e Cinquanta del XIX secolo. Germania e Inghilterra sono paesi in cui l'Illuminismo francese era penetrato con più difficoltà: il Romanticismo si oppone infatti apertamente agli ideali dell'Illuminismo e al suo amore per la ragione e la laicità (che ne facevano un avversario del Cristianesimo). La visione del mondo romantica non è incompatibile con quella cristiana; molti romantici ritornano infatti a idee religiose. Il Romanticismo europeo favorisce dunque anche il recupero della storia locale, e porta alla creazione dell'idea di Nazione: gli individui accomunati dalla stessa lingua, dalle stesse tradizioni e radici culturali si riconoscono infatti parte di un più grande organismo, il popolo. Vi è l'esaltazione della Patria, della libertà e dell'individuo coraggioso.
La crisi dei generi letterari tradizionali si affianca alla nascita di una nuova forma di poesia: la lirica. È difficile fornire per la poesia lirica una definizione precisa, perché non è legata a forme metriche fisse o a contenuti sempre simili. L'unico elemento che la caratterizza è la piena e totale libertà di espressione della soggettività dell'autore (a cui solitamente ci si riferisce parlando di 'io lirico'). Nella poesia lirica il poeta, che parla in prima persona, rivendica per la propria esperienza (e cioè per ciò che personalmente vive e sente) un valore universale: ogni lettore è chiamato a riconoscersi in lui. Questo nuovo genere si pone dunque su un piano di totale rottura rispetto alla concezione letteraria antica, che fondava l'arte sull'idea di imitazione e la rendeva molto legata alla realtà, agli eventi storici, e dunque non alla volontà di comunicare l'esperienza soggettiva di un individuo.
Giacomo Leopardi, nacque il 29 giugno 1798 a Recanati, nelle Marche. La sua famiglia, nonostante potesse essere annoverata tra le più cospicue della nobiltà terriera marchigiana, si trovava in cattive condizioni patrimoniali. Di Leopardi ci è giunto un folto gruppo di lettere che però, non erano scritte per la pubblicazione. Da ricordare quelle al Pietro Giordani che era per lui come una figura paterna a cui Leopardi confessava i suoi tormenti interiori. Un altro gruppo cospicuo è indirizzato ai familiari: al Fratello Carlo con cui era molto complice, alla sorella Paolina suo alter ego, un'anima solidale per la sensibilità e gli interessi. Le lettere al padre portano in luce il rapporto difficile in quanto le idee del padre erano molto lontane e contrastanti da quelle del figlio. Il padre, non si accorse mai del disagio di Giacomo, spesso rinchiuso nella grande biblioteca paterna, solo, a studiare. È l'unica possibilità di evasione, di sfogo, di consolazione era un dialogo muto con gli antichi autori che sembrano comprenderlo più dei suoi cari. Passano così «sette anni di studio matto e disperatissimo» Nel 1819 aveva concepito il disegno di un romanzo autobiografico che avrebbe voluto intitolare Storia di un'anima o Vita di Silvio Sarno, il primo titolo ci fa però capire quanto quest'opera non si sarebbe dovuta fondare su narrazioni esteriori bensì, sullo sviluppo di una vicenda intima.
Si tratta di un diario intellettuale in cui il poeta annota pensieri, appunti, ricordi osservazioni sulla sua vita, sulle sue letture, la filosofia, la politica; sull'uomo e le Nazioni. La parola Zibaldone significa mescolanza di cose diverse " ed è usata da Leopardi in riferimento alla varietà di temi da lui trattati senza un criterio organizzativo.
