Documento di linguistica italiana sull'italiano come lingua per l'elaborazione. Il Pdf, utile per studenti universitari di Lingue, esplora l'origine dal latino, la grammatica e la sintassi, con focus su predicati, soggetto e trasformazioni della frase semplice.
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L'italiano è riconosciuto come LINGUA PER ELABORAZIONE. Ha una lunga tradizione scritta, quantificabile in otto secoli di storia, se parliamo del toscano; se di altre tradizioni scrittorie (ITALO ROMANZE), superiamo di gran lunga i mille anni.
L'italiano è una lingua con un RICONOSCIMENTO UFFICIALE che viene usato nelle scuole, nell'apparato pubblico statale e locale, nei mezzi di comunicazione di massa, nelle leggi, nei tribunali, etc.
Si appoggia a un paese di media grandezza dai confini stabilizzati e si identifica in una serie di simboli e di icone (BANDIERA TRICOLORE, NAZIONALE DI CALCIO, tc.).
L'italiano è anche una lingua che presenta uno scarto netto sia nei confronti di quelle lingue con cui si alterna nello spazio (tedesco, francese) sia rispetto a quelle con cui non confina direttamente, nello = SCARTO LINGUISTICO la vicinanza geografica ha una sua rilevanza, come viene dimostrato dai dialetti: un parlante del dialetto calabrese meridionale capirà il calabrese settentrionale, quello salentino e quello siciliano, ma capirà meno quello pugliese e troverà incomprensibile un dialetto emiliano.
Presenta delle caratteristiche che lo distinguono dalle altre lingue romanze europee:
La fisionomia dell'italiano è quella di una lingua di cultura europea con notevoli PUNTI DI FORZA: la tradizione letteraria, lo sviluppo e l'articolazione su tutti i punti (lingua scritta, parlata, usata e compresa nella produzione ufficiale della Repubblica, per la comunicazione scientifica, per l'uso familiare, etc.).
L'italiano è normata da due grandi creazioni dell'epoca moderna: grammatica e vocabolario. Ha anche alcuni PUNTI DI DEBOLEZZA: le sue proiezioni esclusivamente nazionale, mentre altre lingue romanze (spagnolo e portoghese) vengono usate da altre persone nel mondo; inoltre, l'italiano non è spinto dal passato coloniale di paesi come la Francia e l'Inghilterra.
Bisogna dire che, fuori dai confini politici, l'italiano è parlato in Svizzera (Canton Ticino), in Croazia e in Slovenia (Istria e Dalmazia); è una lingua usata nel Mediterraneo per motivi mediatici e stili di vita.
La lingua è un fatto sociale in cui la CONTINUITÀ ha più peso degli scarti improvvisi e, in questo caso, si parla della teoria degli EQUILIBRI PUNTEGGIATI: a lunghi momenti di LENTA EVOLUZIONE corrispondono MOMENTI DI SVOLTA e di IMPROVVISA ACCELERAZIONE, seguiti da un nuovo moto lento e continuo.
Tutto ciò ha inizio con il COLLASSO DEL LATINO: il latino è il punto di partenza dell'italiano e di tutte le altre lingue romanze che rimane ben saldo finché hanno retto tre fattori esterni:
Il latino fu una lingua parlata da milioni di persone con una storia che subisce enormi sconvolgimenti politici, civili, militari: non era una realtà immobile bensì frammentata e articolata secondo una DIVERSIFICAZIONE REGIONALE e SOCIALE; nonostante tale diversificazione, fu in realtà così unitaria da permettere la comunicazione in ogni angolo delle sue parti.
L'impero aveva una LINGUA DOMINANTE e, mentre si estendeva e assorbiva intere popolazioni attraverso il cambio di lingua, conservava la sua omogeneità - questa non si doveva tradurre in immobilità, ma nel fatto che non dava luogo a importanti varietà locali o a mutamenti nel corso del tempo.
Alla luce di questo interpretiamo la storia della lingua latina in tre fasi: una breve ed iniziale (PROTOLATINO), una di lunga stabilizzazione e una finale (LATINO TARDO e PROTOROMANZO).
Tirando le somme e dandoci un punto di inizio, dobbiamo partire dal latino, una lingua ben strutturata su tutti i piani e ricca di possibilità espressive. Proprio dal latino parlato muove un veloce PROCESSO DI RISTRUTTURAZIONE che porterà alla nascita dell'ITALIANO e delle LINGUE ROMANZE.
Tale cambiamento linguistico in tutti gli strati della società, sia quelli bassi che nelle classi prestigiose.
La grammatica di qualunque lingua è un insieme CHIUSO e STRUTTURATO, costituito da delle regole; mentre il numero delle parole è potenzialmente infinito, il numero delle regole grammaticali è STABILE -> se cambia una parola non succede nulla, invece se cambia una regola grammaticale questo produce delle TRASFORMAZIONI e un riassestamento del sistema - è un fatto rilevante e, in alcuni casi, DISTRUTTIVO.
Se dovessimo individuare il punto di partenza del collasso del latino, lo individueremo nella CRISI DEL SISTEMA DELLE VOCALI, ovvero nel funzionamento della QUANTITÀ VOCALICA = in latino, le vocali erano BREVI o LUNGHE, mentre in italiano e nelle altre lingue neolatine questo principio non funziona.
La quantità vocalica distingueva le parole l'una dall'altra: populus (=o breve), significava "popolo"; mentre populus (=o lunga), significava "pioppo".
Questa crisi divenne pericolosa soprattutto per l'EFFICIENZA DELLA DECLINAZIONE, su cui si fonda tutto il sistema latino: rosa (=a breve) significava "la rosa"; mentre rosa (=a lunga) significava "da per, con la rosa".
Scomparso il parametro della lunghezza, resta quello del TIMBRO CHIUSO e APERTO.
L'italiano ha in comune con gran parte delle lingue neolatina il sistema vocalico, il "SISTEMA ROMANZO COMUNE", composto da sette vocali: A = a+ā, E = ě, I = ī, O = 0+), 0 = o, U = ū.
I ē ě a ă 0 ŭ V 1 1 i é 1 è a ò 11
La crisi della quantità delle vocali è già documentata nelle ISCRIZIONI DI POMPEI, prima del 79 DC; questa crisi diventa effettiva qualche secolo dopo, quando Sant'Agostino (354-430) si lamentava che i suoi fedeli avessero dei problemi a distinguere la quantità delle vocali.
A ciò si accompagna una crisi delle CONSONANTI FINALI: la -m si scrive ma non si legge, mentre nei graffiti di Pompei, i verbi che richiederebbero la -t ne sono sprovvisti.
Parallelamente, ha inizio, nel I secolo, il DECLINO DEL NEUTRO che non esiste più in italiano e nelle lingue neolatine. Il processo si completerà molto dopo, ma al tradizionale sistema con TRE GENERI DEL LATINO (maschile, femminile e neutro) finisce per sostituirsi un sistema con solo DUE GENERI (mashile e femminile) - i neutri migrarono verso il genere maschile.
Nel II secolo si ha un altro passo per il crollo del sistema: il livellamento della DISTINZIONE TRA NOMINATIVO (soggetto) e ACCUSATIVO (complemento oggetto), prima rigorosamente DISTINTI. Questo implica il fatto che, per capire chi compie un'azione, è necessario spostare la sua posizione all'INIZIO DELLA FRASE - prima non era necessario perché bastava la DESINENZA, ma adesso lo è.
Questo caso che viene dalla fusione di nominativo e accusativo = CASO RETTO UNICO.
Allo stesso tempo ha inizio un'altra ristrutturazione e inizia ad entrare in crisi il FUTURO a causa di un FATTO FONETICO: la pronuncia di v e b inizia a confondersi, dato che quest'ultima fa parte della desinenza dei futuri di due coniugazioni su quattro; tale questione porta ad una CONFUSIONE tra passato e futuro.
Allora il sistema linguistico, per rientrare in equilibrio, ABBANDONA IL FUTURO SEMPLICE e lo si sostituisce.
I latino esiste ancora e si capisce da un angolo all'altro dell'Impero, ma si preparano secoli in cui gli eventi sociali e politici cominciano ad INTACCARE I CAPISALDI del latino: l'unità politica, il sistema scolastico e la coscienza comune di appartenere ad un'unica entità.
La situazione politica del III secolo è in profonda crisi perché si rompono gli equilibri e non viene colmato il vuoto politico: la fase di espansione dell'impero è finita e il potere si sposta su soldati o legionari che ACQUISTANO POTERE, trasformandosi da elemento di stabilità e sicurezza sui confini esterni in un fatto di ANARCHIA POLITICA e MILITARE.
A questa situazione si aggiunse una CRISI ECONOMICA che porta all'impoverimento generale e alla scomparsa di intere classi sociali - anche questo, dal PUNTO DI VISTA LINGUISTICO, ha un enorme impatto perché riduce la mobilità delle persone e favorisce la frammentazione locale del latino in migliaia di pezzi da cui si origineranno i VOLGARI LOCALI e poi i DIALETTI.
Più in generale, le innovazioni partite già nell'epoca precedente si consolidano e si affermano tre il III e il IV secolo, come nel il CRT (=caso retto unico).
Cominciano ad essere intaccati gli ultimi due pezzi delle desinenze, il GENITIVO e il DATIVO, sostituiti da sintagmi (struttura linguistica costituita da una parola o da una combinazione di più elementi) introdotti rispettivamente da de e ad -> folia de oliva, "foglia di olivo", che si legge in un trattato veterinario del IV.
Si ha anche lo sfaldamento e la ristrutturazione del SISTEMA VERBALE: il verbo AVERE comincia ad essere impiegato in modo molto flessibile, nasce il PASSATO REMOTO e il CONDIZIONALE, che prima non esisteva.
Il colpo di grazia della lingua latina viene dato dalla nascita dell'ARTICOLO, presente in tutte le lingue romanze e assente nel latino. Il processo questa volta è lunghissimo e parte dagli ARTICOLOIDI (o QUASI-ARTICOLI), vale a dire dalla presenza di ille e ipse davanti a nomi che non rappresentano più un aggettivo.
La fine convenzionale del latino lo fissiamo tradizionalmente nel 630 e la lingua non è più latina e non ancora volgare, per la quale è stata avanzata la proposta di etichettarla come PROTOROMANZO.
Sono ora poste le premesse per la fase che venne chiamata ETÀ DELLA SPECIAZIONE, cioè della nascita della specie, quella in cui da una sola varietà di latino ne nascono centinaia.