Al centro della riflessione leopardiana si pone un motivo pessimistico, l'infelicità dell'uomo. Egli arriva ad identificare la causa prima di questa infelicità: la identifica con il piacere, sensibile e materiale. Ma l'uomo non desidera un piacere ma Il piacere, cioè aspira ad un piacere che sia infinito per durata ed estensione. Pertanto, siccome nessuno dei piaceri goduti dall'uomo può soddisfare questa sua esigenza, nasce in lui un senso di insoddisfazione. Da questo piacere che sempre gli sfugge, nasce per Leopardi l'infelicità dell'uomo, il senso della nullità di tutte le cose. L'uomo per Leopardi è necessariamente infelice, per la sua stessa costituzione. La NATURA, che in questa prima fase è vista dall'autore come madre benigna, provvidenziale e attenta al bene delle sue creature, ha voluto sin dalle origini offrire all'uomo un rimedio: l'immaginazione e l'illusione con le quali ha velato le sue effettive condizione. Per questo gli uomini primitivi, che erano più vicini alla natura, erano felici perché ignoravano la reale infelicità. Il progresso della civiltà ha allontanato l'uomo da quella condizione privilegiata
La prima fase del pensiero Leopardiano è tutta costruita sull'antitesi tra natura e ragione, antichi e moderni. Gli eroi erano capaci di azioni eroiche ed erano forti fisicamente e questo favoriva la loro forza morale. Il progresso della civiltà e della ragione ha spento ogni slancio magnanimo, ha reso i moderni incapaci di azioni eroiche e ha generato egoismo e meschinità. La colpa dell'infelicità è dunque attribuita all'uomo stesso che si è allontanato dalla vita tracciata dalla natura benigna. Da qui deriva il suo atteggiamento titanico: il poeta come unico depositario della virtù antica, si erge solitario a sfidare il fato maligno. Questa è la fase definita pessimismo storico: nel senso che la condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di una decadenza e di allontanamento dalla felicità.
La concezione della natura benigna entrò in crisi e ciò portò Leopardi alla concezione che la natura, più che mirare al bene dei singoli individui, mirava alla conservazione della specie e per questo fine era capace di sacrificare anche il bene del singolo individuo e generare sofferenza. Ne deduce quindi, che il male non sempre è accidentale ma spesso è provocato dalla natura e capisce così che è la natura ad aver messo nell'uomo quel desiderio di felicità infinita. Leopardi attribuisce la responsabilità al FATO; propone quindi una concezione dualistica, natura benigna contro fato maligno. Per Leopardi a questo punto la natura non è più madre amorosa e provvidenziale bensì un MECCANISMO CIECO, INDIFFERENTE ALLA SORTE DELLE SUE CREATURE. La colpa dell'infelicità dell'uomo dunque, non è più colpa dell'uomo stesso, ma solo della natura.
L'infelicità dell'uomo non è più legata ad una condizione storica ma solo ad una condizione assoluta, diviene un dato esterno e immutabile di natura. Se la causa dell'infelicità è la natura stessa, tutti gli uomini in ogni tempo, sono infelici.
La teoria del piacere, è un crocevia fondamentale nel pensiero leopardiano. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l'uomo può figurarsi piaceri infiniti mediante l'immaginazione. La realtà immaginata costituisce l'alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noia. Si crea così la teoria della visione: è piacevole la vista impedita da un ostacolo, una siepe, un albero perché allora lavora l'immaginazione e il fantastico si sostituisce al reale.
Il bello poetico consiste nel «vago e dell'indefinito» e si manifesta in immagini elencate nel tipo di quelle della teoria della visione e del suono. Queste immagini sono suggestive perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. La rimembranza diviene essenziale per il sentimento poetico. Poetica dell'infinito e poetica della rimembranza di fondono. Per Leopardi i maestri della poesia erano gli antichi perché più vicini alla natura e quindi fantasiosi come fanciulli. I moderni, invece, hanno perduto questa capacità.
Leopardi aveva avuto una formazione classicista e nella polemica tra classicisti e romantici, aveva preso posizione contro le tesi romantiche in due scritti mai pubblicati. Le sue posizioni sono più innovative di quelle dei classicisti: la poesia è fantastica. L'autore rimprovera ai romantici un'artificiosità retorica e rimprovera loro di aver fatto prevalere la logica alla fantasia. Ma possiamo parlare di CLASSICISMO ROMANTICO cioè egli ripropone i classici come modelli con uno spirito romantico. Le conversioni leopardiane sono tre: